Legge naturale

  • Così la benedizione "omo" uccide la dottrina sociale

     

     

    di Stefano Fontana

    Non so se don Gabriele Davalli sapesse che benedicendo una coppia omosessuale nella chiesa di san Lorenzo a Budrio, come ha fatto sabato 11 giugno avrebbe cancellato d’un colpo, tra molte altre cose, anche la Dottrina sociale della Chiesa. Non so nemmeno se egli avesse avvertito che, in quel modo, avrebbe cancellato d’un colpo anche la pastorale familiare, pur essendone responsabile dell’ufficio diocesano in quel di Bologna, diocesi del Presidente dei vescovi italiani cardinale Matteo Zuppi.

    Infatti, senza Dottrina sociale della Chiesa, e quindi senza pastorale sociale, è molto difficile fare pastorale familiare. Don Davalli è giovane e forse non ricorda che nei primi anni Novanta del secolo scorso la Pastorale sociale della CEI (direttore mons. Giampaolo Crepaldi) aveva pubblicato il Direttorio di pastorale sociale “Evangelizzare il sociale” e, in contemporanea, l’ufficio CEI per la pastorale familiare (direttore mons. Renzo Bonetti) aveva redatto il Direttorio di pastorale familiare. Una combinata segno di un’epoca che or non è più. Una manciata di anni – e di “benedizioni” – e di quel mondo non c’è più alcuna traccia.

    Benedire in chiesa coppie omosessuali vuol dire ammazzare la Dottrina sociale della Chiesa, annullarla rendendola impossibile, negarla nella sua radice. Ma attenzione: se la Chiesa lo fa, vuol dire che si ritira dal mondo e cessa di volerlo evangelizzare perché a questo serve la Dottrina sociale della Chiesa: a far stare la Chiesa nel mondo per evangelizzarlo. La benedizione delle coppie omo toglie alla Chiesa il suo “diritto di cittadinanza” nella pubblica piazza perché le toglie di mano la possibilità di fare riferimento, nei suoi interventi, ad un ordine di verità anche naturale.

    Benedire la coppia gay, benedire le due persone in quanto coppia, significa riconoscere una dignità etica e religiosa all’essere coppia omosessuale praticante. Ciò comporta di negare che nel campo dell’esercizio della sessualità ci sia un ordine finalistico che caratterizza la natura della persona e quindi le sue relazioni. Significa accettare la sessualità come autodeterminazione e non come una vocazione che ci chiama al rispetto delle inclinazioni naturali e al rifiuto di quelle innaturali. L’espressione “inclinazione naturale” perde il significato di una tendenza rispondente alle finalità della natura umana (come quando si dice: “appartiene alla natura umana vivere in società”; oppure “appartiene alla natura umana cercare la verità” …) e assume quella della pulsione istintiva. Chi pensa di autodeterminarsi in realtà è determinato da altro.

    Tutto questo comporta che l’ordine del matrimonio, della famiglia, della procreazione e dell’educazione (che della procreazione è prolungamento) non sia più un ordine ma una scelta personale fondata sulla coerenza con se stessi (autenticità) e non con qualcosa che ci precede e che dà senso a quello che facciamo (verità). Gli effetti negativi di questa visione non si limitano agli ambiti ora visti, ma sono distruttivi di tanti altri campi della vita sociale, perché se l’inizio germinale della società – ossia la coppia – non risponde a nessun ordine finalistico ma è creazione artificiale dei soggetti in base alle loro pulsioni, anche tutti gli altri campi della vita comunitaria avranno lo stesso impianto, dal lavoro all’economia, dall’educazione alla politica. La libertà si separerà definitivamente dalla verità e addio Dottrina sociale della Chiesa.

