Il socialismo autogestionario

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Il doppio gioco del socialismo francese:

Nella strategia, gradualità – Nella meta, radicalità

 

Il socialismo autogestionario:

in vista del comunismo,

una barriera o una testa di ponte?

 

Messaggio delle Società di Difesa della

Tradizione, Famiglia e Proprietà – TFP

dell’Argentina – Bolivia – Brasile – Canadà – Cile – Colombia – Equatore – Francia – Portogallo – Spagna – Stati Uniti – Uruguay - Venezuela

 

IN FRANCIA:

la vittoria del Partito Socialista mette ad un incrocio

la maggioranza dell’elettorato di centro e di destra

 

IN OCCIDENTE:

la vittoria elettorale dà al Partito Socialista ampi mezzi

diplomatici e propagandistici per l’incremento della guerra

psicologica rivoluzionaria all’interno di tutte le nazioni

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Meta socialista per la Francia

• Conferma della laicità di Stato — il matrimonio equiparato alla libera unione — completa libertà sessuale — "riabilitazione" dell'omosessualità — accesso libero e gratuito agli anticon­cezionali — libertà di aborto sia per adulti che per minorenni — agonia e morte dell'insegnamento privato — educazione statale dai due anni d'età.

• Nazionalizzazione della grande e media impresa urbana — socializzazione progressiva della vita rurale — la via auto­gestionaria — l'assemblea operaia, arbitro finale di ogni impresa — il ruolo dei dirigenti e dei tecnici nelle imprese autogestionarie: ubbidienza — lotta di classe — partecipazione dei consumatori nella direzione dell'impresa.

• Il modello autogestionario per la famiglia: bambini autogestionari, lotta di classe contro i genitori — per la scuola: studenti autogestionari, lotta di classe contro gli insegnanti.

• La società autogestionaria modella un nuovo tipo d'uomo: agnostico — con una moralità anti-cristiana — con un tetto di progresso individuale molto limitato — soggetto in tutto alla maggioranza, in comitati nei quali è elettore — comitati che lo "aiutano" pianificando persino il suo tempo libero, i suoi divertimenti e l'arredamento della sua dimora.

• L'applicazione radicale della trilogia Liberté – Egalité – Fraternité — il livellamento delle classi sociali — la dissoluzione dello Stato — la galassia delle micro-comunità — l'intero rovesciamento della monarchia, solo quando non esisteranno più imprenditori in tutta la Francia.

• L'autogestione socialista: meta internazionale al cui servizio il Partito Socialista ha promesso di strumentalizzare il governo, la ricchezza, il prestigio ed il rayonnement mondiale della Francia.

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La Rivoluzione Francese alla fine del XVIII secolo, le agitazioni rivoluzionarie del 1848, la Comune di Parigi del 1871 e l'esplo­sione ideologica e impulsiva della Sorbona nel 1968 furono delle importanti pietre miliari non solo nella storia della Francia ma di tutta la storia del mondo occidentale.

Infatti questi movimenti, ciascuno a modo suo e con le specifiche proporzioni ad esso proprie, diedero un'espressione internazionale ad aspira­zioni e dottrine che sorsero in parte in Francia in parte altrove, ma che tutte quante fermentarono in quel paese con una capacità di propagazione del tutto unica. Gli eventi storici così generati in Francia incontrarono e misero in moto nello spirito dei paesi dell'Occidente, aspirazioni, tendenze ed ideologie, le quali, sviluppandosi, marcarono l'evoluzione psicologica, culturale, politica e socio-economica di tali paesi nei secoli susseguenti.

