Un dibattito basilare nella destra americana

di James Bascom

 

Donald J. Trump è, allo stesso tempo, causa ed effetto dei profondi mutamenti in atto nell’opinione pubblica americana e, in concreto, nel movimento conservatore. C’è in questo momento un dibattito basilare nella destra americana, speculare a un simile dibattito nella sinistra. Non molto visibile sui grandi media, questo dibattito è invece assai vivace negli ambienti accademici e nei think tank. Dall’indipendenza, la politica americana aveva funzionato dentro certi binari che né la destra né la sinistra avevano mai oltrepassato. In termini italiani potremmo dire che oscillava fra centro-destra e centro-sinistra. Ambedue i campi si proclamavano, però, fedeli agli ideali della Rivoluzione Americana e all’American way of life. Non uscivano da ciò che si usa chiamare The American Proposition. Perfino i cattolici vi si erano adeguati.


L’equilibro ha cominciato a rompersi in occasione dell’elezione di Ronald Reagan nel 1980, il primo presidente legato al Conservative Movement piuttosto che all’establishment repubblicano. L’elezione di Reagan segnò l’irruzione negli Stati Uniti della scuola anti-rivoluzionaria europea che si ispira al britannico di fine ‘700 Edmund Burke ed è stata diffusa oltre atlantico da pensatori come Russell Kirk. Va notato en passant che i cosiddetti neo-conservatori – molto attivi nel governo di George W. Bush – non sono da tutti considerati membri a pieno titolo del movimento, quanto piuttosto un’anomalia.


Oggi, il dibattito nella destra sembra aver raggiunto un altro livello. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti si cominciano a mettere in discussione alcuni principi basilari della democrazia americana. Perfino l’Illuminismo, sorgente della Rivoluzione Americana, è oggetto di critica. C’è un riallineamento del tradizionale asse destra-sinistra e uno spostamento nella destra dal globalismo cosmopolita verso un nazionalismo di tipo populista, seguendo simili sviluppi nell’altra sponda dell’Atlantico.


Anche la sinistra americana si sta radicalizzando rapidamente, uscendo quindi dai binari consolidati: woke, Green New Deal, aborto libero, frontiere aperte, difesa del socialismo (fino ad oggi una parola impronunciabile nella politica americana), movimento LGBT e via dicendo. Tipico esempio di questa tendenza è Bernie Sanders, sconfitto già nelle primarie, ma pur sempre leader dell’ala sinistra del Partito Democratico, sempre più decisiva. D’altronde, la sinistra si sta mostrando sempre più estremista, favorendo la violenza, le rivolte razziali e l’odio alla polizia e alle Forze Armate.


Proprio questa radicalizzazione della sinistra – in nome di un concetto di libertà sempre più totalizzante – sta sollevando a destra dubbi sulla vera natura della libertà e, quindi, sull’essenza dei diritti umani e del cittadino. Mentre i “paleoconservatives” si aggrappano ancora all’idea illuminista di libertà, pur interpretandola in modo conservatore, altri prospettano invece uno Stato forte e confessionale che intervenga a favore del bene e contro il male nella società. La divisione è anche generazionale: mentre i giovani seguono quest’ultima linea, i più anziani sono legati per lo più alla prima.


La tradizionale divisione politica destra-sinistra si sta trasformando in una divisione fra nazionalisti e internazionalisti, protezionisti e partigiani del libero mercato, sovranisti e partigiani delle frontiere aperte. Parte della vecchia destra sta scegliendo di diventare internazionalista e globalista, mentre parte della vecchia sinistra sta scegliendo di diventare nazionalista e protezionista.


L’elezione di Donald Trump ha fatto emergere in forma dirompente questo dibattito. Leggiamo in un manifesto sottoscritto da diverse figure del conservatorismo cattolico: “Non c’è possibilità di ritornare al consenso conservatore di prima di Trump. Esso è crollato nel 2016. […] Qualsiasi tentativo di rilanciare questo consenso conservatore fallito dell’era precedente a Trump sarebbe fuorviante e dannoso per la destra”.


Dall’esito di questo dibattito dipenderà il futuro del Paese e, di conseguenza, anche del mondo. Tanto più che esso si manifesta, con caratteristiche proprie, anche in Europa, dove il sorgere di una destra “identitaria” o “sovranista” sta cambiando le carte in tavola.


La polarizzazione fra destra e sinistra, portata al parossismo durante il Governo Trump 1, e adesso ancor di più nel suo secondo mandato, sta provocando importanti fratture nel tessuto sociale statunitense. Assolutamente tutto è politicizzato: dalla marca dei vestiti al ristorante che frequenti. Perfino lo sport si è politicizzato. Mai dal 1861 c’è stata una tale divisione fra americani. Il 34% pensa che sia probabile una nuova guerra civile.


E, mentre destra a sinistra si polarizzano e si ridefiniscono, avvicinandosi sempre di più ai criteri politici europei, gli analisti cominciano a porsi la million dollar question: stiamo assistendo a un cambio di paradigma, dal quale uscirà un Paese diverso?