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Il secolo XX nella prospettiva di Fatima

 

Nell’euforia delle grandi invenzioni

Nacque prospero secolo XX, in un clima saturo di ottimismo. Negli sfarzosi saloni, illuminati dalle recentemente inventate lampade elettriche, si ballava i valzer viennesi e si beveva champagne francese. La Belle Époque esalava i suoi migliori profumi.

Questo ambiente Plinio Corrêa de Oliveira lo conobbe in prima persona durante il suo soggiorno in Europa nel 1913. Egli rimasse estasiato con ciò che la Belle Époque conteneva ancora di resti di Civiltà  Cristiana. Ma quest’epoca così brillante portava già  i segni di un profondo marciume.

Nelle principali capitali europee si realizzavano le esposizioni universali, nelle quali erano presentate le grandi invenzioni. È rimasta soprattutto famosa quella di Parigi, capitale della douceur de vivre. Visitanti di tutto il mondo vi si recavano allibiti per rendere omaggio ai sorprendenti progressi che la tecnica aveva appena compiuto e che avrebbero spalancato per gli uomini un’era di benessere generalizzato.

Iniziava l’apoteosi della macchina. Trionfava la civiltà  industriale, in cui gli uomini speravano di poter vivere completamente felici. La tecnologia avrebbe risolto ogni difficoltà , la scienza avrebbe eliminato le infermità  e, magari, persino la morte...

Questo concetto di vita, fondamentalmente laicista, verrà  così denunciato da Plinio Corrêa de Oliveira, molti anni più tardi:

“Reso autosufficiente mediante la scienza e la tecnica, l’uomo può risolvere tutti i suoi problemi, eliminare il dolore, la povertà , l’ignoranza, l’insicurezza, insomma tutto ciò che diciamo essere conseguenza del peccato originale o attuale. (...) In tale mondo, la Redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo è del tutto inutile. Infatti, l’uomo avrà  superato il male con la scienza e avrà  trasformato la terra in un ‘cielo’ tecnicamente perfetto. E con il prolungamento indefinito della vita nutrirà  la speranza di vincere un giorno la morte” (1).

Con una tale mentalità, l’umanità  entrava euforica nel secolo XX, come passeggeri ed equipaggio imbarcarono nel 1912 sul Titanic, il favoloso e gigantesco palazzo fluttuante, l’insommergibile transatlantico che si potrebbe considerare il simbolo del secolo nascente, e che aveva adottato il motto “Neppure Dio lo affonda”. Il Creatore accettò la sfida, e il mitico vapore andò a finire sul fondo dell’oceano nel suo viaggio inaugurale...

 

Dalle armonie dei valzer al tuono dei cannoni

Il secolo XX cominciò a naufragare nel 1914.

Come fulmine in ciel sereno, il 28 giugno l’erede all’impero Austro-Ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, cadde a Sarajevo sotto i colpi dell’anarchico serbo Gavrilo Princip. Questa fu la scintilla della prima Guerra mondiale (1914-1918). Chiusero i saloni. La gioventù dorata che li affollava finì nelle trincee. Le armonie dei valzer furono soffocate dai tuoni dei cannoni. Era il rintocco a morto della Belle Époque.

Il 10 agosto moriva anche Papa S. Pio X, sconsolato nel presenziare la futilità  degli sforzi spiegati per fermare questo conflitto, che egli sapeva avrebbe trascinato Europa alla sua rovina.

Peggiori della guerra stessa furono infatti le sue conseguenze. Crollò la Vecchia Europa. Il glorioso impero Austriaco fu spazzato via con i suoi mille anni di storia, lasciando l’Europa centrale e i Balcani senza il loro naturale equilibrio. In Germania la monarchia degli Hohenzollern fu sostituita dalla debole Repubblica di Weimar, creando eventualmente le condizioni per l’ascesa del hitlerismo. E -- caso paradigmatico -- al timido Nicola II, Zar di tutte le Russie, subentrò il sanguinario Lenin, dando così inizio all’era del comunismo sovietico.

Il mondo che emerse dai trattati di Versailles e di St. Germain era, infatti, un mondo radicalmente nuovo.

Sulla scia dei profondi mutamenti politici e sociali, il continente europeo fu scosso anche da un terremoto psicologico che rivoluzionò i costumi e le mentalità, facendo trepidare fino alle sue fondamenta il magnifico edificio della Civiltà Cristiana. Il suo epicentro era situato oltre Atlantico.

