Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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"Prodotta e imbottigliata in Russia"

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

   Nell’ultimo articolo ho enunciato un problema: come può indebolirsi in Occidente la barriera psico-politica di orrore nei confronti del comunismo, al punto che oggi il mondo libero tollera l’avvicinamento sovietico-americano che cinque o dieci anni fa avrebbe sollevato l’indignazione anche delle pietre delle strade? In altre parole, nel momento stesso in cui la Russia, minata dalla insanabile deformazione della sua economia collettivistica, si prostra davanti al capitalismo occidentale, implorando oro, grano, brevetti e tecnici, il capitalismo salva dalla rovina il regime comunista, facendo un‘idilliaca alleanza con il Cremlino, e concedendo tutto quanto questo gli chiede. E questa aberrazione è accettata con indifferenza da immense moltitudini.

   A prima vista si direbbe che l’attuale disinteresse della opinione pubblica occidentale nei confronti dei problemi ideologici porta a uno stato di indifferenza a proposito della controversia capitalismo-comunismo e produce questa atonia. In realtà, una tale spiegazione è insufficiente.

   Che cosa significa «disinteresse ideologico»? Significa indifferenza tra la verità e l’errore, tra il bene e il male. Significa divinizzazione cinica dei soli valori materiali. Orbene, da questo nasce un’altra domanda: come è comparsa questa indifferenza in seno a una opinione pubblica ancora non molti anni fa agitata dal gigantesco scontro dottrinale tra la religione e l’ateismo, la proprietà privata e il collettivismo, l’iniziativa privata e il dirigismo?

   Questa domanda è tanto più importante in quanto ne contiene un’altra, ancora più sottile: dal momento che dall’indifferenza ideologica e dal cinismo dell’occidente trae grande vantaggio soltanto il comunismo, fino a che punto è esso autore di questa indifferenza?

   Tutto questo argomento è carico di ombre. Prendiamone in esame altre ancora.

   Anche dal punto di vista degli uomini a-ideologizzati, qualunque sia il loro modello economico, la salvezza dei comunismo da parte dell’occidente è un assurdo.

    Infatti, la sopravvivenza del comunismo in Russia è molto dannosa ai ricchi e alle classi medie, la cui condizione è continuamente scossa dalla propaganda rossa. E la è anche per i poveri, dal momento che, se il comunismo vincesse in Occidente, essi verrebbero a conoscere per esperienza diretta gli incanti del paradiso mrxista: mancanza di tutto, file davanti ai negozi, repressione poliziesca, ecc., così come succede a Cuba o in Cile.

    Come spiegare allora il fatto che gli a-ideologizzati di tutti i livelli vedano con simpatia l’opera di ridare forze al drago rosso, che minaccia di divorare tutti?


*      *      *


   All’uomo occidentale non mancano né intelligenza, né cultura e neppure erudizione. Come spiegare che vada avanti con una tale mancanza di prospettiva?

   Nella sfera della vita privata, possiamo spesso vedere analoghe aberrazioni nel comportamento di persone dotate di innegabili risorse intellettuali.

   Accade così nel caso di certi ammalati ai quali si consiglia un determinato regime, se non vogliono morire: alcuni, piegandosi di fronte ai fatti, prevedono le catastrofi alle quali la loro condizione potrebbe trascinarli, e accettano i sacrifici necessari per evitarle; altri, al contrario, sono incongruenti e imprevidenti: ammettono come certo il verdetto della scienza, ma sperano che «per un caso» non accada loro quanto il medico ha preannunciato. Sentono i sintomi del male che cresce, ma non li vogliono interpretare nel modo dovuto. E così sprofondano nella morte.

   I primi sono temperanti. Sanno dominare i loro appetiti e i loro impulsi. Gli altri, a loro modo, sono viziati. La condotta del viziato di fronte alle prospettive di catastrofe è sempre segnata dalla illogicità e dalla imprevidenza.

   Orbene, in questi ultimi decenni l’abitudine a vivere nei piaceri della società consumistica è diventato sempre più un vizio. Ma, per sfruttare in tutta la loro ampiezza questi piaceri, è indispensabile non avere preoccupazioni.

   Lo spauracchio comunista porta con sé precisamente la preoccupazione. Allora, di fronte a questo spauracchio, il borghese assume l’atteggiamento caratteristico di tutti i viziati: non pensa, in attesa che un «caso» lo liberi dal pericolo imminente, e chiude gli occhi di fronte ai sintomi del male che avanza...

   Di conseguenza, purché la propaganda comunista venga fatta senza molto clamore, non incontra grandissimi ostacoli.

