1999

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Meninos de rua, balle e Rivoluzione

 

Nella pletora di concorsi che ormai saturano la nostra esistenza, forse manca ancora il Premio Pinocchio al fantagiornalismo C’è da temere però che vengano a difettare i trofei per via dei troppi numerosi vincitori ... Il fatto è che non pochi mezzi di comunicazione sociale distorcono gravemente la realtà.

N ella maggior parte dei casi, questa distorsione giova ad una particolare interpretazione ideologica dei fatti, quella sinistrorsa. Prendiamo l’esempio dei meninos de rua nel Brasile.

Chi di noi non ha sentito orripilanti cronache su questi adolescenti costretti a dormire per strada, in preda ad ogni sorta di vessazioni da parte di una Polizia rozza e prepotente? Secondo certe fonti italiane, ci sarebbero addirittura centinaia di migliaia di ragazzi in questa situazione.

Questo problema, secondo i boss dell’informazione, sarebbe una conseguenza del sistema socio-economico brasiliano, basato sul capitalismo liberista, che produrrebbe poche fortune nababbesche, lasciando la maggior parte della popolazione in un’ allucinante miseria. Questo squilibrio andrebbe quindi corretto per mezzo di profondi cambiamenti di stampo ugualitario e socialista.

Qual è invece la verità?

Il dott. Lauro Monteiro, presidente dell’Associazione Brasiliana di Pediatria, fa il punto della situazione in un articolo dal titolo significativo: “Il menino de rua non esiste” (Jornal do Brasil, 03-03-99). Citando recenti ricerche, tra le quali una condotta dall’base (Istituto Brasileiro de Analises Socio-Economicas) e un’altra realizzata dalla FIA (Fundação para a Infancia e Adolescência), il dott. Monteiro conclude che a Rio di Janeiro, città di 10 milioni di abitanti, ci sono appena 308 ragazzi che dormono per strada. E lo fanno per libera scelta, giacché ci sono strutture di accoglienza, sia statali che ecclesiastiche, alle quali potrebbero rivolgersi.

La quasi totalità di questi ragazzi sono fuggiti di casa da situazioni familiari disagiate, salvo poi cadere nel giro della malavita legata al traffico di droga. Uno studio dell’Iser (Istituto de Estudos de Religião) dimostra chiaramente che le uccisioni di ragazzi di strada sono riconducibili a faide fra bande concorrenti.

In Brasilia (3,5 milioni di abitanti), il Comune realizza mensilmente un censimento dei meninos de rua. Risultato: ci sono 83 ragazzi che dormono per strada. La situazione a São Paulo (15 milioni di abitanti) non è diversa. I dati ufficiali parlano di un numero totale di meninos de rua sotto i mille.

Uno studio di SOS Menino, organo del governo di São Paulo, rivela che il 51,7 dei cosiddetti meninos de rua dormono in realtà a casa, e che il 47 vanno ancora a scuola. L’indagine mostra inoltre che il 60 chiedono elemosina, il 16 lavorano come parcheggiatori abusivi e il 12 ammettono di aver rubato. (Catolicismo, agosto 1997)

Tutto questo fa concludere al Presidente Fernando Henrique Cardoso: “Ci sono più persone impiegate nelle ONG (Organismi non governativi, ndr) che trattano dei meninos de rua che ragazzi per strada” (Folha di S. Paulo, 31-07-98).

Perché dunque tante balle? Ci viene in mente il detto di Lenin: “Dire la verità è un preconcetto piccolo-borghese. La menzogna si giustifica frequentemente in vista del fine che ci si prefigge”. (Cfr. Edouard Sablier, Le fil rouge, Plon, Paris, p. 278.)

La disinformazione è stata sempre un’arma della Rivoluzione. Non a caso il KGB aveva un Dipartimento della Disinformazione, la cosiddetta disinformatsia. Dicono che il comunismo sia morto. La disinformatsia però prosegue imperterrita...

Categoria: Settembre 1999

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