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Plinio Corrêa de Oliveira: Legionario della Chiesa

di Julio Loredo

 

[Tratto da Percorsi, dicembre 1998, pp. 51-57.]

 

Quest'anno si commemorano i 90 anni dalla nascita di Plinio Corrêa de Oliveira ed i 70 anni da quando egli cominciò la sua lunga militanza "contro-rivoluzionaria" in occasione del Congresso della Gioventù Cattolica a San Paolo del Brasile. Deceduto ormai da più di tre anni, possiamo dire che Plinio Corrêa de Oliveira ha agito nell'intero arco del secolo che sta per concludersi, lasciando un segno indelebile con l'esempio della sua vita, con la coerenza e vitalità del suo pensiero, con la sua fede incrollabile. La sua opera principale sono le Società per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP), oggi presenti nei cinque continenti.

 

Restaurare la civiltà

Plinio Corrêa de Oliveira nasce a San Paolo del Brasile, il 13 dicembre 1908, da due illustri famiglie. Dal lato paterno, i Corrêa de Oliveira sono "Senhores de Engenho", ossia membri dell'aristocrazia rurale dello Stato di Pernambuco. Dal lato materno, i Ribeiro dos Santos appartengono alla classe dei "paulisti di quattrocento anni", provenienti dai fondatori o dai primi abitanti della città di San Paolo.

Dopo i primi anni di formazione sotto lo sguardo premuroso dei suoi genitori e la sicura guida di un'istitutrice bavarese, all'età di dieci anni entra nel Liceo San Luigi, retto dai padri gesuiti.

Ben presto, posto di fronte al contrasto fra l'aristocratico e tradizionale ambiente del focolare materno — con il quale sente naturale affinità — e i tratti di volgarità e di egualitarismo presenti in molti dei suoi colleghi di studio, Plinio prende la precoce decisione di consacrare interamente la propria vita all'ideale di restaurazione della civiltà cristiana.

Questo impegno si concretizza già nel 1928 col suo ingresso nelle Congregazioni Mariane, delle quali presto diventa leader. Allora le congregazioni mariane costituivano la spina dorsale del movimento cattolico brasiliano, cioè di quella parte del laicato attiva nel far valere il magistero cattolico nell'ambito temporale. Affascinante oratore, brillante organizzatore di giovani, Plinio Corrêa de Oliveira ne diventa l'esponente più in vista. La sua presenza imprimerà a questo movimento un rinnovato vigore e un indirizzo decisamente tradizionalista.

Sulla scia di questa esperienza, fonda nel 1929 l'Azione Universitaria Cattolica, che si diffonde anche in molte scuole superiori, spezzando l'egemonia liberal-positivista che fino ad allora contraddistingueva gli ambienti accademici brasiliani.

Alcuni anni dopo, nel 1932, ispiratosi all'esempio della Fédération Nationale Catholique fondata dal leader cattolico e eroi di guerra francese, il generale de Castelnau, Plinio Corrêa de Oliveira promuove la formazione della Liga Eleitoral Católica (LEC), nelle cui file viene eletto deputato per San Paolo all'Assamblea Federale Costituente. A soli 24 anni, è il più giovane deputato del Paese nonché il più votato. Si rivela rapidamente come il leader più influente del gruppo parlamentare cattolico. In quell'assise costituzionale, il gruppo cattolico ottiene l'approvazione non solo delle "Rivendicazioni Minime" della LEC, come l'insegnamento della religione nelle scuole, ma anche della maggior parte del suo "Programma Massimale". Secondo la testimonianza di uno che non fu un suo sostenitore, l'ex ministro della Giustizia e presidente della Corte Suprema Paulo Brossard, "la LEC fu l'organizzazione extrapartitica che nella storia del Brasile ha esercitato la maggiore influenza politica"Jornal de Minas», 03-07-86).

