Una Chiesa “circolare”
Come suole succedere, le attenzioni giornalistiche riguardo al Sinodo, appena terminato a Roma, si sono concentrate su alcuni aspetti più “scandalosi”, in particolare sulle benedizioni alle coppie omosessuali e sull’ordinazione delle donne. La vera rivoluzione, però, riguarda piuttosto la struttura della Chiesa.
In questo senso, il modo in cui si è sviluppato il Sinodo è tutto un programma. Anziché la solita riunione generale in auditorio, col Papa che presiede e i Padri sinodali che intervengono dal loro posto, si è scelto una disposizione in tavoli rotondi sparpagliati in modo fortuito – i cosiddetti “circoli minori” – ognuno composto da clero e laici, comprese donne, e guidato da un “facilitatore”. Qualcuno ha paragonato l’aula sinodale a una sala da bingo...
Nella sua relazione inaugurale, il Relatore generale del Sinodo, il cardinale Jean-Claude Hollerich ha spiegato il senso dei tavoli rotondi: “La disposizione di quest’aula risulta strana per molti. Per questo comincio proprio con una riflessione su questo luogo. Non siamo seduti in ordine gerarchico, ma attorno a tavoli rotondi, così da favorire la vera condivisione e l’autentico discernimento. … L’aula non è disposta in questo modo per ragioni pratiche ... ma per rispecchiare l’esperienza del popolo di Dio nel cammino sinodale. … I tavoli rotondi ci ricordano che nessuno di noi è protagonista del Sinodo” (1).
Secondo il sacerdote cingalese P. Vimal Tirimanna, partecipante al Sinodo, la cosa importante non è tanto che cosa si discute, ma come si discute: “Dobbiamo fare l’esperienza della sinodalità vissuta”. E continua: “I tavoli rotondi dei 25 Circoli Minori sono il simbolo dell’ecclesiologia … incentrata soprattutto su due concetti: il popolo di Dio e il battesimo, in un’ottica circolare e non piramidale” (2).
I tavoli rotondi, spiega il gesuita americano Sebastian Gomes, sono il simbolo dell’ecclesiologia sinodale: “Intorno a ciascuno di questi tavoli, composti da dodici discepoli, tutti hanno lo stesso tempo per parlare nel discernimento del gruppo. I documenti presentati alla fine di ogni modulo riflettono tanto la voce del laico ‘X’ quanto quella del vescovo ‘Y’. Il vescovo ‘Y’, forse per la prima volta nella sua vita, si è messo in ascolto senza rispondere immediatamente e senza aspettarsi di avere l'ultima parola. Il laico ‘X’ non cerca l’approvazione o la decisione del vescovo ‘Y’. Intorno al piccolo tavolo dell’aula sinodale, le loro voci hanno la stessa autorità e lo stesso valore. Decidono insieme” (3).
In altre parole, si trasforma la struttura gerarchica della Chiesa in una struttura democratica, ugualitaria e fluida.
1. Bollettino Salta Stampa della Santa Sede, 4 ottobre 2023.
2. Briefing Sala Stampa Vaticana, Sir Agenzia d’informazione, 16 ottobre 2023.
3. Sebastian Gomez, S.J., “What story would you tell at the Synod?”, America Magazine, 16 ottobre 2023.
