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Plinio Correa de Oliveira, crociato del secolo XX

 

di Julio Loredo

 

Convegno di presentazione a Padova, al Circolo Pedrocchi, del libro “Plinio Corrêa de Oliveira. Il crociato del secolo XX”, di Roberto de Mattei, giugno 1997.

 

Dicono che lo spagnolo, la mia lingua materna, sia molto vicino al italiano. Se da una parte questo è vero, d'altra parte posso dire per esperienza propria che la distanza non è per niente indifferente. Tre anni di proficuo contatto con la cultura italiana non sono purtroppo ancora bastati per parlare la vostra bella lingua così correttamente come lo vorrei.

Comunque, il salmo ci dice che “os loquitur ex abundantia cordis”. Le labbra parlano dell’abbondanza del cuore. E il mio cuore è traboccante. Traboccante di gratitudine e di venerazione per la straordinaria figura che oggi ricordiamo, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, di cui mi pregio di essere discepolo e figlio spirituale.

Lascio dunque parlare il cuore, al di là e al di sopra della correttezza grammaticale delle mie parole. E comincio raccontando una storia.

Nel 1968, un noto intellettuale e scrittore francese si recò a San Paolo del Brasile. Non si trattava di un banale viaggio di turismo. Il prof. Thomas Molnar -- era lui il personaggio -- aveva un desiderio molto concreto. Diversi esponenti del ambiente cattolico di Francia gli avevano chiesto di andar trovare il prof. Plinio Corrêa de Oliveira per conoscerlo da vicino, giacché la sua fama di pensatore cominciava a diffondersi anche nel Vecchio Continente. All’uscita di un lungo e cordiale colloquio con lui, Molnar commentò meravigliato: “Professore, io ho fatto la conoscenza di molte personalità di meritata rinomanza intellettuale, sia in Europa che in America. Devo confessare però che sono rimasto invariabilmente deluso. I personaggi non corrispondevano alla loro fama. Lei, professore, È invece la prima persona che supera la sua propria leggenda!”

Ecco quello che definisce il prof. Plinio Corrêa de Oliveira: un personaggio più grande della sua leggenda.

Eppure, malgrado i suoi 20 libri, best seller in varie lingue, e la sua opera ormai diffusa in 27 Paesi dei cinque continenti, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira resta una figura poco conosciuta dal grande pubblico europeo. La principale ragione sta nella rigorosa cappa di silenzio solitamente calata su di lui dai mass media e dagli “operatori culturali”.

Ecco quindi il primo, direi fondamentale, merito del libro del prof. Roberto de Mattei: rompere questo embargo massmediatico per presentare al pubblico italiano ed europeo una figura che, per la profondità del suo pensiero, l’esempio delle sue virtù e la sua grande fecondità apostolica, è stato un grande protagonista del secolo che si chiude, e eserciterà senz’altro un’influenza determinante nei secoli venturi.

Vorrei poi sottolineare un altro merito del libro del prof. de Mattei, altrettanto importante. Plinio Corrêa de Oliveira aveva una personalità molto ricca, non certamente “complessa” come si suole dire oggi in riferimento a certi pensatori moderni che sembrano trastullarsi nell’incoerenza pour épater le bourgeois e forse anche per nascondere la loro vacuità.

No. Plinio Corrêa de Oliveira aveva un intelletto semplice, come semplice è la verità. Ma allo stesso tempo vasto, come pure vasta è la verità. Un intelletto che, partendo dagli alti princìpi della metafisica e dalla contemplazione naturale e soprannaturale, spaziava su ogni campo che potesse interessare alla lotta tra Rivoluzione e Contro Rivoluzione, per poi attuarsi su un vastissimo campo di attività concrete.

Diceva il prof. Massimo de Leonardis, docente di Storia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla presentazione di questo libro a Milano lo scorso 3 novembre: “Plinio Corrêa de Oliveira è una figura eccezionale del cattolicesimo dei nostri tempi. È stato un pensatore della grande cultura teologica, è stato un leader politico, è stato un professore universitario, un pubblicista e uno scrittore. È difficile, soprattutto in questo secolo, trovare riunite in una stessa persona doti eminenti di santità personale, di pensatore, di fondatore e di guida di movimenti civici.”

Ed è anche difficile, aggiungo io, sintetizzare in un libro i molteplici aspetti del pensiero, della personalità e dell’azione di Plinio Corrêa de Oliveira. Ebbene, posso dire senza fare troppi giri di parola: saluto l’opera del prof. Roberto de Mattei come il primo e assai ben riuscito lavoro mirante a illustrare il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira, le sue straordinarie realizzazioni concrete, nonché i tratti più salienti della sua personalità in quanto uomo.

Ma c’è un tratto che possa definire Plinio Corrêa de Oliveira? Certamente. Lo troviamo nell’epitaffio che egli stesso ha voluto sulla sua sepoltura: “Vir catholicus et apostolicus, plenum romanum”, Uomo cattolico, apostolico, pienamente romano.

Chi ha conosciuto Plinio Corrêa de Oliveira sa che egli era un uomo integro, di carattere fermo e spirito forte. Eppure, quest’uomo ha pianto in pubblico, durante una conferenza a San Paolo del Brasile nei primi anni ‘70, nella quale egli commentava la crisi che si era abbattuta sulla Chiesa Cattolica. Una notizia dietro l’altra confermavano clamorosamente il tremendo giudizio di Papa Paolo VI, il quale in due allocuzioni di grande ripercussione internazionale aveva dichiarato che la Chiesa era in preda a un processo di “autodemolizione”, e che “il fumo di satana era entrato nel tempio di Dio”.

