Come pregare il Rosario

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di Plinio Corrêa de Oliveira
Nessun tema potrebbe essermi più gradito di quello del Santo Rosario.
Voi avete esposto qui il noto fatto di San Domenico che ricevette la rivelazione del Santo Rosario dalla Madonna. Avete ricordato, poi, come entrò nella Cattedrale [di Prouille] ed iniziò a predicare la devozione al Rosario. Avete pure menzionato il terrore che le sue parole diffusero tra gli eretici albigesi. Avete anche riferito l’episodio di quando egli fece placare una tempesta, convertendo così i marinai. Questi fatti mostrano quanto tale devozione sia gradita alla Madonna. Tutto ciò merita un commento. Anche perché possiamo trovare analogie tra questi fatti della storia di San Domenico e i giorni nostri.
La crociata di San Domenico contro gli albigesi
Chi era San Domenico? Stiamo parlando del grande San Domenico de Guzmán, fondatore dell’Ordine Domenicano, che fiorisce ancora oggi in tanti paesi. Egli visse in un’epoca in cui il Medioevo era alle prese con l’eresia albigese, che in certo modo prefigurò la Rivoluzione.
A volte si presenta il quadro storico in questo modo: c’era il Medioevo, a un certo momento scoppiò una rivoluzione nelle tendenze – l’umanesimo e il Rinascimento – che si trasferì al campo delle idee, salvo poi sfociare nella Rivoluzione protestante. Andando avanti, questo processo diede origine alla Rivoluzione francese e, successivamente, a quella comunista. Si ha quasi l’impressione che il Medioevo fosse un calmo lago azzurro, almeno da Costantino, quando cessarono le persecuzioni contro i cattolici, fino a Lutero, quando queste ripresero.
Sarebbe, quindi, quasi un millennio di tranquillità in cui furono costruiti bellissimi castelli e bellissime cattedrali, in cui l’umanità visse sempre più virtuosa, gli ordini religiosi si espansero, le diocesi si moltiplicarono, il Papato, sempre più dominante, trionfava nel mondo, e il cristianesimo si preparava alla sua grande propagazione con le navigazioni.
Questa è una visione storica semplicistica. Non è quella nostra. È vero che il periodo tra Costantino e Lutero fu di grande splendore per la Chiesa, ma non fu affatto un calmo lago azzurro. Molte volte nel Medioevo il male alzò la testa, prefigurando la Rivoluzione. Molte volte è stato necessario schiacciarlo, finché è stato possibile. A cambiare con l’umanesimo, il Rinascimento e la crisi protestante è che, per la prima volta, il bene è riuscito a schiacciare il male solo parzialmente. I cattivi hanno ottenuto una mezza vittoria, che col tempo si è trasformata in una vittoria completa.
In realtà ci furono grandi battaglie. Erano già le avvisaglie della Rivoluzione che poi scoppierà nel secolo XVI. Ma essa non sarebbe potuta scoppiare se non ci fossero state queste avvisaglie. Niente nella storia spunta da un momento all’altro. Tutto inizia quando i buoni cominciano a essere meno buoni, e iniziano quindi a lasciare piccoli spazzi al male. Ed ecco che i cattivi man mano prendono il sopravvento.
Con l’eresia albigese, i buoni vinsero ancora. Il nome deriva dalla città francese di Albi, ma l’errore era diffuso in tutta Europa. Era un’eresia di origine gnostica orientale, nota anche come catara, che si diffondeva in modo subdolo e si era radicata nel sud della Francia. Essa prefigurava molti errori moderni, e pare sia continuata fino ai nostri giorni in modo nascosto, al punto che i nazisti provarono verso di essa una grande attrazione. Ecco la minaccia che dovette affrontare San Domenico!
