Regno di Maria

  • La novena di Cristo Re, Fatima ed il Regno di Maria 

     

     

    di Plinio Corrêa de Oliveira

    Domani è la festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re. Dobbiamo farci un'idea delle realtà celesti attraverso quelle terrene, poiché proprio le realtà terrene ci sono state date per considerare quelle celesti. E, per conoscere meglio quelle celesti, dobbiamo immaginare cos'è, sulla Terra, il Regno di Cristo e poi considerare meglio quale sarà il regno glorioso ed eterno di Nostro Signore Gesù Cristo in Cielo.

    D'altra parte, poiché le cose sbagliate sono state permesse da Dio al fine di conoscere quelle giuste, possiamo, per questo, vedere bene cos’è l’opposto del Regno di Nostro Signore Gesù Cristo, e quindi avere un'idea di quale sia il vero regno di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra. In questo modo avremo un'idea di quale sia il regno glorioso di Nostro Signore Gesù Cristo in Cielo.

    Continuamente, come figli della Contro-Rivoluzione, affrontiamo ogni sorta di disordini, capovolgimenti di valori, ignominie e immoralità che fanno parte di questo mondo, già quasi completamente dominato dalla Rivoluzione, che è il mondo occidentale dei nostri giorni.

    Ma non abbiamo ancora – nemmeno lontanamente - la nozione di cosa sia l'opposto del Regno di Nostro Signore Gesù Cristo, cioè il mondo comunista. Cos'è la tristezza, cos'è l'oppressione, cos'è il materialismo, cos'è l'immoralità, cos'è la banalità, cos'è la volgarità del mondo comunista...

    Un piccolo fatto che mi viene in mente qui al momento lo indica bene. Un sacerdote gesuita armeno, Alagiagian, che era stato a lungo imprigionato nelle carceri comuniste, racconta questo episodio: liberato dopo dieci anni di carcere, lui e alcuni altri prigionieri furono scortati in treno da Mosca a Vienna, passando per Budapest. Lungo tutto il tragitto, viaggiavano con le tende abbassate, il che, di per sé, indica già qualcosa del cupo dominio comunista. Trascorso un certo tempo, giunsero a Budapest; scesero, mangiarono qualcosa, risalirono sul treno e proseguirono. Naturalmente, il sacerdote cominciò a chiedersi quando avrebbe attraversato il confine. Anche perché questo corrispondeva a una sua grande aspettativa, perché quella era la fine del pericolo, perché allora c’era la possibilità di entrare in terra libera e sfuggire alle grinfie comuniste.

    Egli raccontò che, pur tuttavia con le tende abbassate, percepirono – con totale certezza – il momento in cui il confine veniva attraversato. Infatti, ad un certo punto, il treno si fermò in una piccola stazione e iniziarono a sentire delle risate. Dalle risate che avevano sentito, capirono di essere entrati nel mondo occidentale. Perché fin lì, durante tutto il tragitto, non avevano incontrato nessuna espressione di gioia, soddisfazione, appagamento o altro! Era quel rigore, quella cosa cupa, accigliata, maligna, un'atmosfera di tormento da campo di concentramento, di tirannia. E tutto ciò fatto a favore dell'inversione dei valori, che caratterizza direttamente l'impero del comunismo.

    Una persona che ha viaggiato pure in Russia – una donna di San Paolo – ha raccontato che avendo preso un aereo cecoslovacco a Monaco, per andare oltre la cortina di ferro, non appena salita sull'apparecchio si rese subito conto d’essere entrata nel mondo comunista: il rivestimento dell'aereo era dozzinale, la tappezzeria anche, il servizio scadente, tutti erano accigliati, infastiditi. Si sentiva come se fosse stata strappata a forza e posta viva all'interno di un campo di concentramento!

    Questo è il mondo verso cui ci stiamo dirigendo. Questi sono gli orrori in cui stiamo entrando...

    Se vogliamo farci un'idea dell'estremo opposto del regno di Nostro Signore Gesù Cristo, possiamo immaginare una città completamente futuristica, “artisticamente” moderna, con tutto organizzato secondo i metodi più tirannici della tecnica moderna: senza felicità, un materialismo completo, immoralità e amore libero totale, nessuna speranza del Cielo, nessun apprezzamento per i valori dello spirito, nessuna compostezza o dignità delle autorità stesse.

    E allora avremo un'idea del mondo verso cui ci stiamo dirigendo e avremo una consapevolezza più chiara che siamo in una situazione intermedia, dove stanno scomparendo gli ultimi resti del regno di Cristo Re e già appaiano chiaramente e apertamente anche affermazioni del regno del diavolo. Mentre uno scompare, l’altro appare...