 


Laicismo in ritirata

Questa incursione dei cattolici in politica, condotta da Plinio Corrêa de Oliveira, ha molteplici e profonde conseguenze.

Anzitutto, serve di decisivo freno alla montante minaccia social-comunista, la cui affermazione non pochi consideravano ineluttabile, visto lo "spirito dei tempi". Osvaldo Aranha — titolare dal 1930 al 1940 di diversi portafogli e presidente, nel 1947, dell'Assemblea Generale dell'ONU — giunse a dire: "Se i cattolici non si fossero uniti per intervenire nelle elezioni del 1933, il Brasile sarebbe oggi definitivamente scivolato a sinistra"Legionário», 20-12-1936).

Inoltre, l'avvento di un robusto movimento cattolico d'indirizzo tradizionalista produce una notevole diminuzione del tonus laicista che pervadeva la vita pubblica brasiliana da diversi decenni. L'elezione di molti deputati della LEC e il loro successo parlamentare diventano una dimostrazione dell'immensa forza politica dei cattolici. Una forza che — nell'intento di Plinio Corrêa de Oliveira — avrebbe reso possibile un impegno sistematico e profondo per la instaurazione di una cristianità brasiliana.

Scaduto il suo mandato parlamentare, Plinio Corrêa de Oliveira assume la cattedra di Storia della Civiltà nella Facoltà di Diritto dell'Università di San Paolo e, più tardi, di Storia Moderna e Contemporanea nella Facoltà Sedes Sapientiae e nella Facoltà São Bento, ambedue della Pontificia Università Cattolica di San Paolo.

Nel 1933 diventa direttore del giornale «Legionário», organo ufficioso della diocesi paulista, trasformandolo nel maggiore settimanale cattolico del Paese, con ripercussione anche internazionale. Intorno al periodico si forma una dinamica corrente di scrittori informalmente conosciuta come "Gruppo del Legionario", che dà impulso all'insieme del Movimento cattolico.

 

Le false destre

Privi, in molti casi, di un orientamento chiaro sulla dottrina sociale cattolica, non pochi cattolici negli anni 1920-1930 si lasciano sedurre dalle dottrine nazi-fasciste, sostituendo l'ideale di cristianizzazione della società con il culto dello Stato. Essi vedono nel Partito Integralista di Plinio Salgado la soluzione alla minaccia comunista che aleggia pure sul gigante latinoamericano. Contro la moda dilagante fra i cattolici — persino Mons. Helder Camara sarà un sostenitore acceso dell'integralismo — Plinio Corrêa de Oliveira mantiene il «Legionário» su posizioni cattoliche strettamente anticomuniste e antinazi-fasciste. Quando anche gli stessi oppositori del nazismo tendevano a vedere nel movimento di Hitler l'unica risposta efficace al comunismo, Plinio Corrêa de Oliveira denuncia la comune radice hegeliana e socialista dei due totalitarismi.

Nel 1942, egli è uno dei principali oratori al IV Congresso Eucaristico Nazionale, portando il saluto ufficiale dell'Episcopato brasiliano al rappresentante del Presidente della Repubblica. La folla, calcolata in oltre mezzo milione di persone, acclama piena di entusiasmo il suo nome, diventato il simbolo di una riscossa sociale dei cattolici.

Intanto, spunta all'orizzonte una nuova realtà: l'Azione Cattolica. Voluta da Pio XI per agevolare la partecipazione dei laici all'apostolato gerarchico della Chiesa, essa si espande rapidamente in Europa ed in America. Nominato nel 1940 presidente dell'Azione Cattolica di San Paolo, Plinio Corrêa de Oliveira subito nota, in certi settori di questo movimento, una cospicua influenza delle correnti cattolico-democratica nonché di quella neomodernista, entrambe condannate da san Pio X trent'anni prima. Influenzati da pensatori come Maritain e Mounier, e da teologi come Chenu e De Lubac, attivisti della sinistra progressista s'infiltrano nelle organizzazioni di Azione Cattolica, servendosene come veicoli per la diffusione delle loro idee.

