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2011

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Editoriale

Il venerdì Santo della chiesa

 

Venerdì prima della Passione, festa della Madonna dei Dolori, 1967. Davanti a un pubblico attento e raccolto, l’oratore legge e commenta alcune preoccupanti notizie a proposito della grave crisi in cui versa Santa Romana Chiesa, sulla scia di un certo “post-concilio”.

Cedimenti nella disciplina ecclesiastica, apostasie in massa di religiosi, manomissione della liturgia, aberrazioni teologiche, depredazione di chiese a pretesto di “aggiornarle”... Una dietro l’altra le notizie configurano un quadro di desolazione che, un anno dopo, Paolo VI chiamerà di “autodemolizione”.

Contemplando l’immane tragedia che scuote fino dalle sue fondamenta quella istituzione divina da lui venerata come “la luce dei miei occhi”, l’emozione tradisce l’oratore. E quest’uomo forte, per cui la parola timore era sconosciuta al di fuori della sua applicazione a Dio, questo uomo piange. Tra singhiozzi riesce ancora a esclamare: “Ah, la Santa Chiesa! La Gerusalemme celestiale discesa dal Cielo! Che cosa hanno fatto di Essa!”. Impossibilitato di parlare dall’emozione, egli deve interrompere la conferenza...

L’oratore era Plinio Corrêa de Oliveira. Ed era la prima volta che piangeva di pubblico.

Unito alla Chiesa con vincoli di intimità che noi a malapena possiamo intravedere, Plinio Corrêa de Oliveira viveva in se stesso la crisi della sposa di Cristo, con una profondità spirituale alla quale non è forse improprio applicare il qualificativo di mistico.

Nel 1943 aveva denunciato, per primo, il dilagare delle tendenze progressiste in ambienti di Chiesa col libro «In difesa dell’Azione Cattolica».

Nel 1962 si era trasferito a Roma con alcuni discepoli per aiutare i settori conservatori durante il Concilio: “Non potrei mai, in alcun modo, rinunciare a prestare alla Chiesa, alla quale ho dedicato tutta la mia vita, questo servizio in un momento storico così triste quasi quanto quello della Morte di Nostro Signore”.

E adesso doveva constatare con amarezza che molti dei suoi peggiori timori si erano avverati. La Chiesa cominciava a vivere il suo Venerdì Santo.

Mentre il mondo sembrava camminare verso un apogeo, all’insegna di una modernità osannata perfino in ambienti ecclesiastici, per Plinio Corrêa de Oliveira la Chiesa saliva verso il suo Calvario: “La Chiesa si presenta oggi a noi come Nostro Signore Gesù Cristo nella Sua Passione, coperta di piaghe e barcollando sotto la Croce verso il Calvario”.

Non è altra la visione che, 38 anni dopo, il cardinale Josef Ratzinger presenterà della Chiesa nella meditazione della Via Crucis al Colosseo: “Non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? (...) Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano”.

Nel 2010, ormai Papa Benedetto XVI, egli torna a lamentarsi: “Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. (...) La più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato della Chiesa” (1).

In questa Santa Quaresima, segnata anche a livello internazionale da guerre e sciagure, dalle sanguinose ribellioni nel mondo arabo al devastante terremoto in Giappone alle incertezze sulla ripresa economica, meditiamo sulla situazione di Santa Romana Chiesa che, come Nostro Signore Gesù Cristo, vive il suo Venerdì Santo. In attesa che, dopo le austere tribolazioni della Passione, rifulga sempre l’aurora della Risurrezione!

 1. Incontro con i giornalisti durante il volo verso Lisbonna, 13-05-2010. Nella foto: Cristo de la Expiración, detto El Cachorro, opera di Francisco Antonio Gijón, Siviglia 1682.

Categoria: Marzo 2011

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