Lo stesso sta accadendo ora con la "rivoluzione" incruenta, ma non per questo meno profonda, che la vittoria elettorale del Partito Socialista del 10 maggio 1981, e la conseguente ascesa di Mitter­rand alla presidenza, ha messo in moto, con la sua catena relativa di cause ed effetti. Le crisi che col­piscono (in misura peraltro diversa) il regime comunista e quello capitalista stanno risvegliando in tutto il mondo delle tendenze e dei movimenti che si vantano d'esser particolarmente moderni, e che credono di trovare l'espressione chiara, con­cisa e vittoriosa di tutto o quasi tutto ciò che pen­sano e desiderano nel socialismo autogestionario ora in potere a Parigi. Il che, naturalmente, li mette in marcia verso la conquista di simili suc­cessi nei loro paesi, per il profitto e la gioia, sia notato, del comunismo internazionale, del quale il socialismo è solo un caudatario ed un compagno di viaggio.

Portando questo Messaggio a conoscenza dell'intelligente e colto pubblico d'Italia, l'UFFICIO TRADIZONE FAMIGLIA PROPRIETA'  con sede a Roma, è sicuro di aver toccato un argomento capace di incidere a fondo, nei prossimi anni, il futuro dell'Occidente, e quindi del Mondo.

Firmata dalle società — autonome e consorelle — che costituiscono la grande famiglia delle TFP in tredici paesi, questo Messaggio è stesura del Professore Plinio Corrêa de Oliveira, Presidente del Consiglio Nazionale della Società Brasiliana di Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà.

 

PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA è nato a São Paulo (Brasile), nel 1908. Laureato nella Facoltà di Legge dell'Università di São Paulo, si è distinto fin da giovane come oratore, conferenziere e giornalista cattolico. Tra le fondatori e le guide della Lega Elettorale Cattolica, è stato il deputato più votato di tutto il paese per l'Assemblea Costituente federale del 1932. Professore di Storia della Civiltà presso il Corso Universitario dell'Università di São Paulo, come pure di Storia Moderna e Contemporanea nelle Facoltà São Bento e Sedes Sapientiae della Pontificia Università Cattolica di São Paulo. Presidente della Giunta Arcidiocesana dell'Azione Cattolica di São Paulo. Collaboratore degli organi cattolici "Legionario" e poi "Catolicismo", e del quotidiano "Folha de S. Paulo". Principali opere: In difesa dell'Azione Cattolica, Rivoluzione e Contro­rivoluzione, Riforma Agraria — Questione di Coscien­za (in collaborazione con altri autori), Accordo con il regime comunista: per la Chiesa, una speranza o l'auto-demolizione?, Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo, La Chiesa dinanzi alla scalata della minaccia comunista — Richiamo ai Vescovi silenziosi, Tribalismo Indigeno, ideale comunista-missionario per il Brasile nel secolo XXI e Sono Cattolico: posso essere contro la Riforma Agraria? — Nel 1960, ha fondato la SOCIEDADE BRASILEIRA DE DEFESA DA TRADIÇÃO, FAMILIA E PROPRIEDADE — TFP — e da allora è stato Presidente del Consiglio Nazionale di questa organizzazione. Ispirate a Rivoluzione e Contro­rivoluzione e ad altre opere del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, si svilupparono ugualmente delle TFP ed altre associazioni consorelle in dodici paesi delle Americhe e dell'Europa.

 

 

I. Il centro e la destra di fronte al socialismo francese: l’illusione ottimista, la portata della sconfitta e l’incrocio

 

1. L'illusione

Per l'“uomo della strada” della maggior parte dei paesi occidentali, il Partito Socialista francese è, come tanti altri, il risultato di una combinazione di interessi e di vanità personali concentrati attorno ad un programma di partito che viene accettato con più o meno convinzione.

Questo si capisce. L'opinione pubblica mon­diale viene informata sul socialismo princi­palmente per mezzo della televisione, della radio e della stampa. E l'immagine del Partito Socialista (PS) presentata implicitamente che esplicitamente dai mezzi di comunicazione di solito è questa: a) un elettorato costituito in maggioranza da lavoratori manuali, imbevuti a vari livelli dalla mentalità del partito, ma che include pure molti elettori della borghesia, le cui tendenze conciliatorie socio-economiche convergono, su un punto o l'altro, con vaghe simpatie filosofiche per un socialismo "filan­tropico"; b) dei quadri dirigenti che sono formati, almeno ai livelli alti e medi, da uomini politici di professione, la cui preoccupazione principale è di conquistare il potere e di conseguenza abituati a tutte le flessibilità e a tutte le audacie, ma anche alla prudenza e ad ogni concessione necessarie per arrivare al successo.

