2004

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Regno di Dio e Cristianità

 

In queste pagine si parla di "Regno di Dio" e di "Cristianità" come due realtà intimamente connesse. Al fine di evitare spiacevoli equivoci, bisogna chiarire alcuni concetti. Cos'è il Regno di Dio? In quale senso si può dire che la Cristianità ne sia una realizzazione storica?

Nel Manuale Theologiae Dogmaticae, il canonico J.M. Hervé spiega che "l'annuncio e lo stabilimento del regno di Dio o del regno del Cielo occupa il posto centrale nella missione di Cristo, l'Inviato di Dio" (J.M. Hervé, Manuale Theologiae Dogmaticae, Vol 1, p. 285.) L'espressione "Regno di Dio" ha diversi significati, ovviamente connessi fra di loro.

L'espressione "Regno di Dio" si riferisce propriamente al Regno del Cielo. Dopo la seconda venuta di Cristo ed il Giudizio Finale, Dio regnerà eternamente nella pace perfetta fra gli angeli e i santi. Gli uomini che muoiono in stato di grazia meritano di entrare in questo regno. Questo è il cosiddetto elemento escatologico del regno, cioè quello dopo la morte e dopo la fine del mondo. Solo allora avverrà il trionfo finale del bene.

Ma questo Regno ha due fasi: comincia sulla terra e si completa in Cielo. In altre parole, il Regno di Dio è già in costruzione sulla terra.

Anzitutto nelle anime -- "Il regno di Dio è dentro di voi" (Lc. 17,21) -- nella misura in cui la persona abbia fede e si apra alla grazia di Dio, creando in questo modo le condizioni, hic et nunc, per entrare nel regno del Cielo. È il dominio di Dio sulle anime, il Suo regno sui cuori. Questo è il cosiddetto elemento interiore del regno.

Secondo la dottrina cattolica, però, il Regno non è meramente interiore. Esso comprende anche manifestazioni visibili o esteriori. Vale a dire, il Regno di Dio è già in costruzione sulla terra anche in modo visibile.

Questo è vero in riferimento alla Chiesa cattolica, nel senso che Nostro Signore regna in essa in modo speciale per la fede, la grazia e le virtù. La Chiesa è semente del Regno di Dio anche nel senso che essa santifica e guida le anime alla salvezza eterna, costituendo pertanto il cammino del Cielo. Il capo supremo della Chiesa, il Papa, è il rappresentante visibile del Re invisibile che è Cristo. Questo è il cosiddetto elemento sociale o visibile del regno.

La caratteristica essenziale del regno di Dio, presente in tutti gli elementi sopra menzionati, è quindi la sua natura religiosa e spirituale. Quanto all'origine ed alla natura, il Regno di Dio non è di questo mondo (Gio., 18, 36). Esso deve, però, svilupparsi in questo mondo nelle anime e, in modo visibile, nella Chiesa (Cfr. Cornelius a Lapide, Commentaria in Scripturam Sacram, In Acta Apostolorum I:3; In Acta Apostolorum II:30; in Lucam I:33; in Isaiam Prophetam LXV:17; in Danielem Prophetam II:44, et
passim).

In quale senso possiamo dire che la Civiltà cristiana partecipa del Regno di Dio?

Quando permeata dallo spirito cattolico e ispirata alla dottrina della Chiesa, possiamo in un certo senso considerare la società temporale, con le sue varie strutture (governo, società, economia, cultura), un frutto del Regno di Dio, nonché un potente ausilio per il suo sviluppo. Quando Dio regna pienamente nelle anime delle persone, le istituzioni sociali ed i costumi che esse produrranno ne saranno naturalmente un riflesso.

Inoltre, una civiltà cristiana può contribuire allo stabilimento e allo sviluppo del regno di Dio. Una civiltà cristiana può favorire e proteggere la pratica sociale della virtù e, in questo modo, influenzarne anche la pratica individuale. Può inoltre contenere istituzioni secondo l'ordine naturale e la morale cristiana e, in questo modo, predisporre i cittadini alla virtù, offrendo alla grazia occasioni di azione sulle anime.

In questo senso possiamo parlare della "ministerialità" della società temporale nei confronti della Chiesa e, quindi, del Regno di Dio (Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Note sul concetto di Cristianità. Carattere spirituale e sacrale delle società temporale e sua "ministerialità", Palermo, Thule, 1996.)

Categoria: Ottobre 2004

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