Il Rosario e la Spada, fatti per convivere
Di fronte all’eresia albigese, San Domenico si comportò da vero eroe, portando la repressione dell’errore tanto lontano quanto gli fu possibile. Egli si santificò nella predicazione contro gli eretici albigesi. A questo scopo fondò un Ordine mendicante conosciuto, appunto, col nome di Domenicano. Egli aveva un cuore e una lingua di fuoco, ma non riuscì a debellare l’eresia. Questa dovette essere schiacciata manu militari da un altro grandissimo uomo, il cui nome merita di essere ricordato questa sera: Simone di Montfort.
La Provvidenza volle usare due mezzi per schiacciare gli albigesi: il Rosario di un santo e la Spada di un eroe. Ricordiamo con ammirazione i fatti della predicazione del primo e della crociata del secondo. Inchiniamoci davanti alla loro memoria. Ricordiamo questo binomio Rosario-Spada, fatti per convivere. Essi hanno brillato nella stessa occasione e insieme: lo spirito del Rosario è spirito di impresa; lo spirito dell’uomo che porta la spada con una mentalità cattolica è uno spirito di preghiera. Nella lotta contro il male, San Domenico ha avuto la sua parte e Simone di Montfort ha avuto la sua.
Cosa dire di ciascuno? Innanzitutto, che sono ambedue necessari. San Domenico prega per tre giorni consecutivi chiedendo alla Madonna di spezzare la durezza d’animo degli albigesi, aprendoli alla conversione. Alla fine, sviene. Solo quando cade svenuto la Madonna gli appare, rivelandogli il Santo Rosario e incoraggiandolo a pregarlo e a impegnarsi nella sua diffusione.
La Madonna gli spiega la grandezza del Rosario e lo manda subito all’azione. Egli, che poco prima stava svenendo, corre verso la cattedrale. La storia non riferisce che egli mangiò un pezzo di pane o bevve un bicchiere di vino. Nulla! Egli andò direttamente in cattedrale a predicare! Entrò con il fuoco di chi ha appena ricevuto una rivelazione.
Il timore di Dio è l’inizio dell’amore
Egli comincia a parlare con parole infuocate. Fra i presenti si diffonde il panico. Il panico ha un effetto correttivo fenomenale... Ci sono persone cattive che solo attraverso il panico si potranno ravvedere. “Venite, figli, vi insegnerò il timore di Dio”, dice la Scrittura, frase poi usata da San Benedetto nel Preambolo della sua Regola. Attraverso il timore di Dio si può arrivare all’amore di Dio.
Qui ci sono due elementi: il nobile granito del timore e l’oro rutilante dell’amore. Il timore prepara all’amore. Volendo preparare quelle anime indurite ad amare Dio, usando le parole infuocate di San Domenico, la Provvidenza prima sparse il terrore, minacciando castighi. Poi, però, un po’ come quando Nostro Signore placò la tempesta, le persone cominciarono a capire che la parola di quest’uomo era potente davanti a Dio. Che egli era amato da Dio. Hanno capito che Dio gli aveva concesso un duplice potere: di scatenare i castighi, ma anche di allontanarli e di accogliere amorevolmente le anime pentite, portandole al perdono, alla contrizione, alla conversione, insomma, all’amore di Dio.
Che cosa predicava San Domenico? Predicava il Santo Rosario! Ecco come ebbe inizio questa bellissima devozione della Chiesa. A un tratto, le campane della cattedrale cominciarono a rintoccare. Ma non c’era nessuno a muoverle. Tutti capirono che si trattava di una mano angelica.
Quanto è diverso il suono delle campane da quello del tuono! Perché la Provvidenza avrebbe voluto che le campane suonassero prima che venisse il tuono? Era per mostrare che Dio preferisce convertire con l’amore. Facendo rintoccare melodiosamente le campane prima che San Domenico scatenasse i castighi, la Provvidenza invitava le anime veramente capaci di amare a inginocchiarsi ed esclamare: “Signore, misericordia, ho peccato!”.
