Manifesti e documenti delle TFP

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Né armi né barbe, ma trappole: ecco la via cilena

 

Introduzione

La TFP assente... ma presente

I. Allende ha di fronte a sé un problema: o lo risolve, o ne sarà la vittima

II. Messa in opera del binomio paura-ottimismo

Prima fase

a) La Democrazia Cristiana collabora

b) Perché Allende salga al potere: speranza, frustrazione e logoramento

c) La Gerarchia ecclesiastica collabora al lavaggio del cervello

d) La cospirazione assurda offre pretesto alla intimidazione

e) La trappola: “In Cile non succede nulla...”

f) Dove si nota specialmente il binomio paura-ottimismo

g) L'unico sistema perché la minoranza si mantenga al potere

Seconda fase

1. Le leve del terrore

2. L’ultima goccia della coppa del benessere

III. Trattare il cileno come il puma delle Ande

La crisi economica e la disintegrazione nazionale

La Conferenza di Salta: Lanusse appoggia Allende e pugnala alle spalle il popolo cileno

IV. “Amici” del regime nei centri di opposizione raccomandano “cedere per non perdere”

La soluzione: rompere la membrana anestetizzante e isolante

Conclusione

 

* * *

 

INTRODUZIONE

Come penetrare il mistero della possibilità di imporre a poco a poco il comunismo a un popolo in maggioranza anticomunista? Come fare questo trasbordo senza molto spargimento di sangue, senza grandissime violenze o tumulti, con toni di normalità e di fronte alla apatia generale? Che distorsioni della realtà, che miraggi e che fascinazioni, che trucchi è necessario mettere in opera per ottenere che un popolo accetti con docilità ciò che categoricamente non desidera? Sarebbe una indagine che appassionerebbe senza dubbio uno storico futuro che studiasse il nostro secolo.

Come può una minoranza riuscire a dominare, senza convincerla, una maggioranza che la rifiuta? Come si giunge a questo risultato senza plotoni d'esecuzione e senza campi di concentramento? L'incognita è ancora più complessa se consideriamo che le abitudini, i sentimenti e i princìpi di questa maggioranza sono radicalmente contrari a ciò che quella minoranza pensa e vuole.

E questo storico potrà anche chiedersi come mai questo strano fenomeno si sia manifestato negli stessi giorni in cui si moltiplicavano le notizie relative ad altri popoli, come quelli polacco, russo e cecoslovacco che, avendo provato per anni le “delizie” socialiste, cominciavano a dare segni di eroico malcontento e, in qualche caso, a rivelarsi disposti a tutto per scuotere il giogo che li opprimeva. E inoltre, come mai tutto questo sia potuto accadere mentre il fallimento del comunismo dal punto di vista del produrre economicamente qualcosa di diverso dalla miseria e dalle privazioni era riconosciuto ad alta voce da un Fidel Castro, e le notizie in tal senso filtravano attraverso le frontiere e i reticolati di tutto il mondo socialista.

Ebbene, questo popolo esiste, questo caso pieno di tanti enigmi e contraddizioni da risolvere non è una semplice ipotesi di laboratorio, ma è una nazione cattolica in un continente cattolico, è la nostra patria, il Cile.

Qui il comunismo si va imponendo a una maggioranza che lo rifiuta, e si va imponendo senza armi, senza maschere barbute, ma in modo molto reale e concreto. La stampa internazionale ormai lo dichiara: “Esiste una via cilena al comunismo”. Come stiamo vedendo, è una via per comunistizzare lentamente e dolcemente - almeno all'inizio - un popolo che nella sua maggioranza respinge il comunismo.

Abbiamo l'impressione che, se chiariamo il “mistero” di questa nuova via, possiamo prestare alla nostra patria lontana un grandissimo servizio, indispensabile e urgente.

 

La TFP assente... ma presente

Per trovare i fili conduttori di questa trama si doveva a ogni costo andare oltre il notiziario internazionale incompleto e confuso fornito dai quotidiani sulla “esperienza cilena”; notiziario che permette agli spiriti più acuti di elaborare soltanto sospetti o congetture. Era necessario a questo fine avere un contatto diretto, sul posto, con l'ambiente cileno, nelle strade, nei campi, nella vita economica domestica e sociale, nelle sue reazioni politiche “interne” e negli avvenimenti quotidiani, per cogliere tutte le sfumature e tutti gli imponderabili che fanno parte della realtà di un popolo.

Quelle che oggi pubblichiamo sono le conclusioni di questa analisi diretta che abbiamo fatto sul posto.

 

- I -

Allende ha di fronte a se un problema: o lo risolve, o ne sarà la vittima

Infatti, uno degli aspetti più drammatici della storia contemporanea consiste nel verificare che il corso degli avvenimenti odierni è stato falsato per mezzo di metodi di manipolazione della opinione pubblica, che ottengono risultati assolutamente insoliti e sconcertanti, che giungono fino all'inverosimile.

Per di più, esiste una caratteristica che non manca mai in questi processi, ed è il fatto che sono invariabilmente utilizzati in pro della causa del male. La storia non segnala casi di correnti politico-dottrinali, con idee sane, che abbiano contato o possano contare sulla collaborazione di manipolatori di questo tipo; il che d'altra parte si spiega con il fatto che l'uomo retto argomenta con fatti obiettivi e logici.

