pensiero unico dominante

  • Il “pensiero unico dominante”: come la contro-rivoluzione deve reagire

    Conferenza data a Napoli, ottobre 2019, durante il Seminario di formazione 2019 organizzato dalla Fondazione Il Giglio. Pubblicato poi nel volume «Il pensiero unico dominante. Come reagire», Il Giglio, Napoli, 2020.

     

     

    di Julio Loredo

    Il tema del “pensiero unico dominante” è già stato sviluppato con autorevolezza e profondità dagli interventi precedenti. Io mi limiterò a tracciare alcune idee su come possiamo reagire da contro-rivoluzionari.

    Dobbiamo capire come questo “pensiero unico dominante”, o “consenso”, o il “politically correct”, come è anche chiamato, nasca e si diffonda nell’opinione pubblica, moderno campo di battaglia fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione.

    Per questo mi avvalgo del testo di “Teoria dell’opinione pubblica”, che raccoglie gli schemi di un corso di Plinio Corrêa de Oliveira dettato alla TFP brasiliana nel 1966. Si tratta di un testo ancora inedito, da cui estraggo solo alcuni brani.

    Esordisce il pensatore brasiliano: “Soltanto conoscendo le regole con cui la Rivoluzione agisce sull’opinione pubblica, potremo attuare una Contro-Rivoluzione, vista anche la totale sproporzione dei mezzi. Dobbiamo studiare questa azione nelle singole persone, nei piccoli gruppi sociali e nei grandi gruppi, nazionali e internazionali”.

    Per questo dobbiamo prima studiare l’anima delle persone, poiché l’opinione pubblica non è altro che un’immensa anima collettiva, nella quale si danno – anche se con tempi diversi – gli stessi fenomeni che si danno negli individui: “L’opinione pubblica funziona come un’immensa testa, con tutte le regole della psicologia. Questa testa, ovviamente, non esiste così in nessuno in particolare, ma tutti ce l’hanno nella propria mente”.

    Plinio Corrêa de Oliveira inizia definendo un concetto, su cui poi fa ruotare la sua analisi: l’“orlo di incertezza”.

     

    L’orlo di incertezza

    Messo di fronte a idee divergenti alle sue, l’individuo ha sempre un “orlo di incertezza” che circonda le sue idee, per quanto solide possano essere: “Questo orlo esisterà sempre, a meno che intervenga la grazia divina. Nelle persone con convinzioni ideologiche ben definite, questo orlo affiorerà nei momenti di prova e di mestizia. Nelle persone con convinzioni più deboli, tutto sarà orlo, nel senso che, in tutto quanto esse penseranno o affermeranno, ci sarà sempre un elemento di incertezza”.

    Definendo meglio il concetto, il dott. Plinio scrive: “Un individuo ha un ‘orlo’ quando non è sufficientemente convinto di un’idea, e si sente quindi insicuro. Non sa come giustificarla interamente davanti a persone che la pensano in un altro modo. Ha quindi una certa paura di confrontarsi”.

    Questo fa sì che le persone tendano ad appoggiarsi sul consenso generale: “Ogni uomo ha un orlo di incertezza che, senza la grazia, non riesce a estinguere. Ciò crea in lui un’insicurezza di base che lo spinge ad appoggiarsi sul consenso generale, che tende ad accettare come più sicuro. Egli si sentirà dunque inibito ad affermare cose contrarie a tale consenso, proprio per la sua stessa insicurezza”.

    Per il principio dei “vasi comunicanti” – che il pensatore brasiliano spiega in profondità – gli individui tendono a mettere in comune le proprie idee e i propri modi di essere. Questo è il fondamento della socialità. In presenza di opinioni divergenti, o le persone hanno convinzioni molto radicate, certezze molto ferme, oppure la tendenza sarà a smorzare le divergenze, per facilitare il convivio sociale. Ciò acuisce il fenomeno dell’“orlo di incertezza”, che diventa quindi collettivo: “Tutti si sentono insicuri riguardo alle opinioni che professano”.

    Ciò porta a una conseguenza, che è il fondamento di ciò che oggi chiamiamo pensiero unico: “Per le persone con un orlo di incertezza accentuato, il convivio con altre persone di idee diverse suscita un sentimento di accondiscendenza. Solo con un’ascesi molto forte, e con molta preghiera, si riesce a mantenere una posizione ideologica ferma di fronte a idee divergenti. Nella stragrande maggioranza delle persone si forma una sorta di accondiscendenza sensibile, una zona di tolleranza ‘esperienziale’, che rammollisce le proprie convinzioni. Forse non li abbatte, ma li rammollisce per osmosi. Alla fine si crea uno stato di spirito comune che genera un’accettazione ideologica delle idee predominanti”.

    Questo fenomeno diventa poi sociale: “Dall’individuo, questo fenomeno si trasferisce poi al gruppo sociale, alla nazione e alla società internazionale”.

     

    L’interazione pianeta-satellite

    Per capire come si dà la diffusione del pensiero unico, dobbiamo capire come funziona l’opinione pubblica: “L’opinione pubblica è l’opinione sull’universo di un gruppo sociale, un paese, una regione. Risulta essenzialmente dalla confluenza di opinioni individuali, ma non in modo numerico, bensì come conseguenza dell’interazione fra pianeti e satelliti”.

    “L’insicurezza crea nella persona la tendenza a voler corroborare la propria opinione con quella altrui, ritenuta più sicura e, quindi, autorevole. Si configura così un’interazione fra persone-pianeta e persone-satellite. Tutta l’opinione pubblica è un immenso ingranaggio di pianeti e satelliti. Fra persone pianeta e persone satellite, fra famiglie pianeta e famiglie satellite, fra regioni pianeta e regioni satellite. È questo il meccanismo per il quale le insicurezze si intrecciano”.

    La conoscenza di questi meccanismi è essenziale per poter contrastare la diffusione del pensiero unico.

     

    Il ruolo delle forze segrete

    Un fattore sempre presente nel pensiero, e quindi nell’azione, di Plinio Corrêa de Oliveira è il ruolo delle Forze Segrete, realtà molto più ampia e sfaccettata della sola Massoneria. È chiaro che l’imposizione di un “pensiero unico dominante” a tutta un’area di civiltà, per non dire a tutto il mondo, non sarebbe possibile senza l’intervento di una mente organizzatrice.

    Qualcuno potrebbe, quindi, dire: pubblichiamo un’ampia denuncia delle Forze Segrete e tutto sarà risolto. La realtà è molto più sfumata. Pondera Plinio Corrêa de Oliveira:

    “Sarebbe molto facile pubblicare un libro sulle Forze Segrete denunciando tutta la cospirazione. Sarebbe anche il modo più debole e inefficace. Questo per un principio doloroso: la stragrande maggioranza delle persone ha un rigetto implicito a voler ammettere che le cose non sono ciò che sembrano. C’entra la pigrizia di capire e la pigrizia di lottare. È una pigrizia al quadrato, che interviene come forza psicologica che va presa in considerazione.

    “La stragrande maggioranza delle persone ha un fondo di simpatia per la Rivoluzione, e non vuole riconoscere che sia così cattiva. Ai migliori piacerebbe una forma moderata di Rivoluzione. È il segno della decadenza. La pubblicazione di un tale libro implicherebbe voler dire che l’ideologia e la religione muovono tutto, e questo non sarebbe accettato. Anche contenendo documenti impressionanti, un libro sulle Forze Segrete non sarebbe letto da quasi nessuno, ed esporrebbe gli autori all’accusa di affabulatori. È qui che, per esempio, molte destre europee si sono impantanate”.

     

    Il peccato del pensiero unico

    Alcuni capitoli di questo schema sull’opinione pubblica che sto seguendo sono dedicati allo studio dell’“unanimismo”, un altro nome per il pensiero unico dominante. Commenta il pensatore brasiliano: “L’unanimismo è un difetto morale, è una deformazione dello spirito umano che implica l’eliminazione quasi totale della capacità di capire la verità e di agire di conseguenza. Secondo me, questo non va senza un peccato mortale, poiché fa diventare l’uomo incapace di praticare la virtù.

    “In cosa consiste questo peccato mostruoso? È l’ipertrofia dell’istinto di conservazione, sommato a una pigrizia che porta al cinismo. L’unanimismo manipola la stanchezza dell’umanità di fronte alle tante crisi: basta problemi, vogliamo tranquillità! Questa stanchezza colpevole induce la persona a voler vivere una vita piccola, senza frizioni né scontri, che scade in un materialismo pratico fondato sul cinismo. Questa è la sostanza dell’ateismo di oggi. Non è quello di uno che vuole distruggere Dio, ma di uno che ritiene che Dio è già distrutto, nel senso che non ha niente a che fare con la propria vita. Porsi il problema dell’esistenza di Dio è già una noia. Meglio evitarla”.

    Secondo Plinio Corrêa de Oliv­­eira, l’unanimismo ha avuto inizio all’indomani del pontificato di S. Pio X. Il nazi-fascismo ha poi esasperato artificialmente l’animus belligerandi fino all’inimmaginabile, provocando come reazione una sensazione di saturazione e il conseguente desiderio di fuggire da ogni sorta di scontro. Ecco il brodo di cultura nel quale si è poi annidato l’americanismo.

     

    La reazione

    L’unanimismo – o pensiero unico dominante – comunque è un piano “B” della Rivoluzione, che vorrebbe invece che le persone abbracciassero il male con convinzione. Proprio questo apre la via per una reazione: “L’azione della Contro-Rivoluzione è fattibile perché l’unanimismo, in fondo, è uno stratagemma per la quale la Rivoluzione tenta di occultare il proprio fallimento. Io vedo un grande potenziale anti-unanimista che i contro-rivoluzionari possono esplorare”.

    Di per sé, questa reazione esigerebbe una macchina di propaganda al meno proporzionata a quella della Rivoluzione, che chiaramente noi non abbiamo. Ma la storia mostra che un piccolo gruppo di persone, convinte e fervorose, possono fare la differenza.

    Secondo Plinio Corrêa de Oliveira, il modo di reagire contro la tendenza ad adagiarsi sul consenso è di eliminare l’“orlo di incertezza”, prima in sé e poi nell’opinione pubblica:

    “Quando due opinioni divergenti non riescono a cancellare il proprio ‘orlo’, si radicalizzano e prendono le armi. Questa è la situazione ideale per la Contro-Rivoluzione in relazione alla Rivoluzione. Noi, come contro-rivoluzionari, dobbiamo lottare continuamente contro l’“orlo”, radicalizzandoci sempre di più, cioè radicando le nostre idee su basi sempre più solide e inamovibili. L’esito naturale sarà la lotta” [1].

    Una volta radicalizzato, il contro-rivoluzionario deve partire per la lotta contro la Rivoluzione:

    “Di fronte al fenomeno dell’allargamento dell’‘orlo di incertezza’ nell’opinione pubblica, con la conseguente accettazione del consenso generale, la strategia del contro-rivoluzionario dev’essere, prima, rassodare nelle persone buone ciò che non è ‘orlo’, formando quindi un nucleo di persone fortemente convinte e per niente incerte. Questo nucleo potrà poi cercare di radicalizzare una fascia importante dell’opinione pubblica”.

    “L’azione più importante della Contro-Rivoluzione non consiste nel convertire l’avversario alle nostre idee. L’azione più importante consiste nell’attrarre dalla nostra parte le persone che hanno idee simili, cercando quindi di cancellare in esse qualsiasi ‘orlo di incertezza’. Teniamo in considerazione che molte persone hanno tali idee in stato addormentato, nascosto o parziale. È assolutamente necessario risvegliare nelle persone le idee addormentate, spazzando via l’‘orlo di incertezza’ che li avvolge”.

