2013

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Editoriale: Dove andiamo?

 

È impossibile che, incalzati dalla crisi che non sembra allentare, più di una volta non ci siamo domandati: ma dove andremo a finire? Inutile provare a rispondere senza prima porci un’altra domanda: da dove veniamo?

Nell’esaminare le cause dell’attuale crisi, molti analisti ormai concordano nel puntare il dito, non contro qualche fattore economico congiunturale, ma, più profondamente, contro lo “spirito”, da taluni definito “intemperanza frenetica”, con cui è stato condotta la nostra economia negli ultimi decenni. Ciò ha prodotto non solo avidità e ambizione, ma anche un’espansione incontenibile dei desideri umani che travalicano i limiti della ragione e della morale.

Ma non è solo l’economia ad essere ispirata dall’intemperanza frenetica. Tutta la nostra vita ormai viaggia sulla stessa lunghezza d’onda: dai ritmi imposti dalle nuove tecnologie, al consumismo sfrenato che lascia sempre meno spazio per le cose dello spirito.Se almeno potessimo affermare di essere felici… Lo siamo? A giudicare dall’aumento esponenziale del consumo di droghe e di suicidi, specie fra i giovanissimi, si direbbe proprio di no. Non sarà arrivato, allora, il momento per una pausa di riflessione?

Al paziente afflitto da stress, il medico normalmente prescrive riposo, cioè “staccare”. Così attento alla propria salute, fino all’eccesso, l’uomo di oggi tuttavia non vuole nemmeno pensare a prendersi una pausa. Egli reagisce nei confronti della società moderna come un alcolizzato con la bottiglia: sa che gli fa male, ma non vuole mollarla. Mollare alcuni aspetti di tale società  significherebbe rinunciare a certi criteri sui quali abbiamo costruito la nostra civiltà industriale. Significherebbe, soprattutto, rinunciare a certi abiti morali sviati ai quali siamo ormai troppo attaccati.

E mentre la nostra società sembra inabissarsi in una crisi sempre più profonda, preferiamo affondare con essa anziché tentare la salvezza nuotando verso altre spiagge.

Per fortuna non è il caso di tutti. In mezzo al generale conformismo suicida, troviamo un numero sempre crescente di persone che, bevuto fino in fondo il calice della felicità offerto da questa modernità, cominciano ad aprirsi a soluzioni alternative. Soluzioni che non possono che essere il ritorno alle vie della civiltà cristiana dalle quali non avremmo mai dovuto allontanarci.

È per venire incontro ai legittimi aneliti di tali persone che la TFP americana ha appena pubblicato il libro «Ritorno all’ordine», al quale dedichiamo un ampio spazio in questo numero della rivista.

Categoria: Marzo 2013

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