Allora, contemplando l’immane tragedia che scuoteva fino ai suoi fondamenti quella istituzione divina da lui venerata come “la luce dei miei occhi”, l’emozione tradì Plinio Corrêa de Oliveira. E l’uomo forte, l’uomo per chi la parola timore era sconosciuta fuori della sua applicazione a Dio, quest’uomo pianse. E pianse di pubblico. Tra singhiozzi riuscì ancora ad esclamare: “Ah, la Chiesa! Che cosa hanno fatto di Lei!” E dovette abbandonare il podio, impossibilitato di proseguire la conferenza...

Unito alla Chiesa con vincoli d’intimità che noi a malapena possiamo intravedere, Plinio Corrêa de Oliveira visse in sé stesso la crisi della sposa di Cristo, con una profondità spirituale alla quale non è forse improprio applicare il qualificativo di mistico.

Ma la crisi della Chiesa non fu l’unica ad essere vissuta, per così dire, in prima persona da Plinio Corrêa de Oliveira.

Un punto fondamentale del suo pensiero è l’essenziale sacralità dell’ordine temporale cattolico, ossia della civiltà cristiana. Questa non è la sede per approfondire l’argomento, anche perché l'orario avanza inesorabilmente e devo chiudere il mio intervento. Ricordo soltanto che, per Plinio Corrêa de Oliveira, la Cristianità occidentale non è stata un ordine qualsiasi, possibile come sarebbero possibili molti altri ordini. È stata la realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell’unico vero ordine tra gli uomini, ossia della civiltà cristiana.

Questa Cristianità alla quale, secondo una sua espressione, egli aveva “affidato il suo cuore”, questa Cristianità Plinio Corrêa de Oliveira l’ha vista sbriciolarsi attraverso tappe ben precise e sempre più radicali: Umanesimo/Protestantesimo (prima Rivoluzione); Rivoluzione francese (seconda rivoluzione); socialismo/comunismo (terza rivoluzione). E, più recentemente, questi multiformi cambiamenti dei costumi e modi d’essere spesso chiamati “rivoluzione culturale” e che egli adunò sotto il nome generico di “quarta rivoluzione”. Nei confini di questa, sempre più chiaramente, spunta adesso l’occultismo, la gnosi e la magia, nei quali non è fuori posto chiedersi che ruolo abbia il principe delle tenebre.

Messo davanti a questa duplice crisi spirituale e temporale, dal cuore di Plinio Corrêa de Oliveira scaturì allora un grido di Fede: “Non prevalebunt!” Le porte dell’inferno non prevarranno contro la Chiesa e -- mutatis mutandis -- non prevarranno contro la Cristianità. Ma per lui, questa non è una vicenda da osservare e da considerare “asetticamente”, come lo farebbe un filosofo da tavolino. Sotto pena d’essere complice della Rivoluzione, sia pure per una neutralità colpevole, il cattolico deve prendere posizione contro di essa. Per Plinio Corrêa de Oliveira, c’è il grave obbligo morale di opporle una reazione, una Contro-Rivoluzione appunto.

“Qualunque cosa mi possa accadere”, rifletteva Plinio Corrêa de Oliveira all’età di solo 15 anni di fronte al mondo creato dalla Rivoluzione, “qualunque cosa mi possa accadere, io sarò contro questo mondo. Questo mondo ed io siamo nemici irreconciliabili. Difenderò la purezza, difenderò la Chiesa, difenderò la gerarchia politica e sociale; sarò in favore della dignità e del decoro! Anche se dovessi rimanere l’ultimo degli uomini, calpestato, triturato, distrutto, questi valori si identificano con la mia vita!”.

Allora, in contrasto con questa Rivoluzione, Plinio Corrêa de Oliveira se definì a sé stesso e alla schiera dei suoi discepoli in un vibrante articolo scritto nel 1946: “Chi siamo noi? Siamo quelli che non piegano le due ginocchia e neppure un solo ginocchio davanti a Baal. Quelli che tengono la legge di Dio scritta nel bronzo della loro anima, e che non permettono che le dottrine di questo secolo incidano i loro errori su questo bronzo sacro forgiato dalla Redenzione. Siamo quelli che amano come il più prezioso dei tesori la purezza immacolata dell’ortodossia e che respingono qualunque patto con l’eresia, le sue opere e infiltrazioni. Quelli che non risparmiano l’empietà insolente e orgogliosa di sé stessa, il vizio che si insuperbisce e schernisce la virtù”.

Questo “noi” è ovviamente inclusivo. Man mano che l’eco della parola e del esempio di vita di Plinio Corrêa de Oliveira se andò diffondendo per il mondo, sono spuntati discepoli entusiastici anche in questo Vecchio Continenti da lui tanto amato e venerato. Ed è molto significativo che proprio dalla Italia, ad opera del prof. Roberto de Mattei, provenga questa prima biografia complessiva del leader brasiliano, nonché primo sintetico approccio al suo pensiero.

I classici dicevano “habeant sua fata libelli”. I libri hanno la loro storia. Sono sicuro che, quando nel futuro i ricercatori si affacceranno sulla figura di Plinio Corrêa de Oliveira, non mancheranno di trovare in quest’opera un punto di riferimento fondamentale.