Che cos’è la virtù della fede e perché è importante 

 

 

Plinio Maria Solimeo

La fede, insieme alla speranza e alla carità, costituisce una delle tre virtù teologali. Ciascuna di esse ha Dio come oggetto. Nella sua Teologia della perfezione cristiana, il famoso teologo spagnolo P. Antonio Royo Marin spiega che «le virtù teologali sono le virtù più importanti nella vita di un cristiano, perché sono la base e il fondamento di tutte le altre. La loro funzione è quella di unirci intimamente a Dio come verità infinita, come beatitudine suprema e come bene supremo. Sono le uniche virtù che sono immediatamente legate a Dio; tutte le altre si riferiscono direttamente a cose distinte da Dio. Qui sta la suprema eccellenza delle virtù teologali.”1

Padre Royo Marin spiega che la fede, la più nota delle tre virtù teologali, è «infusa da Dio nell’intelletto, mediante la quale aderiamo fermamente alle verità divinamente rivelate sull’autorità di Dio che le rivela» 2.

Questa virtù può essere affrontata da molte prospettive. Basandosi sugli insegnamenti di influenti teologi, sui documenti del Magistero e, soprattutto, sui concili ecumenici, questo articolo la analizza da una prospettiva teologica meno conosciuta.

 

FEDE NATURALE E FEDE SOPRANNATURALE

La Santa Madre Chiesa ha sempre sostenuto che esistono due ordini di conoscenza, distinti l’uno dall’altro non solo nel principio ma anche nell’oggetto. Uno lo conosciamo per ragione naturale, l’altro per fede divina.

La fede naturale è la fiducia quotidiana fondata sulla ragione e sui sensi. Ad esempio: «Ho fede che questa medicina funzionerà». Essa mira a raggiungere la verità attraverso la ragione naturale.

La fede soprannaturale o divina, al contrario, ha come oggetto i misteri nascosti in Dio, che possono essere conosciuti solo attraverso la rivelazione divina. Pertanto, non contraddice la logica e le prove fisiche, ma le trascende fondandosi sulla Parola di Dio, che richiede all’uomo di aderire pienamente alla verità così come viene presentata.

Mentre la fede naturale è comune a tutti, la fede soprannaturale viene ricevuta e sviluppata attraverso la nostra unione con Dio e l’azione dello Spirito Santo. A volte, la fede richiede atti che sfidano le leggi naturali, come nelle richieste fatte a Mosè e ad Abramo.

Poiché la Chiesa cattolica e i suoi rappresentanti sulla terra sono i depositari della verità rivelata da Dio, il Concilio di Trento affermò che dobbiamo aderire pienamente, senza esitazione né il minimo dubbio, a ciò che essa insegna con suprema autorità come rivelato da Dio.

 

LA FEDE «È LA CERTEZZA DI CIÒ CHE SPERIAMO E LA PROVA DELLE COSE CHE NON VEDIAMO»

Nella sua epistola agli Ebrei (11,1), San Paolo definisce succintamente la fede come «la sostanza delle cose sperate, la prova delle cose che non si vedono». Pertanto, bisogna credere in ciò che non si vede ma che è stato rivelato da Dio.

La fede è il fondamento di tutte le virtù, poiché «tutte, compresa la carità, presuppongono l’esistenza della fede e poggiano su di essa come un edificio sulle sue fondamenta» ( ). ( ) spiega: «Senza fede è impossibile piacere a Dio. Chi si avvicina a Dio, infatti, deve credere che Egli esiste e che ricompensa coloro che Lo cercano» (Eb 11,6). Questo perché «è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è dono di Dio; non viene dalle opere, affinché nessuno se ne vanti» (Ef 2,8-9).

Riguardo alla necessità di avere fede, il Divino Salvatore disse ai suoi discepoli, che erano stupiti dal fatto che il fico che aveva maledetto fosse immediatamente appassito: «In verità vi dico: se avrete fede e non vacillerete, non solo farete ciò che è stato fatto al fico, ma anche se direte a questa montagna: “Alzati e gettati nel mare”, ciò avverrà. E in ogni cosa che chiederete nella preghiera, credendo, riceverete» (Mt 21, 21-22).