Sul piano del comunismo e dell'anticomunismo, il primo si è servito con una incomparabile abilità del procedimento di manipolazione dell'opinione pubblica, mentre questo stesso procedimento è incompatibile con il secondo.

Ciononostante, l'anticomunista può scoprire le tattiche comuniste e mettere in guardia contro di esse il suo paese, e questo è il caso del Cile.

La TFP vuole mettere in guardia a proposito del problema politico fondamentale che il marxismo doveva risolvere.

Per comprenderlo è necessario non fissare il nostro sguardo soltanto sul Cile, ma dirigerlo sull'azione del marxismo in tutto il mondo.

a) Perché il marxismo possa salire al potere si rivela per esso di vitale importanza il fare appello, da ogni parte, alla coesistenza pacifica e il collaborare all'abbattimento delle barriere ideologiche, proprio perché questo è a esso indispensabile per superare la sua cronica incapacità di convincere. Ecco perché, nei 120 anni e più di intensa e costante propaganda, dal Manifesto di Marx del 1848, è riuscito a “vincere” soltanto una elezione, quella del Cile.

b) Un ostacolo: i marxisti hanno sempre ottenuto qualcosa soltanto con l'uso della forza; da questo fatto derivano l'isolamento da cui sono circondati e la diffidenza dei non comunisti a loro proposito.

c) Era loro necessario almeno un caso in cui vincessero per via legale, anche se attraverso una coalizione, e questo caso unico, come abbiamo detto, è stato quello del Cile.

d) Questa vittoria non fu una vittoria autentica, perché, mentre nel 1964 Allende, appoggiato da forze esclusivamente marxiste, aveva ottenuto il 38,7% dei voti, nel 1970, quando non solo era appoggiato da marxisti ma anche da varie correnti non marxiste, ottenne soltanto il 36,3% dei voti.

Da ciò si deduce che l'elettorato marxista è diminuito, perché ora - anche sommando le altre forze - ha ottenuto una percentuale di voti minori di quella del 1964.

Tutto questo senza prendere in considerazione il validissimo appoggio dato al marxismo dalle correnti cripto-comuniste, e più specialmente dai preti filomarxisti che, guidati dal cardinale Silva Henríquez, non temettero di fare pressioni sull'elettorato cattolico perché votasse per, il candidato marxista.

e) Così Allende, appoggiato da una maggioranza inautentica, pretende di fare accettare al paese ciò che l'autentica maggioranza non vuole, ma, per il vantaggio del comunismo internazionale e per il suo stesso interesse, questa imposizione non può degenerare in una lotta violenta e ancora meno in una sconfitta elettorale.

Per risolvere questo problema era necessario sviluppare tutto un processo, quello che descriveremo più avanti.

 

- II -

Messa in opera del binomio paura-ottimismo

Mentre l'immagine sinistra del comunismo va esercitando tutto il suo potere intimidatorio, la paura che né deriva si accompagna, frequentemente, con una certa quale simpatia per alcuni aspetti di esso.

A questo modo, nella psicologia stessa di molte persone si viene creando un binomio di forze denominato paura-ottimismo, che inaugura una propensione a stipulare accordi con il comunismo.

E così le persone cominciano a desiderare un regime semicomunista, per eliminare le lotte e facilitare gli accomodamenti.

PRIMA FASE

a) La Democrazia Cristiana collabora

L'immensa maggioranza anticomunista cilena cadde, dopo aver conosciuto il risultato delle elezioni presidenziali di settembre, in uno stato di confusione e di stordimento simile a quello che sopraggiunge dopo un trauma nervoso.

Le circostanze che si combinarono perché questo risultato fosse favorevole al candidato marxista, le abbiamo analizzate dettagliatamente in uno dei supplementi di Fiducia en exilio, che molti cileni hanno già letto in tutto il paese (cfr. Fiducia en exilio, 20-3-1971. Il documento è riportato alle pp. 69-93 della presente raccolta, N.d.E).

Dopo la “vittoria” di settembre cominciarono i giorni di tensione che sarebbero culminati con l'elezione di Allende da parte del parlamento, grazie ai voti della Democrazia Cristiana, che prestò così questo nuovo e distinto servizio alla causa comunista...

E durante questi giorni cominciarono anche a manifestarsi i primi sintomi che indicavano che per il Cile si stava preparando, con l'attenzione di un esperimento di laboratorio, un effettivo e ben calcolato processo, che avrebbe permesso al comunismo di superare le enormi debolezze e lacune della sua “vittoria da operetta”.

Si doveva in primo luogo ottenere che la maggioranza anticomunista non potesse reagire, perdesse completamente la consapevolezza della sua capacità di resistere e finisse per accettare con rassegnazione l'ascesa al potere della minoranza marxista.