    Benedicendo le coppie omosessuali, la Chiesa trascura che l’omosessualità è una forma di violenza (pur se consensuale) in quanto è una ferita all’ordine finalistico della natura umana, è una strumentalizzazione tecnica reciproca. Quindi accetta che la società si fondi sulla indifferenza alla violenza. Nel particolare, poi, non tiene conto che in questo modo si finisce per legittimare la fecondazione artificiale, l’utero in affitto e la trasformazione del bambino in una “cosa”. Benedicendo la coppia omosessuale la Chiesa apre la porta a pratiche disumane, collabora alla decostruzione e non alla costruzione.

    Andando ancora più in profondità, nega il diritto naturale e la legge morale naturale, che sono alla base, insieme con la rivelazione divina, della Dottrina sociale della Chiesa. La rivelazione non avrebbe così più un interlocutore veritativo nella ragione, abbandonando a se stesso il piano naturale. La natura protestante di una simile impostazione è evidente: una fede che non chiede più alla ragione verità ma istanze individuali e infondate è una fede che ha perduto essa stessa l’idea di essere vera e che è già diventata fideismo.   

    Se la Chiesa rinuncia a fare riferimento, per motivi di fede rivelata e di ragione insieme, ad un ordine finalistico della natura e della natura umana in particolare, allora essa rinuncia a fare riferimento alla creazione e al Creatore. Se non è più capace di vedere l’ordine delle cose, allora le cose non le parlano più di Chi le ha create, come da San Paolo al giorno prima della benedizione gay di Budrio, essa ha sempre preteso. Nasce un conflitto tra le esigenze del Dio Creatore e quelle del Dio Redentore, la qual cosa, come si sa, è un chiaro indice di gnosticismo.

    Non so se don Gabriele Davalli aveva pensato che, con l’uccisione della Dottrina sociale della Chiesa, la fede cattolica diventa protestante e gnostica.

     

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18 giugno 2022

  • USA: PERCHÉ I GIUDICI CONSERVATORI DELLA CORTE SUPREMA DELUDONO CHI LI ELEGGE NON RICONOSCENDO IL DIRITTO NATURALE

    I conservatori rimangono giustamente delusi quando i giudici da loro nominati tradiscono i loro principi in favore di un modello giuridico senza bussola morale. Non riescono a capire come questi trovino "diritti" e "libertà" sconosciuti in nome di un costituzionalismo deviato che ignora il solido caposaldo delle verità fondamentali basate sulla tradizione e la morale.

     

    di John Horvat

    Il diritto moderno ha un'avversione per la legge naturale. L'establishment giuridico la considera come un'erbaccia che ostacola il suo processo privando la legge moderna della sua neutralità morale. Non vede alcuna ragione per riconoscere una legge naturale superiore, inscritta nel cuore degli uomini, valida per tutti i popoli e luoghi e che fornisca il fondamento della certezza morale.

    Tale riconoscimento si scontrerebbe con i dogmi individualisti dei pensatori illuministi e contraddirebbe la nozione liberale che gli individui dovrebbero essere autorizzati a fare qualsiasi cosa purché non danneggi un altro. Non è un codice morale, bensì gli individui che vivono in un contratto sociale con gli altri che determinano la validità della legge. Lo Stato, non il Creatore, è l'unica fonte del diritto.

    Così, la legge diventa semplicemente un insieme di regole meccaniche che mantengono la società libera da intoppi, non il prodotto di un ordine divinamente ordinato. La legge positiva redatta dagli individui e confermata da un governo forte evita assoluti morali che complicano le cose creando dunque l'illusione di un'umanità che controlla il suo destino.

     

    La necessità di una legge solida

    Perciò, i conservatori rimangono giustamente delusi quando i giudici da loro nominati tradiscono i loro principi in favore di un modello giuridico senza bussola morale. Non riescono a capire come trovino "diritti" e "libertà" sconosciuti in nome di un costituzionalismo deviato che ignora la base solida delle verità fondamentali che poggiano sulla tradizione e la morale.

    In effetti, tutto il diritto, anche quello moderno, ha bisogno di un tale solido fondamento poiché non può funzionare se cambia continuamente. Un quadro immutabile o almeno difficile da cambiare fornisce stabilità e certezza.