All’insegna di un americanismo sempre più invadente sorsero nuovi “valori” nel nome della modernità . Era l’American way of life, propagato specialmente attraverso il cinema, che era la grande novità  dell’epoca. Hollywood divenne il nuovo polo di attrazione mondiale. “Mentre l’Europa sembrava affondare nel caos, l’America toccava lo zenith dello splendore wilsoniano. Gli Stati Uniti avevano raggiunto il loro apogeo”, scriveva il dott. Plinio nel 1938 (2).

Le soavi melodie dei valzer furono soppiantate dai frastuoni del jazz. Alla Belle Époque subentrarono les anées folles.

Questo spirito nuovo fu così definito dal dott. Plinio: “Uno stato d’animo subcosciente, e talvolta cosciente, che eleva il godimento della vita a supremo valore umano, e cerca di concepire l’universo e di organizzare la vita in modo esclusivamente voluttuoso” (3).

 

Dai resti di Civiltà  Cristiana alla città del demonio

Per Plinio Corrêa de Oliveira, spinti alle loro ultime conseguenze naturali, questi cambiamenti avrebbero implicato il virtuale smantellamento della Civiltà Cristiana:

“Bisogna essere vissuti nel 1920, o nel 1925, per capire il tremendo caos ideologico in cui si dibatteva l’umanità. La Cristianità sembrava un immenso edificio nelle fasi finali di demolizione. Nulla era trascurato che potesse distruggerla. Gli specialisti silenziosi e metodici staccavano una a una le pietre, disgiungevano le travi, toglievano le porte dai loro battenti e le finestre dai loro squadri. Questo compito, che eseguivano con il mutismo, l’astuzia e l’agilità  di cospiratori, progrediva con freddezza inesorabile, senza perdere un attimo, senza sperperare un secondo. Quindi, con i materiali rubati dalla Casa di Dio cercavano di costruire con le loro linee stravaganti e sensuali, la superba città  del demonio.

“Tutto ciò è soltanto un’allegoria. Ma non c’è allegoria, né immagine, né descrizione che possa rappresentare la confusione di quei giorni di post-Guerra” (4).

 

Il maggior avvenimento del secolo XX

È in questo contesto storico che accade il fatto che Plinio Corrêa de Oliveira riteneva il più grande avvenimento del secolo XX: le apparizioni della Madonna a Fatima, Portogallo.

Il 13 maggio 1917 “una Signora più splendente del sole” apparve su un leccio a tre bambini che pascolavano alcune pecore. Due di loro, Francesco e Giacinta, saranno prossimamente beatificati da Giovanni Paolo II. Il terzo, Lucia, vive tuttora nel Carmelo di Coimbra.

La Madonna mostrò come la prima Guerra mondiale fosse stata conseguenza dei peccati. Rivelò inoltre che una catena di castighi incombeva sull’umanità  nel caso gli uomini non si fossero convertiti. Nella terza apparizione, il 13 luglio, Ella rivolse uno sguardo profetico sul secolo:

“La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio nel regno di Pio IX ne comincerà  un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà dal fatto che si appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e di persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.

“Per impedire tutto questo vengo a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà  e si avrà  pace; diversamente, diffonderà  i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!” (5).

Una ad una le profezie della Madonna andarono compiendosi. Commenta al riguardo Plinio Corrêa de Oliveira:

“Fu confermata la profezia secondo cui, poco dopo le apparizioni di Fatima, sarebbe giunta alla fine la prima guerra mondiale. Come fu pure confermato l’annuncio secondo cui, se l’umanità non si fosse emendata, sarebbe esplosa un’altra guerra mondiale. La luce straordinaria che illuminò i cieli dell’Europa prima della seconda conflagrazione, fu un fatto osservato in diversi paesi e universalmente noto. La Signora aveva preavvertito i veggenti che questo sarebbe stato il segno della punizione imminente. E poco dopo la punizione venne.

“La previsione del castigo supremo, che è la diffusione del comunismo, cominciò a realizzarsi poco dopo le apparizioni. È importante notare che la Santissima Vergine annunciò che ‘la Russia diffonderà i suoi errori nel mondo’, ma che, al momento di questa profezia -- 13 luglio 1917 -- l’espressione era più o meno inintelligibile. Infatti, lo zarismo era appena caduto, sostituito dal regime ancora borghese di Kerensky, e non si poteva sapere quali sarebbero stati questi errori russi. Perch‚ non si trattava chiaramente della diffusione della religione greco-scismatica, mummificata e privata di qualsiasi forza espansiva.

