2014

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È finita l'era del cattolicesimo a costo zero

 

Com’era già successo con gli Almoravidi nel secolo XI, dal profondo dei deserti arabici è sorta l’ennesima setta ispirata alla dottrina “pura” del Corano. Ha preso il nome di “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, o più semplicemente Isis. Come un incendio inarrestabile, ha già conquistato buona parte dell’Iraq e della Siria, minacciando perfino la capitale Baghdad. “Non ci fermeremo fino a sventolare la nostra bandiera sul Vaticano e sulla Casa Bianca”, proclamava un capo. Vogliono stabilire il califfato, cioè la dittatura islamista mondiale.

Inutile fare distinzioni bizantine fra islam “radicale” e islam “moderato”. Mentre in Occidente si discute, gli jihadisti massacrano migliaia di persone ogni settimana. Hanno già cancellato una cristianità che vantava duemila anni di storia. Nessuno riesce a fermarli. I combattenti dell’Isis sono già più di centomila, e aumentano ogni giorno, anche con l’apporto di volontari che arrivano sempre più copiosi da tutto il mondo, compresa l’Italia. Molti musulmani “moderati” sono saliti sul carro del vincitore, diventando a loro volta jihadisti. Chi non si piega al volere dei nuovi signori è sommariamente decapitato.

Chi sostiene che tali atteggiamenti non facciano parte del vero Islam mostra di non conoscere né l’Islam né la storia.

Quando nel 622 Maometto si trasferì dalla Mecca a Yathrib, che egli rinominò Medina (Città), stabilendo de facto il primo califfato, tutti gli abitanti (tra cui ebrei e cristiani) furono costretti a scegliere fra la conversione e l’esilio. Maometto ordinò personalmente lo sterminio nella pubblica piazza dell’intero clan Banu Curayza: 900 persone, comprese donne e bambini.

Semmai, dunque, l’Isis può validamente vantarsi di procedere seguendo l’esempio del “profeta”.

Intrisi di spirito liberale e buonista, molti occidentali non riescono a comprendere la combattività dell’Isis. Comprendono anche meno quando ragazzi europei si convertono all’islam e, abbandonando il benessere della nostra società, si trasferiscono in Iraq per combattere e morire inneggiando ad Allah. “Ci sono tanti fattori, per lo più psicologici — spiega Stefano Allievi, studioso dell’Islam in Italia — L’Islam radicale può offrire una forte struttura della personalità a chi non ce l’ha, e la guerra santa apre scenari di avventura esotici”.

Di fronte all’impeto schiacciante dell’Isis, cosa oppone l’Occidente? Buonismo, irenismo, ecumenismo, pacifismo, multiculturalismo e tanti altri “ismi” che hanno minato la nostra civiltà rendendola vulnerabile. “L’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana — ammoniva nel 2000 il cardinale Biffi — Questa cultura del niente non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam, che non mancherà”.

La sfida dell’islamismo radicale pone, per noi europei, una gravissima questione di coscienza: è finita l’era del cattolicesimo a costo zero. La sorte della Civiltà cristiana è nelle nostre mani. O noi, come i nostri antenati medievali, sapremo resistere con la grazia di Dio per l’intercessione di Maria Santissima, oppure, giorno più giorno meno, saremo costretti a piangere come bambini per ciò che non siamo riusciti a difendere come uomini.

Sapranno i nostri leader, spirituali e temporali, raccogliere la voglia di eroismo che da più parti si fa sentire sempre più forte, specie fra i giovani? Sapranno offrire una pastorale veramente aggiornata, che venga cioè incontro alle reali aspirazioni della migliore gioventù? Oppure continueranno a riproporre atteggiamenti che si sono ormai dimostrati deboli e fallimentari?

Categoria: Ottobre 2014

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