Sinodo Pan-Amazzonico

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Sinodo pan-amazzonico: aumenta la preoccupazione

 

di Julio Loredo           

 

Man mano che si avvicina il Sinodo pan-amazzonico convocato da Papa Francesco per il prossimo ottobre, aumenta anche la preoccupazione dei fedeli.

Il governo del presidente Jair Bolsonaro, per esempio, ha mostrato apprensione per ciò che ha considerato un’ingerenza abusiva della Chiesa negli affari nazionali. “Siamo preoccupati e cercheremo di chiarire le cose”, ha dichiarato Augusto Heleno, capo di Gabinetto per la sicurezza istituzionale.  Egli teme che il Sinodo venga utilizzato dall’estrema sinistra per promuovere l’agenda indigenista, contraria a ogni sviluppo nella regione amazzonica. Teme anche che sia tolta al Brasile la sovranità sull’Amazzonia.

Da anni, infatti, opera una corrente che col pretesto di ridurre l’Amazzonia a riserva naturale patrimonio dell’umanità, vuole toglierne la sovranità ai singoli paesi, trasferendola nominalmente all’ONU, ma nella realtà alle ONG, solitamente identificate con l’estrema sinistra. “È in gioco la sovranità nazionale – ha affermato Heleno – non possiamo permettere che le ONG straniere decidano la nostra politica in Amazzonia. Il Brasile non interferisce nella gestione delle Ardenne, né del Sahara o dei ghiacciai dell’Alaska. Ogni Paese è sovrano nel gestire il proprio territorio”.

L’idea di dichiarare l’Amazzonia “territorio sovranazionale” sembra aver ricevuto il sostegno del Vaticano, o almeno uno sguardo benevolo.

Il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, mons. Marcelo Sánchez Sorondo, ha infatti ricevuto in Vaticano il leader ecologista Martin von Hildebrand, ideatore del progetto “Corridoio Anaconda” o “Corridoio AAA”. Si tratterebbe di creare un immenso corridoio lungo il bacino del fiume del Rio delle Amazzoni, dall’Atlantico fino alle Ande, mettendolo sotto il controllo dell’ONU, e sottraendolo quindi alla sovranità dei paesi interessati. In questo immenso territorio, il potere politico e amministrativo sarebbe consegnato, a livello locale, nelle mani delle comunità indigene, a loro volta controllate dalla Coordinadora de las Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica, un organismo della sinistra indigenista.

Più preoccupanti sono ancora, però, le possibili implicazioni teologiche ed ecclesiologiche del Sinodo pan-amazzonico.

Difatti, si fa sempre più dominante la corrente detta indigenista, che vuole rovesciare il lavoro di evangelizzazione realizzato dalla Chiesa lungo i secoli. “Prima pensavamo di portare un messaggio agli indios perché diventassero come noi – spiega il cardinale peruviano Pedro Barreto – adesso ci siamo resi conto che siamo noi a dover imparare da loro. Non sono loro che si devono convertire, ma noi. Dobbiamo imparare dalle comunità indigene a vivere in armonia con tutti, dobbiamo imparare da loro a vivere in armonia col trascendentale”. Il cardinale Barreto è vicepresidente della REPAM (Rete Ecclesiale Pan-Amazonica).

Non sorprende, dunque, che in favore del Sinodo pan-amazzonico si sia schierato en masse il movimento della Teologia della liberazione, sempre alla ricerca di occasioni potenzialmente rivoluzionarie. Tanto è vero che si moltiplicano i testi di una “Teologia indigenista della liberazione”, che vede negli indios dell’Amazzonia i nuovi proletari da scagliare contro l’ordine stabilito.

Sono preoccupati anche gli ecologi (quelli veri, non gli ecologisti, che trasformano l’ecologia in ideologia).

 Evaristo Miranda, probabilmente il maggiore esperto di Amazzonia, capo dell’Embrapa (Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária), è molto chiaro: “l’ambientalismo non ha capito il concetto di sviluppo sostenibile. Ha una pericolosa tendenza a trattare il problema in toni apocalittici. Prevede solo catastrofi ambientali, senza importarsi dei dati provenienti dalla ricerca scientifica”.  Miranda si mostra particolarmente preoccupato col Corridoio Anaconda, che praticamente paralizzerebbe lo sviluppo del Brasile.

 Il Sinodo pan-amazzonico rischia di sconvolgere anche la disciplina ecclesiastica. A pretesto della mancanza di preti, si sta accennando alla possibilità di ordinare uomini sposati, vanificando nella pratica il requisito del celibato. Dopo un timido “no” a tale idea, Papa Francesco adesso dice “forse”. Il cardinale Claudio Hummes, già prefetto del Clero e oggi responsabile dell’Amazzonia per il Brasile ammette che il Sinodo si orienterà nel senso di cancellare l’obbligo del celibato per il clero amazzonico. All’orizzonte, e sempre a pretesto di supplire la cronica mancanza di clero, il cardinale Hummes ha aperto anche al diaconato femminile, anche se “si tratta ancora di una possibilità remota”.

  Tutto ciò configura, all’orizzonte, i contorni di una vera e propria rivoluzione che toccherà aspetti ecclesiali, teologici, culturali, sociali e politici.

Categoria: Sinodo Pan-Amazzonico

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