“Così, l’ascesa dei marxisti al potere, nella infelice Russia, nel novembre del 1917, fu già un eloquente inizio di conferma della profezia. Poi, il Partito Comunista russo iniziò la propagazione mondiale dei suoi errori, il che accentuò ancora di più la coincidenza tra quanto la Vergine aveva annunciato e il corso degli avvenimenti. Dopo la seconda guerra mondiale, l’espansione comunista si accentuò ancora molto di più, perché numerose nazioni, soggiogate con la frode e con la forza, caddero sotto il dominio sovietico. La Russia divenne così un pericolo mondiale. In questo modo, la minaccia formulata dalla Madonna, che poteva parere confusa e inverosimile nel 1917, si presenta come un pericolo che riempie di paura tutta la terra” (6).

Dagli anni ‘20 l’Europa fu dunque attanagliata da due influenze, antitetiche per tanti versi ma coincidenti, ognuna a modo suo e in diverse misure, nella loro azione corrosiva delle tradizioni cristiane:

“Nel 1917, un nuovo soffio dello spirito rivoluzionario percorse l’Europa. Avvenne l’immenso rimbombo del crollo dello zarismo, e in Russia si impiantò il comunismo. Tutta la vita intellettuale e sociale si separò ancor più dal passato. In Occidente, l’egemonia si spostava sempre più dall’Europa tradizionale verso gli Stati Uniti livellatori” (7).

 

Il Nazismo: una falsa reazione al comunismo

L’ascesa del comunismo in Russia e, particolarmente, il massacro della famiglia imperiale, fecero fremere di paura l’Occidente. Fu, però, un colpo salutare. In un pubblico duramente svegliato, le riforme attuate anni prima da Papa S. Pio X, miranti al risanamento della vita religiosa, cominciarono a produrre i loro frutti, dando vita a un entusiasmo cattolico come da tempo non si vedeva. Un po’ dappertutto sorsero movimenti di laici d’indirizzo decisamente anticomunista.

Ecco che, facendo leva su questa salutare reazione (anzi, non ristretta agli ambienti cattolici), sorsero anche diversi correnti che, pretendendo di fronteggiare la minaccia comunista e, in certo modo, anche quella americanista, poggiavano però su basi ben diverse da quelle cattoliche, e vi trasbordavano quindi una ponderabile parcella del pubblico. Questi correnti, qualificate da Plinio Corrêa de Oliveira genericamente come “false destre”, trovarono la loro espressione paradigmatica nel nazismo.

Una costante in questo periodo della vita del dott. Plinio fu la denuncia e la lotta contro il nazismo. Soltanto per il O Legionário (inizialmente l’organo della Congregazione Mariana della Parrocchia di Santa Cecilia e posteriormente l’organo ufficioso dell’Archidiocesi di San Paolo), egli scrisse ben 447 articoli contro questa falsa reazione. Su di essa, infatti, egli aveva le idee molto chiare:

“Ogni qualvolta il demonio si trova nell’imminenza di perdere una partita, la sua grande arma è la confusione. Eccolo utilizzandola di nuovo anche questa volta.

“Forse, un giorno, la storia dirà in quali antri tenebrosi fu forgiato. Ma il fatto è che, per corrispondere ai desideri di innumerevoli persone assetate dei valori della Civiltà Cristiana, apparve in Germania un partito che fu imitato altrove, il quale si proponeva l’insediamento di un nuovo mondo cristiano. A prima vista, nulla di più simpatico.

“Tuttavia, se si riflettesse attentamente sul lato concreto di questa ideologia, un lato che la machiavellica propaganda rivelava solo a piccoli passi agli iniziati, che terribile delusione si subiva! Un’ideologia confusa, impregnata di evoluzionismo e materialismo storico, satura di influenze filosofiche e ideologiche pagane, un programma politico ed economico radicale e tipicamente socialista, degli intollerabili pregiudizi razzisti. Insomma, dietro ai bramiti anticomunisti del nazismo, era proprio il comunismo che si voleva instaurare. Un comunismo insidioso, mascherato da cristiano. Un comunismo mille volte peggiore, perché mobilitava contro la Chiesa le armi sataniche dell’astuzia invece di quelle innocue ed impotenti della forza bruta. Cominciava con l’esaltare gli animi per mezzo di alcune verità , quindi li metteva in delirio con il pretesto dell’entusiasmo per tali verità , e dopo li attirava ai più terribili errori. Dunque, un comunismo che non significava l’obliterazione dei cattivi, bensì dei buoni; la più terribile macchina di perdizione e di falsificazione che il demonio abbia generato nel corso della storia” (8).

 

La seconda Guerra mondiale (1939-1945)

A Fatima, la Madonna aveva ammonito: “Se [gli uomini] non smetteranno di offendere Dio, nel regno di Pio XI comincerà un’altra [guerra] peggiore”. Purtroppo, l’umanità rimase sorda alla celestiale voce e avvenne l’ecatombe che coinvolse tutto il mondo.

