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Come sarà la musica di Natale nel Regno di Maria?

di Plinio Corrêa de Oliveira

Molti santi, tra cui S. Luigi Maria Grignion di Montfort, hanno parlato del “Regno di Maria”, identificandolo con l’era del trionfo del Cuore Immacolato: un’epoca di grande splendore della Fede, della Chiesa e della Civiltà cristiana. Come sarebbe una musica di Natale in questa epoca in cui, nelle parole del Montfort, “le anime respireranno Maria come i corpi respirano l’aria”? Plinio Corrêa de Oliveira solleva al riguardo qualche ipotesi.*

 

A me, personalmente, piacerebbe sentire una musica di Natale che riuscisse a musicare il mistero del Natale, cioè il fatto della nascita del Bambino Gesù, nostro Divino Salvatore, con tutta la sua profondità umana e teologica. A un certo punto, però, la musica dovrebbe musicare anche il futuro del Bambino Gesù. Per esempio, dovrebbe dire qualcosa sui trent’anni che visse nella Sacra Famiglia. Per quanto sublime, il Natale è solo un inizio. Chi contempla l’inizio di un tragitto, getta anche uno sguardo sul suo svolgimento.

Per esempio, a me piacerebbe sentire, tradotta in note musicali, una descrizione della vita contemplativa di Nostro Signore insieme alla sua Madre Santissima. Come si è sviluppata questa vita contemplativa lungo i trent’anni che vissero insieme? Un altro punto che meriterebbe di essere messo in musica è il momento della dolorosa separazione, in cui Egli ha lasciato la casa per compiere la sua missione. Poi, la sua vita pubblica fino ad arrivare alla sua passione, morte e risurrezione. Alla fine, la sua gloriosa ascensione e la sua gloria eterna nel Cielo.

Quando Nostro Signore nacque, gli angeli cantarono “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Ora, l’Uomo di buona volontà per eccellenza fu proprio Lui, l’Uomo-Dio. Nessuno ha mai avuto buona volontà come Lui, ma neanche da lontano. Donde la sua gloria insuperabile! Quando gli angeli cantarono “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli”, cantarono la sua gloria in quanto seconda Persona della Santissima Trinità. E quando cantarono “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, lo glorificarono come Verbo Incarnato, cioè come portatore sulla terra della possibilità di un Ordine vero, e con tale Ordine vero, della vera pace.

Io immaginerei volentieri musiche natalizie per stati d’animo diversi. Per esempio, musiche natalizie indirizzate alle anime innocenti appena sbocciate alla vita, cioè per i bambini. Poi musiche per anime innocenti che si sentono immerse in questo mondo di peccato e lottano contro di esso per conservare la propria innocenza. Esse pregano la Madonna che le conservi pure fino alla fine.

Ancora, un altro tipo di musica natalizia sarebbe quella indirizzata all’anima penitente. Ci sono due tipi di penitenti. Uno è il penitente pentito che, umiliato e a testa bassa, si avvicina alla grotta di Betlemme e canta alla Sacra Famiglia. A San Giuseppe egli manifesta di non essere degno, ma gli chiede di ottenere dalla sua Sposa Immacolata uno sguardo compassionevole. Dopo la risposta positiva di San Giuseppe, egli si rivolge alla Madonna, che lo accoglie in modo ultra-materno. Egli quindi chiede la sua mediazione per arrivare fino al Bambino Gesù. Costui si ritiene indegno, e canta dall’esterno della grotta, senza osare entrarvi: “Perfino il bue è degno di essere lì dentro, perché è nell’ordine divino. Io, invece, sono un peccatore, ho rotto l’ordine creato da Dio. Non sono degno di avvicinarmi. Se, però, voi Madre mia, mi coprirete col vostro manto, io oserò tutto”. La Madonna lo ricopre, egli entra e, prostrato, recita un Confiteor. Il Bambino Gesù sorride, gli apre le braccia e fa un gesto che, apparentemente infantile, è un gesto di perdono divino.