b) Perché Allende salga al potere: speranza, frustrazione e logoramento

Così, il milione e più di elettori di Alessandri e la quasi totalità di quelli che votarono per Tomic, passata la prima sorpresa, cominciarono a riporre le loro speranze in voci che parlavano di diverse formule di salvezza, che venivano diffuse successivamente non si sa bene da quale fonte, e duravano pochi giorni, per quindi morire. Di speranza frustrata in speranza frustrata, giunse inavvertitamente l'ora e tutte le voci tacquero; Alessandri ammutolì e parlò soltanto per dare il suo appoggio pubblico alla elezione di Allende in parlamento; la base del Partito Nazionale attese invano in tutto il Cile gli ordini dei suoi dirigenti per organizzarsi e svolgere una vasta azione d'insieme; Tomic consumò il suo tradimento nelle prime ore dopo le elezioni e Frei non mise in pratica i propositi di resistenza che gli venivano attribuiti; e non si produsse neppure la divisione della DC, né si verificò il sommovimento militare di cui si parlava, “entrambi destinati a impedire la elezione di Allende in parlamento”. In ultima analisi, dunque, la sorte del Cile fu decisa fin dal principio da quelli che montavano il fraudolento sistema, ma questo primo procedimento di speranza, frustrazione e logoramento si incaricò di renderla sopportabile per la disorientata maggioranza.

c) La Gerarchia ecclesiastica collabora al lavaggio del cervello

D'altra parte, la Gerarchia ecclesiastica evitò ogni atteggiamento di rifiuto del comunismo, e furono molti i pulpiti dai quali si predicò la rassegnazione. Lo stesso episcopato emise un comunicato ispirato alla collaborazione con il regime che stava per instaurarsi, e si giunse anche ad ascoltare voci episcopali e sacerdotali di aperto appoggio ad Allende.

d) La cospirazione assurda offre pretesto alla intimidazione

Che cosa mancava per annullare la capacità di resistenza del popolo? Mancava la classica cospirazione assurda, anticipatamente destinata alla impopolarità e all'insuccesso, che sarebbe servita come arma preziosa nelle mani di Allende per intimidire quelli che non fossero stati disposti a entrare nel gioco della sinistra macchinazione. Ed ecco il caso Schneider. Vi fu chi accennò, sulla base di seri indizi, a un possibile legame della sinistra con l'attentato a Schneider, o almeno con il suo esito. Da parte nostra ci limitiamo a formulare il quesito, allo stesso modo di come si fa nelle indagini penali: chi ha tratto vantaggio dal delitto?

e) La trappola: “In Cile non succede nulla...”

In mezzo a tutto questo, Allende si mostrava nello stesso tempo moderato e tranquillizzatore con coloro che avessero accettato la sua “vittoria”... e formulava terribili minacce di violenza - promettendo di trascinare il paese in una guerra fratricida - se il parlamento avesse eletto un altro candidato, come costituzionalmente avrebbe potuto fare.

Nello stesso tempo, la quinta colonna e gli “amici” della sinistra nelle file della destra ripetevano alle orecchie degli anticomunisti le parole d'ordine che gli incauti avrebbero scambiato per l'opinione spontanea circolante in quegli ambienti:

“In Cile non succede nulla”; “Il nostro popolo ha una tradizione democratica molto radicata”; “Il cileno ama molto la libertà: non accetterà mai il comunismo come a Cuba”; “II cileno è individualista, non accetterà la collettivizzazione, e Allende lo sa”; “Allende è socialista e non comunista: non arriverà dove è arrivato Fidel Castro”; “Egli è molto legato alla democrazia, è un uomo politico liberale”; “Allende è un leader ormai imborghesito; non intende rompere con l'ordine stabilito; basta vedere la sua residenza estiva ad Algarrobo o la sua casa nei quartieri alti”.

f) Dove si nota specialmente il binomio paura-otimismo

Per quanti spiriti tesi e angosciati, ansiosi di trovare una soluzione al dramma che si abbatteva sul Cile, queste parole ebbero un effetto distensivo e tranquillizzante! Quante persone, sommamente allarmate per la situazione, finirono per non esserne preoccupate, e furono vittime poi di un ottimismo irriflessivo, che impedì qualsiasi reazione!

E non si pensi che questo sia un metodo nuovo e ricercato per formare l'opinione su di un determinato argomento. A suo tempo, Fouché, il machiavellico ministro della polizia di Napoleone, si vantò nelle sue memorie di averlo applicato con successo, per mezzo dei suoi collaboratori e dei suoi agenti, ottenendo che nei salotti e nelle riunioni della nobiltà si accettasse il sistema ugualitario e sostanzialmente repubblicano che il Corso cercava di imporre alla Francia del tempo.

Alla luce di queste considerazioni, è facile comprendere come mai una opinione pubblica - disorientata dai suoi stessi dirigenti religiosi e politici, sotto l'influenza di successive ondate che invitavano ora al panico, ora alla speranza in un esito irreale, e sotto l'influenza della conseguente delusione abbia finito per non reagire, quando giunse l'ora decisiva della ascesa al potere del regime marxista; soprattutto se si tiene conto che questo si sforzava di anestetizzare i moti di diffidenza nei suoi confronti, presentando di sé stesso una immagine molto tranquillizzante.

g) L'unico sistema perché la minoranza si mantenga al potere

Per il regime di Allende era però chiaro che la lotta per il potere in Cile non era ancora vinta, anche se aveva ottenuto la presidenza. Esisteva il rischio che in qualsiasi momento la maggioranza si risvegliasse dall'ottundimento artificialmente prodotto. Lo stesso segretario generale del PC, senatore Luis Corvalán, dichiarò ripetutamente che la sua parte non dominava ancora completamente la situazione. La realtà profonda delle cose restava in piedi: una minoranza marxista cercava di mantenere il dominio sulla maggioranza antimarxista addormentata, ma ancora interamente viva. Con la differenza, ovviamente, che ora disponeva, in modo più diretto, delle risorse del governo. Per superare questa situazione, la minoranza marxista aveva la possibilità di servirsi della violenza: ma era quasi certo che in questo modo la maggioranza si sarebbe risvegliata prematuramente, scatenando anzitempo la tempesta temuta. A sua volta, il tono demagogico vanaglorioso e pseudo-mistico di stile castrista avrebbe potuto suscitare lo stesso risveglio.

