Editoriale

Motivi di speranza

 

“Profeti di sventura”. La frase è stata pronunciata da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II. Si riferiva a coloro che, comprensibilmente preoccupati con la piega che stavano prendendo i lavori conciliari, allertavano contro le immani conseguenze che ne sarebbero potute derivare. Allora furono derisi dallo stesso Pontefice. Le parole d’ordine erano l’ottimismo e l’apertura.

Più di sessant’anni dopo, bisogna essere cieco e sordo – o in malafede – per non rendersi conto che i profeti di sventura avevano ragione. Da Paolo VI fino a Francesco, tutti i Papi recenti hanno avuto occasione di denunciare la grave crisi in cui è precipitata la Chiesa. Nel 1968 Paolo VI ha parlato di un processo di “autodemolizione”. Nel 1972 ha affermato che il “fumo di Satana è penetrato nel luogo sacro”.

Ma la Provvidenza ha le sue vie.

Oggi, nell’auge della crisi, quando taluni si avventurano perfino ad affermare – senza ragione – che la Santa Sede sia vacante, la Divina Provvidenza sembra concedere grazie che hanno più di primavera che di autunno. Si tratta del fenomeno noto nel mondo francofono come “renouveau catholique”, e in quello anglosassone come “quiet revival”.

Sempre più adulti, specialmente giovani, si avvicinano alla Fede. I battesimi di giovani adulti sono esplosi in tutto il mondo. Mentre la crisi continua a infierire sulle generazioni più anziane, nei giovani invece c’è un’inversione di rota.

L’aspetto forse più interessante di questa rinascita è che, ovunque, si mostra tendenzialmente conservatrice e perfino tradizionalista. E questo si spiega facilmente. Cosa provoca il ritorno alla Fede? È la sensazione di smarrimento e di perdita di identità. Delusi dal mondo moderno, incapace di dare un senso trascendentale alle loro vite, queste persone si volgono verso la religione. Non, però, quella religione complice del mondo dal quale cercano di fuggire, bensì quella religione che, ponendosi al di sopra del mondo, offre certezze e speranze soprannaturali. Cioè il cattolicesimo di sempre.

Credo che non sia esagerato dire che, almeno in larghe fasce dei fedeli, stiamo assistendo al naufragio del progetto progressista di “abbracciare il mondo”. Stiamo assistendo al collasso di un modello di Chiesa che per oltre sessant’anni ci è stato presentato come quello del futuro.

La forza del fenomeno sorprende le stesse autorità religiose, evidentemente impreparate per accogliere queste persone. Impreparate non solo materialmente ma soprattutto spiritualmente. Si rendono conto che questi neoconvertiti cercano una religione molto diversa da quella che hanno insegnato per mezzo secolo. Ed ecco il tremendo dramma di coscienza: accetteranno di aver sbagliato strada? O persevereranno sulle stesse vie con il rischio che i neoconvertiti cerchino realtà più affini alla Tradizione?