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2015

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Elia: Pater et Dux carmelitarum

 

Il 16 luglio si celebra la festa della Madonna del Carmine, mentre il 20 ricorre quella di S. Elia profeta, fondatore ideale dell’Ordine Carmelitano, invocato perciò come Pater et Dux carmelitarum. Trascriviamo in merito l’intervento del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, durante una conferenza tenuta il 27 ottobre 1990. Plinio Corrêa de Oliveira è stato, per lunghi anni, priore del Terz’Ordine Carmelitano a San Paolo.

 

Il dott. Plinio commenta il seguente brano del celebre esegeta gesuita Cornelio a Lapide (1): “Dopo il regno di Salomone, tra gli eroi e gli uomini illustri di Israele divenne eminente Elia, che distrusse con il suo zelo e la sua forza d’animo l’idolatria e la malvagità introdotte nel regno di Salomone e poi diffusesi con Jeroboam. Dio suscitò Elia come il fuoco che bruciava di zelo per Lui e per la vera religione. (…) Lo zelo di Elia ha ucciso più idolatri di quelli che ha convertito. Egli uccise 850 indovini, magi e pseudo-profeti, e molti di più con la fame durata tre anni” (2).

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Che cosa posso commentare di questo magnifico testo?

È insito nello spirito degli uomini con mentalità centrista affermare che è più consono al cattolico costruire che distruggere. È, quindi, altresì più appropriato convertire che combattere. Di conseguenza, è meglio esibire uno spirito di riconciliazione, di bontà, di dolcezza, insomma uno spirito arrendevole, pur di non combattere l’avversario.

Questa obiezione è stata, spesso, rivolta contro «O Legionário» [giornale cattolico diretto da Plinio Corrêa de Oliveira dal 1933 al 1947, ndr] e contro l’Azione Cattolica quando ne ero il presidente. Purtroppo, in quel periodo io non conoscevo ancora Cornelio a Lapide. La sua autorevolezza dottrinale è enorme. Ed egli è molto esplicito: “Lo zelo di Elia ha ucciso più idolatri di quelli che ha convertito”.

Qualcuno potrebbe obiettare: Io non saprei giustificare tale elogio di Elia. Non è meglio convertire che combattere?

Rispondo: naturalmente! Se si è in grado di convertire una persona con un buon argomento, invece di spaccarle la testa con la spada, è chiaro che si deve scegliere il primo approccio. Questo è di un’evidenza totale. Solo un barbaro la penserebbe in un altro modo. Il fatto, però, è che ci sono numerosi casi di persone che diffondono il male in ogni modo, e non vogliono proprio convertirsi. Allora dobbiamo combatterle perché non facciano male agli altri.

In epoche di grande malvagità, di grande decadenza, i cuori degli uomini si induriscono e diventano refrattari a qualsiasi argomento, a qualsiasi buona volontà nei loro confronti. Nessun argomento bonario riesce a dissuaderli dal diffondere il male. Per impedire loro di continuare a diffondere il male, cioè per odio al male che stanno compiendo e per amore ai buoni che stanno pervertendo, noi dobbiamo combatterle, sempre secondo la legge di Dio e degli uomini. Non c’è altra strada.

Il colpevole della repressione non era Elia, bensì Salomone e Jeroboam, che favorirono il peccato, avvelenando Israele. Quindi, se un centrista mostra indignazione nei confronti della severità di Elia, rispondiamo che dovrebbe invece mostrare indignazione nei confronti della prevaricazione di Salomone e di Jeroboam. Elia è stato come un medico che, con un intervento di amputazione, ha eliminato la cancrena che Salomone e Jeroboam avevano inoculato in Israele. Questo è il punto.

1. Cornelius Cornelissen van den Steen, sacerdote gesuita nato a Limburg (Belgio) nel 1567 e morto in odore di santità a Roma nel 1637. Teologo ed esegeta, fu docente di Sacre Scritture a Lovaino. Egli è noto, soprattutto, per l’opera monumentale (21 volumi) Commentaria in Scripturam Sacram, una raccolta di commenti sulle Sacre Scritture diffusa attraverso innumerevoli edizioni e traduzioni, perfino in lingua araba.

2. Cornelio a Lapide, Commentaria in Scripturam Sacram, Ludovicus Vives, Paris 1861, In Ecclesiasticum, XVIII, 1.

 

 

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La vittoria di Elia sui profeti di Baal

Elia aggiunse al popolo: “Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!”. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”.

Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perché siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”. Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”. Ma non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all’altare che avevano eretto.

Essendo già mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà”. Gridarono a voce più forte e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue.

Passato il mezzogiorno, quelli ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui si sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce né una risposta né un segno di attenzione.

Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi!”. Tutti si avvicinarono. Si sistemò di nuovo l’altare del Signore che era stato demolito. Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe. Con le pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto, capace di contenere due misure di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna.

Quindi disse: “Riempite quattro brocche d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: “Per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua.

Al momento dell’offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!”.

Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”.

Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò. (1Re, 18, 21-40)

 

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Brani scelti di padre Cornelio a Lapide, S.J.

 

“Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab” (1Re, 17, 1)

Perché Dio suscitò Elia e lo inviò contro Acab?