 

COME SVILUPPARE LA VIRTÙ DELLA FEDE

Padre Royo Marin spiega inoltre che «quando è informata dalla carità, la fede produce, tra le altre cose, due grandi effetti nell’anima: il timore filiale di Dio, che aiuta l’anima a tenersi lontana dal peccato, e la purificazione del cuore, che la eleva alle vette e la purifica dal suo affetto per le cose terrene» 3.

Inoltre, sia oggettivamente che soggettivamente, la fede può crescere e svilupparsi nelle anime fino a raggiungere un’altezza straordinaria. Questa crescita può essere raggiunta attraverso la preghiera quotidiana, la lettura attenta del Vangelo e la partecipazione fervente ai sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione, poiché la fede è nutrita dalla conoscenza di Dio e dall’obbedienza ai Suoi comandamenti, e soprattutto dall’aiuto della grazia divina.

La fede e la speranza scompariranno in Paradiso, e rimarrà solo la carità, perché le prime saranno sostituite dalla visione beatifica di Dio e dal possesso di ciò che era desiderato sulla Terra. Tuttavia, è impossibile sperare o amare senza fede e speranza sulla Terra.

 

PECCATI CONTRO LA VIRTÙ DELLA FEDE

Padre Royo Marin, nel suo eccellente trattato, spiega i vari peccati contro la virtù della fede.

«Secondo san Tommaso d’Aquino, i peccati contrari alla virtù della fede sono: l’infedeltà o il paganesimo, che, quando è volontario, è il più grande di tutti i peccati eccetto l’odio diretto verso Dio; l’eresia, che nega in particolare qualche dottrina rivelata o ne dubita volontariamente; l’apostasia, che è il completo abbandono della fede cristiana ricevuta nel Battesimo; la bestemmia, specialmente quella contro lo Spirito Santo; e l’ottusità del cuore e l’insensibilità dei sensi, che si oppongono al dono dell’intelletto e derivano soprattutto dai peccati della carne.”4

 

IL RUOLO DEI CONCILI ECUMENICI – NICEA

Ogni volta che è necessario discutere, definire e legiferare su questioni di fede, dottrina, morale e sulla loro applicazione pratica, la Chiesa cattolica convoca assemblee formali di vescovi e altri leader ecclesiastici in un concilio, che può essere locale o regionale. Tuttavia, un concilio ecumenico viene convocato quando è necessario ascoltare il parere di tutti i vescovi del mondo in comunione con il Papa. Tra i concili ecumenici più famosi vi sono quelli di Nicea, Trento e Vaticano I.

Il Concilio di Nicea, convocato dall'imperatore Costantino nel 325, fu il primo nella storia della Chiesa. Affrontò principalmente la natura divina di Gesù e il suo rapporto con Dio Padre, confutando gli insegnamenti eretici di Ario. Questa disputa portò alla stesura della prima parte del Credo niceno. Il concilio stabilì anche la data della Pasqua e promulgò venti nuove leggi ecclesiastiche, note come "canoni", che stabilivano regole disciplinari immutabili. Purtroppo, non riuscì ad affrontare altre questioni esclusivamente legate alla fede.

 

IL CONCILIO DI TRENTO

Un secondo concilio che segnò in modo significativo la vita della Chiesa fu il Concilio di Trento.

Il Concilio di Trento (1545-1563) fu un fondamentale concilio ecumenico della Chiesa cattolica convocato per rispondere alla Riforma protestante. Esso riaffermò i dogmi cattolici tradizionali, tra cui i sette sacramenti, l’autorità papale, la salvezza attraverso le opere e il culto dei santi. Promosse inoltre riforme interne, in particolare la creazione di seminari e il divieto della vendita delle indulgenze. Tutte le sue azioni avevano l'obiettivo comune di contenere l'avanzata protestante. Fu una pietra miliare della Controriforma, che riorganizzò la Chiesa e definì la dottrina cattolica per i secoli a venire.

I decreti del concilio furono così importanti da diventare le fonti primarie del diritto ecclesiastico per i quattro secoli successivi. Questi furono superati solo dalla promulgazione del Codice di Diritto Canonico nel 1917. L'Enciclopedia Cattolica afferma che questo concilio «emanò il maggior numero di decreti dogmatici e riformatori e produsse i risultati più benefici»5  riguardo alla fede e alla disciplina della Chiesa.