Però questa visione globale del socialismo ha poco di oggettivo. Corrisponde alle illusioni ottimistiche di molti opponenti politici del PS; illusioni che hanno considerevolmente contri­buito alla recente vittoria di questo partito.

Queste illusioni mettono gli elettori francesi di centro e di destra ad un incrocio decisivo.

 

2. Uno sguardo al PS reale

Osservato senza illusioni né ottimismo, il PS lascia vedere un carattere ideologico monoliti­camente forte. Deduce sistematicamente tutto il suo programma politico, economico e sociale dai principi filosofici da esso accettati. E l'applicazione completa ed inesorabile di questo programma ad ogni individuo e ad ogni nazione — alla Francia quindi, come pure al resto del genere umano — è la meta finale dell'azione concreta preconizzata dal Partito.

Qual'è il mezzo per ottenere questo gigan­tesco obiettivo? La manipolazione graduale della cultura, della scienza, dell'uomo e della natura, facendo uso di tattiche sofisticate di dissimulazione. Ed anche la strumentalizza­zione, degli organi statali, nel caso che il Partito giunga al potere.

Secondo il PS, sebbene questo debba esser fatto con la gradualità lenta che quasi sempre viene richiesta dalle circostanze, deve essere accelerato sempre che possibile. Durante tutto questo processo, non si deve dire nean­che una parola, non si deve fare nessun passo che non abbia come meta suprema l'anarchia finale (nel senso etimologico della parola), il che è, inoltre, il fine desiderato dai teorici comunisti.

Questo carattere del PS traspare chiara­mente dai suoi documenti ufficiali, dai libri di autori che rappresentano il suo pensiero, e pure dagli scritti di circolazione interna intesi più che altro alla formazione dei suoi membri.

Tutto questo materiale, oltre ad esser assor­bito nelle file del PS, circola in altri ambienti: fra membri della sinistra di diverse grada­zioni, intellettuali e uomini politici all'infuori della sinistra, e così via, aumentando gra­dualmente il numero dei simpatizzanti del Partito. Ma l'”uomo della strada” poco sa, o niente, di questo materiale. (1)

 

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1. Questa caratterizzazione del Partito Socialista è sicuramente documentata.

Il Partito Socialista Francese quale è oggi sorse dal Congresso di Epinay del 1971. Da allora la nuova organizzazione politica ha pubblicato diversi documenti ufficiali, in mate­ria di dottrina e programmi. Tali pubblicazioni sono eseguite particolarmente durante i suoi congressi nazionali (tenuti ogni due anni) e durante le campagne elettorali. A queste si aggiunge un numero significativo di pubblica­zioni interne destinate alla formazione dei suoi aderenti o per diffondere le conclusioni dei diversi convegni e seminari del Partito.

Dal momento che è impossibile citare l'abbondanza del materiale prodotto in tal modo, daremo preferenza nelle nostre cita­zioni a tre documenti assolutamente fonda­mentali del PS.

a) Il Projet socialiste pour la France des années 80 (Progetto socialista per la Francia degli anni 80, Club Socialiste du Livre, Parigi,  maggio 1981, 380 pagine) presenta le ambizioni dei socialisti francesi per il prossimo decennio. Il Progetto ridefinisce le priorità socialiste ed annuncia in anticipo le principali iniziative per cui l'azione del PS sarà nota al popolo francese. Occorre far presente che non abroga i testi e programmi precedenti del Partito (a cui si farà riferimento qui sotto). Anzi, "esso li prolunga per allargare allo stesso tempo il loro campo di azione e la loro portata" (p. 7).