Il secondo tipo di penitente è quello del peccatore impantanato nel peccato, che vorrebbe uscirne ma non ne trova la forza. In fondo non vuole, perché sa che se lo volesse davvero, troverebbe il coraggio. Ma almeno egli si avvicina alla grotta e, da lontano, canta alla Madonna che gli dia un cenno. Egli sa che non ha un vero pentimento, e che è sommerso nel peccato. Ma prova tristezza e ha speranza. Da lontano chiede alla Madonna, che con un semplice gesto potrebbe muovere le montagne, che smuova i monti della sua anima e instilli in lui un vero pentimento. Invitato dalla Madonna, egli si avvicina, e il Bambino Gesù gli sorride. Egli è perdonato e se ne va contrito, verso una vita di penitenza.

Io mi ricordo delle Messe di Natale a San Paolo. Si usciva di notte, con le strade deserte e silenziose, le famiglie che andavano alla Messa di mezzanotte in una chiesa tutta illuminata. C’era una grande ma tranquilla gioia. Ricordo che sentivo un’enorme grazia che scendeva dal più alto dei Cieli. Era una grazia dolcissima, e di una tale qualità che riempiva le persone con due disposizioni spirituali, apparentemente incompatibili ma che, in realtà, convivevano meravigliosamente. Da una parte un raccoglimento che portava alla meditazione, dall’altra parte un rapimento che portava alla contemplazione del sublime.

Di niente nella mia infanzia ho tanta nostalgia quanto dell’aroma di questa grazia del Natale. Come sarà questa grazia nel Regno di Maria?

Prima di tutto, io sono sicuro che questa grazia ritornerà. Ma dovrà essere diversa da quella precedente, poiché San Luigi Maria Grignion di Montfort dice che i santi del Regno di Maria sorpasseranno quelli precedenti come i cedri del Libano superano gli arbusti. Nessuno può prevedere quale sarà lo splendore della grazia del Regno di Maria. Con parole magnifiche, il Montfort prevede il Regno di Maria, ma non lo descrive. Perché vi è qualcosa che supera qualunque idea possiamo formulare.

Nei giorni nostri, i tormenti dei giusti, per esempio col dilagare del progressismo nella Chiesa, hanno superato qualunque prevedibile misura. E se questa è la sofferenza dei giusti, tale è anche la sofferenza della Madonna, che previde tutto ciò e ne soffrì. A una sofferenza senza proporzione e senza alcun precedente, deve per forza seguire una glorificazione e una gioia senza proporzione e senza precedente.

Per esempio, quando io sono entrato nel movimento cattolico, nel 1928, non avrei assolutamente nemmeno osato prevedere l’attuale situazione di crollo e di umiliazione della Santa Chiesa. Se qualcuno allora mi avesse detto “verrà tale o talaltra situazione”, io gli sarei saltato addosso, non potendo tollerare una simile empietà. Poco a poco, però, la Chiesa si è inabissata in questa terribile situazione… E noi ci ritroviamo nel vortice dell’orrore. Ebbene, io dico: verranno cose di gran lunga peggiori!

A tale orrore deve corrispondere, simmetricamente, uno splendore quale non si è mai visto. Come sarà la prima notte di Natale del Regno di Maria! Ho l’impressione che pioveranno tali grazie, che ci lasceranno allibiti. Sulla scia di queste grazie, come saranno le musiche di Natale? Ho l’impressione che ci sarà una comunicazione col mondo angelico quale non si è mai vista. Gli angeli canteranno con noi. Come sarà quella musica? Come sarà quella poesia? È impossibile fare delle previsioni. Possiamo soltanto dire che sarà più bella di tutte le musiche e di tutte le poesie precedenti, come un cedro del Libano è superiore a un arbusto. Sarà il frutto di anime senza nessun egoismo, che vogliono soltanto cantare la sublimità del grande fatto: è nato il Salvatore! È nato il Regno di Maria!

 

* Parole tenute durante una cena con soci e cooperatori della TFP brasiliana, il 5 gennaio 1989. Tratto dalla registrazione magnetofonica, il testo conserva la struttura del linguaggio parlato, ed è senza revisione dell’autore.