 

IL CONCILIO VATICANO I

A sua volta, il Concilio Vaticano I (1869-1870) fu un concilio ecumenico convocato da Papa Pio IX per riaffermare la dottrina cattolica contro gli errori del modernismo, del razionalismo, del liberalismo e del socialismo. Definì inoltre dogmi fondamentali, tra cui l’infallibilità papale, secondo cui il papa è infallibile quando parla ex cathedra in materia di fede e di morale. Rafforzò così l’autorità papale e l’unità della Chiesa in un periodo di significativi cambiamenti politici e culturali in Europa.

Il Concilio di Trento affermò che la fede è l'inizio, il fondamento e la radice della giustificazione, e che è impossibile piacere a Dio o essere tra i Suoi figli senza fede.

Il Concilio Vaticano I ampliò questa definizione aggiungendo che, poiché l'uomo dipende da Dio, deve sottomettere completamente la sua ragione all'Onnipotente, la verità increata. Pertanto, attraverso la fede, deve rendere completa obbedienza della sua mente e della sua volontà alle verità che Dio ha rivelato alla Sua Chiesa. Questo stato non si realizza solo attraverso la luce naturale della ragione, ma attraverso l'autorità di Colui che la rivela e che non può ingannare Se stesso né l'umanità. Perché la fede, secondo l'Apostolo (Eb 11,1), è «la sostanza delle cose sperate, la prova delle cose che non si vedono».

 

IL RUOLO DEI MIRACOLI E DELLE PROFEZIE

Tuttavia, affinché l’osservanza della fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che i segni esterni della Sua Rivelazione si unissero all’assistenza interiore dello Spirito Santo attraverso interventi divini quali miracoli e profezie. Questi dimostrano chiaramente l’onnipotenza e la conoscenza infinita di Dio, e sono segni della Rivelazione Divina adatti alla comprensione di tutti. Per questo motivo, Cristo Signore, così come Mosè e i profeti, compì molti miracoli e profezie evidenti. La Scrittura spiega il ruolo degli Apostoli: «Essi, poi, andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano» (Mc 16,20).

Il concilio stabilì: «Inoltre, per fede divina e cattolica, devono essere credute tutte quelle cose che sono contenute nella parola scritta di Dio e nella tradizione, e quelle che sono proposte dalla Chiesa, sia con una dichiarazione solenne sia con il suo potere di insegnamento ordinario e universale, come da credersi come divinamente rivelate».6

Tutto ciò vale per i cattolici, che hanno ricevuto il dono inestimabile della fede. E i non cattolici?

A questo proposito, il Concilio afferma che la Santa Chiesa, come «uno stendardo innalzato per le nazioni» (Is 11,12), invita continuamente coloro che non credono a venire a lei… poiché il Signore misericordioso incoraggia coloro che sbagliano e li aiuta con la sua grazia affinché possano giungere a conoscere la verità; egli conferma con la stessa grazia coloro che ha tratto dalle tenebre alla sua meravigliosa luce affinché possano perseverare in quella luce: Egli non abbandona mai nessuno, a meno che non sia chi lo abbandona». Pertanto, come stabilisce il concilio, «non è affatto uguale la condizione di coloro che, attraverso il dono celeste della fede, hanno aderito alla verità cattolica, e di coloro che, guidati da opinioni umane, seguono una falsa religione».

 

NOTE

  1. Antonio Royo Marin, O.P. e Jordan Aumann, O.P., The Theology of Christian Perfection (New York: The Foundation for a Christian Civilization, 1987), p. 309
  2. Ibid.
  3. Ibid., p. 310
  4. Ibid., p. 311, enfasi nell'originale.
  5. “Concilio di Trento”, The Catholic Encyclopedia, Concilio di Trento – Volume dell’Enciclopedia – Enciclopedia Cattolica – Catholic Online, consultato il 6 gennaio 2026.
  6. Tutte le citazioni dal Concilio Vaticano I sono tratte dalla Costituzione dogmatica “Dei Filius” | Inters.org.

 

Fonte: Tfp.org, 6 marzo 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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