Nel convegno nazionale del Partito tenuto ad Alfortville il 13 gennaio 1980, il Progetto fu approvato dal 96% dei voti. Il posteriore Manifesto di Créteil del 24 gennaio 1981, come pure le 110 Propositions pour la France (110 Proposte per la Francia), che apparvero con­temporaneamente, trassero ispirazione dal Progetto. Sulla base di questi due documenti, approvati all'unanimità al Congresso di Cré­teil, il Partito Socialista lanciò la campagna presidenziale di Mitterrand (vedi "Le Poing et la Rose" n. 91, febbraio 1981).

b) Nel 1972 il PS e il PC iniziarono trattative per fissare un accordo di governo dal quale è risultato il Programme commun de gouvernement de la gauche (Programma co­mune di governo della Sinistra), che ebbe validità per cinque anni. Nel 1977, dal momento che i due partiti non avevano rag­giunto un'intesa per il rinnovo dell'accordo, il Partito Socialista aggiornò di proprio conto questo Programma comune. Ai primi del 1978, durante la campagna elettorale, il Partito Socialista pubblicò il programma aggiornato per poter dare all'opinione pubblica “la possibilità di giudicare in base a documenti” che cosa farebbe il Partito se vincesse le elezioni, come pure per permettere "ad ognuno di seguire la sua applicazione" (vedi Le Pro­gramme commun de gouvernement de la gauche — Propositions socialistes pour l'actualisation — Flammarion, Parigi, 1978, 128 pagine, con prefazione di FRANÇOIS MITTER­RAND, p. 3).

c) Finalmente, le Quinze thèses sur l'auto­gestion (Quindici tesi sull'autogestione), adot­tate dal Convegno Nazionale del Partito Socialista il 21 e 22 giugno 1975 (vedi "Le Poing et la Rose", supplemento al n. 45, 15 novembre 1975, 32 pagine) sono di particolare interesse dal momento che i socialisti francesi presentano in esse la prospettiva di una società autogestionaria in qualità di "contributo proprio del Partito Socialista, per ora sul piano teorico, alla storia del movimento dei lavoratori" (vedi "Documentation Socialiste", Club Socialiste du Livre, supple­mento al n. 2, senza data, pp. 42-43) e pretendono di aver conferito un nuovo con­tenuto all'idea dell'autogestione (vedi "Documentation Socialiste", n. 5, senza data, p. 58).

Con questi documenti il Partito Socialista ha pensato di dare al lettore ordinario un gruppo di nozioni sufficientemente ampio per potersi accattivare il suo appoggio razionale e il suo voto. Essi perciò formano, tanto per dire, l'autoritratto del PS, un ritratto la cui fedeltà non può essere messa in dubbio dal momento che bisogna presumere che un movi­mento che ha appena conquistato una tale abile vittoria strategica sia capace di definire sé stesso. Inoltre, i socialisti assumono decisa­mente la responsabilità per ciò che essi pubbli­cano. Si legge nel Projet socialiste: "Noi siamo gli unici a prenderci il rischio di spiegare le nostre tesi con nero su bianco, ed a farlo mediante l'irriducibilità della stampa. ...  Noi ci mostriamo tali e quali siamo" (op. cit., p. 11).

Una volta entrato in carica, il Primo Minis­tro socialista Pierre Mauroy presentò una Déclaration de politique générale du Gouvernement durante la sessione dell'As­semblea Nazionale dell'8 luglio. In questa Dichiarazione e nel dibattito parlamentare che fece seguito, il Primo Ministro confermò la direttiva generale del Projet socialiste, dando in tal modo un contributo importante alla definizione del Partito Socialista dal punto di vista della sua ideologia e del suo programma (vedi "Journal Officiel — Débats Parlementaires", 9 e 10/7/81). Peraltro, il Primo Minis­tro affermò espressamente in quella occasione di aver ottenuto dal "consiglio dei ministri l'autorizzazione a vincolare ufficialmente il governo a questa dichiarazione di politica generale, secondo l'articolo 49 della Costitu­zione" ("Journal Officiel", 9/7/81, p. 55).