    Il solido fondamento della legge nella civiltà occidentale era un tempo fornito dalla legge naturale attraverso la filosofia classica e l'insegnamento della Chiesa. Questo insieme di ampie linee guida, che esortavano tutti a fare il bene e ad evitare il male, costituiva il fondamento della morale che deve informare la legge. Elementi di questa legge naturale erano presenti anche al tempo della Fondazione dell’America.

    Tuttavia, il liberalismo del diciannovesimo secolo distrusse gradualmente la tradizione del diritto naturale che serviva da guida. L'establishment giuridico adottò uno standard di diritto positivo che si affidava al solo giudizio umano per fare leggi al di fuori di qualsiasi quadro morale stabilito.

    Pur negando il diritto naturale, questo nuovo ordine giuridico ha gradualmente utilizzato la Costituzione degli Stati Uniti facendole assumere la funzione stabilizzante di una sorta di legge naturale che prevale su tutte le altre leggi. Così, la Costituzione si erge come la legge suprema del paese, e la Corte Suprema è la sua interprete.

     

    I limiti della Costituzione

    Tuttavia, la Costituzione ha i suoi limiti. Anche se influenzata da solidi principi di diritto naturale, nulla garantisce che le sue interpretazioni non sbaglino nel definire la giustizia. Infatti, il documento è stato emendato ventisei volte. Alcune decisioni interpretative della Corte sono state ribaltate. Altre non sono andate d’accordo con il bene comune.

    Per funzionare correttamente, la Costituzione presuppone una nazione ordinata, poiché essa è adeguata nella misura in cui lo sono coloro che la sostengono e la interpretano. In tempi virtuosi, si poteva contare sulla Carta costituzionale per difendere valori cristiani e familiari molto basilari.

    Ma in questi tempi decadenti i progressisti manipolano le interpretazioni della Costituzione per renderla un documento "vivo", che rifletta gli standard immorali imperanti. All'interno della "penombra" delle sue clausole, i giudici trovano ora bizzarri "diritti" e stravaganti "libertà" che impongono alla nazione.

    Così, il documento diventa un'arma a doppio taglio poiché entrambi i partiti usano la stessa Costituzione come riferimento. Quando atrocità morali come l'aborto procurato vengono approvate, il testo fornisce poca protezione ai conservatori. Infatti, queste aberrazioni vengono poi consacrate come leggi "consolidate", il che le rende difficile da cambiare.

     

    Un sostituto della legge superiore

    Di fronte a questa fragilità, molti conservatori adottano un rigido atteggiamento di "Sola Costituzione”. Essi ragionano che se la lettura liberal del documento non può garantire l'ordine, allora la sua interpretazione deve limitarsi a riflettere l'intento originale dei Fondatori. I cosiddetti "originalisti" o "testualisti" sostengono che il corpo della saggezza congelata dei Fondatori è sufficiente per guidare la nazione attraverso questo periodo di tribolazione. Essi sostengono che questa interpretazione della legge preserverà l'ordine americano senza cambiare alcuna premessa positivista.

    La verità però è diversa. L'insieme di queste interpretazioni crea un surrogato di legge naturale a buon mercato che aggrava ulteriormente le conseguenze disastrose del rifiuto di quella autentica.

    Oggi, riflettendo la decadenza morale dei tempi, questa soluzione non funziona più. L'orribile decisione del giudice Neil Gorsuch nel caso Bostock contro Clayton County (2020) ha mostrato che qualcosa è andato storto nella logica “originalista”. Nessuno capisce come l'affermato "testualista e originalista" giudice Gorsuch (assieme al giudice Roberts) abbia potuto estrarre dei "diritti dei transgender" dal significato originale della parola "sesso” nell’intento dei redattori e degli esecutori del Civil Rights Actdel 1964. Tali letture rivelano che c'è più penombra e oscurità che luce nel campo degli originalisti.