Negli anni ‘20, Plinio Corrêa de Oliveira non conosceva ancora in dettaglio il Messaggio di Fatima. La seconda Guerra mondiale, però, egli la predisse con 10 anni di antecedenza, per esempio in un’impressionante lettera a un amico, scritta nel 1930 e riportata parzialmente nel riquadro a fianco.

Nel 1936, quando ancora quasi nessuno pensava seriamente ad una conflagrazione mondiale, il dott. Plinio avvertiva: “Da qui a poco, solo i ciechi possono contestarlo, verrà un diluvio internazionale: la guerra mondiale batte alle porte della Civiltà occidentale” (9).

Nel marzo 1938, la Germania nazista annessa l’Austria e, in seguito, il territorio dei Sudeti. Discernendo gli avvenimenti, il prof. Plinio scrisse: “La guerra è una questione di giorni, ma fatalmente scoppierà ” (10).

Infatti, essa non tardò. Il 1° settembre dell’anno seguente, il Führer ordina l’invasione della Polonia. Due giorni dopo la Gran Bretagna e la Francia dichiarano la guerra all’invasore nazista. Il gioco delle alleanze trascina poi nella voragine diversi altri paesi, tra cui l’Italia. Gli Stati Uniti entreranno nella guerra nel 1941, dopo il bombardamento giapponese contro la base navale di Pearl Harbour.

Dopo sei anni di conflitto, ne risultò un mappamondo del tutto cambiato, scisso in due grandi blocchi. Da una parte il mondo comunista, condotto dall’URSS che aveva abboccato diversi paesi, specialmente dell’Est europeo, schiavizzandoli e segregandoli dal Mondo Libero con una “Cortina di Ferro”. D’altra parte il mondo non-comunista sotto la guida de facto degli Stati Uniti.

 

Il post-seconda Guerra: “il maggior naufragio della storia”

Come nella prima, anche nella seconda Guerra mondiale, oltre alla catastrofica devastazione materiale, quel che restò più distrutto furono i valori rimanenti della Civiltà Cristiana. Sotto l’influenza hollywoodiana, il mondo occidentale cominciò a cercare sfrenatamente il godimento della vita, fruendo i piaceri della sensualità . Era il trionfo del neopaganesimo.

Plinio Corrêa de Oliveira naturalmente insorse contro questa tendenza perché “la Chiesa ci insegna che questa Terra è un luogo di esilio, una valle di lacrime, un campo di battaglia, e non un luogo di delizie” (11).

L’esigenze d’una mal intesa modernità imponevano modelli, criteri e costumi sempre più “democratici”, livellatori, “rilassati”. Ciò che restava di influenza tradizionale fu definitivamente sommerso dall’ondata modernizzante. Plinio Corrêa de Oliveira ovviamente cercò di contrastare questo corso degli avvenimenti. Per esempio, riferendosi alle mode maschili, egli scrisse nel 1954:

“Anche l’uomo si è trasformato. L’irruente vento della modernità le ha portato via il cilindro e il cappello di feltro, le ha tagliato il baffo, un tempo opulento e dotato di punte à la Kaiser, le ha ammorbidito il collo inamidato della camicia, le ha amputato i pantaloni sotto le ginocchia, e del ponderato cavaliere del 1900 ne ha fatto il ragazzotto del 1954. (...) Questa immensa trasformazione nei costumi e nel tipo umano suppone, ovviamente, una non minore modificazione dello stile di vita e dello stesso contenuto più intimo dell’anima umana. E in ciò consiste la sua importanza”(12).

Questo progressivo crollo di tutto ciò che rappresentava ordine, tradizione e virtù fu qualificato dal pensatore cattolico come “il maggior naufragio della storia”:

“Per non allungarci troppo, consideriamo soltanto le decadi che si susseguirono alla seconda Guerra mondiale. In questo periodo sono occorsi innumerevoli cambiamenti, nel modo di pensare, di sentire, di vivere e di agire degli uomini. Considerati questi cambiamenti come un insieme -- e scontate le eccezioni -- è innegabile che si dirigono verso una situazione violentemente opposta a tutte le tradizioni spirituali e culturali che abbiamo ricevuto. Queste tradizioni sono ancora vive, però ad ogni momento qualche modifica le debilita. Logicamente, se nessuno si alzerà a loro favore, finiranno col perire. Quindi, la morte de queste tradizioni implica, secondo me, il maggior naufragio della storia” (13).