* Il riferimento a questi documenti nel pre­sente lavoro sarà fatto nella forma delle abbre­viazioni: "Progetto", "Programma Comune — Proposte di aggiornamento", "Quindici Tesi", e "Dichiarazioni di politica generale" rispettivamente. La sottolineatura in neretto delle citazioni è nostra.

* Il Le pubblicazioni del Partito Socialista usano l'espressione Progetto socialista sia per designare particolarmente il documento Projet socialiste pour la France des années 80, come pure per riferirsi più genericamente al nuovo progetto di società che essi propongono per la Francia e per il mondo, e che essi chiamano Projet autogestionnaire. In questo caso, le espressioni "Progetto socialista" e "Progetto autogestionario" sono sinonimi. Nel testo del presente lavoro si mantiene lo stesso uso ambivalente dell'espressione (a volte par­ticolare, a volte generale). Il lettore noterà con facilità il senso che viene impiegato, tanto più che le citazioni delle fonti socialiste adoperate in questo lavoro non danno adito a confusione.

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3. Il vero significato dell'ascesa del socialismo in Francia – L'astensione elettorale, grande fattore della sconfitta del centro e della destra

Osservatori ed analisti delle recenti elezioni presidenziali francesi sono convinti che il candidato vittorioso della sinistra è stato aiutato da voti provenienti da settori di considerevole importanza sia del centro che della destra. Siccome il margine di Mitterrand sul suo oppositore è stato di 1.065.956 voti (3,51% dei suffrages exprimés — cioè il numero netto di voti, scontando quelli in bianco e quelli nulli) nel secondo turno delle elezioni, questo spostamento di voti del centro e della destra al candidate socialista è stato un fattore considerevole — forse decisivo — nella gara elettorale. A ciò basti considerare che lo spostamento della metà di questa differenza avrebbe avuto per risultato l'uguaglianza dei voti (vedi Quadro I — Come 500 mila voti decisero le elezioni presidenziali francesi).

Questa fuga di voti sorprende. Vent'anni fa un qualsiasi membro del centro o della destra che fosse cosciente della sua autenticità avrebbe considerato un tradimento l'appoggio ad un candidato del PS, specialmente se questi si fosse presentato in coalizione aperta con il Partito Comunista (PC). (2) Nel 1981 questa coerenza ai propri principi non agì in molte persone del centro e della destra di età diverse (3), che con una tranquillità, a volte indo­lente, a volte sconsiderata, queste votarono per Mitterrand. Come questo è stato possibile?

 

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2. Sebbene esista un'alleanza aperta tra il Partito Socialista e il Partito Comunista, il suo beneficiario deve essere ancora legger­mente dissimulato. Ciò significa che i socialisti debbono essere coloro che emergono:

"E’ necessario che il Partito Comunista accetti questa evidenza della politica francese: la maggioranza dei francesi non affiderà il proprio governo alla sinistra a meno che non abbia la certezza che il socialismo instaurerà la libertà per il nostro tempo.

"Sia che vogliano o no, per conseguirlo, è necessario che il Partito Socialista appaia come la forza animatrice dell'alleanza. Ciò non detrae alcunché dal ruolo che il Partito Comunista vi dovrebbe recitare" (Progetto, p. 366).

Da parte loro, i comunisti hanno compreso bene il proprio ruolo. Secondo il Segretario Generale del PS, Lionel Jospin, un milione e mezzo di votanti comunisti (un quarto del Partito) hanno votato per Mitterrand già nel primo turno delle elezioni presidenziali (vedi "Le Poing et la Rose", n. 83, 30/5/81, p. 1).

 

3. I riferimenti del presente lavoro fatti sulla destra non comprendono la destra fran­cese tradizionalista che ha spesso una ispira­zione cattolica e la cui azione presumibile nelle elezioni del 1974, 1978 e 1981 è difficile da discernere ed è perciò di difficile valutazione.