     

    Una tempesta di fuoco sulle verità

    In questo dilemma legale, molti non sanno a chi rivolgersi. Alcuni insistono su un "originalismo migliore". Altri dicono che è tempo di cambiare il paradigma legale. Il professore emerito di Amherst, Hadley Arkes, ha acceso una tempesta di fuoco sulla destra affermando che alcune verità precedono la legge. Egli sostiene che la Natura ha qualcosa da dire sui problemi moderni che va oltre la portata dei Padri Fondatori, dimostrando persino che i Padri Fondatori riconobbero questo fondamento morale del diritto.

    La sua proposta non sarebbe un cambio di paradigma ma un ritorno ad una tradizione di libertà ordinata. Tali verità primarie sono tutte all'interno delle antiche radici della common law (ndt, l’ordinamento giuridico di origine britannico) che sta alla base del diritto americano. È un ritorno alla sorgente, un originalismo molto più originale degli sforzi moderni di definire quale sia stato l'intento dei Padri Fondatori.

     

    La vera battaglia delle mentalità

    Il dilemma non è una scelta tra letture originalistee progressiste della Costituzione giacché entrambe si basano sulle stesse premesse positiviste. Senza una base stabile di norme oggettive, una lettura non ha più autorità dell'altra. Lo scivolamento verso il caos giuridico prevarrà.

    La vera battaglia è quella delle visioni del mondo. Da una parte c'è un sistema evolutivo naturalistico guidato dalla passione umana, privo di uno scopo speciale o di un fine ultimo e che si basa su un'umanità decadente per tracciare il proprio percorso. Dall'altra c'è un ordine gerarchico governato da Dio per cui l'umanità progredisce in accordo con la natura umana e la virtù verso la perfezione morale e la santità.

    La Guerra Culturale non riguarda singole questioni ma lo scontro tra queste visioni del mondo, che ora infuria nel campo della legge.

     

    L'incubo hobbesiano

    Gli interpreti progressisti della Costituzione hanno adottato una visione del mondo hobbesiana che nega qualsiasi fine superiore nella vita che non sia l'autoconservazione. In questo tetro mondo secolare e antimetafisico, non c'è alcuna realtà trascendentale, anima spirituale o summum bonum. Infatti, Thomas Hobbes sosteneva che la società è una "guerra di tutti contro tutti", dove gli individui seguono le loro passioni e lottano per sopravvivere. L'unica soluzione è un governo forte e incontestabile chiamato Leviatano che imponga la sua legge per evitare che la società cada nel disordine.

    Così, liberi dai vincoli metafisici della natura umana, i progressisti ritengono che la legge naturale sia un corpo di fantasie poetiche create da coloro che sono disconnessi dalla realtà. Senza un fine ultimo, essi sostengono che l'uomo non ha bisogno di un quadro guida come la legge naturale, poiché la vita è ridotta a una lotta per sopravvivere in mezzo alla gratificazione delle passioni. Senza vita eterna, la legge naturale diventa un'invenzione della Chiesa per frenare gli appetiti indisciplinati. Lo Stato onnipotente è il legislatore supremo, che interpreta la volontà del popolo.

    Dunque, la modernità ha introdotto l'incubo hobbesiano di un mondo razionalista cane-mangia-cane alimentato dall'intemperanza frenetica delle passioni che hanno cambiato le strutture esterne della società. La postmodernità ha portato avanti questo processo cambiando le strutture interne dell'identità, dell'essere e della sessualità dell’individuo di oggi.

    Di conseguenza, ora i radicali cercano di adattare il diritto in modo che l'immaginazione prenda il controllo. Perciò, un ritorno all'“originalismo" basato su premesse positiviste non porterà ad un ritorno all'ordine. Non fermerà il progresso dei radicali d'avanguardia che negano la natura umana e cercano di distruggere tutto ciò che ostacola le loro passioni esacerbate.