Per fermare quest'infiltrazione nel seno del laicato cattolico, nel 1943 Plinio Corrêa de Oliveira scrive il suo primo libro «In Difesa dell'Azione Cattolica». L'autore vi denuncia l'esistenza di un movimento tendente a sminuire gradualmente il principio di autorità nella Chiesa. Nel campo sociale, questo movimento faceva pendant con le ideologie socio-economiche che rifiutavano ogni giusta e armonica disuguaglianza incoraggiando la lotta di classe. Così, asseriva il pensatore brasiliano, si trasferiva il processo rivoluzionario che attanagliava la società temporale anche all'interno del corpo ecclesiale. Il prologo è scritto dall'allora nunzio apostolico in Brasile, e poi cardinale, mons. Benedetto Aloisi Masella. Venti vescovi plaudono all'opera e il Provinciale della Compagnia di Gesù si schiera a favore.

Nonostante questi autorevoli sostegni, ai quali si aggiunge nel 1949 una lettera di decisa approvazione a Plinio Corrêa de Oliveira scritta a nome di Pio XII da mons. Montini, allora sostituto alla Segretaria di Stato della Santa Sede, egli può verificare che è addirittura dall'ambiente cattolico che verranno le opposizioni più dure alle tesi esposte nel libro.

Una terribile bufera si abbatte allora sul "Gruppo del Legionario". Cala il numero di parrocchie che diffondono il periodico. Plinio Corrêa de Oliveira, finora oratore molto in voga, non viene più invitato e nel 1945 perde la carica di presidente dell'Azione Cattolica di San Paolo. Infine il suo principale mezzo di propaganda, il «Legionário», gli è sottratto. L'ostracismo è totale. Benché le apparenze possano indurre a trarre una conclusione in senso contrario, l'obiettivo del libro è però pienamente raggiunto: il neo-modernismo è definitivamente smascherato in Brasile e non potrà più camuffarsi.

 

«Catolicismo»

L'ostracismo dura tre anni. Nel 1951 Plinio Corrêa de Oliveira ispira il mensile «Catolicismo», del quale fu l'anima fino alla morte. Come per il «Legionario», anche intorno al nuovo periodico si coagula una corrente d'opinione che presto diventa un polo del pensiero nazionale. Nasce il "Gruppo di Catolicismo". Rinvigorito dalle polemiche dottrinali con la sinistra, sia politica che religiosa, «Catolicismo» si diffonde in tutto il territorio nazionale. I convegni del movimento si moltiplicano, fino a radunare centinaia di partecipanti. Ha inizio allora l'espansione internazionale. Lunghi soggiorni in Europa negli anni Cinquanta offrono a Plinio Corrêa de Oliveira l'occasione di contattare le correnti tradizionaliste europee, creando legami di amicizia e collaborazione che tuttora persistono. In diversi Paesi dell'America Latina, germogliano nuclei di simpatizzanti.

 

Il capolavoro

Allo scopo di dare una maggiore solidità dottrinale a questa crescente schiera di discepoli, nel 1959 Plinio Corrêa de Oliveira scrive il suo capolavoro «Rivoluzione e Contro Rivoluzione». Il libro analizza le diverse fasi della crisi secolarizzante dell'Occidente cristiano fino ai nostri giorni e tratteggia un programma di restaurazione della Cristianità.