   I dirigenti del comunismo internazionale lo hanno perfettamente capito. Oggi sorridono. Si mostrano poveri e quindi, fino a un certo punto, inoffensivi. Parlano soltanto di disarmo, di trattati di pace. In altri tempi esportavano in tutto il mondo demagoghi irsuti e agitatori armati di bombe a mano. Oggi mandano balletti, circhi, esposizioni tecniche...

   E guadagnano terreno, mentre il vizio «disideologizza» l'occidente gaudente.

   José Carlos Castilho de Andrade, ottimo amico di sempre e brillante dirigente della TFP, mi ha mostrato in un recente numero della rivista Epoca di Milano un esempio di come la propaganda comunista lavora in questo senso i consumatori dell'establishment occidentale. Si tratta dell'annuncio pubblicitario a piena pagina della vodka Moskovskaya, merce "prodotta e imbottigliala in Russia".

   Una grande fotografia presenta il Palazzo d'Inverno degli zar a cui montano la guardia dei miliziani. La didascalia spiega: "Soldati e marinai rivoluzionari in armi, su un autoblindo piantonano il Palazzo d'Inverno da poco espugnato".

   Segue il commento: «Senza pane. Senza latte. Senza carne. Mai senza fucile e senza vodka. Strettamente legata ai suoi giorni più bianchi e più neri, e in particolare alle sue più dure battaglie per la sopravvivenza, per il popolo russo la vodka rappresenta qualcosa di più di una semplice bevanda». È un modo discreto per ricordare che uomini ubriachi di vodka hanno dato il loro contributo allo scoppio della rivoluzione che ha intriso di sangue l'immenso suolo russo. E che il carattere principale di questa bevanda, secondo i suoi fabbricanti, è oggi il suo significato rivoluzionario e sanguinario.

   L'annuncio pubblicitario prosegue: «[la vodka] è ormai simbolo dell'amore [del popolo russo] per la terra d'arare e per il grano da seminare. Ma anche per il fucile da impugnare e per le pallottole da sparare. Quand'è necessario. In quei giorni, a Pietroburgo, era necessario».

   La reazione del consumatore non comunista, coerente e previdente, consiste nel rifiutarsi di comprare una bevanda alla quale la propaganda lega un valore simbolico così sinistro, Ma l'atteggiamento del non comunista viziato a consumare tutto quanto gli piace è ben diverso. Se la Moskovskaya è alla portata della sua borsa e gli seduce il senso del gusto, la compra e la beve voluttuosamente.

   Se si condanna la sua incoerenza dirà, con aria faceta, che non ha preconcetti ideologici. Se gli si mostra che, comprando la bevanda, alimenta la propaganda sovversiva, dirà che tutto questo può accadere soltanto a lungo termine, e in fondo forse qualche imprevisto può owiare al male. Oppure non dirà nulla e berrà un altro bicchiere. Se qualcuno insiste, egli lo taccerà di essere intollerante, inquisitorio, medioevaleggiante, ecc. E berrà un altro bicchiere. Parlerà dei lati buoni del comunismo, e della necessità di aiutare i poveri. 
Se qualcuno gli mostra che il comunismo porta i poveri alla miseria più nera, manderà il suo interlocutore a quel paese. E berrà un altro bicchiere.

   E in fondo continuerà a giudicarsi un uomo moderno, intelligente e lucido.

*      *      *

   L'annuncio pubblicitario, si noti, non afferma che è necessario instaurare il comunismo nell'Italia attuale. Ricorda soltanto un fatto accaduto in Russia mezzo secolo fa. Il caso della vodka è soltanto un esempio di questo tipo di propaganda comunista piena di veli, fatta a proposito delle piccole cose della vita quotidiana, esattamente dosata in modo da avere soltanto la percentuale di aggressività necessaria per non risvegliare dalla sua apatia il borghese viziato dai mille piaceri, innocenti e no, della società consumistica. E così il vizio dei piaceri, abilmente sfruttato, contribuisce a indebolire la barriera deil'orrore verso il comunismo. mentre l'occidente vegeta pesantemente.

   Come risolvere la situazione? Aprendo gli occhi dei «viziati» sulla catastrofe verso la quale li trascina il loro vizio. E quanto, nei limiti dei miei mezzi, ho cercato di fare con questo articolo.

 

(Titolo originale in italiano, Folha de S. Paulo, 27-06-1973. Pubblicato in Cristianità, Anno 1, N° 1, settembre-ottobre 1973.)

Categoria: Articoli sulla "Folha de S. Paulo"

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