Per il suo Preziosissimo Sangue siamo stati redenti
All’uomo contemporaneo non piace la sofferenza. Plasmato dalla mentalità moderna, orientata esclusivamente dalla ricerca del piacere, meglio se sensuale, egli fugge dal dolore come da una maledizione.
Questa mentalità, purtroppo, ha penetrato non pochi cattolici, riflettendosi per esempio nel loro atteggiamento di fronte alla Settimana Santa. Dopo essersi deliziato con la Domenica delle Palme, il cattolico moderno scivola sul Venerdì Santo e fissa lo sguardo sulla Domenica di Pasqua. Per lui, la Settimana Santa si riduce alla celebrazione, festosa e spensierata, del Cristo Risorto.
Se è vero ciò che dice San Paolo: “Se Cristo non è risuscitato è vana la vostra fede” (1Cor 5,14), è anche vero che la nostra Redenzione si è compiuta sulla Croce. “Egli compì in Croce la redenzione dell’umanità peccatrice, soddisfacendo per essa all’Eterno Padre col sacrificio di se stesso”, insegna il Catechismo della Dottrina Cristiana. È questo il cardine della Settimana Santa.
Applicando il principio dell’agere contra di sant’Ignazio, noi dovremmo contrastare lo spirito moderno, approfittando di questi giorni per meditare su alcune verità della nostra fede, che proprio alla luce della Passione – allo stesso tempo severa e chiarificatrice – acquisiscono una forza particolare.
Chi di noi, vedendo Nostro Signore insanguinato, lacerato, barcollante oserebbe unirsi ai suoi aguzzini per aumentare le sue sofferenze? Chi di noi, vedendolo flagellato, oserebbe prendere in mano una frusta e infierire ancora sul suo corpo sacratissimo? Eppure è proprio ciò che facciamo ogni volta che pecchiamo. È proprio ciò che facciamo ogni volta che sentiamo una bestemmia e non reagiamo; ogni volta che sentiamo un’eresia e non la confutiamo; ogni volta che acconsentiamo a certe mode immorali e non corriamo ai ripari.
Ma non è solo Cristo che soffre la Passione. Anche il suo Corpo Mistico sta attraversando oggi un Venerdì Santo. Quando apparve a San Paolo, Nostro Signore gli disse: “Saulo, perché me perseguiti?” Ora, Saulo non perseguitava Cristo bensì la sua Chiesa.
Perseguitare la Chiesa è perseguitare Cristo. Negare il suo Magistero infallibile è rifiutare la Parola di Cristo. Scartare la sua morale perenne è respingere Cristo. Cercare di cambiare la sua divina costituzione è insultare Cristo, suo fondatore.
E noi, cosa facciamo? Quanti sono coloro che in realtà vedono il peccato e cercano di segnalarlo, di denunciarlo, di combatterlo, di disputargli il terreno palmo a palmo, di levare contro di esso tutta una crociata di idee, di azioni, di forza viva, nel caso sia necessario? Quanti sono capaci di spiegare lo stendardo dell’ortodossia assoluta e senza macchia, nei luoghi stessi in cui si pavoneggia l’empietà, oppure la falsa pietà? Quanti sono quelli che vivono in unione con la Chiesa questo momento che è tragico come è stata tragica la Passione, questo momento cruciale della storia, in cui tutta un’umanità sta optando per Cristo o contro Cristo?
Approfittiamo di questi giorni della Settimana Santa per porci queste domande “forti”, facendo un esame di coscienza che ci permetta di accogliere la gioia della Risurrezione con l’anima ripulita e pronta a nuove battaglie.
È l’augurio che facciamo a tutti i nostri cari amici e collaboratori.
