Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Sì, soltanto con una crociata!

 

A passo a passo, il Cile di Allende scende verso le bassure buie e gelide del regime comunista. Dopo l'insediamento del presidente marxista, tutti i giorni si registra qualche nuova misura in questo senso. Cito a caso. Il ministro degli Esteri cileno ha annunciato l'intenzione del governo di stabilire relazioni diplomatiche con tutti gli Stati comunisti. In occasione dell'anniversario dell'instaurazione del regime sovietico, il nuovo presidente e il suo ministro degli Esteri si sono recati all'ambasciata russa, in visita di cortesia e di felicitazione. È stato inaugurato a Santiago un monumento in onore di Che Guevara: su di un piedestallo, il guerrigliero comunista impugna un fucile; sul basamento si trovano dei medaglioni commemorativi di altri «eroi» della guerriglia, tra cui (Carlos) Marighela (1911-1969, brasiliano politico, guerrigliero). È stata annunciata la nazionalizzazione (si legga confisca) di tutte le banche private.

Nello stesso tempo Allende va istituendo un sistema specifico per imporre ai cileni l'accettazione passiva di queste misure e di altre che verranno. Il primo elemento del sistema è il terrore. Si annunciano scioperi operai. Il governo ha concesso l'amnistia a tutti gli agitatori e terroristi arrestati per ordine di Frei. È in via di organizzazione una superpolizia politica, destinata a sostenere il governo marxista.

Il secondo elemento del sistema è il silenzio. Nelle aziende giornalistiche ferve l'agitazione per ottenere la partecipazione dei lavoratori alle gestione. Ossia, per ottenere la consegna virtuale dei giornali e delle riviste a sindacati controllati da allendisti. Il presidente marxista avrà così in mano tutta la stampa, e i suoi avversari politici si vedranno ridotti al silenzio.

In mezzo a tutto ciò, il cardinale Silva Henríquez continua a essere allegro. E - lo dico con dolore filialmente reverente e costernato - Paolo VI, dal canto suo, continua ad assistere, imperturbabile, allo svolgersi della tragedia.

Questi sono i fatti, evidenti e incontestabili.

 

*  *  *

 

Ma, dirà forse qualcuno, cosa può fare il cardinale Silva Henríquez? Cosa può fare Paolo VI? Un vento di insoddisfazione spazza il mondo. La massa vuole, esige riforme. È impossibile rifiutarle. Per salvare la democrazia dall'assalto della violenza, è necessario che la Chiesa venga a patti con i capi della lotta per l’emancipazione delle masse. E questa saggia politica deve essere portata avanti con prudenti silenzi e concessioni opportune. A questo modo Paolo VI e il cardinale Silva Henríquez sono dalla parte della vera strategia.

A questo risponderei, tra le altre cose, che difendere i diritti delle moltitudini non significa assolutamente instaurare il comunismo. Ce lo dicono gli infelici «volontari» del taglio della canna da zucchero a Cuba. Devo aggiungere che le moltitudini non si attirano con concessioni.

 

*  *  *

 

Francisco Campos (1891-1968), come uomo politico, è stato discusso. E non c'è uomo politico che non lo sia. Tuttavia i suoi meriti di intellettuale si sono sempre mantenuti al di sopra di ogni dubbio.

Per una ragione assolutamente fortuita, alcuni giorni fa mi è capitato tra le mani un suo opuscolo. È intitolato Attualità di Don Chisciotte. E da esso ho potuto rendermi conto non solo di come questo spirito di qualità sentiva gli aneliti della massa, ma anche di quanto sperava dal capo della Cristianità per la salvezza della democrazia.

A mio avviso, egli sopravvaluta la parte della emotività. E riduce la funzione del Papa nella società temporale, quando vede in lui un semplice salvatore della democrazia. Il Papa è, per la natura del suo ministero, il sostegno, il maestro, la guida di qualcosa di più alto e profondamente sacrale, cioè della civiltà cristiana. Tuttavia è impossibile leggere le riflessioni di Francisco Campos, senza sentire quanto in esse vi è di vero, di profondo, di attraente. Gli cedo la parola:

«La vita antica era un cerimoniale: obbediva a un rito, a un ordine, al ritmo di un movimento ampio e compassato paragonabile al dondolio del mare o alla processione dei periodi stagionali e delle fasi della natura.

