Venezuela, soldati disertano: Non vogliamo essere assassini!

 

 

di Raffaele Citterio

Sale la tensione al confine fra Venezuela e Brasile. Mentre l’esercito venezuelano si schiera per intercettare i propri cittadini che, in numeri sempre più consistenti, cercano di fuggire dal paradiso socialista, le guardie brasiliane devono fare miracoli per evitare sgradevoli incidenti.

La scorsa settimana, una pattuglia dell’Esercito brasiliano ha raccolto un gruppo di dieci soldati venezuelani che, varcando il confine dello stato di Roraima, voleva disertare. Il motivo: l’ordine del presidente Nicolás Maduro di sparare sui manifestanti che protestano contro il governo. I tre sergenti, due caporali e sei soldati della Guardia Bolivariana si sono consegnati ai brasiliani, esibendo le loro identificazioni e chiedendo asilo politico. “¡No queremos ser asesinos!”, ripetevano, “Non vogliamo essere assassini”.

Un loro rappresentante ha dichiarato ai microfoni del programma brasiliano Notícia da Hora: “Abbiamo deciso di abbandonare la Guardia Bolivariana dovuto alla sua politicizzazione, e alla pressione sotto la quale vive il popolo venezuelano. Non siamo assassini, e non vogliamo restare marchiati di fronte al mondo intero”.

Secondo gli ormai ex-soldati, le cosiddette Forze Armate Bolivariane sono in realtà controllate dai servizi di intelligence e dai gruppi paramilitari legati al socialismo. In questo modo, dichiarava un altro disertore, “le Forze Armate si sono trasformate in uno strumento del regime oppressore, per stanare quelle persone che sono a favore della libertà e della Costituzione, per portarle in prigione e, a volte, per ucciderle”.

Nello stesso servizio, Notícia da Hora ha intervistato Emilio González, sindaco del paesino venezuelano di frontiera Santa Helena de Uairén. Secondo il primo cittadino, solo nella scorsa settimana le Forze armate bolivariane hanno ucciso non meno di venticinque persone che cercavano di varcare il confine, lasciando anche per terra oltre ottantaquattro feriti. Dopo l’intervista, è dovuto fuggire con la famiglia per non diventare a sua volta un numero di questa macabra matematica.

Il reporter ha quindi intervistato alcune famiglie venezuelane appena arrivate. Interrogato sul motivo che lo ha spinto a un tale gesto, un giovane di venticinque anni, fuggito insieme alla moglie e alla loro figlia di due anni, racconta: “In Venezuela è impossibile trovare pannolini, latte, cibo, salviette sanitarie. Non c’è niente”.

E pensare che, fino agli anni Novanta del secolo scorso, il Venezuela era chiamato “la Miami dell’America Latina”, proprio per la sua opulenza. Sembra, però, che il socialismo abbia un dono speciale per trasformare l’oro in fango. E pensare che da noi vi sono persone che lo difendono a spada tratta, e non parlo soltanto di laici.

 

Attribuzione immagine: By Cancillería del Ecuador from Ecuador - Posesión de Nicolas Maduro como Presidente de la República Bolivariana de Venezuela, CC BY-SA 2.0, Wikipedia.

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