    Capiamo anche qual è il piacere opposto. Perché se il regno del diavolo è così orribile - e lo vediamo già intorno a noi - comprendiamo anche quale sarà la gioia nel momento benedetto in cui la "Bagarre" (ndt, la “grande confusione”, come il prof. Plinio di solito denominava i castighi previsti dalla Madonna a Fatima, se l'umanità non si fosse convertita e fatto penitenza per i suoi peccati) avrà termine. E che il Regno della Madonna avrà inizio e che tutto cambierà completamente aspetto. La virtù sarà glorificata, l'ortodossia sarà rispettata in tutto il mondo; tutte le leggi, tutte le istituzioni, tutti i costumi rifletteranno lo spirito della Chiesa cattolica; ogni modo di pensare sarà conforme alla dottrina e allo spirito della Chiesa cattolica. Tutto ciò che si ammira sarà il bene e la verità; tutto ciò che si esecra sarà l’errore e il male. Tutti gli uomini, tutti i valori, tutte le cose saranno posti nell’ordine a loro dovuto, dando così gloria a Dio, che è il vero Autore di questo stesso ordine!

    Quando giungeremo alla fine dei nostri giorni, avremo la gioia di essere nati nel regno del diavolo ma di aver operato per l'avvento del Regno di Cristo, considerando quell'ordine restaurato e potendo dire che fu un'opera di Dio fatta con la collaborazione delle nostre mani. Quando chiuderemo gli occhi, avremo un'idea precisa del Regno di Cristo in Cielo.

    La prima alba sarà quando questo periodo terminerà con la “Bagarre” e si entrerà nel Regno di Cristo, “ad Jesum per Maria”. La seconda alba sarà quando chiuderemo gli occhi e per la nostra anima si aprirà il regno di Cristo attraverso la Madonna, in Cielo. Allora, tutto ciò che era simbolo, apparenza, sarà passato. Dio sarà visto faccia a faccia, vedremo la Madonna faccia a faccia. Vedremo faccia a faccia anche la realtà delle anime.

    E si comprenderà anche - in modo indiretto e superlativo - tutto quell'ordine del Cielo, modello di quello che noi amavamo sulla Terra. In questa seconda affermazione del Regno di Cristo, i contro-rivoluzionari riceveranno il premio per aver lottato così duramente per il Regno di Cristo sulla terra.

    Chiediamo alla Madonna che ci conceda queste convinzioni con energie sempre maggiori. Perché - dicevo l'altro giorno - verranno giorni cattivi e pessimi e sarà sempre più questa speranza a incoraggiare i contro-rivoluzionari. Dobbiamo vivere sempre di più di speranza e la nostra grande speranza è l'instaurazione del Regno di Cristo attraverso il Regno di Maria qui in terra e, in questo modo, giungere al Regno di Cristo regnante per mezzo di Maria Santissima, in Cielo. Questa è dunque la considerazione per la festa di Cristo Re.

     

    Fonte: pliniocorreadeoliveira.info, Santo del giorno - 24 ottobre 1964. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà - Italia

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  • Le dita del caos e le dita di Dio

    Dopo la caduta dell’Impero Romano d’occidente fu la Chiesa a riportare l’ordine in Europa. E sarà ancora la Chiesa, liberata dalla crisi che oggi la attanaglia, a riportare l’ordine di fronte al caos post-moderno.

     

     

    di Plinio Corrêa de Oliveira

    Non molto tempo fa, chi avesse detto che il mondo stava sprofondando nel caos sarebbe stato ascoltato con indifferenza: come accreditare una tale previsione alla luce della prosperità e dell’ordine che sembravano regnare in Occidente? Come se il mondo non occidentale non facesse parte del pianeta, per cui sarebbe bastato il mantenimento dell’ordine in Europa e America per poter affermare che tutto andava bene e che il caos era impossibile.

    Si riteneva il caos come il catastrofico culmine di tutti i disordini e di tutte le sciagure. Come ammettere allora che da una situazione “evidentemente” ordinata potesse avere origine un tale parossistico “disordine”? Ecco l’obiezione, apparentemente inattaccabile, che l’ottimismo allora imperante avrebbe mosso a quanti sarebbero stati certamente bollati come “profeti di sventura”.

    Sta scorrendo rapido il tormentato 1992. L’esame più superficiale della realtà fa rilevare che la parola “caos” - fino a poco tempo fa spauracchio di tanta gente ritenuta sensata - è diventata una parola di moda.

    Infatti, nei circoli intellettuali di grido, autodefinitisi postmoderni, la parola “caos” ha qualcosa di compiaciuto, di elegante, più o meno come un piacevole soprammobile da tenere fra le dita, per trastullarvisi e vederlo più da vicino. Invece di destare paura, il caos è visto oggi come fonte di speranza. Al contrario, la parola “moderno”, che tanto rendeva felici agli occidentali, sembra essere divenuta decrepita. Splendente di giovinezza ancora fino a poco fa, in essa sembra essere spuntata una chioma bianca, senza che riesca a nascondere rughe e dentiera. Poco manca perché finisca nella pattumiera della storia. Essere moderni, quanto era bello qualche anno fa! Oggi è cosa antiquata! Chi non vorrà essere coinvolto nella obsolescenza di tutto quanto è moderno, dovrà dirsi “post-moderno”. Ecco la formula.