Purtroppo, quelle anime non si sono convertite, e Dio ha scatenato il castigo, nella forma di una crociata militare guidata da Simone di Montfort. Un castigo terribile perché avevano rifiutato la mano amorevole della Madonna.
Ma non è questo che, in primo luogo, voleva la Madonna. Lei è madre, punisce solo per necessità. È chiaro che volle intercedere presso il suo Divino Figliolo implorando misericordia: “Mio Figlio, queste anime sono già un po’ scosse. Vorrei ottenere da Te una parola, per bocca di Domenico, che possa allontanare il castigo”. Ed ecco che San Domenico si alza, comincia a predicare, rivela il Rosario, incoraggia tutti a pregarlo.
La storia racconta che, dal momento in cui iniziò a diffondersi il Rosario, l’eresia albigese cominciò a seccarsi e a marcire, cominciò a cadere da sola, perché colpita nella sua essenza.
Pregate il Santo Rosario!
Che cosa fa il Rosario? Prima di tutto, unisce la persona alla Madonna. Se qualcuno di voi si sente tentato, vi do questa raccomandazione: prendete il Rosario! Ma prendetelo fisicamente! Raccomando ai soci e cooperatori della TFP di non mollare mai il Rosario: mai, mai, mai, mai, mai, mai! Portatelo tutto il giorno, portatelo mentre dormite, portatelo mentre andate fuori, sempre! Il Rosario deve diventare quasi una parte di noi stessi. Cerchiamo sempre di avere il Rosario in mano in modo tale da sentirlo con noi.
Vorrei che nell’ora della morte, ogni membro della TFP tenesse il Rosario in mano. Così, quando arriverà la risurrezione dei morti, e il nostro corpo rinascerà, tra le nostre dita ci sarà il Santo Rosario. Vorrei che il primo atto dopo la risurrezione sia baciare il Santo Rosario. Così, con il Rosario in mano, la TFP della Madonna risorgerà!
Il Rosario scaccia il demonio, il Rosario attira le grazie della Madonna, il Rosario è la preghiera dei forti, la preghiera dei combattenti. La TFP non sarebbe nulla senza il Rosario. Questo legame con il Santo Rosario, questa devozione che la Madonna stessa raccomandò a San Domenico, deve essere la caratteristica del controrivoluzionario del XX secolo, così come fu l’arma del controrivoluzionario al tempo di San Domenico.
Il Rosario e la schiavitù d’amore alla Madonna
Non c’è motivo perché il Santo Rosario, tanto efficace a quel tempo, non possa essere anche adesso quando, anzi, è diventato più necessario. Vi è, però, un elemento nuovo, che non c’era al tempo di San Domenico. È qualcosa che non fa parte del Rosario, bensì della devozione alla Madonna. È un elemento così prezioso che mi riesce difficile comprendere che un membro della TFP che prega il Rosario non aggiunga questo complemento. È la consacrazione alla Madonna come schiavo d’amore secondo il metodo di San Luigi Maria Grignion de Montfort.
Chi recita ogni giorno il Rosario fa ogni giorno questa consacrazione. Chi fa seriamente questa consacrazione ogni giorno, prega ogni giorno il Rosario. Il Rosario e la Consacrazione sono due cose complementari. Esse costituiscono le armi della nostra difesa e del nostro attacco all’avversario. Tutto il male che la TFP produce alla Rivoluzione, tutto il bene che essa fa per la buona causa, non sarebbe possibile senza la devozione al Santo Rosario.
Se c’è un membro della TFP, per quanto illustre come persona, che non recita tutti i giorni il Santo Rosario, provo per lui un sussulto di angoscia. Al contrario, se c’è un membro della TFP, per quanto oscuro o complicato, ma che, in mezzo alle sue miserie, recita ogni giorno il Rosario, ho una scintilla di speranza. Per chi prega il Santo Rosario posso sperare tutto. Per chi non lo prega, posso temere tutto. Il Rosario è fondamentale nella nostra vita.