Allora, come superare la situazione? La soluzione: un artificio.

Soltanto l'uso di un freddo e accuratamente calcolato sistema di artificio psicologico offriva una via più sicura. In Cile, per chi osservi con attenzione la realtà, considerando i propositi di Allende e le difficoltà che incontra, è facile capire che non sono state scelte - per il momento - né le armi né le barbe... ma il terreno insidioso e mobile delle trappole psicologiche.

SECONDA FASE

Quale artificio viene usato?

Lo si potrebbe chiamare “panico anestetizzante e isolante”.

- Anestetizzante, perché concede alle vittime una specie di sopravvivenza. Esse aspettano sempre il peggio, ma sperano che non venga né oggi né domani, e che dopo domani un miracolo dal cielo venga a soccorrerle e a dissolvere la loro totale inerzia. Frattanto, di fronte alla triste realtà, una idea fissa le consola: quella di bere in pace l'ultima goccia della coppa del benessere.

- Isolante, perché un fattore imponderabile porta ciascuno a pensare in questo modo, però a non dirlo a coloro che lo circondano, con l'intenzione di non creare attorno a sé un clima di inquietudine e di apprensione che gli potrebbe pregiudicare il piacere dell'ultima libagione.

Denominatore comune di queste due caratteristiche sta nel rendere inutilizzabili i possibili malcontenti come elementi di opposizione.

Come procede questo artificio?

La minoranza che cerca di impadronirsi dei destini del Cile sa molto bene la risposta, che noi deduciamo dalle sue mosse, dai fatti e dalla ripercussione che questi hanno sul popolo cileno.

1. Le leve del terrore

Benché il regime cerchi di dare di sé stesso una immagine relativamente moderata, sa parallelamente utilizzare le leve del terrore. Ecco il MIR, le occupazioni di fondi da parte di turbe di agitatori, le sottili persecuzioni delle commissioni di Unidad Popular nelle imprese, le occupazioni illegali di appartamenti, le squadre di miliziani che operano nelle zone meridionali. E, ogni tanto, voci che le cose potrebbero andare anche peggio, in seguito alle pressioni di un senatore dell'ultrasinistra come Altamirano, insofferente della “moderazione” del governo. Completano il quadro le minacce che improvvisamente è solito lanciare lo stesso Allende nel senso che, se gli fanno una opposizione molto radicale, la instaurazione del socialismo cesserà di essere pacifica, non si sa se perché Altamirano e il MIR prenderanno il suo posto, oppure perché lui, “esasperato” dall'opposizione, si trasformerà in un flagello ancora peggiore per il suo popolo...

Così, l'effetto che la sinistra cerca di produrre consiste nell'insinuare che “bisogna rassegnarsi al male di un Allende "moderato"; diversamente si sarà presi di mira dai terroristi, o il governo imboccherà la strada della violenza generale, con Allende o con uno peggiore... e si finirà col perdere anche quanto rimane...”.

Questo panico non è collettivo, ma individuale, di ciascuno nell'intimità della propria vita, il che impedisce in un modo molto sottile che si trasformi in un movimento di opinione pubblica.

2. L'ultima goccia della coppa del benessere

a) Secondo questo meccanismo, destinato a produrre il panico anestetizzante e isolante sulla via verso la comunistizzazione totale, i manipolatori del regime cercano di non eliminare in una volta sola tutte le fonti di sostentamento economico delle classi alta e media, permettendo ai membri di esse di sopravvivere, cioè di mangiare, di vestirsi, di fare qualche affare, di guadagnare un po' di denaro, di riposare in ville e luoghi di villeggiatura e continuare a permettersi qualche divertimento.

b) È certo che gli agricoltori di tutte le condizioni vengono eliminati. Ma è anche certo ed è stato provato che, nella maggior parte dei casi, costoro hanno per il momento qualche altra fonte di introito oltre all’agricoltura, e così l'ingiusta spoliazione subita non taglia completamente il loro sostentamento, benché lo riduca in modo grave.

c) D'altra parte, il colpo inferto agli agricoltori ha lasciato relativamente intatti vasti settori delle grandi città, che soltanto ora cominciano a sentire indirettamente gli effetti di questa spoliazione.

d) In questo modo, per il momento non si è prodotta la proletarizzazione totale di tutte le classi sociali; e a coloro che sono stati colpiti dalle misure socialiste più radicali è stato lasciato un posto nella scala sociale, che, benché non sia quello di prima, non è subito l'ultimo e in qualche caso continua a essere - per quanti giorni o mesi? – un posto di primo piano, anche se molto meno importante e prossimo alla fine.

