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Francia: dov’è andata a finire la democrazia?

 

“Nauseabondo”; “proposte razziste, omofobe, retrograde”; “l’orribile bestemmia della setta anti-omo”: “la crociata omofoba d’una setta di estrema destra”; “quest’organizzazione va subito sciolta”; “guerriglia integrista”: “discorso omofobo, sconcio, bugiardo e fascistoide ...”

La stampa francese di sinistra è proprio scatenata! Ma a chi sono indirizzati questi epiteti non proprio “raffinés”? Ad Avenir de la Culture (AdC), organizzazione legata alla TFP francese. E la causa di tanto livore? La campagna di AdC contro il progetto di legge che intende riconoscere in Francia il “matrimonio” omosessuale.

Una sinistra che non sa perdere

Viziata da successi fin troppo facili, sicura di poter contare sull’appoggio pressoché assoluto dei mass media, dei vari poteri forti e degli operatori culturali, la sinistra non tollera efficaci ostacoli sul suo cammino. Magari fossero i soliti “nostalgici”, comodi avversari tranquillamente scavalcati o addirittura ignorati ... Quando invece si imbatte in altre forze, magari poco note al pubblico radical-chic, ma dotate di indubbio seguito, la sinistra entra in fibrillazione.  

E allora il partito della tolleranza, il partito della “liberté. egalité e fraternité” dimentica il buonismo e tuona minaccioso. Privo di argomenti di qualsiasi spessore, si scatena con ferocia, brandendo epiteti tanto altisonanti quanto carenti di valore polemico, come solo possono essere gli insulti gratuiti.

Nel numero dello scorso settembre abbiamo informato i nostri lettori sulla campagna di Avenir de la Culture contro il progetto di legge che permetterebbe a due persone, anche dello stesso sesso, di registrare nel proprio Comune un “patto civile di solidarietà”, (PACS) con tutti i benefici di un regolare matrimonio. Oltre ad una intensa attività di lobbying, Avenir de la Culture aveva anche mobilitato i suoi aderenti affinché inviassero un messaggio di protesta al primo ministro, il socialista Lionel Jospin, facendosi interpreti del ripudio dei francesi circa questa deleteria legge. Il risultato è andato al di là delle aspettative. Lo scorso 21 ottobre, la deputata Christine Boutin (UDF-FD) ha rivelato in aula che più di 150.000 lettere erano già arrivate sulla scrivania del Primo ministro, mandando in tilt il suo servizio postale. (“L’Express”. 22-10-98)

Questo successo ha chiaramente spiazzato la sinistra. “La mobilitazione della destra contro il PACS - commenta la deputata socialista Catherine Tasca - non ci deve stupire. Ma devo dire che mi preoccupa molto, giacché rivela la forza delle idee e delle organizzazioni reazionarie”. (“Libération”, 25-08-98) La primadonna rossa ha ragione d’essere preoccupata. Secondo la concezione storica della sinistra, le “idee reazionarie” dovrebbero essere già state largamente superate dalla modernità. La loro forza, invece, la contraddice clamorosamente. Di fronte a questo fenomeno, secondo “Le Temps” di Ginevra, “la sinistra si sente indifesa”. (14-08-98)

Due successi

Benché promosso dallo stesso governo socialista, il progetto del PACS veniva bocciato in prima votazione all’Assemblea Nazionale nella seduta del 9 ottobre. “Il voto ha chiuso una fase politica - commentò allora il corrispondente di La Repubblica - il PACS aveva assunto infatti un forte valore simbolico e la sua bocciatura rappresenta per Jospin la sua vera prima sconfitta parlamentare” (“Corrispondenza Romana”, 10-10-98). “Ci riprenderemo”, aveva reagito con sicumera il ministro della Giustizia, Elisabeth Gigou, nota per essere una “dura”.

