2013

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Colombia

Pericoli per la pace

 

La Colombia è in una situazione endemica di violenza guerrigliera che affonda le radici nei conflitti fra conservatori e liberali negli anni ‘50. Dopo il fallimento del tentato colpo di stato nel 1948 contro il governo conservatore di Mariano Ospina, gruppi liberali si diedero alla macchia, inaugurando così un periodo di violenza fratricida che durò fino al 1956, quando i due principali partiti — il Conservatore e il Liberale — sottoscrissero un accordo per porvi fine.


“Dialogo” con la guerriglia?

Le fazioni liberali estremiste, ormai inquinate dal socialismo marxista, non accettarono l’accordo e scelsero la via dell’insurrezione. Nel 1964 nacquero le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – FARC. L’anno successivo sorse l’Ejército de Liberación Nacional – ELN. E nel 1974 il Movimiento 19 de Abril – M19. Iniziò così la fase della guerriglia comunista, patrocinata da Fidel Castro.

Dopo un periodo di operazioni militari, in cui lo Stato era riuscito a circoscrivere il fenomeno guerrigliero, senza però sconfiggerlo, nel 1982 il presidente Belisario Betancur inaugurò una politica di “dialogo” con gli insorti, annunciando un’ampia amnistia. La TFP colombiana allora reagì pubblicando il manifesto “Amnistia ai guerriglieri: misura di pacificazione, o trasferimento della violenza dal fondo delle selve al centro delle città?” e avviando una lunga serie di interventi pubblici che hanno visto la TFP colombiana sempre in prima linea nella reazione ideale, sempre nei termini della legge, contro la minaccia della guerriglia marxista.

Fra le campagne, sono passate alla  storia la raccolta di generi alimentari e indumenti per le popolazioni colpite dalla guerriglia marxista e, in più di un’occasione, le pericolose visite alle zone di conflitto per portare sollievo agli abitanti.

Nel 1985, il violento assalto guerrigliero al Palazzo di Giustizia nella capitale Bogotá conferì un tono profetico al manifesto della TFP: la guerriglia si era trasferita nelle città. La politica di pacificazione ebbe come risultato un grande avanzamento del potere guerrigliero. Negli anni Novanta, la situazione precipitò tanto da rendere realistico il timore di un trionfo della guerriglia comunista, nel frattempo diventata una narco-guerriglia, alleata ai cartelli della droga.

 

Vittoria sprecata

Dopo anni di alterne vicende, nel 2002 il presidente conservatore Álvaro Uribe decise di sconfiggere definitivamente le FARC, l’unico gruppo guerrigliero rimasto in attività. Unendo la forza militare a misure legislative e sociali, in pochi anni egli riuscì a quasi annientare le FARC, eliminando i loro principali capi, distruggendo le loro basi logistiche e reinserendo nella società i guerriglieri pentiti. Uribe ricevette l’appoggio massiccio della popolazione. Nel 2006 egli fu rieletto col 63% dei voti. La vittoria sembrava vicina.

Per motivi che restano tuttora oscuri, però, il suo successore Juan Manuel Santos, pur avendo ormai la vittoria in pugno, decise di cambiare radicalmente strategia rilanciando la politica del “dialogo”. Interpretando lo sconcerto dei colombiani, la Sociedad Tradición y Acción, ha pubblicato un nuovo manifesto: Le capitolazioni segrete non condurranno mai alla vera pace. Il titolo illustra chiaramente il messaggio: una guerriglia sconfitta, rigettata dalla quasi totalità della popolazione, che non ha fatto altro che martirizzare la vita nazionale uccidendo innocenti, non può pretendere di guadagnare al tavolo dei negoziati ciò che non ha mai ottenuto sul campo di battaglia.

 

Una strategia suicida

La Colombia è sconcertata dal rilancio del dialogo con la guerriglia marxista — leggiamo nel manifesto — Ciò può cambiare irrevocabilmente il destino del nostro Paese, generando nefaste conseguenze anche per i nostri vicini. È evidente, secondo il documento, che tutti i processi di “pace” succedutesi dal 1982 al 2002 sono stati segnati dal fallimento, risultando unicamente in un aumento della violenza marxista. Quanto più il Governo cedeva ai guerriglieri, tanto più essi incrementavano il livello di violenza.

Dove ci vuole portare il nuovo governo col rilancio dei negoziati? È la domanda posta nel documento. Non dimentichiamo che il concetto di pace dei marxisti è molto diverso dal nostro. In più di un’occasione i leader delle FARC hanno dichiarato che, per loro, la pace è solo un mezzo per scalare il potere. Per i colombiani, invece, la pace è il frutto della giustizia, e si ottiene rispettando i principi della tradizione, della famiglia e della proprietà. I guerriglieri sono mossi dall’odio contro la civiltà cristiana. Il loro scopo non è la “tranquillità nell’ordine”, ma la dittatura del proletariato.

Dopo aver elencato gli errori della politica di cedimento di fronte alla guerriglia marxista, e le funeste conseguenze che cagionarono al Paese, il manifesto di Tradición y Acción avverte: se, in nome di una pseudo pace, cediamo alla narco-guerriglia marxista, corriamo il rischio di consegnare il Paese al caos e al ricatto della violenza.

 

Il “Kerensky” colombiano?

Non vogliamo, conclude il manifesto, che il presidente Juan Manuel Santos passi alla storia come il “Kerensky colombiano”, avendo consegnato il Paese alla guerriglia marxista, come Alexander Fyodorovich Kerensky consegnò la Russia ai bolscevichi.

In chiusura, il manifesto eleva una supplica alla Madonna di Chiquinquirá, patrona della Colombia, affinché non permetta che il Paese sia annientato da una minoranza marxista.

Categoria: Marzo 2013

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