1999

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Brasile: L’altro volto di Dom Helder

 

A seguito della sua recente scomparsa, a figura di Dom Helder Camara, arcivescovo- emerito di Olinda-Recife in Brasile, è uscita fuori dall’oblio ed è finita sotto i riflettori della propaganda mondiale. Oggetto di una sorta di canonizzazione massmediatica, D. Helder si è visto conferire post mortem titoli altisonanti: “Profeta del poveri”, “santo delle favelas”, “voce del Terzo Mondo”, e via discorrendo.

Calmatesi le acque, e senza voler esprimere alcun giudizio definitivo, ci sembra che dal fiume di inchiostro versato sulla memoria dell’ arcivescovo manchino alcune informazioni essenziali, che ci fanno intravedere un volto assai diverso da quello generalmente idealizzato.

Militante filo-nazista

Forse pochi lo sanno, ma Dom Helder Camara aveva attivamente partecipato alla Ação Integralista Brasileira (AIB), il movimento di ispirazione filo-nazista e neo-pagana fondato da Plinio Salgado.

Nel 1937 egli entrò a far parte del Consiglio Supremo dell’AIB, composto di 12 membri. Le sue convinzioni erano così profonde, che si fece ordinare sacerdote portando sotto la talare la divisa verde delle milizie integraliste.

Quando nel 1946 l’arcivescovo di Rio di Janeiro volle farIo suo vescovo ausiliare, la Santa Sede fece delle difficoltà per questa precedente militanza filo-nazista. Il Papa negò la nomina, che arrivò solo sei anni dopo. In quell’arco di tempo, D. Helder aveva maturato il suo passaggio dall’integralismo al progressismo più acceso.

Schierato con l’URSS, Cina e Cuba

Le sue prese di posizione sinistrorse furono numerose e coerenti.

Per esempio, è rimasto tristemente notorio il suo intervento del 27 gennaio 1969 a New York, nel corso della VI Conferenza Annuale del Programma Cattolico di Cooperazione Interamericana.

Intervento in tal modo schierato col comunismo internazionale, che gli valse l’epiteto di “Arcivescovo rosso”, indissolubilmente legato poi al suo nome.

Dopo aver duramente rimproverato agli USA la loro politica anti-sovietica, Dom Helder invocò un drastico taglio delle forze armate statunitensi, pur essendo consapevole che questa mossa avrebbe potuto lasciare il mondo nelle mani del comunismo. Dall’attacco agli USA, Dom Helder passò al panegirico della Cina di Mao Tse-Tung, allora in piena “rivoluzione culturale”. Egli chiese l’ammissione della Cina comunista all’ONU, con la conseguente espulsione di Taiwan. E finì il suo intervènto con un appello in favore del dittatore cubano Fidel Castro, all’ epoca impegnato a favorire sanguinose guerriglie in America Latina. Secondo lui, Cuba avrebbe dovuto essere riammessa nell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani).

All’epoca, questa politica sfacciatamente anti-occidentale e pro-comunista fu denunciata dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel articolo “L’Arcivescovo rosso apre le porte dell’America e del mondo al comunismo” (cfr. Catolicismo, febbraio 1969).

Un progetto di rivoluzione per l’America Latina

Ma forse l’episodio che destò più stupore nell’opinione pubblica brasiliana e mondiale fu il cosiddetto “affaire Comblin”.

Non si sa come, nel giugno 1968 trapelò alla stampa brasiliana un documento-bomba preparato dal sacerdote belga Joseph Comblin, professore dell ‘Istituto Teologico (Seminario) di Recife, la diocesi di Dom Helder. Il documento proponeva, senza veli, un piano eversivo per smantellare lo Stato e stabilire una “dittatura popolare” di matrice comunista. (Catolicismo; luglio 1968). Eccone alcuni punti:

Contro il capitale. Nel documento, il Padre Comblin difende la triplice riforma - agraria, urbana e imprenditoriale - partendo dal concetto che proprietà privata e capitale sono intrinsecamente ingiusti. Qualunque uso privato del capitale dovrebbe essere vietato dalla legge.

Uguaglianza totale. Lo scopo è l’uguaglianza totale. Va quindi livellata qualsiasi gerarchia, sia in campo politico-sociale che ecclesiastico.

Rivoluzione politico-sociale. In campo politico-sociale, questa rivoluzione ugualitaria propugna la sopraffazione dello Stato per mano di “gruppi di pressione” radicali i quali, una volta preso il potere, stabilirebbero una ferrea dittatura popolare per imbavagliare la maggioranza, ritenuta “indolente”.

Rivoluzione nella Chiesa. Per consentire a questa minoranza radicale di governare senza intralci, il documento propone il virtuale annullamento dell’autorità dei Vescovi, che sarebbero soggetti al potere di un organo composto solo da estremisti, una sorta di politburo ecclesiastico.  

Abolizione delle Forze Armate. Le Forze Armate vanno sciolte e le loro armi distribuite al popolo.

Censura di stampa, radio e TV. Finché il popolo non abbia raggiunto un accettabile livello di “coscienza rivoluzionaria”, la stampa, radio e TV vanno strettamente controllati. Le élite che non siano d’accordo devono abbandonare il Paese

Tribunali popolari. Accusando il Potere Giudiziario d’ essere “corrotto dalla borghesia”, il Padre Comblin invoca l’istituzione di “tribunali popolari straordinari” per applicare il rito sommario contro chiunque si opponga a questo vento rivoluzionano.

Violenza. Nel caso questo piano eversivo non fosse possibile con mezzi normali, il professore del Seminario di Recife considerava legittimo il ricorso alle armi per stabilire, manu militari, il regime da lui teorizzato.

L’appoggio di D. Helder

Come ben possiamo immaginare, il “documento Comblin” ebbe in Brasile l’effetto d’una bomba atomica. In mezzo alle violente polemiche che ne seguirono, il Padre Comblin non negò l’autenticità del documento, ma disse che si trattava “soltanto d’una bozza” (sic!). Da parte sua, la Curia di Olinda-Recife ammise che esso proveniva sì dal Seminario diocesano, ma precisando che “non era un documento ufficiale” (ancora SlC).

Interpretando la legittima indignazione del popolo brasiliano, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira scrisse allora una lettera aperta a Dom Helder, pubblicata in 25 giornali. Leggiamo nella lettera: “La TFP è certa di interpretare il sentimento di milioni di brasiliani chiedendo a Sua Eccellenza che espella dall’Istituto Teologico di Recife e dall’Archidiocesi l’agitatore che approfitta del sacerdozio per pugnalare la Chiesa, e abusa dell’ ospitalità brasiliana per predicare il comunismo, la dittatura e la violenza in Brasile”.

Dom Helder rispose evasivamente: “Tutti hanno il diritto di dissentire. Io semplicemente sento tutte le opinioni”. Ma, allo stesso tempo, egli confermò Padre Comblin nella carica di professore del Seminario, spalleggiandolo con la sua autorità.

Alla fine, il governo brasiliano revocò il permesso di soggiorno del prete belga, che dovette quindi lasciare il Paese.

E qui sorge una domanda per i giorni nostri: quelli che hanno cantato le lodi di Dom Helder, sarebbero disposti a sottoscrivere il “documento Comblin”? Allora, è quello l’obiettivo che perseguono, anche per l’Italia? Oppure, sono disposti a dichiararsi “insufficientemente informati” sul personaggio e quindi a ridimensionarne i panegirici?

Categoria: Novembre 1999

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