Purtroppo per loro, anche la seconda volta gli è andata male. Dopo tre giorni di duri scontri, il 9 novembre l’Assemblea Nazionale ha dovuto togliere la seduta, senza che nemmeno il primo articolo della legge fosse stato votato. Intanto, l’indignazione popolare contro le pretese degli omosessuali saliva alle stelle. In concomitanza con il dibattito parlamentare, diverse associazioni promuovevano una manifestazione agli Invalides mobilitando per l’occasione 100.000 persone. “Crescono i NO della società”, commentava “L’Avvenire” (10-11-98).

Lo sconcertante mutismo della sacra gerarchia

Mentre la Francia cristiana insorgeva contro questa legge gravemente attentatrice del diritto naturale e divino, coloro che avevano per missione il dovere di tutelare questo diritto si chiudevano invece in un mutismo sconcertante.

A maggio, la TFP francese aveva inviato una lettera al Presidente della Repubblica e al presidente della Conferenza Episcopale, sollecitando rispettosamente un loro intervento nell’affaire PACS.

La risposta di Jacques Chirac è stata immediata e gentile. Da parte della gerarchia ecclesiastica, invece, la risposta è stata il silenzio. Un silenzio che, col passare del tempo, diventava sempre più pesante. Soltanto a metà settembre i vescovi hanno finalmente rotto questo silenzio, pubblicando una dichiarazione ambigua che, purtroppo, non ha fatto che aumentare lo sconcerto.

La TFP francese si è quindi sentita in dovere di rivolgere un “Filiale appello ai vescovi di Francia affinché si manifestino pubblicamente contro il ripugnante progetto di ‘matrimonio’ omosessuale che sfigurerà ancor di più il volto della Figlia, primogenita della Chiesa”.

Col titolo “Usque quo Domine, usque quo” (Fino a quando, Signore, fino a quando), il documento della TFP commentava: “Dopo un lungo silenzio, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale ha pubblicato una dichiarazione che disapprova in termini deboli e timorosi la cosiddetta legge del PACS. L’assenza d’una condanna netta e l’utilizzazione di argomenti sociologici lasciano perplessi e confusi molti cattolici”.

Rammentando i richiami di Giovanni Paolo Il e di S. Pio X ai vescovi di Francia affinché compissero il loro dovere pastorale di fronte alle minacce del tempo, il documento della TFP “chiede filialmente ai Pastori di ettersi alla testa di una crociata ideale per contrastare il progetto di ‘matrimonio’ omosessuale, senza paura di invocare il nome di Dio e la legge divina .(...) Eccellenze Reverendissime (...) Voi potete contare su migliaia di cuori cattolici che vibrano d’entusiasmo in unione con la maggioranza dei cattolici francesi, e non vogliono altro  che abbandoniate le ‘linee Maginot’ della relativa inazione per lanciarsi con audacia nella battaglia d’opinione in difesa dei principi della morale e della civiltà cristiana”.

La sinistra di soppiatto

Sconfitta nello scontro con l’opinione pubblica - quella stessa opinione pubblica che pur pretende democraticamente di rappresentare - la sinistra ha smesso di avanzare con passo di sfida e sta operando di soppiatto.

Il 9 dicembre, in una seduta poco pubblicizzata dai media, l’Assemblea Nazionale è riuscita ad approvare una prima versione del PACS. L’assenza di qualche deputato dell’opposizione ha permesso al Partito Socialista di prevalere nella votazione. Per raggiungere la maggioranza dei voti, il PS ha imposto manu militare la disciplina partitica, cioè ha obbligato i suoi membri a votare SI. Se si considera che, nella prima votazione, molti deputati socialisti avevano votato NO perché

questa era l’opinione maggioritaria dei loro elettori, c’è veramente da chiedersi quanto rappresentativo sia il Partito Socialista, secondo la logica democratica.

Il progetto adesso passa al Senato, dove la maggioranza è di centro-destra, e verrà votato a marzo. Vedremo se, coerenti con la logica democratica, i “rappresentanti del popolo” ascolteranno la voce del popolo.

Categoria: Marzo1999

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