Coloro che stanno mettendo, con calcolo e misura, le dosi di veleno socialista nella coppa cilena, dimostrano di conoscere perfettamente quel principio naturale che l'esperienza insegna a qualsiasi cacciatore: nel regno animale vi sono certe specie, come ad esempio il puma delle Ande, che non attaccano di loro iniziativa il cacciatore, se non quando questi lo circonda e lo lascia senza nessuna via d'uscita. Allora il puma contrattacca, e a volte con ferocia. Qualcosa di analogo può accadere con l'istinto di conservazione dell'uomo: quando è aggredito nei suoi punti moralmente o materialmente più sensibili e non ha nessuna valvola di sicurezza che gli permetta di scaricare la brutale pressione subita, si può temere una reazione completa e disperata.

Come potrà non temerla il regime marxista di Allende dalla vitalità anticomunista del popolo cileno, che cerca di paralizzare con l'artificio di cui stiamo parlando?

Così i manipolatori di questo sinistro artificio stanno assediando l'iniziativa privata, la stanno uccidendo di morte rapida o lenta a seconda dei casi, stanno oscurando il panorama cileno con nere minacce, e subito lasciano intravvedere la valvola di sicurezza: “Viva la sua vita, curi i suoi piccoli interessi, sfrutti quello che la situazione odierna le permette di sfruttare, dimentichi le filosofie socialista e comunista che ripugnano alla sua coscienza e alla sua formazione morale... forse teme che esse possano portarlo a essere uno schiavo docile dello Stato-Moloch... però può ancora godere e vivere relativamente tranquillo... ma, se protesta, corre il pericolo che il MIR o i "senza tetto" si impadroniscano dei suoi beni...”.

Nelle condizioni particolarmente incerte e precarie in cui vive il Cile, buona parte della maggioranza anticomunista è trascinata in questo esecrabile gioco, che la spinge a preoccuparsi soltanto della sfera circoscritta dei propri interessi privati, mentre il mostro socialista cresce e si irrobustisce.

 

- III -

Trattare il cileno come il puma delle Ande

L'effetto che questo insieme di trappole cerca di produrre consiste nell'ottenere che l'opinione pubblica anticomunista non si organizzi e vada perdendo totalmente la sua volontà e la sua capacità di resistere.

Il malcontento è notorio, ma nasce nella individualità di ciascuno senza esteriorizzarsi e quindi senza trasformarsi in una decisiva corrente d'opinione. E così l'anticomunista, impaurito, anestetizzato e isolato, è portato ad abbandonare a poco a poco le sue preoccupazioni ideologiche per assorbirsi esclusivamente nella sua situazione personale, in uno stato contraddittorio di preoccupazione e di sonnolenza e in ogni caso di paralisi - rispetto al futuro.

Parallelamente, il governo marxista mantiene la sua macchina propagandistica in pieno funzionamento. Completa il quadro l'atteggiamento trascurato e arrendista della maggior parte dei dirigenti religiosi, politici e di categoria, di cui tratteremo più avanti.

Così, gli anticomunisti sinceri, che formano la maggioranza del paese, a causa di questo processo stanno perdendo ogni speranza e sprofondando progressivamente nell'abbattimento. Avanzano rendendosi conto che il paese va verso il precipizio, ma il panico anestetizzante e isolante li ricopre come una membrana invisibile. Allora, come via d'uscita da questa dura realtà, si presenta l'abbandono agli ultimi piaceri e il godimento delle ultime comodità che la situazione attuale può loro fornire. Quindi ciascuno, evadendo dalla realtà, cerca di non essere disturbato nella tranquillità di questo immaginario rifugio.

Mentre è messo in atto questo esecrabile gioco, il governo Allende “si affretta lentamente”: una misura dopo l'altra, viene fatta la comunistizzazione totale e lo spettro della miseria generalizzata si avvicina.

La crisi economica e la disintegrazione nazionale

Per chi prenda contatto con la realtà cilena nel suo insieme, non è difficile rendersi conto che - come una tara più o meno inevitabile della instaurazione del socialismo - si presentano già i primi sintomi di una crisi economica di dimensioni imprevedibili.

Infatti, mentre il panico anestetizzante e isolante domina lo spirito degli anticomunisti, sprofondandoli nell'inerzia fatalistica, il paese si va sempre più avvicinando a un caos totale, non solo ideologico, ma anche economico. In questo modo si cerca di rendere la tragica situazione ancora più irreversibile.

1) L'agricoltura è virtualmente paralizzata. Coloro che stanno operando la distruzione del Cile come nazione civile svolgono meticolosamente la loro azione nefasta: grazie alle leggi socialiste che il governo Frei gli ha lasciato, Allende continua le confische massicce servendosi del diritto “borghese”.

Mentre accade tutto questo, bande di rivoluzionari invadono centinaia di proprietà, con la complicità e sotto la protezione del governo che cerca in questo modo, come misura preventiva, di spezzare moralmente e materialmente la sua futura vittima. L'insicurezza dell'agricoltore nel suo lavoro è completa, e la conseguenza ovvia: nessuno è disposto a investire più di quanto è strettamente necessario per sopravvivere, perché sa che forse sta investendo per gli espropriatori.

Percorrendo le zone agricole, questa tragica realtà delle campagne cilene appare evidente: conversando con alcuni produttori, questi ci segnalavano che la diminuzione dell'area coltivata è una prova evidente di questa insicurezza; a tal punto che, secondo una versione ottimista, attualmente soltanto il 30% dei terreni normalmente coltivabili viene lavorato... Chi non sa che cosa rappresenterà tutto questo, tra poco, in fame e miseria?

