La libertà della Chiesa nello Stato comunista

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IV — Non vi è modo di schivare il problema
L'utilità di questo studio sembrerà forse discutibile a qualche spirito frettoloso, che cercherà di evitare il difficile problema per mezzo di allegazioni preliminari che ci paiono interamente contestabili.
Enumeriamo, a titolo d'esempio, alcuni di questi preliminari e le risposte che potrebbero essere date:
• a) È evidente che la relativa tolleranza religiosa è mero artificio, comunista e che perciò questa prospettiva di un "modus vivendi" tra la Chiesa e qualunque regime comunista non può essere presa sul serio. — A questa osservazione qualcuno potrebbe replicare che nulla impedisce di supporre che certe tensioni interne, di natura molteplice, abbiano imposto a qualche governo comunista questa attitudine distensiva in materia religiosa. Così la distensione forse potrebbe avere una certa durata e consistenza, ed aprire nuove prospettive alla Chiesa;
• b) Qualunque accordo con gente che, come i comunisti, nega l'esistenza di Dio e la morale, non offre garanzie di essere rispettato. Così, anche se fosse ammesso che oggi essi vogliono, realmente, tollerare sino a un certo punto la Religione, domani, se converrà, scateneranno contro di essa la più brutale e completa persecuzione. — Riconosciamo che in principio è così. Però, una volta che la tolleranza religiosa dello Stato comunista sia basata sull'interesse, essenzialmente politico, di evitare o di ridurre difficoltà interne, e non sul rispetto alla parola data, tale tolleranza potrà durare tanto quanto queste difficoltà. Ossia, potrà durare eventualmente un prolungato spazio di tempo. Dunque, non per onestà ma per calcolo, forse le autorità comuniste compieranno durabilmente le clausole dell'accordo che proporranno a qualsiasi culto.
• c) Questo studio non avrà nessuna utilità per i popoli dietro la cortina di ferro, tra i quali il presente articolo non potrà circolare liberamente. Ai popoli al di qua della cortina di ferro esso non interessa. Per questi non si pone il problema della liceità di una possibile coesistenza della Chiesa col regime comunista. Poiché questo regime, nell'Occidente, non esiste. Il problema che interessa ai popoli occidentali non è se si può coesistere con un tale regime, ma quel che occorre fare per evitare che esso si impianti. Per conseguenza, questo studio non interessa a nessuno. — Per ciò che dice riguardo ai popoli di oltre cortina di ferro, non è vero che il presente studio non possa giungere alla loro conoscenza. Tanto è che giunse. L'ebdomadario "Kierunki", di Varsavia, editato dall'Associazione "Pax", influente movimento polacco di estrema sinistra "cattolica", pubblicò nel 1.° marzo u.s., nella sua prima pagina e con grande rilievo, una "Lettera Aperta al Dott. Plinio Corrêa de Oliveira", ampia e sdegnata protesta fatta contro questo articolo da un membro importante del movimento, Sig. Zbigniew Czajkowski. Ugualmente il Sig. Tadeusz Mazowiecki, redattore-capo del mensile "Wiez" e deputato del gruppo cattolico "Znack" alla Dieta polacca, pubblicò nella sua rivista, in collaborazione col Sig. A. Wielowieyski, un articolo nel quale abbiamo motivi di vedere una replica al presente studio (articolo "Otwarcie na Wschód" — "Wiez", n.° 11-12, novembre-dicembre 1963). Se è stato necessario confutare questo nostro articolo, è perché in alcun modo esso ha trasposto la cortina di ferro ed ha avuto ripercussione negli ambienti di dominazione comunista. Quanto all'interesse del tema nell'Occidente, la risposta a questa riflessione sarebbe che, realmente, vale di più prevenire un male che rimediarlo. Può darsi però che un paese occidentale, oppure vari allo stesso tempo, si vedano obbligati a scegliere tra due mali, cioè la guerra moderna, interna ed esterna, convenzionale e termonucleare, con tutti i suoi orrori, o l'accettazione di un regime comunista. In questo caso, occorrerà scegliere il male minore. Ed il problema sorgerà inevitabilmente: se la Chiesa può accettare la coesistenza con un governo e un regime comunisti, forse il male minore consisterà nell'evitare l'ecatombe bellica, accettando come un fatto compiuto la vittoria del marxismo; soltanto considerando che una tale coesistenza è impossibile, e che l'impianto del comunismo significa un grave rischio di estirpazione completa o quasi completa della Fede in un determinato popolo, soltanto allora il male minore sarà l'accettazione della lotta. Poiché la perdita della Fede è un male maggiore della scomparsa di tutto ciò che la guerra atomica può sterminare.
Come si può vedere, tutti questi preliminari, tendenti a schivare lo studio della questione in foco, non hanno consistenza. Il problema della liceità della coesistenza tra il regime comunista e la Chiesa deve essere considerato frontalmente, e può essere risolto in modo da soddisfare tutti gli animi cattolici, soltanto se analizzato nell'intimo dei suoi aspetti dottrinari.

IV — Non vi è modo di schivare il problema

 

L'utilità di questo studio sembrerà forse discutibile a qualche spirito frettoloso, che cercherà di evitare il difficile problema per mezzo di allegazioni preliminari che ci paiono interamente contestabili.


Enumeriamo, a titolo d'esempio, alcuni di questi preliminari e le risposte che potrebbero essere date:


• a) È evidente che la relativa tolleranza religiosa è mero artificio, comunista e che perciò questa prospettiva di un "modus vivendi" tra la Chiesa e qualunque regime comunista non può essere presa sul serio. — A questa osservazione qualcuno potrebbe replicare che nulla impedisce di supporre che certe tensioni interne, di natura molteplice, abbiano imposto a qualche governo comunista questa attitudine distensiva in materia religiosa. Così la distensione forse potrebbe avere una certa durata e consistenza, ed aprire nuove prospettive alla Chiesa;


• b) Qualunque accordo con gente che, come i comunisti, nega l'esistenza di Dio e la morale, non offre garanzie di essere rispettato. Così, anche se fosse ammesso che oggi essi vogliono, realmente, tollerare sino a un certo punto la Religione, domani, se converrà, scateneranno contro di essa la più brutale e completa persecuzione. — Riconosciamo che in principio è così. Però, una volta che la tolleranza religiosa dello Stato comunista sia basata sull'interesse, essenzialmente politico, di evitare o di ridurre difficoltà interne, e non sul rispetto alla parola data, tale tolleranza potrà durare tanto quanto queste difficoltà. Ossia, potrà durare eventualmente un prolungato spazio di tempo. Dunque, non per onestà ma per calcolo, forse le autorità comuniste compieranno durabilmente le clausole dell'accordo che proporranno a qualsiasi culto.


• c) Questo studio non avrà nessuna utilità per i popoli dietro la cortina di ferro, tra i quali il presente articolo non potrà circolare liberamente. Ai popoli al di qua della cortina di ferro esso non interessa. Per questi non si pone il problema della liceità di una possibile coesistenza della Chiesa col regime comunista. Poiché questo regime, nell'Occidente, non esiste. Il problema che interessa ai popoli occidentali non è se si può coesistere con un tale regime, ma quel che occorre fare per evitare che esso si impianti. Per conseguenza, questo studio non interessa a nessuno. — Per ciò che dice riguardo ai popoli di oltre cortina di ferro, non è vero che il presente studio non possa giungere alla loro conoscenza. Tanto è che giunse. L'ebdomadario "Kierunki", di Varsavia, editato dall'Associazione "Pax", influente movimento polacco di estrema sinistra "cattolica", pubblicò nel 1° marzo u.s., nella sua prima pagina e con grande rilievo, una "Lettera Aperta al dott. Plinio Corrêa de Oliveira", ampia e sdegnata protesta fatta contro questo articolo da un membro importante del movimento, sig. Zbigniew Czajkowski. Ugualmente il sig. Tadeusz Mazowiecki, redattore-capo del mensile "Wiez" e deputato del gruppo cattolico "Znack" alla Dieta polacca, pubblicò nella sua rivista, in collaborazione col sig. A. Wielowieyski, un articolo nel quale abbiamo motivi di vedere una replica al presente studio (articolo "Otwarcie na Wschód" — "Wiez", n.° 11-12, novembre-dicembre 1963).

Se è stato necessario confutare questo nostro articolo, è perché in alcun modo esso ha trasposto la cortina di ferro ed ha avuto ripercussione negli ambienti di dominazione comunista. Quanto all'interesse del tema nell'Occidente, la risposta a questa riflessione sarebbe che, realmente, vale di più prevenire un male che rimediarlo. Può darsi però che un paese occidentale, oppure vari allo stesso tempo, si vedano obbligati a scegliere tra due mali, cioè la guerra moderna, interna ed esterna, convenzionale e termonucleare, con tutti i suoi orrori, o l'accettazione di un regime comunista. In questo caso, occorrerà scegliere il male minore. Ed il problema sorgerà inevitabilmente: se la Chiesa può accettare la coesistenza con un governo e un regime comunisti, forse il male minore consisterà nell'evitare l'ecatombe bellica, accettando come un fatto compiuto la vittoria del marxismo; soltanto considerando che una tale coesistenza è impossibile, e che l'impianto del comunismo significa un grave rischio di estirpazione completa o quasi completa della Fede in un determinato popolo, soltanto allora il male minore sarà l'accettazione della lotta. Poiché la perdita della Fede è un male maggiore della scomparsa di tutto ciò che la guerra atomica può sterminare.


Come si può vedere, tutti questi preliminari, tendenti a schivare lo studio della questione in foco, non hanno consistenza. Il problema della liceità della coesistenza tra il regime comunista e la Chiesa deve essere considerato frontalmente, e può essere risolto in modo da soddisfare tutti gli animi cattolici, soltanto se analizzato nell'intimo dei suoi aspetti dottrinari.

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