     

    I modi della reazione

    Salto diversi capitoli dello schema, nei quali Plinio Corrêa de Oliveira descrive la morfologia dell’opinione pubblica distinguendo in essa un nucleo e un protoplasma, influenzati da due poli, quello del bene e quello del male, con i vari gradi intermedi e l’influenza che ogni polo esercita sui vari gradi. Salvo miracoli in casi isolati, il polo del bene non riuscirà mai a convertire persone dell’altro polo. Si tratta di attrarre i gradi intermedi verso il polo del bene. Questa attrazione sarà più efficace quanto più il polo del bene sia autentico e senza macchia: “Non serve a niente sorridere. Noi riusciremo ad attrare i gradi intermedi solo nella misura in cui radicalizzeremo le nostre posizioni. Questo è l’unico modo di rompere in loro la naturale attrazione del consenso. I contro-rivoluzionari debbono sollecitare le persone verso l’alto. Se le sollecitano verso il basso, perdono la battaglia”.

    Salto anche le considerazioni, lunghe e articolate, che Plinio Corrêa de Oliveira fa dell’azione della grazia divina sulle anime e sulle società.

    Passo dunque ad alcune considerazioni sui modi della reazione. Ogni anima ha un nucleo e un protoplasma. Il nucleo è il campo dei grandi principi. Il protoplasma è il campo delle conseguenze concrete di tali principi. L’uomo è solitamente più sensibile all’azione sul protoplasma che sul nucleo: “Quasi mai una persona si converte solo con argomenti, ma sì attraverso impatti psicologici”. Noi dobbiamo influenzare il nucleo. Ma questa influenza si esercita solitamente attraverso un’azione sul protoplasma.

    Plinio Corrêa de Oliveira spiega quindi tre modi in cui i contro-rivoluzionari possono agire per contrastare il pensiero unico:

    • “Per certi modi di essere;
    • “Per gesti eclatanti;
    • “Per mezzo di opere che raggiungano direttamente il nucleo”.

    Quanto al primo modo. Tutti noi siamo familiari col concetto di Rivoluzione nelle tendenze, cioè quella dimensione pre-ideologica della rivoluzione, oppure della contro-rivoluzione, che si gioca sulle forme, sui colori, sui suoni, sui sapori e via dicendo. Queste realtà esercitano un’influenza profonda sull’uomo, in modo da condizionarne poi anche le idee. È la prima profondità della Rivoluzione, oppure della Contro-Rivoluzione, descritta da Plinio Corrêa de Oliveira.

    In questo senso, parlare di “pensiero unico dominante” è alquanto riduttivo. Ci sono anche le “tendenze uniche dominanti”, per esempio le mode, molto più potenti nel propagare lo spirito della Rivoluzione che non le idee, proprio perché toccano il protoplasma.

    Ecco il primo campo di battaglia del contro-rivoluzionario contro il consenso. Noi non possiamo immaginare l’importanza, per esempio, dell’andare in giro ben vestiti, anche in estate, per contrastare le mode imperanti. Oppure del presentare tipi umani – per esempio quello della ragazza pura – in una scuola.

    La Contro-Rivoluzione ha bisogno, poi, di gesti eclatanti, che fungano da fulmine a ciel sereno. Per esempio, parlando del Regno delle Due Sicilie, organizzando un’evocazione storica di epoca borbonica in piazza pubblica. Non, però, come un gesto di semplice nostalgia, per quanto legittimo possa essere, bensì come proclamazione di certi modelli mai assopiti nell’anima dei duo-siciliani, che vanno risvegliati e indirizzati verso il futuro. In fondo, dice il dott. Plinio, bisogna seminare nella testa delle persone una domanda: “La monarchia, perché no?”

    È questo, per esempio, il senso delle campagne pubbliche della TFP, con i suoi caratteristici simboli: lo stendardo col leone rampante, la cappa rossa, ecc. scrive il dott. Plinio: “Lo stendardo nasconde l’uomo, insinua moltitudini, suggerisce qualcosa di grandioso. L’uomo cammina, lo stendardo marcia. Una sfilata di stendardi non dice solo ‘la Tradizione, perché no?’, ma ‘guarda che bellezza! È la bellezza del futuro!’”

    Finalmente, serve anche un’opera dottrinale che raggiunga direttamente il campo delle convinzioni: “Il libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione è stato calcolato per mettere a nudo il problema del nucleo”.