    “Caos” e “post-modernità” sono concetti che si avvicinano sempre di più, al punto di tendere a confondersi l’un l’altro. C’è addirittura chi vede in eventuali ecatombi domani, un radioso punto di partenza per il dopo domani.

    Così, gente che ancora ieri non si stancava di imprecare al medioevo, vi ricorre oggi per giustificare il suo ottimismo.

    Cioè, il territorio dell’Impero Romano d’occidente si trovò, a un certo punto, sconvolto contemporaneamente da due forze nemiche, che ne attanagliavano i resti moribondi: i barbari provenienti dalle rive del Reno e gli arabi che, attraversato il Mediterraneo, avevano invaso lunghe fasce del litorale europeo. L’Europa crollò nel caos. Tutta la struttura dell’Impero Romano d’occidente ne uscì frantumata. Rimase in piedi solo la struttura ecclesiastica, che da Roma aveva ricevuto l’ordine di non abbandonare i territori dove esercitava la sua giurisdizione spirituale.

    Tuttavia, dallo scontro fra eserciti e razze, in mezzo allo sconquasso generale, lentamente va formandosi nelle campagne la struttura feudale. E i libri nelle biblioteche dei conventi, in cui si era rifugiata la cultura greco-latina, cominciarono a proiettare luce sulle nuove generazioni che a poco a poco imparavano che vivere non era solo lottare, ma anche studiare.

    Piano piano, senza che nessuno se ne accorgesse, le febbricitanti dita del caos andavano producendo un nuovo tessuto: la cultura medievale, i cui splendori adesso scoprono i post-moderni a vantaggio della loro dialettica, come se ancora fino a ieri non fosse stata ignorata o vilipesa.

    E, come il prestigiatore che estrae il coniglio dal capello, gli attuali profeti del caos e della post-modernità estraggono dalle ombre delle odierne agitazioni, così come dalle drammatiche turbolenze dell’alto medioevo, motivi per illudere i nostri contemporanei con le speranze e le luci di una nuova era.

    Ma c’è qualcosa che dimenticano di considerare nella cornice storica a cui loro fanno riferimento. È la Chiesa. La Chiesa, sì, nella quale mai smisero di brillare santi che lasciarono sulla terra la saggezza degli insegnamenti e la forza viva degli esempi, e che tuttora il mondo non scorda. Molti sacerdoti che, fedeli alla dottrina e alle leggi della Santa Chiesa, si recarono dappertutto suscitando anime che cominciarono ad illuminare le tenebre come, originariamente, per azione del Creatore le stelle cominciarono a brillare nel firmamento.

    La civiltà fu intessuta da queste mani benedette; non dalle dita tremanti, sporche e contaminate del caos.

    In questa prospettiva, il lettore si volgerà naturalmente verso la Chiesa di oggi, sperando da essa un’azione simile a quella svolta nell’alto medioevo. E ha ragione, perché della Chiesa si può dire quel che si dice della Madonna nella Salve Regina: “vita, dulcedo et spes nostra”. Ma la storia mai si ripete con meccanica precisione. E come sono differenti le condizioni presenti della Santa Chiesa di Dio dalle condizioni di allora!

    Così come un figlio sente raddoppiare il suo amore e la sua venerazione quando vede la madre finita in disgrazia e oppressa dalle avversità, è con raddoppiato amore e indicibile venerazione che qui mi riferisco alla Santa Chiesa di Dio, nostra madre. Precisamente in questo momento storico in cui a Ella spetterebbe rifare, all’eterna luce del Vangelo, un mondo nuovo, la vedo in un doloroso e deprimente processo di “autodemolizione” e noto “il fumo di Satana” penetrato da nefaste fessure (cfr. S.S. Paolo VI, allocuzioni del 7/12/68 e 29/6/72).

    Dove indirizzare quindi le speranze del lettore? Verso lo stesso Dio che mai abbandonerà la sua Chiesa santa e immortale e che, per mezzo di essa, opererà nei giorni lontani o vicini segnati dalla Sua misericordia e per noi misteriosi, la splendida rinascita della Civiltà Cristiana, il Regno di Cristo per il Regno di Maria.

     

    Fonte: Os dedos do caos e os dedos de Deus, Catolicismo n°499, luglio 1992. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Pio XII e l'era di Maria

    In occasione del primo centenario del dogma dell'Immacolata Concezione, nel 1954, proclamato Anno Giubilare Mariano da papa Pio XII, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira scrisse un articolo rilevandone un aspetto capitale, anche se non messo normalmente in evidenza: il suo carattere profetico come annuncio dell’era del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

     

     

    di Plinio Corrêa de Oliveira

    Il Santo Padre Pio XII ebbe l’intenzione di risaltare con un atto di massima importanza le manifestazioni di devozione mariana con cui edificò la Cristianità nel corso dell’Anno Giubilare dell’Immacolata Concezione (1954). Egli lo disse con termini espliciti: “Come per incoronare tutte queste testimonianze della Nostra devozione mariana. (...) per concludere lietamente l’Anno Mariano appena terminato, (...) abbiamo deciso di stabilire la festa della Beata Vergine Maria, Regina.”