 

L’apogeo del comunismo

Commentando il panorama politico-ideologico nell’immediato dopoguerra, scrisse il dott. Plinio il 13 maggio 1945:

“Questa guerra è stata soprattutto una battaglia ideologica, in cui si è cercato di stringere l’opinione cattolica nella morsa di un terribile dilemma: o nazismo o comunismo. La Madonna, che ‘ha schiacciato tutte le eresie del mondo intero’, volle che nel mese di Maria si rompesse una delle due parti della tenaglia: il nazismo è morto. Ora dobbiamo chiederLe di spezzare anche l’altra, schiacciando il comunismo” (14).

Il grande nemico di questo periodo era chiaramente il comunismo, condannato dal Supremo Magistero della Chiesa come “intrinsecamente perverso” (Pio XI, enciclica Divini Redemptoris, n. 58). Negli anni successivi al conflitto mondiale, il comunismo ateo conquistò, a volte con le armi a volte con l’astuzia, un impero che fece impallidire quello dei Cesari romani. Scrivendo nel 1976 ponderava il prof. Plinio Corrêa de Oliveira:

“In questo momento [il comunismo] si trova a un autentico apogeo. Prendendo in considerazione i territori e le popolazioni soggette a regimi comunisti, esso dispone di un impero mondiale senza precedenti nella storia. Questo impero costituisce un fattore di continua insicurezza e disunione tra le principali nazioni non comuniste.

“Inoltre, i capi del comunismo tirano i fili che muovono, in tutto il mondo non comunista, i partiti dichiaratamente comunisti, e l’enorme rete di cripto-comunisti, di para-comunisti e di utili idioti, infiltrati non soltanto nei partiti non comunisti, socialisti e altri, ma anche nelle Chiese, nelle organizzazioni professionali e culturali, nelle banche, nella stampa, nella televisione, nella radio, nel cinema, ecc.

“E come se tutto questo non bastasse, il comunismo si serve in modo terribilmente efficace delle tecniche di conquista psicologica di cui parleremo più avanti. Per mezzo di queste, il comunismo sta riuscendo a ridurre in una condizione di torpore, causa di disimpegno e d’istupidimento, enormi settori dell’opinione pubblica non comunista. Queste tecniche permettono al comunismo di aspettarsi, su questo terreno, risultati per esso ancor più vantaggiosi e sconcertanti per gli osservatori che analizzano i fatti dall’esterno.

“L’inerzia, quando non l’ostentata e sostanziale collaborazione con il comunismo -- così potente -- di tanti governi borghesi dell’Occidente, configura un terribile quadro d’insieme di fronte al quale vive il mondo attuale.

“Stando così le cose, se il corso del processo rivoluzionario continua a svolgersi come si è svolto fino a questo punto, è umanamente inevitabile che il trionfo generale del comunismo finisca per imporsi al mondo intero” (15).

Si compiva così in modo drammatico la profezia della Madonna secondo la quale “la Russia diffonderà i suoi errori nel mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa e martirizzando i buoni”.

 

Fine del comunismo o metamorfosi?

A questo punto si potrebbe fare un’obiezione: ma la Russia non si sarebbe già convertita con la Perestrojka di Gorbachov? Questi non sarebbe stato l’alfiere della conversione prevista dalla Madonna a Fatima? Il comunismo non cadde con il Muro di Berlino nel 1989?

Niente affatto. La Perestroika non fu che un traguardo nel lungo processo di metamorfosi del comunismo. Già alla fine degli anni Quaranta ai massimi dirigenti della Rivoluzione parve chiaro che il comunismo di stampo sovietico non aveva possibilità di imporsi in Occidente. Cominciò allora la lunga serie di manovre politiche e di piroette propagandistiche miranti a presentare un nuovo tipo di “comunismo dal volto umano”, antesignano, per certi versi, di ciò che sarà il post-comunismo odierno.

Sempre attento alla marcia della Rivoluzione, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira ha, a suo tempo, puntualmente smascherato ognuno di questi modelli, in alcuni casi anche prevedendoli con anni d’anticipo. Non è questa la sede per trattare a fondo l’argomento.

Concretamente, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira prevedeva il crollo del comunismo sovietico già nel 1976:

“Come è ben noto, né Marx, né la generalità dei suoi più famosi seguaci, tanto ‘ortodossi’ quanto ‘eterodossi’, hanno visto nella dittatura del proletariato la mossa finale del processo rivoluzionario. Secondo loro, essa è soltanto l’aspetto più compiuto, dinamico, della Rivoluzione universale. E, nella mitologia evoluzionista insita nel pensiero di Marx e dei suoi seguaci, così come l’evoluzione si svolgerà all’infinito con il passare dei secoli, così anche la Rivoluzione non avrà termine. Dalla I Rivoluzione [il protestantesimo] ne sono già nate altre due [francese e comunista]. La terza, a sua volta, ne genererà un’altra. E così via...

