Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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Tra lupi e agnelli, un nuovo stile di rapporti

 

Quanto più i fatti avanzano, tanto più sconcertano un settore della opinione pubblica cattolica, che, credo, sia ampiamente maggioritario.

Questo sconcerto, è necessario dirlo, non deriva soltanto dall'azione o dalle omissioni di tante autorità piccole, medie e grandi della sacra Gerarchia; ma viene da ancora più in alto.

Vorrei che qualcuno mi convincesse che sono falsi i fatti, chiari, a mio modo di vedere, di una chiarezza meridiana, su cui mi baso per fare questa affermazione!

* * *

Mi riferisco in modo particolare a quanto sta accadendo in Cile, sotto gli occhi del mondo intero. La tragedia è giunta al suo termine ultimo. Ormai è stato legalmente deciso che il paese sarà governato da un presidente marxista, che inizierà subito la marcia verso l'instaurazione del comunismo.

È quanto riferiscono tutti i giornali. La maggior parte - almeno di quelli che ho letto - usa, per indicare questo itinerario, un eufemismo perfettamente ambiguo; parla di “via al socialismo”, invece che di “via al comunismo”. Questo, evidentemente, favorisce Allende, perché può far credere ai lettori meno informati che il nuovo presidente non condurrà il Cile proprio al comunismo, ma a una forma blanda di socialismo.

In realtà questa insinuazione è priva di consistenza. Per ammettere che il candidato eletto non porterà il suo paese al socialismo dovremmo supporre che il Cile non è ancora sotto regime socialista. Infatti nessuno può condurre una nazione nella situazione in cui già si trova. Ora, come è più che noto - e il brillante studio del mio amico Fabio Vidigal Xavier da Silveira Frei, il Kerensky cileno lo ha dimostrato in modo inconfutabile -, il Cile è stato portato a un regime socialista già dal presidente Frei. L'affermazione secondo cui Allende darà inizio alla marcia del suo paese verso il socialismo può avere perciò solo un senso, e cioè che lo avvierà non verso il socialismo color rosa della DC, ma verso il socialismo rubicondamente marxista del partito a cui appartiene il compagno Allende. Ossia verso il comunismo. Dunque il Cile comincerà la sua marcia irreversibile direttamente verso quest'ultimo, come d'altronde è implicito nelle promesse fatte da Allende agli elettori. Tutto questo verrà fatto in tappe lunghe? In tappe brevi? Dal punto di vista essenziale, poco importa. È importante sapere che qualcuno è entrato in un'agonia senza rimedio. E assai meno importante sapere se questa sarà lunga o breve, dal momento che porta irresistibilmente fino alla morte.

Tutto quanto sono venuto dicendo si deduce da fatti resi pubblici dai giornali. Chi ne dubitasse, non avrebbe altro da fare che rileggerli attentamente. Lo negherà soltanto qualche democristiano fanatico, qualche comuno-progressista a oltranza, e nessun altro.

Non voglio mettere in nessuna di queste categorie la Gerarchia ecclesiastica cilena, e ancor meno Sua Santità Paolo VI. Perciò sono costretto ad ammettere che, tanto questo quanto quella, vedono o sanno quanto tutto il mondo sa e vede.

* * *

E allora, come non rimanere sconcertati? Sarebbe bastata una sola parola del Sommo Pontefice perché l'episcopato cileno dissuadesse i cattolici dal votare per il candidato marxista. Questa parola avrebbe evitato la vittoria di Allende, il cui vantaggio sul nazionalista Alessandri - del solo 1,4% - poteva essere annullato da una qualsiasi influenza elettorale. La storia dirà che il Santo Padre non ha pronunciato questa parola, e che perciò Allende - con lo scandaloso placet del cardinale arcivescovo di Santiago - ha vinto nella consultazione popolare. È doloroso dirlo, ma è evidente.

Alla nazione cilena rimaneva, dopo il risultato elettorale, una sola via d'uscita. Il Santo Padre avrebbe dovuto, agendo per mezzo dell'episcopato, raccomandare ai deputati democristiani di non dare il loro voto al candidato marxista, al momento della ratifica delle elezioni da parte del parlamento. La storia dirà che, anche in questa occasione, Paolo VI ha taciuto. E ancor prima della rinuncia di Alessandri, la DC era già venuta a patti con i comunisti, sotto gli occhi di tutto il mondo, garantendo il suo appoggio al candidato marxista.

Dopo la vittoria di quest'ultimo in parlamento, e dopo l'annuncio ufficiale che, nel giro di pochi giorni, il Cile avrebbe iniziato la sua via crucis verso il comunismo, il cardinale Silva Henríquez, arcivescovo di Santiago, fu tra i primi a far visita al futuro presidente, gli assicurò l’appoggio della Gerarchia, e gli trasmise, da parte di Paolo VI, speciali saluti nonché auguri di successo. Da parte sua il porporato cileno dichiarò alla stampa essere dovere dei cristiani in questo momento fare quanto è in loro potere perché il nuovo governo abbia successo.

Davanti a tutto questo, diventa inevitabile porre una domanda. Ne do la formulazione più moderata: Paolo VI avrà visto la vittoria di Allende, fin dall'inizio, senza apprensione e senza ripulsa? Quanto è accaduto porta a rispondere che, in effetti, egli l'ha prevista, senza tuttavia dare segni di apprensione e ripulsa.