    Dell’importanza di questo atto parla lo stesso Pontefice quando dichiara che “questo gesto porta con sé la grande speranza che possa sorgere una nuova era, rallegrata dalla pace cristiana e dal trionfo della Religione”. Il Pontefice disse pure che tale speranza ha ragioni molto serie e profonde: “Acquisimmo la convinzione, dopo mature e ponderate riflessioni, che sopravverranno grandi vantaggi per la Chiesa” se la regalità di Maria “solidamente dimostrata, risplenderà con maggiore evidenza agli occhi di tutti, come luce più radiosa posta sul candelabro”.

    Ben inteso, questa grazia che si dirige al cuore dell’uomo deve riformare la sua anima: “nel culto e ad imitazione di una così grande Regina i cristiani si sentiranno infine veramente fratelli e, sovrastata l’invidia e gli immoderati desideri di ricchezza, promuoveranno l’amore sociale, rispetteranno i diritti dei poveri ed ameranno la pace”. Non si tratta di promuovere un movimento mariano puramente esterno e formale, ma di chiedere alle anime una collaborazione seria ed efficace con le grazie che riceveranno dalla loro Madre: “Nessuno, dunque, si ritenga figlio di Maria, degno di essere accolto sotto la sua potentissima tutela, se non segue il suo esempio, mostrandosi umile, giusto e casto, senza ledere o pregiudicare, ma aiutando e confortando”.

    Queste parole del Pontefice meritano la più accurata meditazione. Da un lato, egli parla contro l’invidia: allusione evidente al comportamento di intere masse di uomini che, amareggiati a volte da ingiuste provocazioni e, principalmente, avvelenati dai principi demagogici della Rivoluzione francese e del comunismo, odiano i ricchi solo perché gli invidiano i beni. E desiderano distruggere ogni gerarchia sociale.

    Il Santo Padre parla pure del desiderio smoderato di ricchezze. Questo è un male che tormenta tutte o quasi tutte le nazioni della terra. I potentati dell’industria e del commercio, accumulando nelle loro mani immense fortune - nei confronti delle quali i patrimoni delle aristocrazie di un tempo sarebbero quasi insignificanti - trasformarono l’economia in un regno chiuso, in cui decidono a loro arbitrio il rialzo e l’abbassamento dei prezzi, la circolazione e l’impiego delle ricchezze. A volte opprimono lo Stato, a volte sono oppressi dallo stesso Stato quando sale l’onda della demagogia. E così la società si vede sempre più stretta tra le due forme più o meno velate della dittatura: quella della oligarchia finanziaria e quella della massa. Da questo può solo decorrere lo strozzamento delle autentiche élites sociali e intellettuali, l’oppressione del lavoratore pacifico e coscienzioso, la decimazione della piccola e media borghesia.

    Miserabile fenomeno di lotta di classi, in cui la società, in ciò che ha di più falso e peggiore - combriccole di sanguisughe dell’economia e di volgari demagoghi - divora ciò che esiste, a tutti i livelli, di più autentico e di migliore. Chi mai potrebbe non accorgersi di quanto questo sia all’opposto del “amore sociale” di cui ci parla il Pontefice? Per proteggere la società da questo dominio del peggiore sul migliore, il Pontefice proclama nel mondo la regalità di Maria.

    Questa riforma sociale è senza’altro un’opera ingente. Tanto più quanto Pio XII la situa essenzialmente in termini di riforma morale. Però Maria Santissima ha un immenso potere sull’anima umana, e a Lei devono avvicinarsi gli uomini non solo per “chiedere soccorso nelle avversità, luce nelle tenebre, conforto nei dolori e nel pianto”, ma anche per “implorare la grazia che vale più di ogni altra cosa”, al fine di “liberarsi dalla schiavitù del peccato”.

    La proclamazione della sovranità di Maria nell’enciclica Ad Caeli Reginam, l’istituzione della sua festa annuale il 31 maggio, l’incoronazione dell’immagine della Madonna Salus Popoli Romani effettuata dallo stesso Pontefice, tutto questo può, dunque, e deve servire da punto di partenza per una nuova era storica: l’era della regalità di Maria.

    Con la caratteristica prudenza della Santa Chiesa, l’enciclica Ad Caeli Reginam fonda la dignità regale di Maria soltanto su argomenti di carattere teologico. Non sarebbe superfluo, frattanto, ricordare che questo grande giorno della proclamazione della Regalità Universale di Maria, e la speranza di un’era di trionfi e di gloria per la Religione, da secoli è l’oggetto degli aneliti delle anime più devote.

    Uno dei fatti più importanti della storia della Chiesa sin dal protestantesimo fu sicuramente la diffusione della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Benché questa devozione non fosse sconosciuta dai santi precedenti, la sua propagazione ebbe come punto di partenza le rivelazioni ricevute da Santa Maria Margherita Alacoque a Paray-le-Monial nel secolo XVII, e si accentuò nelle generazioni successive sino a raggiungere il suo apogeo all’inizio di questo secolo.

    Affianco a questa devozione, un’altra grande corrente ebbe pure inizio in Francia e fu la schiavitù d’amore alla Madonna, di cui fu il dottore massimo san Luigi Maria Grignon da Montfort, con il suo Trattato della vera devozione a Maria. Il punto di congiunzione - se così si può dire di cose sostanzialmente unite - di queste due grandi sorgenti di grazie fu la devozione al Cuore Immacolato di Maria, di cui fu dottore e massimo predicatore un grande santo spagnolo, Antonio Maria Claret, che nel secolo scorso fondò la Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria.

    I santi che più si distinsero nell’insegnare la devozione al Sacro Cuore di Gesù scrissero pure parole impregnate di speranza nella vittoria della regalità di Gesù Cristo, dopo i giorni tormentati in cui viviamo. Pregare per questa vittoria è stato uno degli obiettivi dei veri cattolici in tutto il mondo. D’altronde, gli scritti di San Luigi Grignon da Montfort sono pieni di bagliori profetici (usiamo questa parola con le precauzioni del buon linguaggio cattolico) sulla regalità di Maria Santissima, come fine dell’era catastrofica iniziata con la Pseudo-Riforma protestante.

    La regalità di Gesù Cristo e la regalità di Maria Santissima non sono cose diverse. La regalità di Maria non è altro che un mezzo - anzi il mezzo - per l’adempimento della regalità di Gesù Cristo. Il Cuore di Gesù regna e trionfa nel regno e nel trionfo del Cuore di Maria. Il regno ed il trionfo del Cuore di Maria non sono altro che l’attuazione del trionfo e del regno del Cuore di Gesù. E così queste due grandi fonti di devozione, nate poco dopo il protestantesimo, camminano verso lo stesso scopo, la preparazione di uno stesso fatto: la regalità di Gesù e di Maria in un’era storica nuova.

    Queste considerazioni non possono essere estranee a ciò che i pastorelli ascoltarono a Fatima dal Cuore Immacolato di Maria. La Madonna gli pose ben chiara l’alternativa tra un’era di fede e di pace, nel caso le sue richieste fossero esaudite, ed un’era di persecuzioni, nel caso le sue richieste non fossero accolte. Come condizione per questa era di fede e di pace, Lei indicò principalmente la consacrazione del mondo al suo Cuore Immacolato e la conversione dei costumi.

    Vedendo che il Santo Padre Pio XII, che ha già consacrato la Russia e il mondo al Cuore Immacolato di Maria, rende annualmente obbligatoria tale consacrazione in occasione della festa della regalità di Maria, chi può fuggire al pensiero che il Papa dà un importantissimo inizio di realizzazione a ciò che tante anime devote sperano da ormai tanti secoli, ed apre le porte dell’era di Maria nella storia del mondo?

    Nell’enciclica Ad Diem Illum, per la commemorazione del cinquantenario della promulgazione del dogma dell’Immacolata Concezione, san Pio X ricordò i frutti ammirevoli che questo fatto produsse: i miracoli di Lourdes e la definizione dell’infallibilità papale. In questo centenario i frutti saranno forse scemati? No! La Provvidenza volle che essi germogliassero dalle sacre mani di Pio XII. Questi frutti furono il dogma dell’Assunzione e la proclamazione della regalità di Maria. Che cosa ci può essere di più ricco, di più fecondo e di più bello?

     

    Fonte: "Catolicismo", Dicembre 1954.  Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Vivere nel Regno di Maria

     

     

    di Diego Benedetto Panetta

    Dopo aver appreso la notizia della consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria, che il Pontefice effettuerà il 25 marzo in San Pietro assieme ai vescovi di tutto il mondo, sembra essere giunto il momento propizio per riflettere su di un aspetto mariano del massimo interesse e dall’immenso fascino.

    Nel Trattato della vera devozione alla Santa Vergine san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1713) presenta nei nn. 257-265 le pratiche interiori da osservare per «coloro che lo Spirito Santo chiama ad un’alta perfezione»[1]. Queste consistono nel compiere tutte le azioni per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria. Attraverso tali pratiche si instaura con la Madre di Dio un altissimo grado di intimità, attraverso il quale è possibile avvicinarsi nel modo più rapido e completo a Nostro Signore Gesù Cristo.

    In questo scritto si esaminerà in particolare la pratica interiore del “vivere in Maria” (nn. 261-264), nella quale sembrano essere condensate anche le altre. La densità delle implicazioni ad essa connesse e le innumerevoli suggestioni in cui proietta l’uomo, la rende infatti di peculiare importanza. Per tale motivo, è tutt’altro che assurdo ipotizzare che molti aspetti della spiritualità pliniana abbiano avuto la loro cornice teologica ed il loro fondamento ultimo nella attenta considerazione di ciò che “vivere in Maria” significhi e comporti nella vita quotidiana[2].

    Prima di leggere ciò che scrive il santo bretone, è opportuno ricordare che il dottor Plinio Corrêa de Oliveira dedicò al commento del Trattato monfortano diverse conferenze nel 1951, nelle quali tale opera viene analizzata capitolo per capitolo[3].

    L’importanza che il testo rivestì nella vita del pensatore brasiliano è incomparabile, tanto da sentirsi obbligato nel Testamento a ringraziare «la Madonna [...] della grazia di aver letto e diffuso il Trattato della vera devozione a Maria[...] e di essermi consacrato a Lei come schiavo perpetuo»[4].

    La ragione per la quale il testo di san Luigi Maria non è da considerarsi un’opera come le altre viene fornita dallo stesso pensatore brasiliano: «Il “Trattato della Vera Devozione” non è [...] un libro di pietà qualsiasi, che presenta una devozione a qualche santo, buono di sicuro, ma che si può indifferentemente avere o non avere. La devozione alla Madonna è una devozione essenziale, “conditio sine qua non” per il nostro lavoro. E lo raggiungeremo solo al massimo grado con la forma e le fondamenta sviluppate da San Luigi Grignion de Montfort»[5].

     

    Vivere in Maria

    Entrando adesso nel cuore dell’argomento, si ripercorreranno con l’autore dell’opera i passaggi più significativi in cui egli esplicita in cosa consiste questa modalità specifica di vivere in Maria Santissima.

    «Dobbiamo compiere le nostre azioni in Maria – scrive san Luigi Maria –. Per comprendere a fondo questa pratica dobbiamo prima conoscere che la nostra Santissima Vergine è il vero paradiso in terra del Nuovo Adamo e che l’antico paradiso ne è stato solo la prefigurazione».

    La Santissima Madre di Dio è dunque la creatura destinata da Dio ad essere la dimora del Nuovo Adamo, Gesù Cristo. Ella viene presentata come “il vero paradiso in terra”, in quanto raccoglie l’essenza di ogni delizia, cioè Nostro Signore.

    «In questo paradiso terrestre –continua san Luigi Maria – vi sono quindi ricchezze, bellezze, rarità e dolcezze indicibili che Gesù Cristo, il Nuovo Adamo, ha lasciato lì; in questo paradiso Egli si è compiaciuto per nove mesi, ha operato le sue meraviglie e manifestato le sue ricchezze con la magnificenza di Dio»[6].

    La ricchezza, al pari della rarità, della bellezza e della dolcezza, si trova in natura in molti aspetti del creato. Quando si fa riferimento ad essa però si tende spesso a pensare ad un oggetto dal costo elevato, ma pur sempre a qualcosa di materiale. Nulla di più sbagliato. C’è forse qualcosa di più ricco, bello e dolce della Santa Chiesa, si chiede Plinio Corrêa de Oliveira; o degli stessi Sacramenti, ovvero dei canali per mezzo dei quali la grazia rende l’uomo partecipe della natura divina, fra i quali spiccano la Confessione e la Santa Eucarestia[7].

    San Luigi Maria sembra poi invitare il lettore a compiere quello che sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), nei suoi esercizi spirituali, definisce con il termine di “composizione di luogo”. «La composizione – si legge negli Esercizi – consisterà nel vedere con la vista dell’immaginazione il luogo corporeo dove succede quello che si contempla»[8].

    «Questo luogo santissimo – scrive san Luigi Maria – è composto solo di Terra verginale e Immacolata, da cui il Nuovo Adamo fu formato e in cui fu nutrito senza alcuna macchia o peccato per intervento dello Spirito Santo, che in Lei ha dimorato. [...]

    In questo divino luogo vi sono alberi piantati dalla mano di Dio e irrigati dalla sua divina unzione, che hanno generato e generano frutti gradevoli al palato di Dio. Sono aiuole adornate con belle e varie gemme di virtù, profumi che si spandono e che deliziano gli stessi Angeli. Vi sono sentieri color verde speranza, torri inespugnabili per la loro fortezza e le più belle case di fiducia. È solo lo Spirito Santo che ci fa conoscere la verità nascosta sotto queste figure di cose materiali. In questo luogo vi è un’aria di perfetta purezza; vi è un bel giorno radioso senza notte di un’umanità santa; vi è un bel sole senza ombra della Divinità, un’inestinguibile fornace di amore ardente [...]; vi è un fiume di umiltà che sgorga dal suolo e che, dividendosi in quattro bracci – rappresentate dalle quattro virtù cardinali –, irriga questo luogo incantato»[9].

    In questo luogo traspare in massimo grado la chiamata della Madonna a vivere di Lei e in Lei; ossia, ad aspirare al massimo grado alle virtù e alla bellezza, nei comportamenti interiori ed esteriori; a ricreare, quindi, una cultura ed una civiltà cristiana in cui ogni aspetto della realtà sia permeato dello spirito della Madonna e in cui ogni oggetto simbolizzi Dio.

    Secondo il pensatore brasiliano, «la parola simbolo raggiunge la sua accezione più nobile quando una realtà di natura inferiore fa conoscere – per analogia, per somiglianza – un ente di natura superiore»[10]. Per tale motivo san Luigi Maria afferma che solo per mezzo dello Spirito Santo possiamo accedere al significato recondito sito dietro ogni aspetto della realtà. Non bisogna, dunque, sottovalutare l’importanza della realtà materiale che cade sotto lo sguardo umano, in quanto essa costituisce il trampolino ideale e necessario per poter ascendere a Dio, per far sorgere nell’uomo l’appetenza verso realtà sempre più elevate.

    La grazia di vivere in Maria costituisce dunque il mezzo più adatto e il privilegio più alto concesso all’essere umano per poter aspirare alla “grandezza”[11]. L’autentica grandezza consiste nell’amare Dio sopra ogni cosa, servendo la Vergine Santissima e vivendo in Lei; amando, in modo particolare, le qualità di cui Ella rifulge nell’opera della creazione: «la sua fede viva [...], la sua profonda umiltà […], la sua purezza divina […]»[12].

     

    Vivere nel suo Regno

    Avere sete di grandezza significa anche riflettere aspirazioni e virtù all’interno della società in cui si vive; desiderare di edificare un ordine sociale ove si può scorgere la presenza Divina in ogni aspetto della realtà: nelle istituzioni che governano le società, nelle leggi, nelle arti, negli ambienti[13], negli abiti che si indossano.

    Vivendo in Maria noi edifichiamo nel nostro cuore il suo Regno, il Regno di Maria. San Luigi all’interno del Trattatospiega l’essenza di questo Reame mariano.

    «Maria è la Regina del Cielo e della Terra per grazia– scrive il santo bretone –, come Gesù ne è il Re per natura e per conquista. Ora, come il regno di Gesù Cristo consiste principalmente nel cuore o nello spirito dell’uomo – secondo le parole: “il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21) –, così il regno della nostra Beata Signora è principalmente nel mondo interiore dell’uomo, cioè nell’anima. Ed è principalmente nelle anime, piuttosto che in tutte le creature visibili, che Lei trova maggiore glorificazione con il suo Figlio: ecco perché possiamo chiamarLa, come fanno i Santi, Regina di tutti i cuori»[14].

    Coloro che scelgono di consacrarsi alla Santissima Vergine hanno il privilegio di vivere in Lei e di servirla, domandando così alla Sua anima ed al Suo Spirito il privilegio di comunicarsi.

    «Lo Spirito della Santissima Signora comunicherà Se stesso a te, per glorificare il Signore. Il suo Spirito prenderà il posto del tuo, per gioire in Dio, sua salvezza […]. “Ah! Quando verrà quel tempo beato in cui la divina Maria sarà eletta Padrona e Regina dei cuori perché li possa sottomettere completamente al regno del grande e Santo Gesù? Quando mai le anime respireranno Maria come i corpi respirano l’aria?” Quando quel tempo giungerà, succederanno cose meravigliose in quegli umili luoghi dove lo Spirito Santo […] arriverà con abbondanza e farà traboccare per loro i doni e particolarmente il dono di sapienza, perché vengano compiuti miracoli di grazia»[15].

    Consacrandosi a Maria e compiendo le azioni in Lei il consacrato inizia dunque a vivere nel Regno di Maria interiormente. È in questa dimora celeste, adornata di misericordia, dolcezza, bellezza, eroismo, grandezza che pensa, agisce e combatte per la restaurazione di una cultura ed una civiltà cristiana.

    Egli è un contemplativo della vita terrena ed il suo sforzo deve essere indirizzato alla sacralizzazione di ogni aspetto dell’ordine temporale. Immerso in Maria, il consacrato deve essere da Lei ispirato verso il meraviglioso, il sublime, poiché «quando l’anima è molto propensa al sublime – osserva Plinio Corrêa de Oliveira –, il gusto per le cose spirituali finisce col definirsi meglio in essa»[16].

    La contemplazione dei possibili è probabilmente uno dei frutti più delicati ed entusiasmanti del vivere in Maria. Plinio Corrêa de Oliveira ricorda che in natura «esiste una scala nella quale il primo gradino è il mondo reale; il secondo è l’archetipo del reale; nel terzo, e più elevato, c’è il mondo dei possibili»[17].

    Il possibile ha una determinata essenza che non esiste, ma che può esistere. Questa potenzialità ad esistere possiede però una certa “consistenza” metafisica, in quanto costituisce «un atto dell’intelletto divino»[18] a cui gli intelletti creati partecipano e, in virtù di tale partecipazione, ad essi è data la capacità di conoscere i possibili in Dio.

    La contemplazione dei possibili non distrae, bensì fortifica; non astrae dalla realtà, ma incita alla lotta. Vivere in Maria, vivere nel suo Regno, può paragonarsi al momento culminante nel quale la molla giunge al massimo della sua trazione prima di spiegare la sua forza. «È in questa zona della realtà che l’uomo deve abitare mentalmente per avvicinarsi in Dio – afferma Plinio Corrêa de Oliveira –. E deve considerarsi in esilio, ogni volta che deve scendere al concreto, perché il concreto non è l’acme della realtà»[19].

    Nel corso della sua storia e nei limiti posti dalla natura umana decaduta, la Cristianità, attraverso la sacralità delle istituzioni che si diede e la cultura e le arti che profuse, ha dimostrato che vivere in un mondo di possibili, vivere di Fede ed essere alimentati dalla Grazia, produce ricchezze e tesori straordinari.

    Si pensi alla reggia di Versailles, al castello di Neushwanstein, all’Escorial, ai dipinti di Giotto e Caravaggio, a Dante e a san Tommaso, a Lepanto, a Carlo Magno, all’Impero ispanico del siglo de oro, al valzer viennese di Johann Strauss e all’Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni… ebbene, considerando tutto ciò si avrà forse soltanto una pallida idea dell’importanza per un’anima di vivere in Maria, e dei frutti di santità e grandezza che possono scaturire dalla corresponsione alla grazia divina.

    Che la Consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria possa essere preludio di una rinascita spirituale e possa affrettare l’avvento del suo Regno.

     

    Note

    [1] L’edizione di cui ci serviamo in questo scritto è quella accompagnata dalla ampia prefazione di padre Luka Cimirotic s.m.m., nella quale viene spiegato il significato teologico della Consacrazione mariana. L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, trad. it., SalusInfirmorum & Editrice Ancilla, Conegliano 2008, p. 292 [n. 257].

    [2] Quando si fa riferimento ad una spiritualità pliniana si allude alla peculiare declinazione di elementi teologici, filosofici e spirituali – facenti parte del Magistero della Chiesa – propria del dott. Plinio, da cui egli ricava una modalità precipua d’intendere e vedere la realtà. Una sintesi assai efficace la offre P. Corrêa de Oliveira, A innocência primeva e a contemplação sacral do universo no pensamento de Plinio Corrêa de Oliveira, Ipco, San Paolo 2008 (trad. it., Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, Cantagalli, Siena 2013).

    [3] Queste conferenze vennero trascritte da alcuni membri dell’uditorio lì presente; sono state in seguito riviste ed adattate al linguaggio scritto e sono liberamente consultabili sul sito internet dedicato al pensatore brasiliano. Cfr. P. Corrêa de Oliveira, Comentários ao “Tratado da verdadeira devoção a Nossa Senhora” [in URL: https://www.pliniocorreadeoliveira.info/DIS_1951_tratado_da_verdadeira_devocao_Nossa_Senhora_comentarios_indice.htm#.Yjhp202ZOxG].

    [4] Id., Nossa Senhora foi sempre a Luz da minha vida. O testamento do cruzado do século XX, in Catolicismo, anno XVLI, n. 550, San Paolo 1996, pp. 34-35.

    [5] Id., Introdução, in Comentários ao “Tratado da verdadeira devoção a Nossa Senhora”, cit.

    [6] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., p. 295 [n. 261].

    [7] Cfr. P. Corrêa de Oliveira, Fazer todas as ações em Maria: comentários ao tópico 261 do “Tratado da Verdadeira Devoção à Ssma.Virgem”, in Santo do Dia, 5 giugno 1972.

    [8] Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, n. 47.

    [9] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., pp. 295-296 [n. 261].

    [10] P. Corrêa de Oliveira, in Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, cit., p. 109.

    [11] Id., Viver em Maria: comentários aos tópicos 262 e 263 do “Tratado da Verdadeira Devoção à Ssma.Virgem”, in Santo do Dia, 16 giugno 1972.

    [12] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., pp. 294-295 [n. 260].

    [13] «Che cosa vuol dire a questo proposito “ambiente”? È l’espressione dell’anima che, attraverso il gioco delle forme e dei colori, una persona è riuscita a comunicare a oggetti materiali. [...] Quando ci si trova di fronte a un “ambiente”, proprio perché esprime uno stato dell’anima, esso non può essere moralmente indifferente: o sarà buono e favorirà le anime nella considerazione e nell’assimilazione di Dio, o sarà cattivo e agirà in senso opposto» (P. Corrêa de Oliveira, Note sul concetto di Cristianità. Carattere spirituale e sacrale della società temporale e sua “ministerialità”, trad. it, in Id., Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Sugarco, Milano 2009, VIII, pp. 233-234).

    [14] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., p. 120 [n. 38].

    [15] Ivi, p. 266 [217].

    [16] P. Corrêa de Oliveira, in Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, cit., p. 173.

    [17] Ivi, p. 186.

    [18] Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, I, q. 15.

    [19] P. Corrêa de Oliveira, in Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, cit., pp. 193-194.

     

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