2000

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Il Regno di Cristo

 

di Plinio Corrèa de Oliveira

 

Da un punto di vista storico, il Santo Natale è stato il primo giorno di vita della Civiltà Cristiana. Era senz’altro una vita ancora in nuce, incipiente come i primi bagliori di un sole che spunta, ma che già conteneva in sé tutti gli aspetti, immensamente ricchi, della maturità alla quale era destinata.

È vero che la civiltà è un fatto sociale e che quindi per esistere in quanto tale non si può limitare ad un pugno di persone, ma deve interessare tutta una società. In questo senso, non possiamo dire che l’ambiente di unzione soprannaturale che promanava dal presepio di Betlemme desse vita propriamente a una civiltà con le persone che lo circondavano.

D’altro canto, però, considerando che tutte le ricchezze della Civiltà Cristiana erano racchiuse nel Divin Bambino come nella loro sorgente, unica e infinitamente perfetta, e che la luce che da Betlemme era cominciata a risplendere sull’umanità doveva in seguito diffondersi fino ad illuminare l’intero orbe terracqueo, trasformando le mentalità, abolendo certi costumi ed istituendone altri, infondendo uno spirito nuovo nelle culture, unendo ed elevando ad un livello superiore tutte le civiltà, possiamo dire che il primo giorno di Cristo sulla Terra fu anche il primo giorno d’una nuova era storica.

Chi l’avrebbe mai detto? Non c’è essere umano più debole di un bambino. Non c’è dimora più povera di una grotta. Non c’è culla più rudimentale di una mangiatoia. Eppure quel Bambino, in quella grotta, su quella mangiatoia, avrebbe modificato il corso della storia. Eccome! Egli ha compiuto la più difficile delle trasformazioni. Si trattava, infatti, non di continuare o di accelerare il corso degli avvenimenti, ma di indirizzare gli uomini in un senso fondamentalmente opposto alle loro inclinazioni: verso una vita di austerità, di sacrificio e di amore alla Croce.

Si trattava di richiamare alla Fede un mondo corrotto dalla superstizione, dal sincretismo religioso e da un completo scetticismo. Si trattava di richiamare alla giustizia un’umanità in balìa di ogni sorta d’iniquità: del dispotismo dei forti a scapito dei deboli, delle masse in spregio alle élite, della plutocrazia (che concentrava in sé tutti i difetti delle altre) nei confronti delle masse stesse. Si trattava di invitare alla disaffezione per il peccato un mondo che adorava il piacere in tutte le sue forme. Si trattava di attrarre alla purezza un mondo nel quale tutte le depravazioni erano conosciute, praticate, approvate. Era chiaramente un compito impossibile, ma che il Divin Bambino cominciò a realizzare fin dal suo primo momento di vita sulla Terra, e che né l’odio del Sinedrio, né lo strapotere romano, né la forza della passioni umane potevano ormai arrestare.

Duemila anni dopo la nascita di Cristo, sembra di essere tornati al punto di partenza. Il culto del denaro, la divinizzazione delle masse, l’eccesso dei piaceri più bassi, il dominio dispotico della forza, le superstizioni, il sincretismo religioso, lo scetticismo, in poche parole il neopaganesimo in tutti i suoi aspetti dilaga di nuovo nel mondo.

Bestemmierebbe contro Nostro Signore Gesù Cristo chi affermasse che questo inferno di confusione, corruzione, ribellione e violenza che abbiamo davanti ai nostri occhi è la Civiltà Cristiana, è il regno di Cristo sulla Terra. Dell’antica Cristianità resistono a malapena alcuni tratti, oscurati dal mondo moderno. Ma nella sua realtà piena e globale, la Civiltà Cristiana ha cessato di esistere. Di quella grande luce soprannaturale che cominciò a risplendere a Betlemme, restano pochi raggi che a malapena riescono ancora a gettare qualche barlume sulle leggi, i costumi, le istituzioni e la cultura del secolo XX.

Come si è giunti a questa situazione? Si può dire che l’azione di Gesù Cristo - tanto presente nei tabernacoli delle nostre chiese quanto nella grotta di Betlemme - abbia perso la sua efficacia? Ovviamente no.