     

    L’opposta visione del mondo cristiano

    La visione classica e cristiana del mondo non potrebbe essere più diversa dall'incubo hobbesiano. La sua cornice metafisica afferma la natura e la causalità che porta le cose verso il loro fine ultimo e scopo della vita. La legge naturale deriva dalla natura dell'uomo e sancisce norme oggettive e morali di comportamenti giusti e sbagliati.

    Questa legge non si impone agli individui, ma li aiuta a sviluppare il loro pieno potenziale e ad evitare il caos distruttivo delle passioni indisciplinate. La Chiesa non è l'inventrice di questa legge ma la sua custode, guidando le persone alla loro santificazione. La legge naturale è l'unico modo per opporsi alla marcia verso la distruzione della legge e dell'ordine. Il suo solido fondamento metafisico è legato alla realtà e al fine ultimo della salvezza.

     

    La tradizione americana di un diritto superiore

    Inoltre, il diritto naturale non è qualcosa di estraneo alla storia americana. Infatti, l'America ha una forte tradizione di diritto naturale. L'attaccamento della nazione a un diritto superiore risale a prima dell'indipendenza, come si può vedere in questo riferimento del famoso giurista inglese Sir William Blackstone (1723-1780): "Questa legge di natura, essendo coeva all'umanità, e dettata da Dio stesso, è naturalmente superiore in obbligo a qualsiasi altra. È vincolante su tutto il globo, in tutti i paesi e in tutti i tempi: nessuna legge umana è valida se contraria a questa; e quelle che sono valide derivano tutta la loro forza e tutta la loro autorità, mediatamente o immediatamente, da questa originale".

    Blackstone è l’autorità suprema sia della common law americana che di quella inglese, ed egli difende in modo inequivocabile questa legge superiore. Tali opinioni si possono trovare anche nelle opere di Sir Edward Coke (1552-1634), che anche lui influenzò fortemente il diritto americano incorporando i principi di diritto naturale contenuti nella Magna Carta nel diritto coloniale.

    La prova dell'antico passato del diritto naturale può ulteriormente essere fatta risalire alle radici romane del diritto trovate nelle espressioni di Cicerone, lex naturae, non scripta sed nata lex, lex caelestis, lex divina ("legge naturale, legge innata o non scritta, legge celeste, legge divina"). I filosofi e i canonisti cristiani adottarono in seguito tali formulazioni universali.

    Inoltre, le manifestazioni della legge naturale possono essere trovate ovunque, perché è incorporata dappertutto ci sia l'azione umana. Le leggi che la riflettono si trovano tra i molti luoghi in cui Dio l'ha introdotta: l'opinione pubblica, la coscienza comune, la testimonianza del costume, le antiche Carte e il senso giuridico del popolo.

    Lungi dall’essere un insieme arbitrario di regole religiose, la legge naturale collabora con la natura umana per fornirle cornici legali che sono ad essa connaturali.

    Quanto diversa da questa visione è il caos legale che ora affligge la nazione! Mentre l'infrastruttura legale del paese si sta smantellando, gli americani dovrebbero avere il coraggio di proclamare che le verità oggettive e ineludibili, fondate sulla natura, precedono e influenzano la legge e che persino i Padri Fondatori le riconoscevano come ancore e assiomi. Giudici e magistrati non possono più permettersi di ignorare la sostanza morale dei problemi moderni in nome di una presunta lettura testuale. I conservatori saranno sempre delusi fin tanto che mancherà un fondamento sostanziale per interpretare la legge.

    È tempo di tornare alla tradizione. È tempo di tornare a Dio, fonte di ogni autorità e legge. L'unica altra scelta è il percorso irrazionale verso il caos della legge postmoderna. Solo il solido fondamento di una tradizione di diritto superiore servirà a contrastare il naufragio giuridico che si profila all'orizzonte.

     

    Fonte: The immaginative Conservative, 8 Novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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