Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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Mentre Breznev e Nixon  si abbracciano

 

di Plinio Corrêa de Oliveira



   Risaliamo a una data alla quale le linee generali del panorama internazionale erano ancora chiare. Prendiamo in considerazione, per esempio, la situazione psico-politica mondiale di vent’anni fa.

   L‘espressione «psico-politica» può sembrare ricercata. Tuttavia non ne trovo altra che esprima con identica precisione ciò che voglio dire. Intendo cioè indicare una situazione che deriva non da oscure e arbitrarie combinazioni tra professionisti della politica, ma da uno stato psicologico molto stabile e definito della opinione pubblica. La situazione «psico-politica» ha, per sua propria natura, maggiore consistenza e durevolezza delle situazioni create dalle manipolazioni dei politici di carriera. Queste ultime possono essere fatte e disfatte a seconda degli interessi personali sempre mutevoli, mentre la situazione psico-politica può essere alterata — quando può esserla! — soltanto da un lungo lavoro di propaganda, che esige talora decine di anni e tonnellate d’oro. Per questa ragione, in materia politica ho sempre dato una importanza incomparabilmente maggiore ai panorami psico-politici che non alla politica dei politicanti. Secondo questa angolazione tenterò dunque di descrivere, anche se in modo sommario, la situazione mondiale di vent’anni fa.


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   Il nostro globo si trovava chiaramente diviso in due zone.

 Da una parte stava il blocco di nazioni soggiogate dal comunismo internazionale, ossia da una setta filosofica con implicazioni storiche, economiche, sociologiche e politiche.Tale setta si era impadronita della Russia nel 1917, al tramonto della prima guerra mondiale; e in seguito alla seconda guerra mondiale aveva esteso il suo dominio sull’Europa centrale, sulla Cina, su parte della Corea e dell’Indocina, e si preparava a conquistare poco dopo l’isola di Cuba, in pieno continente americano.

   L’altro blocco era costituito dalle nazioni che rifiutavano la predicazione della setta comunista. Tale rifiuto era da tutte opposto perché spinte dall’orrore istintivo che la dottrina e il regime comunista suscitavano in quanto rimaneva di residualmente sensato e retto negli uomini delle più diverse religioni, tradizioni storiche e razze. Più specialmente le nazioni che formano il mondo cristiano si sentivano urtate dall’impatto comunista, dal momento che nessuna dottrina ha mai costituito l’opposto esatto del comunismo più precisamente che la Buona Novella predicata da Nostro Signore Gesù Cristo. Tra le nazioni cristiane, l’integrità assoluta della fedeltà alla Buona Novella appartiene esclusivamente a quelle cattoliche. Per questa ragione, all’interno del mondo cristiano, il mondo cattolico costituisce la punta di lancia nella lotta contro il comunismo.

   Ben inteso, l’antagonismo tra i due grandi blocchi non derivava esclusivamente da un conflitto ideologico a sfondo religioso. Era alimentato anche dalle rivalità economiche, politiche e culturali tra le due grandi superpotenze.

   D’altro canto, i motivi che univano le nazioni di ciascun blocco alle rispettive superpotenze non erano soltanto ideologici. Consistevano anche in legami politici, economici e sociali, in Occidente; e in qualche cosa di simile nel blocco rosso, con il sostegno decisivo della potenza politica e militare comunista, pronta a schiacciare le velleità di autonomia di qualsiasi provincia, nazione o Stato insoddisfatto.

   Tuttavia, sul piano psico-politico il fattore essenziale di opposizione tra il mondo comunista e il mondo libero era ideologico. Consumando fiumi di denaro in proselitismo dottrinale, come anche nel produrre agitazioni e disordini di ogni genere, il comunismo non era mai riuscito a vincere una competizione elettorale nel mondo libero. Orbene, da ogni parte la grande maggioranza delle masse elettorali era costituita da lavoratori manuali, e ciò che portava questi lavoratori a dire di no al comunismo non erano complicate ragioni economiche o sociali, da loro mal conosciute, e la cui esposizione li lasciava indifferenti, ma era la percezione, nello stesso tempo potente e implicita, che un mondo fondato sulla negazione dei valori di religione, famiglia, proprietà e patria sarebbe stato il massimo del disordine e della infelicità. 

   Questa percezione levava contro il comunismo una barriera, una barriera di orrore. Questa barriera era un ostacolo per l’espansione del comunismo maggiore di tutti i dollari e di tutte le difese militari dell’occidente. Anche se gli eserciti comunisti avessero dominato un paese anticomunista, sarebbero stati esposti al rischio che contro di loro si sollevassero popoli interi, come fece la Spagna ai tempo dell’invasione degli eserciti rivoluzionari di Giuseppe Bonaparte, e come fecero, già nel nostro secolo, il movimento messicano dei cristeros contro il tiranno Calles, e più tardi il popolo spagnolo contro la dominazione comunista, liquidata dall’Alzamiento


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   Questo orrore nei confronti del comunismo era, nello spirito delle grandi masse dell’occidente, rafforzato dall’orrore nei confronti dei comunisti. "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", dice il vecchio proverbio. "Dimmi cosa pensi e ti dirò chi sei", si potrebbe dire con molta più ragione ancora. Intuendo quest’ultima verità, i popoli d’occidente avevano la chiara percezione che soltanto un fanatismo posto al servizio della negazione di tutte le verità e di tutti i principi di ordine poteva portare qualcuno a dedicare la propria vita all’instaurazione del comunismo. Materialista, minaccioso, brutale, sanguinario, il comunista era visto come la personificazione stessa del male.