“È impossibile prevedere, nella prospettiva marxista, come saranno la ventesima o la cinquantesima Rivoluzione. Però non è impossibile prevedere come sarà la IV Rivoluzione. Questa previsione l’hanno già fatta gli stessi marxisti.

“Essa dovrà essere il crollo della dittatura del proletariato in conseguenza di una nuova crisi, per cui lo Stato ipertrofizzato sarà vittima della sua stessa ipertrofia; e scomparirà, dando origine a uno stato di cose scientista e cooperativista, in cui -- dicono i comunisti -- l’uomo avrà raggiunto un grado di libertà , di uguaglianza e di fraternità fino a ora inimmaginabile” (16).

Nel 1992, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira aggiunse al suo libro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» alcuni commenti per aggiornare il quadro politico di allora. Ne riportiamo un brano riguardo le trasformazioni nell’ex-URSS:

“Al tramonto dell’anno 1989, ai massimi dirigenti del comunismo internazionale parve, infine, giunto il momento di fare un’enorme mossa, la maggiore nella storia del comunismo. Sarebbe consistita nell’abbattere la Cortina di Ferro e il Muro di Berlino, il che, producendo i propri effetti in modo simultaneo all’esecuzione dei programmi ‘liberaleggianti’ della Glasnost (1985) e della Perestrojka (1986), avrebbe accelerato l’apparente smantellamento della III Rivoluzione (quella comunista) nel mondo sovietico.

“A sua volta, lo smantellamento avrebbe attirato sul suo sommo promotore ed esecutore, Mikhail Gorbachov, la simpatica carica di enfasi e la fiducia senza riserve delle potenze economiche statali e di molti tra i poteri economici privati del Primo Mondo.

“A partire da ciò, il Cremlino avrebbe potuto attendere un flusso meraviglioso di risorse finanziarie per le sue casse vuote. Queste speranze sono state ampiamente confermate dai fatti, dando a Gorbachov e alla sua équipe la possibilità di continuare a galleggiare, con in mano il timone, sul mare di miseria, d’indolenza e d’inazione, di fronte a cui l’infelice popolazione russa, soggetta fino a poco fa dal capitalismo di Stato integrale, si sta comportando, fino a questo momento con una passività sconcertante. Si tratta d’una passività favorevole alla generalizzazione del marasma, del caos e, forse, al concretizzarsi di una crisi conflittuale interna suscettibile, a sua volta, di degenerare in una guerra civile o mondiale. (...)

“In questo quadro hanno fatto irruzione gli avvenimenti sensazionali e brumosi dell’agosto del 1991, che hanno avuto come protagonisti Gorbachov, Eltsin e altri coautori di questa mossa, che hanno aperto la strada alla trasformazione dell’URSS in una debole confederazione di Stati e poi al suo smantellamento.

“Non è possibile dubitare che [la Perestrojka] sia una sofisticazione del comunismo, dal momento che lo confessa il suo stesso autore nel saggio propagandistico ‘Perestrojka: il nuovo pensiero per il nostro  paese e per il mondo’ (trad. it., Mondadori, Milano 1987, p. 37): ‘Lo scopo di questa riforma è assicurare la transizione da una direzione eccessivamente centralizzata, e basata sugli ordini a una direzione democratica, basata su una combinazione tra il centralismo democratico e l’autogestione’. Autogestione che, per altro, era ‘l’obiettivo supremo dello Stato sovietico’, come stabiliva la stessa Costituzione dell’ex-URSS nel suo Preambolo” (17).

 

Rivoluzione sanguinosa e Rivoluzione senza sangue

Sulla scia di questa falsa impressione della morte del comunismo, un altro quesito potrebbe sorgere. Nel periodo della Guerra Fredda si intendeva come trionfo del comunismo -- gli “errori della Russia” -- l’invasione sovietica d’un paese libero, oppure la presa del potere per il Partito Comunista, con la conseguente instaurazione d’una dittatura del proletariato. Adesso che l’URSS non c’è più, come si realizzerebbe questo trionfo?

Come abbiamo visto sopra, la metamorfosi comunista è stata un cambiamento di tattica per arrivare meglio al bersaglio, cioè alla liquidazione della Civiltà Cristiana. Abbandonata la forza bruta questa liquidazione procede con l’infiltrazione pacifica e sorniona dei principi rivoluzionari in Occidente, minando i costumi e producendo la completa disgregazione morale attraverso la Rivoluzione Culturale.