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Ma i falli del centro e della destra non finirono lì. Le loro apatiche campagne elet­torali non ebbero il dinamismo e la force de frappe che è indispensabile per attirare l'ap­poggio popolare. E queste qualità non man­carono dal lato socialista-comunista.

Questa mancanza di impegno, che naturalmente si fece notare ancor più nelle elezioni legislative, ebbe pure un'altra conse­guenza: l'aumento delle astensioni in un'ele­zione così importante per il futuro della Francia e del mondo, dove niente meno che 10.783.694 elettori (ben 29,67% dell'elet­torato) si astennero nel primo turno. È signifi­cativo che il numero delle astensioni fu allora maggiore del numero dei voti ottenuto dal PS (9.432.537).

La grande perdita nel conteggio finale fu quella sofferta da parte del centro-destra, la cui votazione totale cadde da 14.316.724 nel primo turno delle elezioni presidenziali (26 aprile) a 10.892.968 nel primo turno delle elezioni legislative (14 giugno) — una perdita di 3.423.756 voti in un periodo così breve di tempo. Siccome il numero di astensioni aumentò di 3.900.917 tra un'elezione e l'altra, e siccome il voto della sinistra aumentò solo di poco (vedi Quadro II — Astensioni e disper­sione del centro e della destra hanno favorito la sinistra nelle ultime elezioni legislative fran­cesi), tutto fa credere che la maggior parte di coloro che si erano astenuti appartenevano alle schiere del centro e della destra. Tra questi, normalmente saranno stati più numerosi coloro che decisero di non votare sia a causa di querele di partito, sia perché preferirono semplicemente passare la domenica delle elezioni nel modo che sembrò loro più comodo e divertente.

Questo fatto — decisivo ad un momento cruciale — può venir chiarito in larga misura dall'illusione che non avrebbe avuto delle conseguenze drammatiche la vittoria di un partito, senza dubbio di sinistra ma tollerante.

Un'altra conseguenza di questa visione ottimistica fu che delle piccole circostanze personali, regionali ed altre, come pure il fascino che aveva la vittoria dì Mitterrand, furono abbastanza forti da far sì che molti del centro e della destra votassero per il PS, contribuendo così a colamenti simili a quelli occorsi nelle elezioni presidenziali.

Insomma, tutto porta a credere che il numero maggiore, sia di astensioni come il trasferimento di voti da un partito all'altro, sia occorso nei partiti organizzati meno rigida­mente. A meno di non immaginarsi un PS od un PC in via di rammollimento disciplinare o cercando di entrare in gara astensionista con gli avversari di centro e di destra...

Cosicché il PS dunque vinse, ma la sua vittoria non significa un aumento dell'elet­torato socialista, come la propaganda di sini­stra diffonde abilmente in tutto il mondo.

Comparando le elezioni legislative del 1978 a quelle che si sono tenute ultimamente, troviamo che il voto di sinistra è rimasto praticamente lo stesso: 14.169.440 nel 1978 e 14.026.385 nel 1981 (in ambedue casi queste sono cifre del primo turno, perché, data la particolarità del sistema elettorale francese, questo è l'unico turno in cui è possibile fare comparazioni). Siccome in questo periodo il numero di elettori è aumentato di 1.138.675, il fatto che il voto totale della sinistra sia rimasto stazionario indica in effetti una diminuzione percentuale effettiva in relazione all'insieme del corpo elettorale. Quindi la sinistra, che nel 1978 riuscì ad avere l'appoggio del 40,25% dell'elettorato totale, ora riportò solo il 38,59% — una cifra che è ben lontana dal rappresentare la maggioranza dell'elettorato (vedi Quadro III — Ristagno dell'elettorato di sinistra nelle elezioni legisla­tive dal 1978 al 1981).

Quindi la recente vittoria del PS si deve meno ad un rafforzamento reale della sinistra e più a un desinteressamento ed a una dispersione nel centro e nella destra. Come vedremo più avanti, questa dispersione fu dovuta in parte al disorientamento ed alla frammentazione di una porzione consi­derevole dell'elettorato cattolico.

