2011

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La vera santità è forza d'anima e non mollezza sentimentale

 

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

La Chiesa ci insegna che la vera e piena santità consiste nell’eroismo della virtù. L’onore degli altari non è concesso alle anime ipersensibili, deboli, che fuggono dai pensieri profondi, dalla sofferenza pungente, dalla lotta, dalla croce di Nostro Signore Gesù Cristo insomma. Memore della parola del suo Divino Fondatore, “il Regno dei cieli è dei violenti”, la Chiesa canonizza solo quelli che nella loro vita combattono autenticamente la buona battaglia, strappandosi gli occhi o tagliandosi i piedi quando essi siano causa di scandalo, e sacrificando tutto per seguire solamente Nostro Signore Gesù Cristo.

Nella realtà, la santificazione sottintende il più grande eroismo poiché presuppone non solo la ferma e seria risoluzione di sacrificare la vita se fosse necessario per conservare la fedeltà a Gesù Cristo, ma altresì di vivere sulla terra una esistenza prolungata se ciò piace a Dio, rinunciando in ogni momento a quello che abbiamo di più caro, per rimetterci soltanto alla divina volontà.

Purtroppo, una certa iconografia molto usuale presenta i Santi sotto un aspetto ben diverso: creature deboli, sentimentali, sprovviste di personalità e di forza di carattere, incapaci di idee serie, solide e coerenti, anime che si lasciano condurre soltanto dalle emozioni, e quindi totalmente inadeguate alle grandi lotte che la vita terrena sempre porta con sé.

La figura di Santa Teresina del Bambino Gesù è stata in maniera speciale deformata dalla cattiva iconografia. Rose, sorrisi, vacuo sentimentalismo, vita beata senza preoccupazioni, ossa di zucchero candito e sangue di miele: ecco l’idea che spesso ci danno della grande, incomparabile Santa.

Come tutto questo è diverso dallo spirito vasto e profondo come il firmamento, rutilante e ardente come il sole, ma allo stesso tempo così umile e filiale con il quale si viene a contatto quando di legge «Storia di un’anima»!

Qui riproduciamo una fotografia scattata il 7 giugno 1897, poco prima della sua morte, accaduta il 30 settembre dello stesso anno. La fisionomia è segnata dalla profonda pace delle grandi ed irrevocabili rinunce. I tratti hanno una nitidezza, una forza, un’armonia che soltanto le anime con una logica di ferro possiedono. Lo sguardo parla di dolori tremendi, sofferti nelle più recondite profondità dell’anima, ma allo stesso tempo lascia intravedere il fuoco, l’ardore di un coraggio eroico, deciso ad andare avanti costi quello che costi.

Contemplando questo volto forte e profondo, come solo la grazia di Dio può concedere all’anima umana, ci viene in mente un altro volto: quello della Sacra Sindone di Torino, che nessun uomo avrebbe potuto immaginare e forse nessuno oserà descrivere. Fra il volto del Signore morto, segnato da una pace, da una forza, da una profondità e un dolore che le parole umane non riescono ad esprimere, ed il volto di Santa Teresina del Bambino Gesù, c’è una somiglianza imponderabile ma immensamente reale.

E può destare meraviglia che il Santo Volto abbia stampato qualcosa di Sé nel viso e nell’anima di colei che in religione si chiamò precisamente Teresa del Bambino Gesù e del Sacro Volto?

Categoria: Giugno 2011

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