Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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Il suicida va bene, grazie mille

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Ha provocato una dolorosa impressione in molti ambienti brasiliani la notizia pubblicata qualche giorno fa dalla Tribuna da Imprensa, di Rio de Janeiro, che il delegato vaticano presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, mons. Silvio Luoni, ha esaltato il modello di sviluppo cinese, ponendolo come esempio di “sviluppo rispettoso dei valori culturali di questo grande popolo”. Il dignitario ecclesiastico ha aggiunto: “Anche tenendo conto dei limiti delle conoscenze, e facendo ogni sorta di riserva sull’ideologia e sul sistema politico cinese, dobbiamo dire che i valori umani e comunitari dei secoli passati non sono stati dimenticati”, tanto che nella Cina comunista “analisi, metodi e realizzazioni rispettano l’essenza di questo patrimonio, nonostante gli eccessi di un entusiasmo rivoluzionario a volte traboccante”.

Paolo VI avrebbe il diritto di qualificare questa dichiarazione come un atto autodistruttivo della Chiesa.

Infatti, nonostante le “riserve di ogni sorta”, il prelato lascia intravedere che un comunismo autentico, come quello cinese, è compatibile con l’ammirevole eredità tradizionale del popolo cinese. Ciò significa dare del comunismo un’immagine che, oltre ad essere falsa, è propagandistica.

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Siamo nel secolo di tutte le aberrazioni. Vediamo un caso inglese. La ragion d’essere della Camera dei Lord è di intervenire nella redazione delle leggi inglesi come custode delle tradizioni della Civiltà cristiana.

Recentemente, la Camera dei Comuni ha votato contro la distribuzione gratuita di contraccettivi da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Da parte sua, il Governo ha imposto l’obbligo della prescrizione medica prima di somministrali.

In un atteggiamento francamente devastante, la Camera dei Lord ha invece approvato con l’impressionante maggioranza di 107 voti contro 58 la distribuzione del tutto gratuita e senza condizioni di contraccettivi.

È l’autodemolizione della Camera dei Lord, che così va contro la sua finalità…

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In tema di aberrazioni, non può passare inosservata l’indifferenza con cui la quasi totalità della stampa mondiale, della radio e della televisione – e, di conseguenza, l’opinione pubblica mondiale, manipolata a volontà da questi media – ha accolto tre notizie impressionanti della scorsa settimana.

In Argentina, i terroristi hanno rapito un bambino di dieci anni che andava a scuola mano nella mano con la nonna. Il fatto ha tutte le caratteristiche atte a suscitare compassione: l’innocenza del bambino, che non ha nulla a che fare con i problemi che motivano il terrore, il trauma psichico e nervoso con cui la paura può segnare questo bambino per tutta la vita, lo shock subito dalla sfortunata nonna, con le gravi complicazioni cardiovascolari, le indicibili afflizioni dei poveri genitori e di tutta la famiglia, ecc. Sembra impossibile fare di peggio.

Eppure i terroristi argentini sono riusciti a superarsi in malvagità: quella stessa settimana hanno rapito... un neonato! Data la naturale debolezza di un bimbo in questa fase, la crudeltà e l’orrore si moltiplicano.

In Colombia, i terroristi comunisti hanno cercato di rapire un rispettabile vescovo ottantatreenne. Mancano gli aggettivi per qualificare l’atto: l’offesa alla dignità episcopale, il rispetto che si deve ai capelli bianchi di un ottuagenario, l’effetto gravissimo di questo impatto nervoso sulla sua salute, tutto porta a condannare questo delitto con estrema severità.

Ebbene, questi tre fatti non hanno prodotto un millesimo – dico proprio un millesimo – dell’emozione causata dalla morte di alcuni guerriglieri filo-comunisti nel Mozambico, o dal fatto che alcuni miliziani Vietcong, anch’essi filo-comunisti, abbiano deciso di darsi fuoco in un sobborgo di Saigon.

È l’auto-demolizione del mondo non comunista, dove c’è più propensione a piangere l’angoscia o il sangue dell’avversario, che le proprie tragedie.

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Secondo il corrispondente del New York Times a Mosca, in un articolo pubblicato lo scorso 17 giugno, l’accordo sullo sfruttamento del gas russo da parte della Western Petroleum è stato firmato senza che ai tecnici nordamericani fosse stata data la possibilità di valutare in loco l’estensione dei giacimenti oggetto della negoziazione con i russi. D’altra parte, le banche americane stanno concedendo enormi prestiti alla Russia senza avere la minima idea di quali siano le reali riserve russe in oro e valute estere.

Trasporre questa situazione alla sfera privata sembrerebbe uno scherzo. Quale azienda privata sarebbe disposta a negoziare a tali condizioni? Quali sanzioni imporrebbe a un avvocato che firmasse un contratto con tali clausole?

Nella sfera pubblica, come si chiama questo? Tragedia! Autodemolizione!

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Alcuni lettori diranno che questi commenti sono, sì, obiettivi, ma troppo cupi. Diranno che, per rallegrare una domenica mattina, dovrei almeno riportare anche alcuni fatti di buon auspicio: non solo i contro, ma anche i pro.

Quanto a me, temo che riportare fatti di buon auspicio insieme ad altri che dovrebbero provocare indignazione e sdegno implicherebbe insinuare che, in qualche modo, quelli di buon auspicio compensano quelli che non lo sono.

In questo caso, io non sarei fedele alla Verità. Immaginare che un fatto – per quanto “pro” – possa compensare la tragedia dell’autodistruzione dell’Occidente, sarebbe tanto irreale quanto descrivere la situazione di un uomo che inizia a infilarsi un coltello nel petto come segue: a) un fatto negativo: ha tagliato la pelle e i primi strati muscolari nella regione toracica; b) un altro fatto negativo: ha il fermo proposito di continuare fino a quando non arriverà al cuore; c) ma c’è anche un grande fatto positivo, ovvero tutto il resto del corpo continua a funzionare perfettamente, per ora.

Conclusione: il suicida va bene, grazie mille.

 

(Titolo originale: O suicida vai bem, obrigado, Folha de S. Paulo, 8 luglio 1973)

Categoria: Articoli sulla "Folha de S. Paulo"

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