Se la vittoria del socialismo fosse dovuta a un aumento di elettori specificamente di sinistra, il fenomeno forse sarebbe diffi­cilmente reversibile. Ma siccome la sconfitta è stata causata dal disorientamento del centro e della destra, tutto il terreno perduto può esser ancora riguadagnato, ed alla vittoria socialista del 1981 potrà seguire la sconfitta della sinistra nelle elezioni future.

Che queste considerazioni servano d'in­coraggiamento a quelli che immaginano che l'avanzamento del socialismo sia definitivo e che, invece di far uso delle loro libertà politiche per organizzare immediatamente un'opposizione ordinata ma briosa, inflessibile e fertile, corrono invece dai vincitori per dar loro la mano e collaborare con loro. In questo modo essi rinunciano alla lotta per arrestare la scivolata del loro paese per la rampa del socialismo (che essi stessi chiamano sfug­gente) verso il comunismo (che riconoscono come mortale). La loro spiegazione: la vittoria socialista è un fatto consumato — come se veramente ci fossero fatti consumati nel mondo instabile di oggi.

4. Posta la vittoria del PS, che cosa fare? — L'incrocio

Ma, per ora, i fatti sono li... Il PS ha oggi il Potere Esecutivo. E persino senza l'appoggio dei 44 deputati del Partito Comunista e di altri 20 deputati di piccoli partiti di sinistra, ha una maggioranza assoluta nella Camera dei Depu­tati, con 265 dei 491 seggi. Per riguadagnare tutto ciò che hanno appena finito di perdere, i francesi di centro e di destra debbono optare per la migliore strategia in relazione al PS. Ma per fare questo c'è bisogno di aver chiaro cos'è il PS; debbono scegliere fra la versione piut­tosto fittizia di un PS opportunistico e conci­liatore, e la realtà di un PS propulsore efficiente della marcia graduale ma decisa verso il collettivismo totale.

Le ripercussioni della vittoria del PS e dell'instaurazione del regime socialista in Francia aumenterà il dinamismo dei movi­menti sinistrorsi negli altri paesi. Questo, oltre all'intenzione annunciata dal governo attuale francese di interferire in quei paesi, propone un'analoga questione di strategia per i loro centri e per le loro destre. La vittoria del socialismo francese ha già incominciato a risvegliare negli uomini politici europei ed americani di sinistra l'impressione che la bandiera socialista abbia improvvisamente acquistato un nuovo potere nell'attrarre moltitudini in tutto l'Occidente. Questi si immaginano che il potere elettorale dimo­strato dal socialismo in Francia sia molto più grande di quello che realmente non sia di fatto, e scintille di entusiasmo socialista auto­gestionario stanno cominciando ad accendersi in varie nazioni. Se l'immagine conciliatrice del PS è reale, questo fatto non è una minaccia importante. Ma se, invece, il socialismo fran­cese mira precisamente a raggiungere le stesse mete che si ripropone il comunismo, allora diventa necessario schiarire e mettere all'erta l'opinione pubblica. Tanto più che nessuno sa fino a dove possa arrivare, ai nostri giorni, la strumentalizzazione di qualsiasi tendenza sinistrorsa nell'opinione pubblica mondiale, essendo essa manipolata con un tale successo in tutto il mondo dall'attuale guerra psicologica rivoluzionaria di Mosca.

 

5. La scelta della strategia: aspetti del socialismo francese

Senza dubbio quanto più l'immagine che il pubblico si forma ora del PS sarà fedele ed obiettiva, tanto più rapida ed appropriata potrà essere la sua scelta di strategia. Sebbene sia impossibile esaurire un tema così vasto in questo sommario globale, sembra che sia giunto il momento di esporre vari tratti caratteristici della dottrina e delle tattiche del PS francese e di far cadere le illusioni otti­mistiche che possono rallentare ed indebolire la lotta contro un pericolo così grave.

Categoria: Il socialismo autogestionario

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