   È necessario aggiungere che la figura arruffata di Marx, lo sguardo felino di Lenin, le espressioni da orso sleale e crudele di Stalin favorivano molto la formazione di questo profilo morale del comunista, dedotto dal buon senso universale dai principi comunisti stessi. Fattore in più, e fattore potente, della costituzione della barriera di orrore contro la setta che aveva immerso la Russia in una serie ininterrotta di sanguinose persecuzioni religiose e politiche, che si erano gradatamente estese a tutti i paesi nei quali si piantava vittoriosa la bandiera rossa.


   Per abbattere nell’opinione pubblica dei popoli liberi questa barriera di orrore, non era sufficiente la propaganda abilmente fatta in mezzo a essi dal Cremlino per inculcare che, in Russia, il progresso tecnico e la prosperità economica erano sulla via di portare al meglio. Se questo era vero — pensavano i popoli liberi — perché i sovietici proibivano agli occidentali di visitare liberamente il paradiso comunista? Perché impedivano ai russi di fare liberamente dei viaggi in Occidente? Per esempio, all’interno del mondo libero non c’è niente di più facile che viaggiare e perfino cambiare residenza da un paese all‘altro. Perché i nostri Stati non hanno timore alcuno di questa piena libertà? Il fatto è che non hanno nulla da nascondere ai propri visitatori, e non hanno nessuna ragione per temere che i rispettivi sudditi emigrino in massa verso i territori dei paesi vicini. Nonostante questo, siamo assolutamente certi di non aver raggiunto il massimo di prosperità e di ordine! In che miserabile condizione dovevano trovarsi i sudditi degli Stati comunisti per essere costretti con la punta della baionetta a rimanere all’interno delle rispettive frontiere!

   Ma soprattutto — non si insiste mai sufficientemente su questo punto — la barriera di orrore contro il comunismo attingeva il meglio della sua solidità nella convinzione di tutti i popoli non comunisti che una ideologia che professa la irreligione, la promiscuità sessuale, la comunità dei beni e la negazione di tutte le sovranità nazionali è ovviamente falsa, completamente antinaturale, mostruosa, assolutamente dannosa.


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   Ciò che la Russia allora era riuscita ancora a nascondere, il peso dell’impoverimento collettivo l’ha obbligata a rivelarlo oggi. Essa geme nella miseria ed è obbligata a stendere la mano all’avversario, chiedendogli pane, capitali, tecnici, sotto pena di soccombere sotto il peso della indignazione popolare. 

   Nel momento in cui il fallimento russo, cui fanno eco il fallimento cubano e il fallimento cileno, dovrebbe essere sul punto di ridurre a zero il prestigio internazionale dei regimi comunisti, questi si stanno avvicinando, paradossalmente, più che mai al dominio del mondo.

   È facile rendersene conto nel momento in cui Nixon accoglie Breznev da pari a pari, se non addirittura da timido anfitrione di un alleato di cui è sul punto di diventare vassallo.

   Come si è giunti a questo crollo spaventoso? Attraverso l’indebolimento della barriera psico-politica dell’orrore. 

   Vent‘anni fa, la Chiesa e gli Stati Uniti erano, sui rispettivi piani, le due maggiori potenze anticomuniste. Oggi, ciascuna di esse sta attraversando un misterioso processo di autodemolizione. E proprio perché entrambe si autodemoliscono, il mondo comunista, benché disunito, affamato, in pessime condizioni, prende toni da vincitore. Come sono iniziati entrambi questi processi di autodemolizione? Che parte ha in essi chi ne è il grande beneficiario, cioè il comunismo internazionale?

   La barriera di orrore si sta liquidando nel mondo libero grazie a entrambe queste autodemolizioni. Non, però, soltanto a causa di esse. La diffusione di una stupidità egoistica, ottimista e miope mina la volontà di resistenza dei nostri popoli. Ancora una volta, chi è responsabile di questo tragico fatto? E che parte ha in esso il grande beneficiario, mai istupidito, mai miope, sempre egoista, che è il comunismo interna- zionale?

   Queste sono domande di natura soprattutto psico-politica, la cui risposta può chiarire, in ciò che ha di più profondo, il declino delle nazioni non comuniste, e l’ascesa del prestigio comunista. Almeno ad alcune di queste domande cercherò di rispondere nel prossimo articolo. Esse, tra l’altro, hanno il pregio dell’attualità, nel momento in cui Breznev e Nixon si abbracciano...

 

(Plinio Corrêa de Oliveira, "Enquanto Brejnev e Nìxon se abraçam", Folha de S. Paulo, 24-06-1973. Pubblicato su Cristianità, Anno 1, N° 1, settembre-ottobre 1973) 

Categoria: Articoli sulla "Folha de S. Paulo"

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