Eccone alcuni elementi:

  1. L’amore libero penetra progressivamente nelle famiglie, distruggendo i sacri vincoli del matrimonio e della fedeltà coniugale:

- legittimazione del divorzio;

- diffusione del concubinato;

- rapporti prematrimoniali;

- liberazione dei metodi contraccettivi;

- legalizzazione dell’aborto;

- sterilizzazione di uomini e donne;

- fertilizzazione in vitro;

- omosessualità dilagante, legalizzazione del “matrimonio” omosessuale;

- mode che si avviano al nudismo;

- proliferazione della pornografia;

- educazione sessuale tendenziosa nelle scuole.

  1. L’ugualitarismo penetra progressivamente nella società, distruggendo le legittime gerarchie:

- leggi socialiste e tasse sempre più elevate che corrodono il diritto di proprietà ;

- riforme di base (agraria, urbana, imprenditoriale) di inspirazione socialista;

- centralizzazione del potere finanziario con la formazione di super-aziende anonime a scapito dell’iniziativa privata;

- centralizzazione del potere politico, con la soppressione delle legittime differenze regionali e nazionali;

- mode unisex;

- uguaglianza tra genitori e figli, professori e allievi, padroni e impiegati, e via dicendo;

- ingegneria genetica: costruzione dell’essere umano standardizzato.

  1. Distruzione totale di ciò che resta della Civiltà Cristiana:

- proliferazione del traffico e del consumo di droghe;

- discoteche sempre più luride;

- eutanasia;

- crisi nella Chiesa;

- proliferazione di culti esoterici, stregoneria e satanismo;

- una TV sempre più immorale e violenta.

La prospettiva del castigo

A questo punto ci si chiede: siamo giunti alla fine? Come giudicava il prof. Plinio Corrêa de Oliveira questo vortice di peccato, alla luce di Fatima? Quale prospettive intravedeva per il mondo?

Anzitutto, egli faceva pieno affidamento nelle parole della Madonna. Si la maggior parte delle profezie si sono già avverate, non c’è motivo per non sperare nel compimento delle altre:

“Si svolgeranno gli avvenimenti previsti a Fatima, e fino a questo momento non ancora realizzati? E’ la domanda che si fa l’umanità contemporanea. In via di principio, non vi è possibilità di dubbio. Perché il fatto che una parte della profezie si sia già realizzata con impressionante precisione prova il loro carattere soprannaturale. E, provato questo carattere, non è possibile mettere in dubbio che il messaggio celeste si realizzi completamente” (18).

In concreto, due profezie debbono ancora realizzarsi:

- il supremo castigo per i peccati dell’umanità;

- il trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria.

“Se gli uomini non si emenderanno -- ammoniva Giacinta di Fatima -- la Madonna invierà al mondo un castigo quale non si vide mai. (...) Bisogna far penitenza. Se non si emendano verrà il castigo” (19).

A questo proposito commentava il dott. Plinio:

“Alla Cova da Iria, la Madonna ha indicato due condizioni, entrambe indispensabili, perché si allontanassero i castighi, con cui ci minacciava.

“Una di queste condizioni era la consacrazione. Supponiamo che sia stata fatta nel modo richiesto dalla Santissima Vergine. Rimane la seconda condizione: la divulgazione della pratica della comunione riparatrice dei primi cinque sabati del mese. Ci sembra evidente che questa devozione non si è propagata fino a oggi nel mondo cattolico nella misura desiderata dalla Madre di Dio.

“E vi è ancora un’altra condizione, implicita nel messaggio ma anch’essa indispensabile: è la vittoria del mondo sulle mille forme di empietà e di impurità che lo stanno dominando. Tutto indica che questa vittoria non è stata ottenuta e, al contrario, che in questa materia ci avviciniamo sempre più al parossismo. Così, un mutamento di indirizzo dell’umanità sta diventando sempre più improbabile. E, nella misura in cui avanziamo verso questo parossismo, diventa più probabile che avanziamo verso la realizzazione dei castighi” (20).

