1997

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La Rivoluzione omosessuale

 

di Julio Loredo

Sul numero di febbraio 1997, la rivista dei militanti omosessuali americani The Empty Closet pubblicizzava, insieme ad annunci sulle peggiori perversioni sessuali, una “Messa per omosessuali e lesbiche cattoliche”. La cerimonia, svoltasi nella cattedrale del Sacro Cuore di Rochester, New York, è stata presieduta dal vescovo, mons. Matthew Clark.

“Doni meravigliosi di Dio”

Alla funzione si sono presentati più di 1200 omosessuali, grazie anche all’intensa propaganda dei media. Al suono di musica jazz, le “coppie” omosessuali, mano nella mano, salivano il sagrato, dove li attendevano quindici sacerdoti e suore per dar loro il benvenuto.

Alcuni degli ospiti indossavano vestiti di pelle e catene, la “divisa” dei sado-masochisti, mentre altri si scambiavano baci ed effusioni ben oltre la decenza. Nell’omelia, punteggiata da scroscianti applausi, mons. Clark affermava: “Mi sia consentito di dirvi in tutta onestà che ci sentiamo più deboli, nella misura in cui non possiamo usufruire dei meravigliosi doni che Iddio vi dà per il bene della comunità. Noi tutti abbiamo tanto da imparare dalle nostre sorelle e dai nostri fratelli gay. Mi consentite di chiedervi di perdonarci per tutto il tempo in cui abbiamo mancato di onorarvi?”.

Al momento della comunione, tutti indistintamente - cattolici e non cattolici, credenti ed atei, pederasti e lesbiche - si sono accostati all’altare per ricevere le sacre specie. Ci sono state coppie che si sono accostate all’altare mano nella mano, hanno preso la santa particola e se la sono portata vicendevolmente alla bocca.

A quanti gli chiedevano perché non avesse almeno messo a disposizione dei confessori, il vescovo ha risposto che non se la sentiva di creare “un’ulteriore forma di discriminazione”. Dopo la messa, mons. Clark si è congedato da ognuno dei partecipanti con un grande abbraccio. Gli omosessuali se ne sono andati trionfanti, tanto che uno si è rivolto al suo partner esclamando: “Ora non dobbiamo più nascondere la nostra omosessualità. La Chiesa ci ha dato la sua benedizione!”.

Rivoluzione culturale

Questa “messa gay” segna un passo decisivo nella battaglia degli omosessuali tesa a far accettare il loro “stile di vita”. La diocesi di Rochester è forse all’avanguardia di questa tendenza ma non è per nulla un caso isolato. La vicenda si inserisce in un processo rivoluzionario ormai palese.

Dal secolo XIX, il mondo va subendo l’aggressione di una catena di rivoluzioni di matrice socialista e comunista. Al grido di “Proletari di tutto il mondo unitevi!”, i rivoluzionari si sono lanciati all’assalto del sistema borghese/capitalista con l’intenzione di distruggerlo e instaurare al suo posto la cosiddetta “dittatura del proletariato”.

Adesso siamo alle prese con una nuova rivoluzione, di carattere piuttosto culturale e morale, di cui la cosiddetta “liberazione omosessuale” è appena un aspetto. Entrambe le rivoluzioni, quella comunista e quella omosessuale, hanno essenzialmente lo stesso scopo finale: la distruzione della civiltà cristiana.

A differenza del comunismo, però, la rivoluzione omosessuale evita per quanto possibile di mostrarsi anticlericale. Anzi, il grido in favore della liberazione gay viene spesso proprio dalle sacrestie, ed è poi riecheggiato da un ventaglio di sedicenti associazioni cattoliche.

In un convegno di “pastorale omosessuale” tenutosi a Pittsburgh, il vescovo ausiliare di Detroit, mons. Thomas Gumbleton, ha aggiornato il celebre grido di Marx e Engels. Tra fragorosi applausi, mons. Gumbleton così incitava: “Omosessuali, venite fuori!”. L’“ unitevi” di Marx e il “venite fuori” di mons. Gumbleton hanno radici dottrinali comuni. Entrambi sono essenzialmente sovvertitori e puntano a distruggere due colonne della civiltà cristiana: la proprietà privata e la famiglia, e con esse tutto l’ordine socio-politico e morale.

“Teologia gay”

Com’era accaduto per la rivoluzione socialista/comunista, anche la rivoluzione omosessuale sta trovando una giustificazione “teologica”. Negli anni ’60 e ’70 c’era la cosiddetta “teologia della liberazione”. Adesso si sviluppano la “teologia gay” e la “teologia lesbica”. Sentiamo P. Robert Nugent e Sr. Jeannine Gramick, fondatori della New Ways Ministry:

“Negli anni ‘60, i teologi classici, europei ed americani, si sono confrontati con una nuova teologia sorta in America latina. Questa teologia della liberazione, come era allora chiamata, ha dato origine a molti gruppi di pressione, associazioni militanti, ecc. I suoi mentori partivano dell’esperienza di povertà, oppressione e marginalizzazione del Terzo Mondo. (. .. ) Allo stesso modo, noi aturalmente speriamo che i gay e le lesbiche, che formano un altro gruppo sociale oppresso, possano iniziare l’elaborazione di una teologia e una spiritualità dalla loro particolare esperienza”.

Al classico proletariato di Marx, nella rivoluzione culturale si aggiunge una confusa accozzaglia di “nuovi proletari”, categorie di persone che, in un modo o nell’altro, si sentono “oppresse”: le donne, gli indios, gli omosessuali, i neri, ecc. Dalla “esperienza di oppressione” di queste categorie, utilizzando strumenti dottrinali non molto diversi da quelli della teologia della liberazione, le sinistre religiose stanno sviluppando apposite “teologie”: teologia femminista, teologia indigenista, teologia gay/lesbica, teologia nera, e così via.

La reazione della TFP

Facendosi interprete della montante protesta della base cattolica per questi scandali a ripetizione, ultimo in ordine di tempo quello della “messa omosessuale” sopra citata, la TFP americana pubblicava un “Urgente appello alle nostre autorità ecclesiastiche” sotto forma di un manifesto su The Wanderer.

Dopo aver notato come questa perversione sia favorita dalle mistificanti interpretazioni di certi apologeti nel seno stesso della Chiesa, secondo cui ad esempio Sodoma e Gomorra sarebbero state distrutte perché poco ospitali con i forestieri, oppure insinuando una blasfema relazione omosessuale tra Nostro Signore e S. Giovanni, la TFP passa a denunciare i tentativi di giustificare il vizio contro natura in base a teorie pseudoscientifiche.

Quindi, “in difesa del buon nome della nostra amata Chiesa e del retto ordine morale stabilito dal suo Divino Fondatore”, la TFP si rivolge “ai successori degli Apostoli affinché combattano questo scandalo e le piaghe che ne derivano”.  “Questa offensiva omosessuale all’interno della Chiesa”, continua il manifesto, “va vista nel triste e torbido contesto della sua ‘autodemolizione’, denunciata da Paolo VI”.

Dopo aver analizzato le fondamenta dottrinali di questa offensiva, il messaggio conclude: “Di fronte a questo pericolo, la Società americana per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà, composta da cattolici praticanti dediti alla difesa dei princìpi morali della civiltà cristiana, si sente spinta a rivolgere pubblicamente un appello alle nostre autorità ecclesiastiche affinché ricorrano ad urgenti e drastiche misure per arrestare l’avanzata dell’agenda omosessuale all’interno della Chiesa”.

Categoria: Luglio 1997

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