I fatti stanno così. Parlano da soli.

A questo punto non posso fare a meno di pormi un altro quesito: Paolo VI ha questo atteggiamento fatale solo per il Cile? O anche per altre nazioni dell'America Latina? Più precisamente, anche per il Brasile? In questo caso, che futuro ci attende?

* * *

I fatti su cui fondo le mie domande sono troppo chiari perché possano essere confusi dal vociare di proteste varie, da atti di riparazione risentiti, ma privi di qualsiasi base nella realtà, da rumori pubblicitari o da campagne di mormorazioni.

Io sono stato cattolico apostolico romano per tutta la mia vita. Lo sono ancora oggi con più convinzione, con più energia e con più entusiasmo che mai. E spero, per grazia di Dio e per intercessione della Madonna, di esserlo sempre più, fino all'ultimo respiro. Perciò tributo dal fondo della mia anima al Sommo Pontefice e alla Santa Sede tutta la venerazione, tutto l'affetto, tutta l'ubbidienza che devo loro secondo la dottrina e le leggi della Chiesa. So però che, posto davanti a fatti chiarissimi, non li posso negare, e non posso non coglierne le conseguenze.

E so pure che, anche ammessi i fatti inconfutabili che ho appena enunciati e analizzati, tutto quanto la Chiesa insegna sull'infallibilità e la suprema autorità dei Sommi Pontefici rimane completamente intatto.

Perciò ho la coscienza a posto nel trattare liberamente, da cattolico, il triste e delicato argomento.

* * *

Paolo VI vorrà per l'America Latina un modus vivendi con il comunismo? Resto a pensare... e mentre penso, mi viene in mente una favola di La Fontaine. Purtroppo è tra le più dimenticate. Ma è anche tra le più opportune. D'altronde l'ha citata di passaggio il generale di brigata Agemar da Rocha Santos quando, in un recente discorso, ha fatto riferimento alle illusioni irenistiche di alcuni settori della opinione pubblica nazionale.

Dal momento che il francese viene correntemente letto da noi, la cito nella stessa lingua del poeta:

[Les Loups et les Brebis]

"Après mille ans et plus de guerre déclarée,

Les Loups firent la paix avecque les Brebis,

C’était apparemment le bien des deux partis:

Car, si les Loups mangeaient mainte bête égarée,

Les Bergers de leur peau se faisaint maints habits.

Jamais de liberté, ni pour les pâturages,

Ni d’autre part pour les carnages:

Ils ne pouvaient jouir qu’en tremblant de leurs biens.

La paix se conclut donc; on donne des otages:

Les Loups, leurs Louveteaux; et les Brebis, leurs Chiens,

L’echange en étant fait aux formes ordinaires,

Et réglé par des commissaires.

Au bout de quelque temps que messieurs les Louvats

Se virent loups parfaits et friands de tuerie,

Ils vous prennent le temps que dans la bergerie

Messieurs les Bergers n’étaient pas,

Étranglent la moitié des Agneaux les plus gras,

Les emportent aux dents, dans les bois se retirent.

Ils avaient averti leurs gens secrètement.

Les Chiens, qui, sur leur foi, reposaient surement,

Furent étranglés, en dormant,

Cela fut sitôt fait qu’à peine ils le sentirent;

Tout fut mis en morceaux; un seul n’en échappa.

Nous pouvons conclure de là

Qu’il faut faire aux méchants guerre continuelle.

La paix est fort bonne de soi;

J’en conviens: mais de quoi sert-elle

Avec des ennemis sans foi?"

E per i lettori meno versati nel chiaro idioma di La Fontaine, eccone una traduzione senza pretese poetiche:

“Dopo mille e più anni di guerra aperta i Lupi conclusero la pace colle Pecore. Certo era una fortuna per i due avversari: perché se i Lupi divoravano molti capi dispersi dell gregge, i Pastori facevano spesso giubboni delle loro pelli.

“Mai un momento di libertà, ne per le pecore che andavano al pascolo, né pei lupi che ne facevano macello. Non potevano godere dei loro beni che tremando di paura. Concludono dunque la pace: si danno ostaggi: i Lupi i loro Lupatti, le Pecore i loro Cani. Si fece lo scambio secondo le consuete regole col controllo dei commissari.

“Ma trascorso qualche tempo i signori Lupicini si sentirono Lupi fatti e bramosi di strage; colgono il buon momento che i Pastori erano lontani dall'ovile, strozzano la metà degli Agnelli più grassi, li azzannano e li portano via ritirandosi nei boschi. Avevano nascostamente avvertito i loro compari.

“I Cani che fidandosi della lor parola riposavano sicuri, furono strangolati nel sonno: e tutto avvenne in un batter d'occhio, talché non se ne accorsero nemmeno. Tutti furono messi a pezzi; non uno riuscì a scampare.

“Possiamo concluderne che ai malvagi si deve fare guerra senza tregua. Bella cosa è la pace in sé, ne convengo, ma a che serve con nemici senza fede?” (Jean DE LA Fontaine, Favole, UTET, Torino 1969, p. 89).

Dalla illuminante favola si deduce che qualsiasi combinazione della Chiesa con il comunismo non potrà essere un modus vivendi, ma - come ho già avuto occasione di scrivere - un modus moriendi.

 

*Folha de S. Paulo, 01 novembre 1970.

Categoria: Articoli sulla "Folha de S. Paulo"

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