Un anno dopo nasce la Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP). Ispirandosi al pensiero e all'esempio di vita di Plinio Corrêa de Oliveira, sorgono altre TFP autonome e bureau TFP, oggi presenti in tutti i continenti. Plinio Corrêa de Oliveira diviene ormai un maestro del pensiero contro-rivoluzionario, che conta con seguaci un po' dappertutto. Egli stesso passa a dedicare la sua vita integralmente alla direzione della TFP brasiliana e all'orientamento delle altre TFP, svolgendo una continua opposizione alle diverse manifestazioni del progressismo rivoluzionario. I suoi interventi negli avvenimenti brasiliani ed internazionali sono numerosi e significativi. Ne sottolineiamo due:

In Francia, nel 1981, François Mitterrand è eletto presidente. Il suo "socialismo autogestionario", accolto con giubilo dai progressisti di ogni sfumatura, è subito messo alla ribalta dai mass media in una sorta di primavera propagandistica mondiale: sarebbe la via d'uscita dalla crisi del cosiddetto "socialismo reale", ormai moribondo.

Per sbarrare il passo a questo pericolo, Plinio Corrêa de Oliveira scrive il manifesto «Il socialismo autogestionario di fronte al comunismo: barriera o testa di ponte?». Pubblicato su 155 giornali di 55 nazioni, con tiratura complessiva di 33.500.000 copie, questo manifesto costituisce uno dei fattori, forse fra i maggiori, che avviano al declino il socialismo autogestionario, come affermano opinionisti e storici.

Nel 1990, Plinio Corrêa de Oliveira lancia la TFP brasiliana nella campagna "Pro Lituania Libera", ricevendo immediatamente l'adesione delle altre TFP. In tre mesi si raccolgono 5.212.580 firme in sostegno all'indipendenza della Lituania. Il «Guiness dei Primati» la registra come la maggiore sottoscrizione della storia. Gli opinionisti la ritengono come uno dei fattori che ebbero una decisiva influenza nel processo di liberazione dei Paesi baltici dal giogo sovietico, con la conseguente rovina dell'URSS.

Questa intensa attività non ci deve far dimenticare la profondità dottrinale di Plinio Corrêa de Oliveira. Venti libri, più di 2.500 saggi ed articoli, più di ventimila conferenze ed interventi in commissioni di studio, riportate in oltre un milione di pagine, attestano la sorprendente prolificità di questo pensatore ed uomo d'azione brasiliano.

L'ultimo libro di Plinio Corrêa de Oliveira è «Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII» (1993). In quest'opera l'autore commenta le quattordici allocuzioni rivolte dal compianto Pontefice al patriziato e alla nobiltà romana, contenenti un appello a preservare con cura, nei Paesi con tradizione nobiliare, le rispettive aristocrazie. Plinio Corrêa de Oliveira mette in rilievo l'importante compito che tocca alle élites, quelle antiche come pure quelle di origine più recente, anche al giorno di oggi, sottolineando il valore religioso e culturale delle tradizioni che incarnano così come la loro ardua missione a servizio del bene comune spirituale e temporale nel turbolento mondo di oggi.

Plinio Corrêa de Oliveira muore a San Paolo del Brasile il 3 ottobre 1995, confortato dai sacramenti della Santa Chiesa e avendo ricevuto l'apostolica benedizione. Il suo corteo funebre è accompagnato da 5.000 persone giunte da ogni parte del mondo, compresa l'Italia, per rendere l'ultimo omaggio al compianto maestro.

 

Genesi del suo pensiero

Pensando alle idee di Plinio Corrêa de Oliveira, non di rado sorge il quesito: da quali pensatori le ha tratte? In alcuni casi, l'interrogativo ne implica un altro, magari non sempre esplicito: come mai è nata e si è sviluppata una scuola di pensiero contro-rivoluzionario proprio oltre-Atlantico?

Benché chiaramente inserito nella grande scia del pensiero contro-rivoluzionario europeo — al quale fa esplicito riferimento — dobbiamo però registrare che Plinio Corrêa de Oliveira è venuto a conoscenza di questa corrente quando le fondamenta del suo pensiero erano già saldamente stabilite. In altre parole, Plinio Corrêa de Oliveira è un pensatore originale.

Notevolmente precoce (oltre alla sua lingua materna, parla il francese all'età di quattro anni e il tedesco a sette) Plinio Corrêa de Oliveira comincia a modellare il suo spirito sin dalla prima fanciullezza. Le sue prime riflessioni sulla decadenza della Cristianità e sul bisogno di restaurarla — che poi costituiranno la struttura portante del suo pensiero — risalgono proprio a questa tenera età.

 

Le radici europee

Osservatore acuto, Plinio Corrêa de Oliveira non perde niente di ciò che gli cade sotto gli occhi. Ma non basta osservare. Occorre analizzare e distinguere. Alla base del suo pensiero troviamo, dunque, una tagliente chiarezza nel discernere, al fine della sua concezione contro-rivoluzionaria, le cose da tenere e quelle da lasciare, anche nelle loro più fine sfumature. Connaturata all'atto cognitivo, al punto di esserne inseparabile, vi è in Plinio Corrêa de Oliveira una ricerca ardente e amorosa per tutto ciò che è vero, buono e bello. Egli procede in modo da non smentire la sua "prima visione" delle cose, frutto dell'innocenza dell'anima, anche quando essa verrà poi arricchita dalla soma delle esperienze e osservazioni della vita. Sarà proprio questa fedeltà a costituire la matrice e il filo conduttore dello sviluppo intellettuale e spirituale di Plinio Corrêa de Oliveira.

Nato in un ambiente aristocratico, Plinio Corrêa de Oliveira riteneva l'Europa un punto di riferimento. Un lungo soggiorno nel Vecchio Continente, fra gli anni 1912-1913, lo avvicina agli splendori della "Belle Époque". La brillante raffinatezza della Francia, la fermezza militare della Germania imperiale, la geniale vivacità dell'Italia, insomma le ricchezze della civiltà cristiana, lo affascinano e lo segneranno per tutta la vita.

 

Fede e Cristianità

Comunque, il suo agile spirito non si ferma all'osservazione di quanto si offre ai suoi occhi. Capisce che esse riflettono perfezioni ancora più elevate, alla cui contemplazione si apre con slancio. Questo impulso verso l'alto è un'altra caratteristica del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira.

Un giorno del 1915, durante la Messa alla chiesa del Sacro Cuore a San Paolo, prende forma nel suo animo, in modo naturale, un'associazione d'immagini, una visione d'insieme della chiesa e dei membri dell'aristocrazia ivi presenti: le belle vetrate, il maestoso suono dell'organo, i modi signorili degli assistenti, il fulgore sacrale della liturgia, la squisita dignità delle signore...

Il fanciullo percepisce che vi è una profonda armonia tra queste bellezze e il soprannaturale che, in certo modo, le avviluppa tutte. Il suo sguardo allora si fissa sul Sacro Cuore di Gesù al di sopra dell'altare maggiore. Capisce che tutte quelle perfezioni sono un riflesso dello stesso Dio. Nel Sacro Cuore di Gesù trova l'archetipo divino e umano di tutto ciò che egli amava. Dal suo cuore allora scaturisce un atto di fede e di amore: "Ah! La Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana! Ella è perfetta! Niente può paragonarsi alle sue perfezioni!"

Nel suo giovane intelletto prendono forma precisa le due grandi realtà intorno alle quali ordinerà le sue idee: Chiesa da una parte e Cristianità dall'altra, due ordini interdipendenti ed armonici fra loro. Il tutto illuminato dalla fede cattolica, fulcro del pensiero e della vita di Plinio Corrêa de Oliveira.

Durante la Prima Guerra, Plinio Corrêa de Oliveira comincia a leggere attentamente libri e riviste di storia. Nel contatto col passato, si aprono per lui nuovi orizzonti. Risalendo i secoli, si accorge che la tanto ammirata "Belle Époque" è soltanto un resto, pallido e sfigurato, dell'"Ancien Régime", pure questo, a sua volta, una debole eco del Medioevo cristiano. Il Medioevo appare, quindi, come la più alta realizzazione storica dell'ideale cattolico.

Nel 1917 scoppia in Russia la rivoluzione bolscevica. Senza conoscere le dottrine dei rivoluzionari, Plinio Corrêa de Oliveira vi percepisce, però, la attuazione di uno spirito di distruzione in tutto somigliante a quello dei giacobini del 1789. Nella clamorosa uccisione della famiglia imperiale egli nota lo stesso odio anti-gerarchico che si era accanito contro Luigi XVI e Maria Antonietta più di un secolo prima. Cioè, prende forma in lui la nozione che la storia moderna è segnata da una evoluzione di stampo egualitario. Comincia allora a delinearsi nel suo spirito "Rivoluzione e Contro Rivoluzione".

 

I miti di Hollywood

Come abbiamo visto, nel 1919, Plinio Corrêa de Oliveira entra nel Liceo San Luigi e, qualche anno dopo, comincia a frequentare la società. Finora abituato al focolare materno, egli subisce l'urto frontale col mondo moderno. Presto si rende conto che esso era animato da uno spirito diametralmente diverso da quello medievale. Al posto della raffinatezza, del decoro e dell'elevazione di spirito, egli vede il trionfo del egualitarismo, della volgarità e della sfrenata ricerca dei piaceri. Non gli sfugge il cattivo ruolo che, nella genesi di questa situazione, svolge un certo "americanismo", diffuso specialmente dal cinema di Hollywood, che man mano si sostituisce all'influenza europea, più tradizionale.

Plinio Corrêa de Oliveira misura tutta la gravità del quadro contemporaneo. Conclude che il mondo si trova alle fasi finali d'una lotta fra l'Ordine — rappresentato dalla Tradizione — e un insidioso processo che punta a distruggere tutto ciò che di vero, buono e bello resta ancora nel mondo. Questo processo, ora sanguinoso, come nel bolscevismo e il terrore giacobino, ora sorridente, come nella musica jazz e nel cinema hollywoodiano, ha sempre lo stesso scopo: la distruzione della civiltà cristiana e, in ultima analisi, della Chiesa stessa. A tale processo, Plinio Corrêa de Oliveira poi darà il nome di Rivoluzione.

Per lui, questa non è una vicenda da osservare e da considerare asetticamente, come farebbe un filosofo da salotto. Sotto pena di farsi complice della Rivoluzione, sia pure per una colpevole neutralità, il cattolico deve prendere posizione contro di essa. Per Plinio Corrêa de Oliveira c'è il grave obbligo morale di opporle una reazione, una Contro Rivoluzione, appunto.

Ecco come, in una riflessione fatta all'età di 12 anni, egli descrive questo suo atteggiamento:

"Qualunque cosa mi possa accadere, io sarò contro questo mondo. Questo mondo ed io siamo nemici irreconciliabili. Difenderò la purezza, difenderò la Chiesa, difenderò la gerarchia politica e sociale; sarò in favore della dignità e del decoro! Anche se dovessi rimanere l'ultimo degli uomini, calpestato, triturato, distrutto, questi valori si identificano con la mia vita!"

 

Passato e avvenire

Quindi, dopo aver saldamente stabilito le fondamenta del suo pensiero contro-rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira abbandona tutte le promesse del brillante futuro che gli si andava schiudendo, e prende la ferma decisione di consacrare interamente la propria vita alla difesa della Chiesa e alla restaurazione della Civiltà Cristiana. Questa scelta egli la riassume in pochi e semplici versi, ma contraddistinti da un elevato impegno morale:

"Quando ero ancora molto giovane, considerai rapito le rovine della Cristianità; ad esse affidai il mio cuore, voltai le spalle al mio futuro, e di quel passato carico di benedizioni feci il mio avvenire".

D'ora innanzi, la vita di Plinio Corrêa de Oliveira sarà una vivente incarnazione delle dottrine da lui professate.

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