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Irlanda: l’azione della TFP preoccupa le lobby LGBT

di Damien Murphy

Perché le lobby LGBT irlandesi sono “scioccate” e “allarmate” per un campeggio giovanile della TFP?

Si è realizzato a luglio il XII Campeggio estivo per giovani organizzato dall’Irish Society for Christian Civilisation, la TFP irlandese. Vi hanno preso parte trentadue ragazzi, provenienti perlopiù dalla stessa Irlanda, ma anche da Italia, Germania, Stati Uniti e Polonia. Quest’anno il tema è stato “La Civiltà cristiana nei suoi grandi personaggi”. Attraverso lo studio di grandi personalità quali Carlo Magno, San Ferdinando di Spagna, San Luigi di Francia, Santa Giovanna d’Arco e altre, si è passata in rassegna la storia della Civiltà cristiana. Molto seguita, per esempio, la conferenza su Owen Roe O’Neill, comandante delle forze cattoliche irlandesi contro Cromwell.

Alle riunioni seguivano giochi e attività ricreative, comprese una visita al castello di Dunamaise e un’escursione in montagna fino alla valle di Glendalough (foto sopra). Un apice è stato, senz’altro, il Rosario per la Vita recitato sulla piazza centrale di Portlaoise. La Messa quotidiana, in rito romano antico, e la disponibilità dei sacramenti, erano garantiti dalla presenza di un sacerdote diocesano. Si è cercato di insegnare ai giovani la Fede cattolica, instillando in loro il senso delle proprie responsabilità di fronte all’attuale situazione. È stato un vero “Call to Chivalry”, cioè un appello alla Cavalleria.

Tanto è bastato per mandare su tutte le furie le lobby LGBT.

L’attacco è partito dal quotidiano online The Journal, che ha pubblicato le rimostranze del consigliere comunale per il Partito social democratico, Chris Pender, che si presenta come “il primo consigliere gay di Kildare”. Egli è un noto attivista LGBT. A dargli manforte c’era la socialista Nuala Killeen, anche lei militante LGBT, conosciuta come “the Irish AOC”, in riferimento alla deputata Alexandria Ocasio-Cortéz, leader della estrema sinistra statunitense (1).

Il pezzo è stato subito ripreso e rincarato dal quotidiano online gcn (Gay Community News), portavoce delle lobby LGBT irlandesi (2). Altri organi della sinistra si sono poi aggiunti all’assalto. Sembrava che il campeggio giovanile della TFP fosse diventato un caso nazionale! D’altra parte, la TFP irlandese è stata coraggiosamente difesa da diversi organi cattolici e conservatori, a cominciare da Catholic Arena, Catholic Voice e LifeSiteNews. RTÉ, la televisione pubblica irlandese, chiese un’intervista in merito ai dirigenti della TFP.

Un primo commento viene spontaneo: le lobby LGBT contano su ingenti finanziamenti di multinazionali come l’Open Society Foundation di George Soros. Hanno risorse economiche, logistiche e propagandistiche pressoché illimitate. Perché si sentono minacciate (“shocked” è la parola usata) da un campeggio estivo di trentadue ragazzini? È ovvio che, quando la dottrina cattolica viene presentata nella sua integrità, nella sua assolutezza e minuziosità, il demonio traballa. Il demonio si ciba delle nostre indecisioni, delle nostre cedevolezze, della nostra brutta tendenza di scendere a compromessi. Ma non può resistere all’ideale cattolico contro-rivoluzionario presentato con forza e serenità.

È interessante rilevare, poi, il motivo per cui le lobby LGBT irlandesi attaccano la TFP: “Lottano contro l’immoralità, la bestemmia e l’impurità”. Apparentemente, loro invece promuovono tutto ciò. “Sono scioccata e allarmata perché stanno forzando [la dottrina cattolica] su questi giovani”, dichiara Nuala Killeen, dimenticando le sue battaglie per imporre l’educazione sessuale sin dalla scuola materna.

Ciò che colpisce di più, però, è la disinvoltura con la quale questi militanti LGBT pontificano su chi appartenga alla Chiesa cattolica e chi no. Riferendosi alla TFP, Pender ha dichiarato: “Si tratta di un’associazione al confine della Chiesa cattolica”, forse senza accorgersi che in questo modo ha assunto un ruolo un tempo espletato dalla Santa Inquisizione!

Secondo Pender, buona parte dei preti e delle autorità ecclesiastiche in Irlanda non segue questa linea: “Io non ho nessun problema con loro”.

E forse qui tocchiamo il fondo del problema: se trentadue ragazzini davvero cattolici riescono a inquietare le lobby LGBT, cosa succederebbe se la Chiesa – vescovi, preti, dirigenti laici – si lanciasse in una crociata per la moralizzazione dell’Irlanda? Perché non lo fanno?

In una delle ultime rivelazioni a San Patrizio, l’apostolo dell’Irlanda, Dio promise che, nel giorno del Giudizio, egli siederà alla Sua destra per giudicare insieme il popolo irlandese. Che cosa risponderà chi ha avuto nelle mani il destino spirituale del Paese?