Ma se la causa non sta né può stare in Lui, allora va ricercata negli uomini. Nel mondo antico, anche se profondamente corrotto, Nostro Signore e dopo di Lui la Chiesa nascente trovarono comunque anime aperte alla predicazione del Vangelo. Oggi questa parola si fa sentire in tutto il mondo. Ma cresce paurosamente il numero di coloro che si rifiutano ostinatamente di accoglierla, collocandosi perciò, a causa delle loro idee o delle loro abitudini, agli antipodi della Chiesa.

Diceva il Discepolo amato: Lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt. In questo, e soltanto in questo, si trova la causa della rovina della Civiltà Cristiana. Se gli uomini non sono e non vogliono più essere cattolici, come potrebbe mai essere cristiana una civiltà che nasca dalle loro mani?

Desta stupore il numero di persone che si domandano quale sia la causa della tremenda crisi che scuote il mondo contemporaneo. Basterebbe, infatti, immaginare un'umanità che si conformasse alla Legge di Dio, per capire che ipso facto la crisi sarebbe finita. Il problema sta dunque in noi. Il problema sta nel nostro libero arbitrio, sta nella nostra intelligenza quando si chiude alla verità, sta nella nostra volontà quando, lusingata dalle passioni, si rifiuta di fare il bene. La conversione dell'uomo stesso è la condizione essenziale e indispensabile per risolvere la crisi. Avvenuta questa conversione, tutto sarà risolto. Senza di essa, invece, qualunque azione sarà vana.

Ecco la grande verità che dobbiamo meditare in questo Natale. Non basta inchinarsi davanti a Gesù Bambino nel presepio, cantando “Tu scendi dalle stelle” in unione con tutto il popolo fedele. Dobbiamo puntare alla nostra conversione interna e a quella del prossimo perché la crisi contemporanea venga sconfitta, perché la luce di Betlemme possa nuovamente tornare a risplendere su tutta la Terra.

Ma come riuscirei? Dove sono i nostri mezzi di comunicazione, radio e giornali, le nostre organizzazioni? Dove sono le nostre bombe atomiche, i nostri carri armati, i nostri eserciti? Dove sono le nostre banche, i nostri tesori, le nostre ricchezze? Come possiamo lottare contro tutto il mondo? La domanda è ingenua.

La nostra vittoria verrà essenzialmente e soprattutto da Nostro Signore Gesù Cristo. Banche, radio, organizzazioni, tutto ciò è eccellente e abbiamo l’obbligo di servircene per la crescita del Regno di Dio. Ma niente di ciò è indispensabile. In altre parole, se la causa cattolica non può contare oggi su queste risorse, non per negligenza, pigrizia o colpa nostra, il Divino Salvatore farà in modo di farei vincere senza questi elementi. Abbiamo l’esempio dei primi secoli della Chiesa: non è vero che essa ha vinto, nonostante si fossero coalizzate contro di lei tutte le forze della Terra?

Fiducia in Nostro Signore Gesù Cristo, fiducia nel soprannaturale, ecco un’altra preziosa lezione del Santo Natale.

Non possiamo concludere questo articolo senza un’ultima lezione, dolce come un favo di miele. Sì, abbiamo peccato. Sì, è vero che le difficoltà davanti a noi sono enormi. Sì, è vero che le nostre colpe e le nostre infedeltà hanno attirato su di noi, meritatamente, la collera di Dio. Ma presso il presepio abbiamo una Mediatrice clementissima che non è giudice ma avvocata, e che nutre nei nostri confronti tutta la compassione, tutta la tenerezza, tutta l'indulgenza della più perfetta delle Madri.

Con gli occhi fissi a Maria, uniti a Lei, per mezzo di Lei, chiediamo in questo Natale l’unica grazia che veramente conta: il Regno di Dio in noi e intorno a noi. Tutto il resto ci verrà dato in sovrappiù!

(Catolicismo, n. 24, dicembre 1952. Titolo originale: Et vocabitur princeps Pacis, cujus Regni non erit finis)

Categoria: Dicembre 2000

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