Ecuador: no al socialismo

di Juan Antonio Montes

 

Le elezioni politiche dello scorso 13 aprile in Ecuador si presentavano come uno spartiacque storico. La posta in gioco era altissima. Da una parte, il candidato del centro-destra, il presidente in carica Daniel Noboa. Dall’altra, la candidata della sinistra Luisa González, una semplice facciata per il vero potere dietro le quinte: l’ex-presidente socialista Rafael Correa.


Tutti hanno capito che la campagna elettorale era qualcosa in più di un dibattitto politico. Si trattava di sapere se l’Ecuador sarebbe andato avanti sulla strada della libertà e del rispetto dei diritti, rinforzando le sue radici tradizionali, o sarebbe tornato indietro a un socialismo potenzialmente dittatoriale, sulle orme di Cuba e Venezuela.
Di fronte a tale crocevia storico, l’associazione Tradición y Acción (la TFP ecuadoregna), non poteva mancare al suo dovere di avvertire gli elettori. In un manifesto senza nessuna connotazione partitica, intitolato “Siamo in tempo per impedire l’ascesa del socialismo”, Tradición y Acción mostrava la totale incompatibilità del socialismo con la dottrina cattolica.


Senza offrire opzioni politiche concrete, il manifesto mirava a orientare il voto cattolico. A tal fine, si sottolineava l’importanza della partecipazione elettorale, dato che, al primo turno, un terzo degli elettori si era astenuto o aveva espresso un voto nullo. In secondo luogo, la dichiarazione dimostrava a un elettorato prevalentemente cattolico l’incoerenza di sostenere l’opzione socialista rappresentaa da Luisa González.


Il manifesto è stato ampiamente diffuso nelle strade delle principali città dell’Ecuador riscuotendo un ampio sostegno. Insieme al manifesto, i volontari di Tradición y Acción hanno distribuito gratuitamente un’immaginetta della Madonna del Buon Successo con una preghiera che dimostra l’opposizione del socialismo al Decalogo. In particolare, il foglietto ricordava le continue condanne della Chiesa al socialismo e al comunismo.


Il massiccio sostegno pubblico all’analisi di Tradición y Acción ha suscitato l’indignazione dell’ex presidente Correa che, dal suo esilio in Belgio, ha pubblicato sui social foto e video della campagna, accompagnati da attacchi alla Chiesa cattolica e all’istituzione stessa. Sia Tradición y Acción che i vescovi hanno respinto le accuse al mittente. La Conferenza episcopale affermava correttamente che Tradición y Acción è un’associazione civica e che, di conseguenza, non impegna la voce della Chiesa.


La campagna ha collocato Tradición y Acción al centro del dibattitto pubblico, come rappresentante della voce dei cattolici che non vogliono tornare al socialismo.
Per capire cosa avrebbe significato questa marcia indietro, prendiamo le dichiarazioni di uno degli ideologi della sinistra, García Linera: “Bisogna prendere gli imprenditori alla gola perché non ottengano i profitti. Bisogna dirgli: ‘O mi dai i tuoi dollari o ti esproprio l’azienda!’”. Più chiaro di così...


Alla fine, il popolo cattolico dell’Ecuador ha reagito, e Noboa ha vinto la sfida con quasi il 12% di distacco. Una vittoria storica, anche perché tutti i sondaggi mostravano un esito opposto.


Tradición y Acción si affida alla Madonna del Buon Successo perché liberi per sempre la loro Patria dal flagello del socialismo, mentre riafferma la sua decisione di continuare la buona battaglia in difesa della civiltà cristiana.