Ma il lavoro agricolo non è rovinato soltanto dalla confisca massiccia, dall'assalto delle bande rivoluzionarie, o dagli scioperi e dalle rivendicazioni di carattere politico, che si abbattono come una tempesta tenebrosa. Coloro che portano il paese al caos usano mezzi di ogni genere, di cui nessuno in Cile ha una visione di insieme, e che neppure la stampa registra com'è realmente.

A titolo di esempio, ci basti ripetere ciò che ci è stato riferito da alcuni agricoltori, nella intimità e nella confidenza delle loro case: “Sa, il peggio è che nessuno conosce la nostra situazione. Si dice qualcosa degli assalti ai nostri fondi e di come il governo sta mutilando tutte le proprietà... ma le piccole persecuzioni non si raccontano... sa che il governo si è lanciato in una campagna per controllare tutto il commercio dei prodotti?... Vede come si sta impadronendo di tutte le fiere?... E cosa sarà di noi, quando accadrà?... Se non saremo già stati espropriati!... Diventeremo schiavi dello Stato, perché controlla già il credito, e ora disporrà dei nostri prodotti... che cosa rimane allora della nostra libertà?...”.

Sui loro volti induriti dalla vita dei campi si rifletteva tutto il dolore per l'ingiustizia e la disperazione, e mentre uno faceva una pausa un altro interveniva per aggiungere: “...e guardi, io le racconterò un altro fatto di quelli che non finiscono sui giornali, ma che per noi sono molto gravi... Sa che per poter vendere qualsiasi animale è necessario dimostrare che è vaccinato... bene, ora tutto il vaccino è controllato dal governo, che lo dà soltanto agli asentamientos - fattorie collettive dello Stato - e perciò noi non possiamo neppure vendere i nostri animali». Poi, con un gesto che rifletteva vergogna e insieme disperazione, continuava: “...Sa che cosa ho dovuto fare? Che cosa devono fare molti di noi?... Ricorriamo a bande di ladri che, d'accordo con noi, vengono di notte e rubano i nostri animali, per venderli al mercato nero...”. Notando la nostra sorpresa aggiunse: “...infatti, anche questo deve sapere, se i comitati di sorveglianza rivoluzionaria ci vedono portar via animali dai nostri fondi, li invadono immediatamente e... così perdiamo tutto! A questo modo salviamo almeno la metà, perché l'altra metà va alla banda!”.

Come questi, molti altri agricoltori ci hanno riferito la loro disperazione, disperazione sorda, che non appare all'esterno e che il governo cerca di nascondere accuratamente.

La situazione nelle terre invase, non è necessario dirlo, è di paralisi e di caos completo. E nei cosiddetti asentamientos collettivi, in cui sono trasformati i vecchi fondi oggi confiscati, cominciano a diventare generali la confusione, le risse, e sintomi allarmanti di anarchia. Tutto questo, di fronte alla tolleranza del governo che, d'altra parte, ha trascurato di dare concimi, sementi e altra assistenza ai contadini ivi raccolti; di modo che sono numerose le fattorie collettive abbandonate al loro destino, lasciate a lotte tra capoccia e al dominio del più forte.

Tutto questo non si dice, di tutto questo non si parla, tutto questo non si pubblica... ed è chiaro, perché non conviene ancora ai sinistri metodi di frode psicologica di coloro che si sono proposti di distruggere e di schiavizzare il Cile.

Non meraviglia quindi noi, che abbiamo avuto modo di toccare direttamente con mano l'autentica realtà di quello che succede nel paese, la notizia della comparsa di un “mercato nero” di generi alimentari... in una nazione come la nostra patria nella quale l'attività agricola aveva una grande importanza.

2) La situazione dell'industria e del commercio, anche se meno caotica e disintegrata, almeno per il momento, ha tuttavia già inoculati i germi della distruzione totale.

Infatti, il governo marxista di Allende, con una misura demagogica e di portata politica, ha imposto un aumento esorbitante e deficitario dei salari operai, che in alcuni casi ha raggiunto il 300%, mentre parallelamente congelava i prezzi di quasi tutti i prodotti di uso comune. Nello stesso tempo, settori chiave dell'attività industriale privata stanno cadendo sotto gli artigli della espropriazione socialista e confiscatoria, e l'incertezza paralizzante si va estendendo in questo modo ai settori industriali e commerciali.

A questo punto ricordiamo soltanto un fatto sintomatico, che parla da solo. Il credito è completamente controllato dallo Stato, in conseguenza della confisca del sistema bancario. In queste condizioni, quale impresa può oggi resistere senza crediti, con i salari elevati e con i prezzi congelati? Inoltre, quale commerciante o industriale è libero quando le ”commissioni” semiclandestine, provocando una “tensione sociale” che serva per giustificare l'intervento dello Stato, possono rovinarlo?

Tutto questo insieme di misure fa sì che molte fabbriche e industrie abbiano ridotto le attività e altre si avviino alla immediata liquidazione. Allo stesso modo, le case commerciali cominciano a mettere in liquidazione i loro depositi o riserve di prodotti e mercanzie.

Così, a una prima apparenza di normalità in alcuni settori, fanno seguito ora i sintomi di una progressiva scarsità, e nelle vetrine dei negozi comincia a rendersi evidente questa realtà: il tono generale della vita del paese inizia la sua catastrofica decadenza che, se perdureranno le attuali condizioni, diventerà molto presto galoppante.