    L’obiettivo è creare ciò che il dott. Plinio chiamava “cristallizzazione”: “Dobbiamo toccare i punti sensibili del protoplasma, creandovi una cristallizzazione che susciti poi piccole o grandi esplosioni nel nucleo”.

     

    De proche en proche

    Nonostante tutto, l’uomo non cessa di essere razionale, cioè di avere una certa logica nel suo modo di essere e di pensare: “La mentalità di una persona è, in fondo, sempre logica”.

    Si tratta, quindi, di trovare il punto di contatto, di affinità, con la persona, un punto vivo per il quale essa risuoni al discorso contro-rivoluzionario. A partire da questo punto, de proche en proche (passo a passo) si potrà costruire nella persona una posizione contro-rivoluzionaria: “Data un’idea, dobbiamo scoprire, di logica in logica, qual è il sistema di idee che giace nel subcosciente della persona”.

     

    Tramonto e aurora

    Sia nella vita spirituale delle singole persone che in quella dei popoli, vi sono periodi di tramonto e periodi di aurora. L’apostolato nei due casi è assai diverso. Uno è, per esempio, il consiglio spirituale alla persona che è sulla china discendente della propria vita spirituale, un altro per quella che è, invece, nell’auge del fervore.

    La Contro-Rivoluzione deve saper distinguere fra tramonto e aurora, sia nelle persone sia nei popoli. Scrive il dott. Plinio: “Quando si è al tramonto, la tattica consiste nel lottare contro la notte, prolungando il più possibile il giorno. Fu il caso, per esempio, di S. Ugo, abate nel periodo decadente di Cluny. Quando, invece, si è nell’aurora, è il momento di spiegare lo stendardo e suonare le trombe. Nel tramonto serve denuncia e conservazione. Nell’aurora serve la proclamazione. Fu il caso della conversione di Clodoveo”.

    Questo è molto importante perché, sbagliando tattica, si rischia di fare più male che bene: “L’apostolato contro-rivoluzionario ha elementi di tramonto e elementi di aurora. Il nostro apostolato oggi è l’azione di una famiglia spirituale suscitata dalla Provvidenza nel maggiore ‘tournant de l’histoire’ per condurre il movimento del passaggio dal tramonto all’aurora che dovrà finalmente spazzare via le tenebre verso quel mezzogiorno che sarà il Regno di Maria. Bisogna saper calibrare bene questi due aspetti. Questa è la sostanza dell’azione contro-rivoluzionaria”.

    Nella vita del dott. Plinio, l’apostolato della Contro-Rivoluzione è passato dall’essere quasi esclusivamente di tramonto a essere uno con sempre più elementi di aurora.

    Parlando nel 1966, all’epoca di questo simposio sull’opinione pubblica, egli disse: “Ancora non vedo una vera grazia di aurora, ma comincio a intuire alcuni chiarori che preannunciano l’aurora. La gente comincia a rendersi conto che tutto è crollato. C’è stata una frattura nel nucleo. Noi, contro-rivoluzionari, dobbiamo saper penetrare questa falla. Il sole ancora non è sorto ma, denunciando lo stato di estrema calamità del mondo e della Chiesa, possiamo far sorgere il desiderio del suo opposto. È un apostolato di tramonto con alcuni elementi di aurora”.

    Molto più tardi, verso la fine della sua vita, egli cominciò a parlare di una “grazia nuova”, specie nelle nuove generazioni, sulla quale magari potremo fare un altro incontro.

    Chiudo citando il proclama con cui lo stesso dott. Plinio termina lo schema:

             “Il dovere dei contro-rivoluzionari:

            “1. Continuare ad agire per cristallizzare il più possibile in questo inverno;

           “2. Polarizzare sempre di più l’opinione pubblica, con campagne, libri e iniziative;

           “3. Mantenersi pronti per l’ora dell’intervento della Madonna”.

    [1] È quasi superfluo ricordarlo: Plinio Corrêa de Oliveira sottolineava sempre il carattere strettamente ideologico, pacifico e legale di questa “lotta”.

     

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