2016

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Il cappello: un fatto culturale

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Prima della Rivoluzione francese il capello era il tricorno, le parti ritorte della tesa erano sollevate, spesso era adornato da bellissime piume, il tessuto era ricamato e talvolta portava anche qualche pietra preziosa.

Nel secolo XIX si è passati al cilindro. Oggi, tale copricapo può sembrare un lusso. In realtà, però, è appena un tubo nero. Si tratta di un pezzo di canna fumaria… A volte era fatto con materiale molto fine. C’era, per esempio, il cosiddetto cilindro a otto riflessi. A confronto del tricorno, però, sembra il copricapo di un becchino. Tanto più che gli uomini si vestivano di nero, come se fossero agenti funebri. L’unico adorno era, talvolta, una perla sulla cravata.

C’è stato, evidentemente, un crollo nei criteri di bellezza, anche nel campo della moda femmimile.

Dopo la Prima guerra mondiale ci fu un enorme cambiamento nella moda. Tutto si rammollì. Il cappello a cilindro scomparve, utilizzato solo per le grandi cerimonie, e fu sostituito dal cappello di feltro morbido. Il cappello di feltro è ancora inferiore al cilindro. Esso è basso, ha qualcosa che si abbassa fino all’altezza dell’uomo. Non è di seta ma di feltro molle. Quasi come se la sua bellezza consistesse nell’essere suscettibile di essere stropicciato. C’è una cosa curiosa nella storia della moda: prima di scomparire un costume si ammorbidisce. Si direbbe che l’ammorbidirsi è il segno di un processo mortale.

Poi venne il beretto di lana, cioè il completo rammollimento del cappello. 

(Brani della riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 9 agosto 1975. Tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore)

Categoria: Dicembre 2016

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