Bernard Bergöend, S.J. L’anima della Cristiada
Nato ad Annecy, Francia, nel 1871, nel 1891 entrò nel seminario della Compagnia di Gesù a San Luis Potosí, Messico. Ordinato sacerdote a Saint Louis, Stati Uniti, fu inviato dai suoi superiori di nuovo in Messico, dove visse fino alla morte, nel 1943.
Grande studioso della dottrina sociale della Chiesa, e in particolare delle encicliche di Leone XIII, egli si dedicò all’azione tesa a istaurare in Messico il Regno sociale di Cristo, secondo il motto di S. Pio X Instaurare omnia in Cristo.
Nel 1913, col motto “Por Dios y por la Patria”, fondò l’Asociación Católica de la Juventud Mexicana (ACJM), ispirata alle Congregazioni Mariane create da S. Ignazio di Loyola. P. Bergöend formò generazioni di leader cattolici seguendo lo schema “Pietà, Studio, Azione”. Insieme a un’accesa spiritualità di chiara impronta ignaziana, egli promuoveva non solo lo studio della dottrina cattolica ma anche l’analisi della situazione concreta, salvo poi escogitare forme pratiche di azione, compresa quella politica. Infatti, egli ispirò la creazione del Partido Católico Nacional.
Quasi tutti i leader della Cristiada erano membri dell’ACJM, formati alla scuola di P. Bergöend, che così può essere ritenuto la vera anima dell’epopea cristera. L’arcivescovo di Città del Messico, mons. José de la Mora, espulso dal Paese da Plutarco Elías Calles, dichiarò che l’ACJM fu il principale elemento della guerra cristera.
Durante il suo funerale, l’8 ottobre 1943, il gesuita Julio Vértiz lesse un poema che aveva composto in suo onore:
Ode al Capo
Posate un velo funebre sull’asta spezzata
I clarini tremanti intonino un addio
La Guardia è in lutto, la sua insegna non più sventola
l’insegna che non conobbe venti di sconfitta
è andata a dispiegarsi magnifica dinanzi a Dio.
Se n’è andato il capo che in sé riassunse
la fulminea impresa di quella Gioventù
la prodigiosa impresa di tragico eroismo
che sfidò in Messico il mostro dell’abisso
riposa per sempre, riposa nel suo feretro.
Era credo vivente dell’acejotaemero
un credo di battaglia, magnifico e leale
fermo, gagliardo, rapido e netto come l’acciaio
per questo lo congedano la salva del cristero
il canto dei martiri e l’Inno Nazionale.
Risuonino i tamburi con suoni ovattati
Un intimo singhiozzo squarci il cuore
Lo ricevano con giubilo i martiri crociati
e conservino riverenti i campi desolati,
l’eco moribondo dell’ultimo leone!