Anzitutto per estinguere l’ardore di questo re e della sua moglie, Jezabele, nel propagare l’idolatria. Poi per conservare Israele nella vera fede e nella vera religione dell’unico Dio. Dio armò, dunque, Elia di zelo e di un ammirevole spirito di fortezza affinché, da solo, affrontasse tutti gli idolatri. (…) È proprio di Elia l’essere forte. (…)

Quali erano le virtù di Elia?

Il primo dono di Elia era l’innocenza di vita, l’austerità e la santità. (…) Il secondo, la solitudine e la contemplazione. Sul Monte Carmelo, egli era dedito alla preghiera e alla contemplazione. (…) In terzo luogo, il suo ardore nell’incriminare e nell’accusare gli idolatri. (…) In quarto luogo, la pazienza e la fortezza d’animo con le quali vinse tutte le persecuzioni dei re e degli idolatri, e uccise i sacerdoti di Baal.

Quinto, lo zelo per l’onore e per il culto divino, che lo spingeva ad affrontare in campo aperto i baalaiti. Sono sue, infatti, queste parole: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”.

Ecco perché alcuni commentatori chiamano Elia di angelo. (...) Ecco perché Elia sarà inviato prima del Giudizio finale per lottare contro l’anticristo. (...) Elia è tutto fuoco e fulmine.

 

“Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco, le sue parole bruciavano come fiaccola” (Siracide, 48, 1)

Il senso di queste parole è che Dio suscitò Elia come il fuoco che bruciava di zelo per Lui e per la vera religione. Le parole della sua bocca provenivano da un cuore igneo, erano come una fiamma ardente che bruciava, incendiando con l’amore di Dio il popolo fedele e annientando col fuoco celeste gli infedeli. Infatti, lo zelo di Elia ha ucciso più idolatri di quelli che ha convertito. Egli uccise 850 indovini, magi e pseudo-profeti, e molti di più con la fame durata tre anni.

Così, c’era in Elia molto più zelo per la giustizia e per la vendetta, per sterminare gli empi, che non clemenza e carità per convertirli.

 

“Elia disse loro: ‘Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!’” (1Re, 18, 40)

Elia fece questa richiesta ad Acab per poter uccidere tutti gli pseudo-profeti. Avendoli uccisi, egli distrusse pure gli idoli di Baal e quelli “dei boschi”, cioè gli altri déi. Dunque, i falsi profeti, i falsi dottori dell’eresia e dell’idolatria, erano in totale 850, che Elia uccise in parte di propria mano, in parte per mano del popolo. (...)

Scrive San Basilio: “L’avvalersi dello sdegno, quando bisogna, come di un rimedio, il Signore non condanna. Egli stesso ha detto ‘Porrò inimicizia fra te e la donna’, e anche ‘Siate nemici dei madianiti’. Il Signore ci insegna, dunque, a servici dell’ira come di un’arma. Per questo Mosè, il più mite di tutti gli uomini, vendicando l’idolatria, armò le mani dei Leviti per l’uccisione dei fratelli. (…) E che cosa rese giusto Fineas, se non il giusto sdegno per i fornicatori? Allorché vide le fornicazioni degli Zambri con le Madianite (…) non potendo ciò sostenere, si sdegnò, come richiedeva il bisogno dell’ira, e li trapassò con un colpo di lancia. Samuele, con santa ira uccise il re Amalec. Così l’ira è molto frequente fra i ministri del Signore. Ed Elia, lo zelatore, pieno di giusta e saggia ira, a profitto di tutta Israele, decretò e esecutò la sentenza di morte contro quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal e contro quattrocento profeti del bosco, zeloti della turpitudine” (S. Basilio, Omelia 20, De Ira).

Elia è chiamato dagli ebrei Eliahu, cioè Dio è forte, oppure Dio è la mia forza. Infatti, armato di forza e dell’onnipotenza divina, Elia sterminò i baalaiti, vinse Acab e Jezabele, sottomise il cielo e la terra. (…) Racconta S. Epifanio nella sua «Vitae Prophetarum» che Elia fu nutrito con le fiamme come segno della sua ardente eloquenza. (...)

Elia fu specchio vivo dei predicatori della parola di Dio. Ignea fu la sua mente, ignea la sua lingua, ignea la sua mano con la quale convertì Israele.

 

“Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi. Per comando del Signore chiuse il cielo, fece scendere così tre volte il fuoco” (Siracide, 48, 2-3).

Questo è il secondo grande prodigio per mezzo del quale l’igneo Elia dominò totalmente il cielo, invertendone la natura. È naturale che il cielo faccia piovere. Elia sospese la natura del cielo, impedendogli di far piovere. Elia è, dunque, non solo ignipotente, ma anche coelipotente. (…)

E sarà così anche alla fine del mondo. Dice l’Apocalisse (11,5), parlando di Elia e di Enoch: “Se qualcuno pensasse di far loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici”.

Chi, dunque, resiste ad Elia, che vibra con la bocca non parole ma fulmini, sappia che ha davanti a sé non un semplice avversario ma un vittorioso. Perché le sue battaglie sono il trionfo delle fiamme, la cui pompa è la luce, il cui plauso è il fragore degli incendi.

Categoria: Ottobre 2015

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