2014

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Dossier

 

1914-1918: la fine di un mondo

 

Il 28 luglio 1914, l’impero austro-ungarico dichiarava guerra alla Serbia in seguito all’assassinio dell’erede al trono, l’arciduca Francesco Ferdinando. Il gioco delle alleanze trascinò nel conflitto quasi tutte le nazioni europee, gli Stati Uniti d’America e il Giappone. La lotta armata infurierà per ben quattro anni, lasciando sul campo oltre 25milioni di morti.

Quella del ‘14-18 non fu solo una guerra ma anche, e soprattutto, una rivoluzione, una delle più devastanti della storia. Se non fu la fine del mondo, fu certamente la fine di un mondo. Il conflitto inghiottì tre imperi, Austria, Germania e Russia, per non parlare anche del crollo dell’impero ottomano. Pose le condizioni per l’ascesa dei totalitarismi che funesteranno il secolo XX. In particolare, determinò la presa del potere dei bolscevichi in Russia, punto di partenza dell’imperialismo comunista, vero flagello dell’umanità.

I cambiamenti più decisivi, però, furono a livello sociale e culturale. Il conflitto demolì la Belle Époque, segnando la fine dell’egemonia della Vecchia Europa, e avviando pari passu il declino finale della Civiltà cristiana. Diede un colpo mortale allo spirito aristocratico e tradizionale, diffondendo invece quello egualitario e liberale, aprendo in questo modo la via alla rivoluzione culturale che culminerà nel Maggio ’68.

Nato nel 1908, Plinio Corrêa de Oliveira modellò il suo spirito e il suo pensiero nel fervido scontro fra i resti di civiltà cristiana presenti nella Belle Époque — nella quale scorgeva echi dell’Ancien Régime, a sua volta riflesso del Medioevo cristiano — e l’irrompere del cataclisma rivoluzionario rappresentato, da una parte, dal bolscevismo e, dall’altra, da un certo americanismo diffuso soprattutto dal cinema, dai nuovi ritmi musicali e dalle mode, col quale egli si trovò in rotta di collisione.

Nel centenario di questo immane avvenimento, presentiamo un dossier che tratta non tanto gli aspetti storici e socio-politici della Prima guerra mondiale, quanto piuttosto il suo carattere di Rivoluzione, nel senso che Plinio Corrêa de Oliveira attribuiva a questo vocabolo nel libro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione».

Categoria: Giugno 2014

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