Un’arma da guerra
Il Rosario è una magnifica arma da guerra, specie nei giorni nostri quando la cosiddetta guerra psicologica ha assunto tanta importanza. Guerra psicologica vuol dire guerra spirituale, in cui l’anima deve scegliere fra accettare la grazia di Dio o aprirsi all’influenza del demonio. Questo è l’elemento centrale di ogni lotta ideologica oggi, poiché vi è interessata la vera Chiesa di Dio, la causa della Madonna e quella della Civiltà cristiana. Come mi piacerebbe avere “battaglioni” di cattolici che pregassero il Rosario per annientare l’azione del demonio sulla terra! Che cosa magnifica se avessimo uomini di tale vita interiore da poter, con la preghiera, incidere sugli avvenimenti!
È così che pregò San Domenico. Egli passò tre giorni digiunando e pregando continuamente senza ottenere nulla. Alla fine, le sue forze vennero meno ed egli stava per svenire. Mi piace immaginarlo nel momento in cui, quasi svenendo, egli si rivolge alla Madonna: “Madre mia, non ho più forze, ma confido in Te. Continuerò a pregare finché la mia mente potrà pensare e le mie labbra potranno articolare una parola”.
Dopo tre lunghissimi giorni, di fronte a una preghiera così insistente, arrivò il fulmine. Dio gli diede un’arma per schiacciare gli albigesi. Non solo. Questo diede forza alla Civiltà cristiana, ritardando il suo declino di qualche secolo. Ispirò pure un Ordine religioso che diede alla Chiesa tanti santi, tra cui San Tommaso d’Aquino. Il Rosario stesso si diffuse in tutta la Cristianità, valicando i confini dell’Ordine Domenicano. Anzi, quasi tutti gli ordini religiosi adottarono il Rosario come strumento di pietà, alcuni perfino lo portano come parte dell’abito.
Sono moltissimi i documenti delle autorità ecclesiastiche che inneggiano al Rosario. Le apparizioni in cui la Madonna porta un Rosario sono innumerevoli. A Fatima la Madonna si presentò come Nostra Signora del Rosario. La Chiesa ha anche arricchito il Rosario con ogni sorta di indulgenze. Non finiremo mai di elencare i benefici che il Santo Rosario ha portato all’umanità.
In passato c’erano anche sacerdoti e vescovi che, per speciale privilegio del Papa, potevano benedire i Rosari conferendogli determinate indulgenze.
Come pregare il Rosario?
Cos’è esattamente pregare il Rosario? Come si prega il Rosario?
Il Rosario è una meditazione sulla vita di Nostro Signore Gesù Cristo e della Madonna. Ogni decina corrisponde a un fatto. La persona deve pregare ogni decina contemplando il fatto e meditando su di esso. Per lo più sono fatti raccontati nei Vangeli, che ci possono aiutare a seguirli meglio.
Prestando molta attenzione alle parole della preghiera, dobbiamo meditare sui vari misteri, cioè su quel fatto storico. Ci sono poi testi pii che suggeriscono una meditazione particolare per ogni mistero. A me questi testi hanno fatto molto bene. Alcuni testi suggeriscono perfino una meditazione particolare per ogni Ave Maria. Questo fa diventare il Rosario anche molto variegato. All’interno di ogni mistero dobbiamo poi contemplare diversi aspetti. A me questo modo di pregare il Rosario ha portato molto frutto spirituale, sin da quando ero ragazzino.
Così seguiamo tutta la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, ma anche quella della Madonna. Perché la vita di Gesù inizia nel grembo della Madonna e finisce con Lei sotto la Croce, e anche dopo la risurrezione.