 

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira guardava però al futuro con la certezza fiduciosa del grande intervento di Dio nella storia ed il conseguente trionfo del Cuore Immacolato di Maria: “È bene che, al termine di queste riflessioni, il nostro spirito indugi nella considerazione delle prospettive ultime del messaggio di Fatima. Oltre la tristezza e le punizioni sommamente probabili, verso le quali avanziamo, abbiamo davanti a noi le luci sacrali dell’alba del Regno di Maria: “Infine, il mio Cuore Immacolato Trionferà ”. È una prospettiva grandiosa di universale vittoria del Cuore regale e materno della santissima Vergine. E’ una promessa pacificante, attraente e soprattutto maestosa ed entusiasmante” (21)

Questa promessa riguarda il ristabilimento dell’ordine cattolico nel mondo, il risorgere della Cristianità . Quando avverrà? Il futuro appartiene a Dio. Ma la grande certezza che illuminò la lunga vita di Plinio Corrêa de Oliveira fu proprio quella della vittoria finale del Cuore Immacolato di Maria. Le parole conclusive dell’ultima conferenza pubblica che egli tenne il 19 agosto 1995, già molto indebolito dalla malattia, suonano come un vaticinio:

“Tutto si è spezzato, tutto è crollato, tutto è ridotto a niente. Soltanto una cosa resta in piede: la Madonna vincerà! Dopo questa conferenza, che cosa accadrà? Come si svolgeranno gli avvenimenti? Io non lo so. D’una cosa però ho la certezza assoluta. Fra ‘x’ anni, siano essi cinque o cinquanta, voi ptorete dire: la Madonna infatti trionfò!”

Fu con questa certezza nell’animo che egli chiuse gli occhi alla luce del mondo il 3 ottobre 1995, confortato dai sacramenti della Chiesa e avendo ricevuto l’apostolica benedizione.

Non vi è migliore epitaffio per questo autentico crociato del secolo XX, che le parole che egli stesso scrisse come chiusura del suo saggio «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»:

“In mezzo a questo caos, solo qualcosa non cambierà. È, nel mio cuore e sulle mie labbra, come in quello di quanti vivono e pensano in sintonia con me, la preghiera:

“Ad te levavi oculos meos qui habitas in coelis.

“Ecce sicut oculi servorum in manibus dominorum suorum,

“Sicut oculi ancillae in manibus dominae suae: ita oculi nostri ad Dominam Matrem nostram, donec misereatur nostri”.

(Alzo i miei occhi a te, che abiti nei Cieli. Così come gli occhi dei servi sono fissi sulle mani dei loro signori e gli occhi della schiava sulle mani della sua signora, altrettanto i nostri occhi sono fissi sulla Signora, Madre nostra, finché abbia misericordia di noi. (adattamento del Ps. 122, 1-2))

“È l’affermazione dell’immutabile fiducia dell’anima cattolica, in ginocchio, ma incrollabile, in mezzo alla convulsione generale.

“Incrollabile con tutta la forza di quanti, in mezzo alla burrasca, e con una forza d’animo maggiore di questa, continuano ad affermare dal più profondo del cuore: Credo in Unam, Sanctam, Catholicam et Apostolicam Ecclesiam, contro la quale, secondo la promessa fatta a Pietro, le porte dell’inferno non prevarranno”.

 

Note

(1) P. Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Roma, Luci sull’Est, 1998, p. 81.

(2) Id., “A dynamite di Christo”, in O Legionario n. 321, 5-11-1938.

(3) Id., “Il cuore del saggio sta dove c’è tristezza”, in Catolieismo, n. 85, gennaio 1958.

(4) Id., in O Legionario, 13-05- 1945.           .

(5) Cfr. Antonio Borelli, Fatima. messaggio di tragedia o di speranza?, Roma, Luci sull’Est, 1996, pp. 40-42.

(6) P. Corrèa de Oliveira, “Fatima: una visione d’insieme”, in Il pensiero di Plinio Corréa de Oliveira, luglio 1997.

(7) Id., in O Legionario, 13-05-1945.

(8) Id., ibid.

(9) Id., “Unità nazionale”, in O Legionario, n. 219, 22-11-1936.

(10) Id., in O Legionario, 18-09- 1938.

(11) Id., in Folha di S. Paulo, 29-07-1980.

(12) Id., “Dame e cavalieri del 1900, sportsmen del 1954”, III Catolieismo, n. 43, luglio 1954.

(13) Id., in Folha di S. Paulo, 20-03-1969.

(14) Id., “Regina Pacis”, in O Legionario, n. 666, 13-05-1945.

(15) Id., Rivoluzione e Contro- Rivoluzione, pp. 137-138.

(16) Id., ibid., p. 154.

(17) Id., ibid., pp. 164-166.

(18) Id., “Fatima: una visione d’insieme”, p. 5.

(19) Antonio Borelli, Fatima, Messaggio di tragedia o di speranza?, pp. 58-59.

(20) P. Corrêa de 0liviera, “Fatima: una visione d’insieme”.

(21) Id., Ibid.

 

Categoria: Gennaio 2000

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