2016

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Olanda: vittoriosa campagna in difesa delle tradizioni natalizie

 

Un’antica tradizione natalizia olandese e fiamminga, risalente alla fine del secolo XVI, fa accompagnare San Nicola da un personaggio alquanto pittoresco: Zwarte Piet, ovvero Pietro Nero, un servo moresco che porta il sacco con i regali. Motivo di grande allegria per tutti, Zwarte Piet fa il suo ingresso solenne in Amsterdam in battello insieme con il Santo di Bari.

Con il pretesto di razzismo, però, la sinistra radicale vuole proibire la sua comparsa. Una prima richiesta per impedire il suo ingresso in città era già stata respinta dal Consiglio comunale nel 2013. L’anno successivo, la sinistra antagonista è tornata alla carica, portando la sua protesta in piazza. Alcuni mezzi di comunicazione hanno cominciato a oscurare il personaggio, per non essere accusati di “razzismo”.

Immediata la reazione di Civitas Christiana, l’associazione olandese consorella delle TFP, che ha lanciato la campagna Red Zwarte Piet! (Salviamo Pietro Nero!). Patrono dell’iniziativa, il principe Bernard Ndouga, del Camerun. Si trattava di far arrivare al sindaco di Amsterdam petizioni in favore del personaggio.

L’esito è andato oltre ogni attesa: in appena tre settimane, la TFP olandese ha raccolto più di 200mila firme, puntualmente consegnate al Sindaco da Hugo Bos, presidente di Civitas Christiana. Colpisce l’enorme numero di firme cartacee, raccolte dai tanti volontari che si sono mobilitati per difendere il Natale tradizionale. La sede dell’associazione è stata inondata di messaggi di sostegno. E anche le donazioni sono piovute, permettendo di portare avanti la campagna con brio.

“Il successo dell’iniziativa mostra come, sotto una cappa di apparente laicismo, il popolo olandese ci tenga molto alle tradizioni natalizie”, ha dichiarato Hugo Bos.

La sinistra, però, non si è data per vinta, e ha portato la battaglia nelle scuole, ottenendo che alcuni centri scolastici de L’Aia e di Utrecht proibissero la comparsa di Zwarte Piet. Di fronte alla nuova sfida, Civitas Christiana ha realizzato tre diverse iniziative durante il 2015: una petizione al presidente del Consiglio Mark Rutte; un’analoga petizione al ministro degli Affari sociali Lodewijk Asscher; nonché iniziative locali a L’Aia e a Utrecht per rovesciare la decisione delle scuole. E anche in questi casi, i risultati sono stati molto incoraggianti. Sia la Presidenza del Consiglio sia il ministero degli Affari sociali sono stati inondati da centinaia di migliaia di cartoline di protesta. La tradizione non è stata intaccata.

Accompagnato da Michel Hemminga, di Civitas Christiana, Hugo Bos ha poi partecipato a un dibattito pubblico con Jerry Afriyie, presidente del comitato Kick Out Zwarte Piet (Diamo un calcio a Zwarte Piet). “Zwarte Piet è la prima trincea dell’attacco alla nostra cultura e alle tradizioni olandesi, ed è quindi della massima importanza difenderlo – ha dichiarato Bos – Una volta riaffermata la tradizione di Zwarte Piet, sarà più difficile per gli avversari distruggere altri elementi della nostra cultura”.

La battaglia continua.  

 

Ungheria: Rosario pubblico contro il “matrimonio” omosessuale

 

Volontari della Magyar Alapítvány a Keresztény Civilizációér, consorella ungherese delle TFP, hanno pregato un Rosario di riparazione e di protesta di fronte all’ambasciata degli Stati Uniti a Budapest, all’indomani della decisione della Corte Suprema che impone agli stati di equiparare a un regolare matrimonio le unioni fra persone dello stesso sesso. Il verdetto annulla il risultato dei vari referendum regionali, che avevano mostrato una chiara maggioranza contraria al “matrimonio” omosessuale. In altre parole, gli stati della Federazione non sono più liberi di decidere in questa materia. Il voto decisivo è stato quello del giudice Anthony Kennedy, un cattolico. Durissima l’opinione del giudice Antonin Scalia, che parla di “palese incostituzionalità”. L’Associazione intende portare avanti la sua testimonianza pubblica per impedire che questa tendenza si propaghi in Ungheria.

 

Perù: presentato libro sulla “Teologia della liberazione”

 

Organizzati da Tradición y Acción por un Perù Mayor, consorella delle TFP, si sono svolti ben cinque convegni di presentazione del libro di Julio Loredo «Teologia della liberazione, un salvagente di piombo per i poveri». Il tema non poteva essere più scottante, giacché questa corrente è nata proprio in Perù. Due convegni a Lima, due in Arequipa ed uno a Chaclacayo hanno segnato l’inizio della campagna di diffusione di questa importante opera, presentata anche alla Fiera del Libro Ricardo Palma, a Lima. L’incontro principale si è svolto all’Hotel Foresta, a Lima, dove l’autore è stato presentato da Alejandro Ezcurra. In Arequipa, il convegno ha avuto luogo nella Biblioteca Mario Vargas Llosa, presentato dal prof. Fernando Valle Rondón, dell’Università di San Paolo.