«Il cerimoniale è scomparso dalla vita di oggi e con esso i larghi ondeggiamenti del pensiero e del sentimento, la battuta d'aspetto che ci permetteva, appoggiando sul passato, di superare il presente, riunendo in un solo fascio le interferenze dei tre tempi di cui si compone la vita umana [...].

«Con il cerimoniale scompare ugualmente quel movimento, con cadenze di danza, delle età, ciascuna con la sua misura propria e il suo numero aureo [...]. Oggi le età si mescolano, ciascuna vergognosa di sé stessa, e non è raro che alcune usino le misure, i numeri, i ritmi, gli ondeggiamenti e i passi di danza di altre età, passate o future.

«[...] Come mettere a frutto, quindi, il potenziale emotivo dell'uomo d'oggi, che non è minore di quello dell'uomo di un tempo? In quale modo, che non sia la passività della posizione di spettatore, nei cinema, sulle gradinate degli stadi, nei comizi politici, nelle sale per discorsi e conferenze? Questi usi, invece di alleviare lo stato di tensione delle emozioni, aggravano la instabilità del suo equilibrio. Si limitano a produrre inizi di movimenti, che rimangono poi inibiti nel loro stato nascente, accentuando il senso di frustrazione, che è lo stato abituale dell'uomo contemporaneo. Non trovando poli adeguati verso cui scaricare il proprio potenziale emotivo, questo fluisce naturalmente verso «l'agitazione politica, il sinistro carnevale delle rivoluzioni, gli orrori della guerra, il delitto, la letteratura e l'arte ermetica degli intellettuali [...]».

L'illustre brasiliano conclude, allora, che soltanto una crociata può ridare vita al mondo d'oggi: «Quando dico crociata, intendo crociata di verità. Non sono programmi, discorsi, trasmissioni radio, statistiche, articoli, conferenze e comizi. Potrà essere una donchisciottata; ma deve essere una crociata. Anima, devozione, sacrificio, coraggio, rischio, passione».

Ed ecco infine, come egli concepisce questa crociata:

«Il mondo chiede una crociata. Ecco come [...] immagino potrebbe cominciare questa grande scossa o questo grande scandalo di cui il mondo ha tanto bisogno. Il Papa uscirebbe sulla sua sedia gestatoria, accompagnato da tutti gli ordini, confraternite e associazioni. Seguirebbe la massa dei pellegrini e dei penitenti.

«Una immensa processione, con le immagini, gli emblemi, i distintivi e i canti adeguati. Negli agglomerati umani attraverso i quali passasse questa nuova cristianità, vi sarebbero cerimonie, si celebrerebbero sacramenti e spettacoli liturgici, e si darebbero, cosa più importante di tutto, autentiche testimonianze di sacrificio, di umiltà, di penitenza, di misericordia, e di imitazione di Cristo. Le emozioni contenute troverebbero in grandezza la liberazione che chiedono [...], l'ideale che tanto più è alto, tanto più si adatta al cuore del popolo.

«[...] Questo nostro mondo d'oggi, che è come Sancho abbandonato dal suo padrone, reclama il ritorno di Don Chisciotte, per sentire che senza di lui la sua vita non avrebbe senso. Da tutte le parti, sotto i nomi più diversi e le apparenze più contraddittorie, ciò che l'uomo dei nostri giorni chiede e reclama, ciò che desidera con ansia, è il ritorno di Don Chisciotte».

 

*  *  *

 

Don Chisciotte, va notato, non simboleggia qui la cavalleria decadente, dongiovannesca e fatua. È il simbolo della cavalleria nel suo aspetto migliore, di massimo entusiasmo ideale, di coraggio leonino, di disprezzo dei piccoli calcoli di opportunità.

Come è diverso tutto ciò dalla fredda e avida trivialità del progressismo e dell'arrendismo allegro e sanciopancesco del cardinale Silva Henríquez! Come è diverso anche dalla omissione silenziosa di colui il cui nome non può, tuttavia, essere ricordato senza la venerazione e l'amore che si devono al Papa, cioè di Paolo VI!

E quanto è vero che soltanto con lo slancio di una crociata spirituale, la Chiesa riuscirà a smuovere le moltitudini contemporanee!

 

(Pubblicato sulla Folha de S. Paulo, 15 novembre 1970)

Categoria: Articoli sulla "Folha de S. Paulo"

Iscriviti alla Newsletter

captcha 
Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter