Saggi su Plinio Corrêa de Oliveira

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Il fondatore del neogotico

Il secondo centenario della nascita di Augustus W. Pugin (1812-1852)

Un testo di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Massimo Introvigne

 

I. Introduzione di Massimo Introvigne

Ricorre in quest’anno 2012, celebrato con varie iniziative nel mondo di lingua inglese dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna e all’Australia, il secondo centenario della nascita di Augustus Welby Northmore Pugin (1812-1852), uno dei più grandi architetti del XIX secolo. Il pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), il maggiore esponente della scuola detta contro-rivoluzionaria nel secolo XX, dedicò a Pugin una conferenza inedita il cui testo, trascritto da una registrazione e non rivisto dall’autore, offriamo di seguito in traduzione italiana.

Le consonanze fra il pensiero di Pugin e quello di Corrêa de Oliveira sono evidenti, tanto che si é potuto scrivere che «la sua [di Pugin] analisi storica, centrata sull’estetica, è praticamente identica a quella svolta da Plinio Corrêa de Oliveira in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», l’opera principale del pensatore brasiliano («Sfiorando l’Assoluto. Augustus Pugin e la rinascita del gotico», "Tradizione Famiglia Proprietà", anno 17, numero 3, ottobre 2011, pp. 20-22).

Com’è stato osservato dalla sua principale biografa, Rosemary Hill (God’s Architect. Pugin and the Building of Romantic Britain, Allen Lane, Londra 2007) –  in un volume che peraltro non si caratterizza per quella simpatia che di solito gli autori di biografie dedicano a chi è oggetto delle medesime –, le città e i paesi inglesi come ci appaiono oggi, e in una certa misura anche quelli statunitensi e australiani e di molti altri Paesi, sarebbero diversi se Pugin non fosse mai esistito. Quasi dovunque c’è almeno una chiesa che riprende le forme medievali, gotiche o romaniche, e il tratto medievale emerge anche in edifici pubblici secolari e perfino in abitazioni private del XIX e del XX secolo. Tutto questo non solo non era scontato, ma era del tutto inaudito nell’Inghilterra dei primi decenni del XIX secolo, dove si riteneva che le forme rinascimentali e neoclassiche avessero definitivamente soppiantato la «barbarie» medievale.

Pugin, figlio di un padre artista francese di origine svizzera friburghese – la cui rivendicazione di nobiltà rimase sempre contestata –, fuggito in Inghilterra al momento della Rivoluzione francese, e di una madre inglese di confessione protestante riformata, fu allevato nella severa religione materna e insieme nello spirito artistico paterno. Ragazzo prodigio, a nove anni disegnò la sua prima chiesa e prima di diventare maggiorenne aveva già vinto il concorso per progettare gli interni del Castello di Windsor. L’incontro con la grande architettura europea, soprattutto con le cattedrali francesi, lo portò alla convinzione che l’arte medievale fosse superiore a quella successiva, e che questa superiorità derivasse dalla fede cattolica.

Si convertì alla Chiesa di Roma nel 1834, e nel 1836 pubblicò la prima edizione di Contrasti, un’opera dove sosteneva che la decadenza dell’arte e della civiltà era iniziata con la Riforma. Pugin aveva interrotto gli studi per cominciare a lavorare giovanissimo come architetto, e i suoi critici gli fecero notare che la sua visione della storia era incompleta. In buona parte, l’architettura medievale era stata abbandonata prima della Riforma, con il Rinascimento. Nelle successive edizioni di Contrasti, Pugin tenne conto di queste critiche e descrisse un processo di decadenza iniziato con la crisi del Medioevo e con il Rinascimento, pur mantenendo ferma l’idea che la responsabilità principale per la fine di un’architettura sacra degna di questo nome fosse da attribuire, nei Paesi che avevano abbandonato la fede cattolica, alla Riforma.

Le idee mature di Pugin –  che peraltro quando scrisse Contrasti aveva solo ventiquattro anni – lo portarono a proporre un’architettura del tutto nuova: il «neogotico», che – come egli teneva a dire – non era una semplice «copia» delle chiese e degli edifici gotici del Medioevo ma un tentativo di riprendere il discorso dove il Rinascimento e la Riforma lo avevano interrotto, ispirandosi allo spirito del Medioevo cattolico e utilizzando anche nuove tecnologie e materiali sconosciuti ai medievali, che Pugin non pensava affatto di dover rifiutare. È vero che Pugin, il cui carattere era tutt’altro che facile, difendeva le sue idee con veemenza e criticava con toni talora molto aspri l’architettura ecclesiastica, anche cattolica, che continuava a ispirarsi a modelli rinascimentali e neoclassici.

Vi fu qui un elemento di contrasto con un altro grande convertito inglese, il beato cardinale John Henry Newman (1801-1890), il quale – secondo la tradizione dell’ordine dell’Oratorio, cui apparteneva – favoriva la costruzione di chiese cattoliche non tutte e necessariamente neogotiche. Newman, peraltro, riconosceva la grandezza di Pugin e – quando entrò per la prima volta nella chiesa considerata il capolavoro dell’architetto, St. Giles’ a Cheadle – affermò: «Hic est Porta Coeli», «Qui c’è la Porta del Cielo». Di un’altra grande chiesa di Pugin, St. Mary a Derby, il cardinale e grande scrittore cattolico inglese Nicholas Wiseman (1802-1865), scrisse che si trattava del «più grande dono che la Chiesa Cattolica nei tempi moderni aveva fatto all’Inghilterra».

Gli edifici di culto di Pugin sono principalmente, ma non esclusivamente, chiese cattoliche. Accettò di restaurare Albury Park, la villa del milionario Henry Drummond (1786-1860) che fungeva da quartier generale per la Chiesa Cattolica Apostolica – un curioso nuovo movimento religioso nato in ambiente protestante che combinava profezie apocalittiche e sperimentazione liturgica venata di nostalgie cattoliche –, e la vicina cappella mortuaria della famiglia Drummond. Questi lavori, che l’architetto intraprese su insistenza della madre, che negli ultimi anni della vita era vicina alla Chiesa Cattolica Apostolica, furono criticati all’epoca come le opere meno felici di Pugin, ma oggi non manca chi li rivaluta.

Le chiese di Pugin erano spesso accusate dai parroci e dai vescovi che le commissionavano di costare troppo, specie per la ricchissima decorazione degli interni. La nascita di un’architettura neogotica a basso costo per i quartieri poveri delle grandi città e le parrocchie di campagna è spesso attribuita agli allievi di Pugin, ma in realtà inizia con lui.

Non solo i suoi allievi, con cui fu prodigo di consigli e talora anche di disegni lasciando poi a loro il merito dell’opera, non si contano, ma è grazie a Pugin che si diffuse nella società e nella cultura inglese l’idea, che sarebbe stata considerata assurda prima di lui, della superiorità del Medioevo sul Rinascimento. In pittura questa idea si tradusse nel 1848 nel movimento dei Preraffaelliti, che volevano appunto tornare a «prima di Raffaello» (Sanzio, 1483-1520), cioè a prima del Rinascimento. Come Pugin, i Preraffaelliti non intendevano semplicemente copiare il Medioevo, ma riprenderne lo spirito applicandone la lezione anche a raffigurazioni della vita contemporanea, pure se i loro riferimenti diretti a Pugin rimasero limitati e cauti a causa dei pregiudizi anticattolici di alcuni di loro.

Anche la grande importanza della decorazione d’interni con elementi spesso d’ispirazione medievale, dalle vetrate agli arazzi e alle ceramiche, alle origini del moderno design, che in collegamento e in continuità con i Preraffaelliti fu sviluppata più tardi dal movimento Arts and Crafts e da William Morris (1834-1896), si rifà ampiamente a un’intuizione di Pugin.

Pugin è, o dovrebbe essere, famoso soprattutto per il Parlamento di Westminster e per la relativa torre, il «Big Ben», da lui disegnati negli anni 1830-1840, ma sul punto si è sviluppata una controversia che fa sì che il nome di Pugin sia di rado menzionato dalle guide turistiche di Londra. Quando il nuovo palazzo di Westminster fu messo a concorso dopo che il vecchio era bruciato nel 1834, Pugin sapeva che la commissione non sarebbe mai stata assegnata a un architetto cattolico, tanto più a un convertito noto per le sue polemiche anti-protestanti. Si associò dunque a un architetto più anziano, bene introdotto nel mondo politico e protestante, Sir Charles Barry (1795-1860), che vinse il concorso con disegni realizzati in maggioranza da Pugin. Questi continuò a lavorare per Barry nella fase realizzativa del palazzo, ma sui ruoli rispettivi esiste una controversia, che dopo la morte di Pugin fu portata dai suoi eredi anche in un tribunale inglese, il quale non riuscì a risolverla anche perché molti documenti, forse maliziosamente, erano stati distrutti. Gli storici oggi riconoscono a Barry un ruolo non secondario nell’idea generale del palazzo, mentre i dettagli e certamente gli interni e la torre detta del Big Ben sono interamente ed esclusivamente di Pugin.

La sua capacità di lavorare molto e dormire pochissimo era considerata prodigiosa da coloro che lo conoscevano, ma mise rapidamente a dura prova i suoi nervi. Né gli giovò una vita sentimentale intensa e tumultuosa: fu spesso innamorato, tre volte sposato e due volte vedovo, con otto figli. Soffrì molto quando il matrimonio con la donna che fu il grande amore della sua vita, Mary Amherst (1824-1860), di antica nobiltà cattolica inglese, non poté concretizzarsi. La famiglia della giovane teneva in grande stima Pugin come architetto, ma non desiderava che la ragazza sposasse chi non faceva parte della nobiltà britannica. Mary, che dal canto suo non voleva sposare altri che Pugin, finì per entrare in convento e divenne più tardi la prima superiora delle Suore Rosminiane inglesi.

Il lavoro per il Palazzo di Westminster, mentre continuava a costruire chiese e case private, finì di distruggere letteralmente la salute prima fisica e poi mentale di Pugin, che passò gli ultimi sette mesi della sua vita in manicomio. È possibile – come scrive la sua biografa Rosemary Hill, che come accennato lo ha scarsamente in simpatia – che l’architetto scontasse, fino alla prematura morte a quarant’anni, anche le conseguenze di una vita che, prima della conversione, aveva avuto un periodo sregolato dedicato a disegnare scenografie teatrali e a frequentare il mondo piuttosto promiscuo degli attori e delle attrici londinesi. Dopo la conversione, però, non fu solo un padre esemplare, ma offrì a familiari e amici un esempio davvero edificante accettando cristianamente la malattia e offrendo a Dio le sue sofferenze.

Considerando la sua breve vita, la sua influenza sull’architettura e sulla cultura di lingua inglese – e non solo – non può che essere considerata straordinaria. Insieme al beato Newman, Pugin resta la figura più significativa del Catholic Revival, il risveglio cattolico nell’Inghilterra del XIX secolo.

 

 II. Augustus Welby Pugin. Il gotico e la congiunzione tra la forza e la delicatezza a Londra

    Plinio Corrêa de Oliveira 

 

Augustus Welby Pugin era figlio di un architetto francese di origine nobile, emigrato durante la Rivoluzione del 1789. Nacque a Londra il 1° marzo 1812. Fu educato dalla madre in un rigido calvinismo. Nel 1834, all’età di diciannove anni, scoprì l’arte medievale e si convertì al cattolicesimo. «Mi convinsi perfettamente – scriverà poi – che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana è l’unica vera. Appresi le verità della Chiesa Cattolica nelle cripte delle antiche chiese e cattedrali europee. Cercai qualche verità nella moderna Chiesa d’Inghilterra [anglicana] e finii per scoprire che essa, dopo essersi separata dal centro dell’unità cattolica, aveva in sé poche verità e nessuna vita. In questo modo, e senza che avessi ancora conosciuto un solo sacerdote, aiutato solo dalla grazia e dalla misericordia di Dio, decisi di entrare nella sua Chiesa».

Pugin esercitò un apostolato speciale: rianimò l’anima inglese, disseccata dal protestantesimo. A questo scopo creò opere di uno stile gotico medievale rinnovato. Oggi esse attraggono e affascinano milioni di turisti. Per esempio, il Parlamento di Londra e la famosissima torre del Big Ben.  Nelle chiese che costruì, si preoccupò del fatto che i riti sacri risplendessero di magnificenza, e che si usasse solo il canto gregoriano. Una testimone che poté assistere alla Messa inaugurale nella cappella del seminario di Oscott affermò di sentirsi in un ambiente di sogno quando la luce del sole cominciò a risplendere attraverso le vetrate, facendo risplendere le pareti in oro e porpora.

Nella prima Messa in una chiesa a Derby, il Lord che finanziò la costruzione dell’edificio, su consiglio di Pugin, vietò che si usassero i magnifici paramenti intessuti d’oro che aveva donato a meno che si rinunciasse al progetto di far cantare un enorme coro polifonico, che comprendeva un’orchestra e voci femminili, e si cantasse soltanto in gregoriano.

La facciata del Parlamento inglese produce un’impressione simile a quella della Sainte Chapelle di Parigi. Si ha la sensazione che qui la Chiesa Cattolica abbia lasciato alcuni dei segni migliori della sua stessa anima. In qualche modo comprendiamo che lo stile è certamente cattolico. Ma veramente cattolico, certamente cattolico per quale ragione? Che cos’ha di speciale? Non si tratta, per esempio, di quel qualcosa di speciale che ha la Cattedrale di Colonia. La Cattedrale di Colonia è un’esplosione di pietra di una grandezza straordinaria. Là non è presente tanto la ragione, quanto l’immaginazione germanica in tutto quello che ha di categorico. Non è un’immaginazione soave, poetica, dolce, ma è l’immaginazione di chi cerca di costruire un’epopea grandiosa e di segnare tutti i secoli con una nota di grandezza che appartenga più al Cielo che alla Terra. La nota saliente della Cattedrale di Colonia è il fantastico che uno spirito possente riesce a realizzare.

Nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi incontriamo la capacita di coniugare fantasia e ragione. La fantasia ha immaginato qualcosa di straordinario. Ma poi la ragione ha messo tutto in ordine, introducendo simmetrie, buon senso, armonie quasi classiche, senza nulla togliere allo straordinario medievale.

La facciata del Parlamento di Londra e il Big Ben rappresentano la coniugazione della forza e della delicatezza. C’è molta delicatezza in quella facciata. È tutta fatta di lunghe linee che si ripetono, con una grande ampiezza di orizzonte. Non ha lo slancio di Colonia, né l’armonia superlativa di Parigi. Ha una grande dignità, un’elevazione, una nobiltà, con qualche cosa di sereno, che si sente padrone di se stesso, e di affabile, e nello stesso tempo di sacro e di serio. La facciata riunisce estremi opposti. E ogni opera d’arte, quando riunisce estremi opposti e perfino apparentemente contraddittori, realizza qualche cosa di supremo. Un’idea di grandezza stabile, di grandezza che sta solida e ferma sul suo stesso potere e comincia a meditare.

Il Big Ben è una meraviglia che davvero merita di essere giustapposta a questo edificio. Se doveva avere una torre, doveva essere proprio così: tanto coerente, tanto logica, tanto bella, ma con questa dolcezza, questa soavità degli inglesi che il genio cattolico pose lì per mano di Pugin, che seppe comunicare un soffio cattolico a tutto l’insieme.

Come tutto questo è diverso dall’Inghilterra protestante! Quell’Inghilterra non è l’Inghilterra del Parlamento né del Big Ben. È un’Inghilterra che il protestantesimo deformò con il suo senso monetario. Nello spirito inglese precedente al protestantesimo possiamo dire che questo spirito monetario non ci fosse. Era un’Inghilterra protesa alle conquiste di ordine culturale molto più che alle conquiste di ordine materiale.

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