 

Francia: Capodanno con la TFP

Come è ormai tradizione, anche quest’anno la Fédération pro Europa Christiana ha ospitato a Capodanno un programma giovanile, nella sede Notre Dame de la Clairière, in Lorena. Una trentina di giovani, per lo più provenienti dalla Polonia e dall’Italia, ha seguito un fitto calendario di riunioni, circoli di studio e attività culturali, compresa una visita a Domrémy, la città di Santa Giovanna d’Arco.  

 

Colombia: simposio giovanile

Approfittando della pausa di carnevale, il Centro Cultural Cruzada, di Colombia, ha realizzato un incontro giovanile in una tipica hacienda vicino a Medellín. I ragazzi hanno trascorso una settimana fra conferenze e attività ricreative. La presenza di un sacerdote garantiva la Santa Messa quotidiana. Alla fine, cinque tra i partecipanti si sono consacrati alla Madonna secondo il metodo di S. Luigi Maria Grignon da Montfort, manifestando in questo modo il proprio desiderio di dedicarsi interamente alla causa della civiltà cristiana. 

 

March for life 2016

 

Presieduta dalla sua ormai celebre banda musicale, la TFP americana ha partecipato anche quest’anno alla March for Life, a Washington DC. Nemmeno le previsioni meteo- rologiche, che annunciavano la peggiore tempesta di neve della storia recente, puntualmente piombata sulla città mentre la marcia era ancora in atto, ha fermato i valorosi militanti pro life.

Il movimento pro life americano è un modello per tutti. La sua politica di “no exception, no compromise” si è dimostrata vincente. Anche se la sciagurata decisione della Corte Suprema del 1973 è ancora in vigore, il fatto è che negli Stati Uniti l’aborto è sempre più ristretto. Ci sono interi stati dove non si trova nemmeno una clinica che lo pratichi. Ciò è dovuto all’incessante azione del movimento pro life che, oltre alle iniziative educative, realizza numerose manifestazioni di piazza, puntualmente tradotte poi in pressione politica su deputati e senatori, a livello sia regionale che federale.

“Nessuna legge può sovvertire l’ordine morale”, recitava uno striscione della TFP americana. Il problema dell’aborto è fondamentalmente morale e, quindi, religioso. Qualsiasi azione per la vita che non tragga vigore dalla Fede, e in essa trovi il fondamento, sarà, nei migliori dei casi, un’azione incompleta volta al fallimento. Preghiera e azione: ecco la formula vincente.

 

Family Day segni dei tempi

 

Quanti eravamo? Un milione, due milioni, oppure seicentomila? I numeri in realtà non sono tanto importanti quanto il fatto che, sfidando ogni possibile avversità – compresa l’ostilità di un certo mondo ecclesiastico – il popolo della famiglia ha riempito fino all’orlo il Circo Massimo di Roma, per urlare il suo deciso NO! al ddl Cirinnà, sulle cosiddette “unioni civili”.

È stato un popolo festoso, combattivo, risoluto, venuto a Roma a proprie spese, e non pagato da qualche sindacato. I discorsi che hanno raccolto più applausi sono stati proprio quelli massimalisti. Qualsiasi accenno a compromessi o cedimenti, ha rischiato di trovare un silenzio sdegnoso. Questa piazza era lì per difendere la famiglia senza se e senza ma.

L’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, che porta proprio nel nome la difesa dell’istituzione famigliare, era presente al Circo Massimo col suo caratteristico stendardo rosso col leone rampante dorato.

“Qui oggi si fa la storia!”, tuonava al microfono Massimo Gandolfini, portavoce del comitato organizzatore “Difendiamo i nostri figli”. L’importanza storica di questo Family Day, insieme a quello dello scorso giugno, non potrà essere mai sottovalutata.

Esso segna il definitivo scollamento di importanti settori del laicato dalle politiche dialoganti, possibiliste e arrendevoli che hanno caratterizzato il mondo cattolico italiano dal dopoguerra. Politiche che oggi mostrano tutta la loro inefficacia di fronte al disastro che hanno prodotto, per esempio con l’introduzione del divorzio e dell’aborto.

Di fronte alla reale possibilità della scomparsa della famiglia, sempre più cattolici sono disposti a lottare, con tutti i mezzi pacifici e legali a loro disposizione, per evitare questa ulteriore sciagura alla Chiesa e al Paese. Il loro lemma è semplice: nessun compromesso, nessun cedimento. Ogni altra politica sarebbe un tradimento.

Sapranno le autorità competenti cogliere questi segni dei tempi? 

Categoria: Marzo 2016

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