Cile: il destino fatale dei Kerenski

 

 

Juan Antonio Montes Varas

 

Credo che non ci siano dubbi sul fatto che i risultati delle elezioni di domenica scorsa in Cile segnano una pietra miliare per il Paese. L'estrema sinistra sarà quella che deciderà la direzione della nuova Costituzione, governerà in molti comuni e potrà avere il governo regionale dell'area metropolitana di Santiago, la più importante della nazione.

Inoltre, non c'è dubbio su che cosa faranno con questi risultati: l'installazione di uno Stato al contempo onnipotente e paradossalmente insignificante. La consegna del potere a gruppi di pressione, i nuovi "soviet" che agiranno in tutti i campi della vita nazionale e lo smantellamento di ciò che resta dello Stato di diritto.

A ciò si deve aggiungere la disintegrazione del Cile come Paese unitario e l'apparenza artificiale di una pluralità di "nazionalità", "etnie", "territori autonomi" che renderanno infernale la sana convivenza tra cileni e impossibile lo sfruttamento delle risorse naturali localizzate in quelle aree.

 

La sinistra non lo nasconde, anzi, lo pubblica dai tetti

La domanda che sorge è sapere come si è arrivati ​​a una situazione così critica come quella attuale.

In Cile c'è sempre stato un settore ideologico dell'estrema sinistra che ha rivendicato l'eredità di Marx e Lenin. Di fronte a esso ci sono state due mentalità diverse da parte di chi non fa parte del fronte marxista.

Da una parte, una destra che non si è vergognata di mostrarsi come tale. Ma essa è minoritaria e disprezzata da un'altra parte, quanti credono che non si debba mai dire "di destra", bensì sempre "di centro".

Nel 1970, il Cile fu il primo Paese in cui un candidato ufficialmente marxista arrivò al potere tramite elezione. Il suo trionfo fu dovuto all'azione di questi "non marxisti" che gli "spianarono" la strada, a cominciare da Eduardo Frei Montalva, passato alla storia come "il Kerenski cileno".

L’attuale presidente Sebastián Piñera ha portato avanti un governo ispirato a questa mentalità.

Essa ha voluto dare credibilità ai settori dell'estrema sinistra, come se fossero correnti “meno cattive” e tanto democratiche come il resto dello spettro politico nazionale.

Tuttavia, l'estrema sinistra è una belva che si nutre con le concessioni dei falsamente moderati.

Piñera ha concesso loro la possibilità di cambiare la Costituzione per ottenere la pacificazione post-18 ottobre 2019 ( giorno della cosiddetta “esplosione sociale”, quando sono stati saccheggiati e incendiati edifici pubblici e privati in tutto il Paese da una ben preparata articolazione sotterranea ndt)”. L'estrema sinistra, lungi dall'essere soddisfatta, ha preso le distanze dalle trattative e ha mantenuto il clima di tafferugli, chiedendo l’eliminazione di tutti gli elementi moderatori, come era il bisogno di approvazione da parte di due terzi della nuova Costituzione nella Convenzione costituente.

E quando un fronte politico perde la convinzione nei propri ideali si auto-condanna a scomparire dalla scena.

 

Quanto accaduto nel 1970 si ripete mezzo secolo dopo

Non sappiamo cosa ci riserverà l'immediato futuro, le previsioni non potrebbero essere più fosche, ma almeno possiamo trarre una lezione: mai più i Kerenski al potere! Che è come dire “non fidarsi più di chi, pretendendosi di destra, non fa che nutrire, attraverso concessioni permanenti, l'appetito insaziabile delle belve di estrema sinistra”.

Manteniamo un'azione vigile per denunciare le loro manovre.