3) Da ultimo, il settore minerario del rame, che rappresenta approssimativamente l'80% del reddito nazionale, non sfugge a questo futuro oscuro.

E per giungere a questa conclusione basta osservare che, all'abbassamento del prezzo del metallo sul mercato internazionale, si accompagna la caduta della produzione secondo le stesse dichiarazioni ufficiali, e la fuga dal paese della maggior parte dei tecnici e del personale specializzato.

A titolo di esempio, possiamo vedere ciò che ci segnalava uno dei tecnici: “...nella miniera di Chuquicamata (il maggiore giacimento di rame di tutto il mondo) in questo momento sono ferme più del 30% delle macchine per lo sfruttamento, perché, espropriandola, non si è tenuto presente che tali macchinari avrebbero avuto bisogno di pezzi di ricambio assolutamente speciali, che logicamente le compagnie espropriate hanno smesso di fornire...”. “Nella miniera di El Teniente, dei sei forni di fusione quattro sono fermi perché rovinati a causa di errori di manutenzione...”.

L'interferenza degli uomini politici di sinistra nella direzione strettamente tecnica di questo importantissimo settore della nostra economia potrà soltanto aumentare le difficoltà già esistenti, con le peggiori e più calamitose conseguenze per i livelli di produzione.

In queste sinistre sabbie mobili, fatte di artifici, frode, rovina e disintegrazione, sta sprofondando la nostra patria.

La conferenza di Salta: Lanusse appoggia Allende e pugnala alle spalle il popolo cileno

Così, siccome Allende si è reso conto della sua enorme debolezza interna, ha iniziato una serie di visite all'estero per vedere se, essendo ben ricevuto da elementi non comunisti, riesce a ottenere che i cileni anticomunisti perdano ogni speranza in un appoggio morale da parte dei loro fratelli di nazioni ancora libere.

Si tratta inoltre di far credere che la “rivoluzione cilena” è chiaramente in espansione. Infatti, benché Allende abbia dichiarato di non voler esportare la rivoluzione cilena, la dichiarazione di Lanusse, che non esistono più “barriere ideologiche”, indica nello stesso tempo che, a partire dal momento in cui Allende voglia fare questa esportazione, non incontrerà ostacoli.

Questa inesistenza di barriere ideologiche è molto strana. Infatti, mentre si afferma che il marxismo ha via totalmente libera di là dalle Ande, da questa parte della Cordigliera le condizioni sono tali che, chi voglia fare una propaganda antimarxista autentica, e non illusoria o collaborazionistica come quella del Partito Nazionale e della Democrazia Cristiana, è completamente insicuro e si trova spinto a fare ricorso alla clandestinità, a causa degli enormi mezzi di pressione economica e poliziesca che il governo, giorno per giorno, va accumulando nelle proprie mani.

 

- IV -

“Amici” del regime nei centri di opposizione raccomandano: “cedere per non perdere”

a) Gran parte della Gerarchia ecclesiastica e del clero cileno, che avevano già dato un appoggio non dissimulato alla politica socialisteggiante di Frei, adesso, o danno un appoggio dichiarato ad Allende, oppure mantengono una confusa “equidistanza”, che in fondo dice: “Finché il socialismo si limita alle riforme sociali che mutilano la proprietà e instaurano il regime economico-sociale marxista, senza sangue né persecuzione religiosa, non ci opponiamo”. Da loro, al momento, il regime di Allende ha bisogno soltanto di questo, per tentare di tacitare il problema di coscienza della maggioranza cattolica e anticomunista.

b) Chiaramente, nonostante tutta questa montatura in cui una parte collabora con l'altra, in ogni modo vi sono persone mediamente influenti che non si lasciano ingannare e che desiderano strappare il velo, mostrando l'enorme trappola. Ma tali persone ricevono un colpo inaspettato. Una di esse, infatti, in una conversazione privata in casa sua ci diceva: “Quando qualcuno pensa di reagire va al Partito Nazionale e cosa trova?... Trova che questo, invece di dare autorità nei suoi quadri dirigenti ad autentici leaders anticomunisti e invece di adottare una linea di radicale opposizione ideologica al regime, adesso si fa rappresentare da gente che non ci rappresenta e sostiene una "rivoluzione nazionalista" con tonalità sinistreggianti...”.

c) L’atteggiamento di coloro che controllano le direzioni delle più importanti associazioni di categoria, che raccolgono le forze produttrici del paese, è di arrendismo e di complicità, che si riflettono, nel migliore dei casi, in consigli di questo genere: “Meglio cedere di fronte al governo che perdere tutto”; “Allende è molto preoccupato per i nostri problemi, e non è d'accordo con le occupazioni di proprietà, me lo ha detto personalmente...”. “Non dobbiamo opporre resistenza a lui, che è la nostra garanzia, altrimenti verranno giorni peggiori...”›; “E meglio cedere un po'...”. Questi sono i consigli “saggi” dati nei momenti critici dagli uomini che oggi stanno consegnando le proprie basi nelle mani del nemico.