Ci sono due misteri del Rosario che La riguardano particolarmente: la sua Assunzione e la sua Incoronazione in Cielo. Non si parla della morte della Madonna, ma della sua dormizione. Fu come un sonno leggero. Ella si addormentò, risuscitò e ascese al Cielo in modo istantaneo, dove fu incoronata dal suo Divin Figlio. Lei è Figlia dell’Eterno Padre, Madre del Verbo Incarnato e Sposa del Divino Spirito Santo. Con questo punto d’oro termina il Rosario.
Il Rosario inizia con la Madonna e finisce con la Madonna. Inizia con l’Incarnazione del Verbo nel suo grembo verginale e santissimo, e termina con la sua Incoronazione in Cielo.
Qualcuno potrebbe obiettare: non c’è bisogno di meditare mentre prego. Potrei fare una cosa più semplice: prima medito e poi prego di fila tutte le Ave Maria. È del tutto valido meditare prima e poi pregare in lode di ciò su cui ho meditato. Il modo comune, però, è meditare mentre si prega. Perché?
Mentre il mio povero spirito cerca di scandagliare in ogni dettaglio le infinite elevazioni di ogni mistero del Rosario, ho continuamente bisogno della grazia di Dio. Nessun uomo è capace di alcuna azione buona senza l’aiuto della grazia. Ora, ogni grazia ci viene attraverso la Madonna e ogni richiesta che facciamo arriva attraverso la Madonna. Allora, mentre medito, pronuncio l’Ave Maria perché Lei mi aiuti ad avere abbastanza grazia per meditare.
La Chiesa è un tesoro senza paragone. Per scoprirlo bisogna sfogliare i libri di pietà preconciliari. Per esempio il “Manuale del cristiano” di Goffiné. Padre [Leonard] Goffiné fece una magnifica raccolta delle principali preghiere e devozioni, di incalcolabile valore e di incredibile bellezza. La Chiesa è un tesoro ornato con le pietre più diverse. Ma non c’è dubbio che, nell’ordine della pietà privata, il Rosario occupa un ruolo privilegiato.
Ricordo che in questo manuale lessi per la prima volta il testo della Messa, quando ero ragazzo. Confesso che ne sono rimasto contentissimo! Ho cominciato allora a seguire la Messa attraverso il Goffiné. Una volta mi sono ammalato, e sono dovuto rimanere al letto quasi un mese. Mi mancava tanto la Messa! Non potendo andare a Messa, ho pregato il testo su questo libro. Evidentemente sapevo che ciò che stavo pregando non era la Messa, che solo un prete può celebrare. Ma mi sembrava che quella preghiera privata, seguendo il testo ufficiale, sarebbe piaciuta alla Madonna e a Dio, e ho pregato con molto entusiasmo, usando il mio buon Goffiné.
Culto pubblico e privato
Va detto, comunque, che il Rosario è un atto di pietà privato, diverso dal culto pubblico della Chiesa. Quest’ultimo è il culto offerto a Dio ufficialmente da tutta la Chiesa. È la Chiesa che offre a Dio il culto, come Corpo Mistico di Cristo, attraverso i suoi ministri. Il culto pubblico è prestato in nome della Chiesa, e può essere prestato solo da un sacerdote o vescovo della Chiesa cattolica.
È chiaro che entrambe le forme di culto – pubblico e privato – hanno un loro ruolo nella pietà cattolica. Dobbiamo provare gioia, fervore e unirci alla preghiera fatta dal sacerdote in nome di tutta la Chiesa, per l’efficacia incomparabile di questa preghiera, sia per adorare sia per compiere il servizio di dulia, sia per riparazione, per ringraziamento o per l’impetrazione. Ma dobbiamo anche capire che c’è un ruolo anche per la nostra preghiera privata. Queste due cose hanno convissuto da sempre nella Chiesa, come due polmoni che respirano insieme.
Fonte: brani di una conferenza per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 10 marzo 1984. Tratto dalla registrazione magnetofonica, con un minino di editing e senza revisione dell’autore. I sottotitoli sono redazionali.
