Sinodo Pan-Amazzonico

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Il Presidente e l’Amazzonia

La sfida consiste nel far rispettare il Codice Forestale e assicurare la gestione delle aree già assegnate

 

Evaristo de Miranda, PhD in Ecology*

 

Le elezioni presidenziali hanno dato luogo a dibattiti e controversie anche sull’occupazione e la conservazione della regione amazzonica. Visioni allarmistiche hanno denunciato l’imminente devastazione della foresta, l’abbandono delle politiche di preservazione e additato l’agricoltura come un fattore di devastazione. Persino la rivista inglese The Economist ha fatto delle previsioni sull’argomento. Ma qual’ è la situazione reale riguardo la protezione e la conservazione della vegetazione nativa nel bioma amazzonico? Qual è il ruolo delle politiche pubbliche nella manutenzione delle foreste? Che ruolo gioca il mondo agricolo nella preservazione?

Un recente studio di Embrapa (Società Brasiliana per la Ricerca Agricola) fornisce risposte obiettive a queste domande e indica la vera sfida amazzonica che dovrà affrontare il nuovo presidente brasiliano.

Protezione della vegetazione nativa - In Brasile, il bioma dell’Amazzonia occupa circa 4,2 milioni di chilometri quadrati, praticamente la metà del paese (49,4%). Comprende gli stati di Acre, Amapá, Amazonas, Pará, Rondônia e Roraima, oltre a parte del Mato Grosso, del Maranhão e di Tocantins.

Nel bioma amazzonico ci sono 204 unità di conservazione di protezione integrale come stazioni ecologiche e parchi nazionali che occupano un’area superiore ai 76 milioni di ettari. Coprono il 18% del bioma, escludono la presenza umana e non consentono alcuna attività produttiva. Le riserve estrattive e di sviluppo sostenibile non fanno parte di questo insieme di protezione globale.

Nel bioma amazzonico ci sono anche 330 territori indigeni legalmente attribuiti, posti sotto la gestione del FUNAI (Fondazione Nazionale dell’Indio). Essi totalizzano quasi 107 milioni di ettari e coprono il 25,4% del bioma.

 Esistono sovrapposizioni tra le 534 aree attribuite alla conservazione ambientale e quelle assegnate alle popolazioni indigene. Scontando queste sovrapposizioni, si totalizzano 171,5 milioni di ettari di aree protette equivalenti al 40,8% del bioma.

 Le aree militari, registrate come foreste nazionali, totalizzano circa 2,7 milioni di ettari, lo 0,6% del bioma amazzonico. Nel complesso, le unità di conservazione integrale, le terre indigene e le aree militari proteggono oggi 174,2 milioni di ettari, ossia il 41,4% del bioma.

 Preservazione della vegetazione autoctona - Il contributo degli agricoltori, degli allevatori di bovini e degli estrattivisti alla preservazione dell’ambiente in Amazzonia è stato sottovalutato e poco noto fino a quando non è stato istituito il Registro Ambientale Rurale (CAR). Questo registro elettronico obbligatorio, creato e voluto dal Codice Forestale (Legge 12.651/12), è diventato uno strumento rilevante per la pianificazione agricola e socio-ambientale.

 Fino all’agosto 2018, più di 468.000 proprietà rurali presenti nel bioma amazzonico sono state registrate nel CAR, comprese le riserve estrattive e di sviluppo sostenibile. Embrapa Territorial ha analizzato questo grande dato geo-codificato e ha mappato con dieci metri di dettaglio l’area dedicata alla conservazione della vegetazione autoctona nei terreni estrattivi e agricoli, in ogni proprietà rurale, comune, microregione, stato e bioma (www.embrapa.br/car). Il mondo rurale dedica una superficie di 103,1 milioni di ettari alla conservazione della vegetazione autoctona. Ciò corrisponde al 24,6% del bioma amazzonico e al 64% dell’area degli immobili. In altre parole, in mezzo alle sue attività produttive il mondo rurale conserva un quarto del bioma amazzonico e due terzi delle sue proprietà.

 Un bioma protetto e ben conservato - In sintesi, le 534 aree di protezione più severamente controllate (unità di conservazione integrale e terre indigene) ammontano a 171,5 milioni di ettari e costituiscono il 40,8% del bioma amazzonico. Con le aree militari questa percentuale raggiunge il 41,4%. Nelle oltre 468.000 proprietà rurali, come da dati CAR, le aree dedicate alla conservazione della vegetazione autoctona ammontano a 103,1 milioni di ettari, ovvero al 24,6% del bioma.

 Il totale delle aree legalmente protette e preservate, debitamente mappate e dettagliate, è di 277,3 milioni di ettari, il 66,1%, ovvero due terzi dell’Amazzonia brasiliana. Per il mondo rurale e per le agenzie governative, ciò comporta un grande costo operativo e patrimoniale, ancora da calcolare.

 Senza scontare la somma delle aree urbane e minerarie, la cui dimensione è molto piccola rispetto al totale della regione, nel bioma amazzonico ci sono ancora 83,8 milioni di ettari che potrebbero essere occupati. La maggior parte di essi sono aree allagate, superfici d’acqua del Rio delle Amazzoni e terreni non molto favorevoli all’estrazione e all’agricoltura, privi di accesso logistico. In gran parte, sono terre libere.

 La vera sfida - Anche nell’improbabile ipotesi di una piena occupazione di questa area da parte del mondo rurale, il Codice Forestale ne impone già un limite del 20% per l’uso e lo sfruttamento (deforestazione legale). L’area di riserva legale assegnata alla vegetazione nativa è dell’80%. Pertanto, ulteriori 67 milioni di ettari, ossia il 16% della regione, sono già legalmente destinati alla conservazione, come richiesto dal Codice Forestale.

 Con tutte queste aree legalmente destinate alla protezione e alla conservazione della vegetazione autoctona, il Brasile ha già abbandonato lo sfruttamento e l’utilizzo dell’82% del bioma amazzonico, un’area più grande dell’India! Questo fatto dovrebbe essere maggiormente noto e riconosciuto. Quale altro paese al mondo dedica 3,5 milioni di chilometri quadrati alla conservazione dell’ambiente? Proviamo a proporre agli Stati Uniti, al Canada, alla Russia o alla Cina di stabilire un’area di conservazione così ampia! In valori assoluti e relativi, la protezione ambientale dell’Amazzonia è un esempio senza eguali nel pianeta, come confermano documenti internazionali (IUCN, 2016. Protectedplanet Reports). 

La sfida del presidente Jair Bolsonaro non è quella di creare più aree di conservazione ambientale, ma di applicare il Codice Forestale e assicurare la gestione delle aree già assegnate, pubbliche e private. E trovare i modi di raccogliere risorse dai beneficiari, urbe et orbi, per i servizi ambientali resi alla conservazione della nostra Amazzonia. Mantenere l’integrità di questo enorme patrimonio naturale, specialmente di fronte alle attività illegali, richiede più risorse e meno allarmismi.

 *Dottore in Ecologia, Evaristo de Miranda è Direttore Generale della Embrapa Territorial. Pubblicato in O Estado de S. Paulo, 7 novembre 2018  

Categoria: Sinodo Pan-Amazzonico

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