2016

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L’uomo che fermò Hitler

di Marco Giglio

 

Il 13 maggio 1940, anniversario della prima apparizione di Fatima, un fatto soprannaturale impedì alla Wehrmacht di attaccare la Svizzera.

 

Dalla metà degli anni Trenta, col nome in codice “Operazione Tannenbaum”, Hitler veniva preparando l’invasione della Svizzera in vista della sua annessione al Reich, alla stregua dell’Anchluss austriaco. Aveva perfino già preparato l’Aktion S (Schweiz), ovvero il dettagliato piano per l’instaurazione del dominio nazista in Svizzera, dalla sua conquista da parte della Wehrmacht fino al suo completo consolidamento come provincia tedesca.

Il 9 maggio 1940 l’ambasciatore americano informa il governo svizzero che il Paese avrebbe avuto bisogno di un miracolo per non essere invaso. L’11 maggio i servizi segreti svizzeri avvertono che la Wehrmacht si stava schierando lungo il confine nord-orientale. Il 12 Berlino interrompe ogni dialogo con la Svizzera. Lo stesso giorno, il ministro Goebbels annuncia alla radio: “In Europa, in meno di 48 ore, non vi saranno più nazioni neutrali”.

La mattina del 13 maggio 1940, anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima, i paracadutisti della caserma di Stoccarda raggiungono gli aerodromi vicini al confine. La Luftwaffe è messa in stato di massima allerta. Nel tardo pomeriggio, ovviamente ben informata, Radio Tokio annuncia: “La Svizzera non c’è più. L’attacco tedesco è in corso”.

Quella notte, Adolf Hitler dà il via libera all’Operazione Tannenbaum. Essa consisteva nell’invasione della confederazione elvetica da più parti, coinvolgendo undici divisioni tedesche e quindici italiane, per un totale di quasi un milione di soldati.

Dal suo canto, l’esercito svizzero contava su un milione di soldati, oltre al suo proverbiale sistema difensivo. Tutte le montagne e i laghi erano stati militarizzati e tutti i ponti imbottiti di esplosivi. Hitler disprezzava la Svizzera, chiamandola “un brufolo sulla faccia dell’Europa” e la sua popolazione “disgustosa e miserabile”. Tuttavia, temeva il suo sistema difensivo, che definiva “mostruoso e pauroso”, e il coraggio del suo esercito, che riteneva “peggio dell’Armata rossa”.

 

Interviene san Nicola di Flüe

Alle ore 23.00 il generale Ritter von Leeb riceve direttamente da Hitler il via libera. Alle ore 3.00 egli schiera le sue Panzerdivisionen sul confine e ordina l’attacco. In quell’istante succede un fatto inimmaginabile, raccontato dallo stesso generale:

“Dopo aver ordinato alle mie truppe di attaccare la Svizzera, successe un fatto che sconvolse la mia vita. Vidi intere divisioni ferme, senza poter avviarsi e senza poter sparare un solo colpo. Dopo aver ricevuto con stupore i rapporti dei miei subordinati feci rapporto al Führer. Infuriato, egli minacciò di fucilarmi se l’attacco non fosse avvenuto entro l’ora. Hitler non voleva credere che nessun carro armato, nessun camion e neanche una moto potessero partire. Lo stesso succedeva con gli aerei della Luftwaffe. Dopo tre tentativi, i mezzi erano ancora fermi, e gli aerei rimanevano a terra. Alla fine Berlino si arrese, e diede l’ordine di ritirata su tutto il fronte. In quel momento, i mezzi ripartirono senza alcun problema. La luce nella notte, una figura protesse la Svizzera e mi umiliò davanti al mio Führer”.

Il fatto sconvolse tanto von Leeb che, dopo aver comandato l’offensiva tedesca in Francia (giugno) e in Russia (settembre), col grado di Feldmaresciallo, diede le proprie dimissioni ritirandosi quindi a vita privata. Venne a morire nel 1956. Va detto, a onor del vero, che egli fu sempre uno strenuo avversario di Hitler e del nazismo.

A cosa si riferiva von Leeb con “la luce nella notte” e “una figura protesse la Svizzera”?

Molte testimonianze attestano che quella notte del 13 maggio 1940 una mano luminosa apparve nel Cielo, come proteggendo la Svizzera dai nazisti. Il comandante svizzero Langendorf, per esempio, scrisse: “La sera del 13 maggio 1940 apparve nel cielo una mano. La mano sembrava simboleggiare uno Stop”.

Lo stesso dichiara il brigadiere Hans Felix Pfenninger: “Sì, abbiamo visto nel cielo una mano, non solo io ma anche i miei soldati. Abbiamo dovuto riferire tutto ciò, sotto giuramento, al generale Guisan [Henri Guisan, Comandante capo delle forze svizzere, ndr]. Come evangelico, questo fu per me inspiegabile, e quindi mi sono convertito al cattolicesimo”.

Un medico militare, il dott. Walter Döbeli, scrisse: “Come protestante, debbo ammettere che fu san Nicola di Flüe colui che apparve in cielo e fermò la Wehrmacht, così salvando molte vite svizzere”.

A guerra finita, lo stesso Governo svizzero dichiarava per bocca del Consigliere federale Kaspar Villiger: “La guerra è finita e noi siamo convinti che, al fianco delle nostre truppe, vi sia stato il nostro patrono san Nicola di Flüe. Egli ha salvato la nazione dalla guerra”.

Categoria: Dicembre 2016

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