In questo senso è stata significativa la posizione dei dirigenti delle organizzazioni di imprenditori agricoli, il cui tipico atteggiamento di arrendismo è consistito nel rieleggere a presidente della Sociedad Nacional de Agricoltura il filocomunista Benjamin Matte, dopo che costui aveva dato le più scandalose prove di vigliaccheria morale e di abbandono della causa dei legittimi proprietari, e si era dato a collaborare con Allende per decimare la sua base.

d) Ci resta da parlare della predica sentimentale e farisaica dei dirigenti democristiani che hanno avuto a disposizione per sei anni la macchina governativa e hanno dato false patenti di cristianesimo alle riforme socialiste e confiscatorie, facendo tutto quanto è stato loro possibile per mutilare l'istituto della proprietà privata individuale, tanto nella struttura economico-sociale del paese, quanto nella mentalità dei cileni.

Allora, che dire dell'atteggiamento “d'opposizione” dei leaders democristiani, dal momento che loro stessi sostengono, anche se in tono minore, le idee socialiste e confiscatorie? Dove porteranno la maggioranza anticomunista, ora che tentano di impadronirsi delle bandiere che loro stessi hanno contribuito ad abbattere?

Esaminando questa situazione non si può fare a meno di ricordare quel principio tattico enunciato da Lenin, secondo cui gli stessi complici del comunismo devono levare la bandiera dell'anticomunismo, prima che lo faccia un anticomunista autentico, in modo che il marxismo sia sicuro di non trovare seri ostacoli sulla sua strada.

Il veleno socialista, edulcorato e preparato nel modo descritto, ha molte maggiori possibilità di penetrare in un pubblico che si sta abituando a mettere da parte i problemi ideologici e al quale non si mostra la catastrofe morale ed economica che lo attende; e la responsabilità di questo fatto è meno del marxismo - dal quale ci si deve aspettare ogni sorta di frodi e di inganni - che di questa falsa opposizione così spiegabilmente tollerata dal governo.

La soluzione: rompere la membrana anestetizzante e isolante

Per coloro che la osservino, la tragica situazione della nostra patria potrà sembrare senza via d'uscita, ma il fatto di conoscerla è di grande utilità tanto in Cile quanto all'estero.

In Cile, perché questo artificio è un processo la cui piena efficacia deriva soltanto dal fatto di essere inavvertito o almeno tollerato da chi lo subisce. A partire dal momento in cui la nazione cilena si renderà conto della sinistra macchinazione di cui è vittima, per la maggioranza si creerà la possibilità di capire, di indignarsi e, di conseguenza, di reagire. Questo manifesto non pretende di dare la soluzione a tutti i problemi, ma solo di smascherare questo processo e quindi di riuscire a smuovere il grande ostacolo che sbarra l'accesso a tutte le possibili soluzioni.

Affermando che l’indignazione di fronte a quello che succede in Cile è uno dei preliminari perché la maggioranza sbarri il passo alla marxistizzazione del paese, la TFP non intende raccomandare la violenza. Quando immense maggioranze si indignano veramente - e lo fanno senza violenza - la minoranza deve rinunciare ai suoi piani e alle sue posizioni, per l'impossibilità di resistere all'interno di quadri politici autenticamente liberi. Allo stesso modo, quando si leva il sole, lo fa senza violenze, ma con un suo potere irresistibile, che costringe la fauna notturna a ritornare nei suoi antri.

Rimarrà così evidente agli occhi del mondo che, se non può usare l'astuzia, il comunismo è soltanto una forza violenta.

Anzitutto, è necessario che ogni cileno anticomunista che riceve questo manifesto lo studi, lo copi, lo diffonda e lo commenti. Così si potrà creare un clamore irresistibile e, a partire da questo clamore nazionale, per la nostra patria si apriranno nuovi giorni di speranze.

All'estero questo manifesto è molto utile perché la cosiddetta “via cilena” viene presentata come un paradigma da seguire da parte degli altri paesi, ed essa si presenterà molto meno desiderabile a partire dal momento in cui si capisca che è soltanto una via di fraudolente manovre psicologiche.

 

Conclusione

Perché il comunismo possa far sì che l'opinione pubblica creda al bluff di una rivoluzione desiderata o tollerata da tutti i cileni, deve concedere al popolo almeno un resto di libertà legale.

Approfittando di questo resto i cileni, per via legale, devono rompere l’incantesimo psicologico che li tiene prigionieri, devono riunirsi e lanciare un grande movimento di opinione pubblica che renda inutilizzabili le trame di Allende e mostri che il trionfo del comunismo in Cile è stato una vittoria di sorpresa, che sarà sempre meno consistente nella misura in cui applichi il suo programma.

In questo modo la TFP dall'esilio, ma presente di fatto e col cuore, continua a lottare per il bene del Cile e di tutta la civiltà cristiana occidentale. La Madonna del Carmelo, patrona del Cile, illumini i suoi figli in mezzo alle tenebre che ricoprono la nostra patria affinché rendano vana la vile manovra e permettano la riconquista dell'indipendenza nazionale, minacciata dall'imperia1ismo ideologico e politico che il marxismo sta instaurando.

Consiglio Nazionale della

Sociedad Chilena de Defensa de la

TRADICION, FAMILIA Y PROPIEDAD

Nota: Cfr. "Il crepuscolo artificiale del Cile cattolico", PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA E TFP CILENA, Cristianità, Piacenza 1973, pp. 119-142. – I grassetti sono di questo sito

Categoria: Manifesti e documenti delle TFP

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