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Elogi e apprezzamenti

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"Me ne vado arricchito"

 

 

(Discorso di S.E. Mons. Luigi Bommarito, Arcivescovo emerito di Catania, in occasione della presentazione di "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" a Palermo, 11 dicembre 2009.)

 

 

Reverendi Confratelli,

Signore e Signori,

Carissimi tutti amati da Dio,

nel clima festoso e impegnativo dell’Avvento vi saluto nella gioia della nostra unica Fede, nella forza della speranza evangelica che non delude e ci rende ottimisti, malgrado quanto succede nella nostra società. Vi saluto tutti cordialmente in quella carità che ci fa una cosa sola in Cristo Gesù e ci rende forti e coraggiosi nel Suo Regno di pace e di amore, un Regno di lotta e di vittoria. Lotta e vittoria annunziate, come si diceva poco fa, nel primo libro della Bibbia: la Genesi. Si, in quel libro Santo c’è una parola che annunzia lotta e promette vittoria. Lotta dolorosa, dura, lunga, non sempre dichiarata, non sempre aperta e visibile, talvolta è sommersa, sotterranea, invisibile, camuffata, ipocrita; ma è lotta, sempre lotta. E c’è insieme, ed anche questa parola scende dal trono di Dio, l’annunzio consolante di sicura vittoria: “Ipsa conteret”.

Lei, una donna misteriosa, schiaccerà il capo del serpente infernale con straordinario, grandioso eroismo. È lotta furibonda portata avanti con tutti i mezzi, cupi stratagemmi e intelligenti diavolerie senza fine; ma c’è sicuro l’annunzio di vittoria. Vittoria piena, trionfale, definitiva, “Ipsa conteret”! “Lei ti schiaccerà il capo”! Così carissimi si apre la Bibbia, con questa duplice comunicazione del primo libro: la Genesi.

Lo sviluppo di questo accenno, con connotazioni vivaci e particolari drammatici, si ha nell’ultimo libro della Bibbia, nell’Apocalisse al capitolo 12. Il primo libro, l’ultimo libro. Nell’Apocalisse leggiamo. “Nel Cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle, era incinta e gridava per il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno:  – è sempre l’Apocalisse –  un enorme drago rosso (…). Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato. (…) Ma il bambino, un figlio maschio, fu rapito verso Dio e verso il Suo Trono. La donna invece, fuggì nel deserto dove Dio Le aveva preparato un rifugio”. E ancora l’Apocalisse: “Allora il Drago si avventò contro la donna e vomitò dalla sua bocca, contro di essa, un fiume d’acqua. Ma la terra venne in soccorso della donna e una voragine inghiottì il fiume d’acqua. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò – attenti a questa parola – a far guerra alla sua discendenza”. Fin qui l’Apocalisse.

Qui termina la profezia dell’Apocalisse, da qui comincia la guerra. Questa guerra, carissimi, continua da secoli contro la Chiesa Santa, Corpo Mistico di quel Bimbo – Cristo Gesù – e figlia di quella donna che si chiama Maria. Guerra che spesso si è appellata, addirittura, alla forza della ragione umana. Ha detto bene il nostro grande Papa Benedetto nella stupenda enciclica “Caritas in Veritate”, numero 74, quando ha affermato: “La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell’illusione della sua onnipotenza”.

Ma questa guerra, nello scorrere dei secoli, quante, quante forme ha assunto come un camaleonte inesauribile. Eresie, corruzioni, mondanità, divisioni di ogni genere, scismi, simonie, nepotismi, mondanità, contestazioni, carrierismi, prepotenti ingerenze politiche, ateismo militante, divorzio, aborto, biotecniche varie e, oggi, i possibili pericoli che si nascondono nel meraviglioso strumento telematico e nel misterioso mondo dell’internet e delle sue inimagginabili possibilità buone e scellerate. Ma quante ne ha combinate, e continua a combinarne il Demonio, alleandosi talvolta e volentieri alla nostra umana fragilità.

Carissimi, la guerra senza quartiere che la Chiesa ha affrontato e sofferto, soprattutto negli ultimi secoli, è descritta in termini chiari, storicamente documentati e convincenti da un laico cattolico brasiliano, ricco di fede, di grande e vasta cultura, in un volume che egli intitola “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”: si chiama Plinio Corrêa de Oliveira. L’opera fu pubblicata, com’è stato qui accennato, esattamente cinquant’anni fa e noi siamo qui riuniti per ricordare con il nostro convegno di studio questo cinquantennio.

Il volume “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione” è stato commentato favorevolmente da autorevoli personaggi del mondo ecclesiale. Il significativo commento che ha toccato il mio cuore è quello di padre Anastasio Gutierrez C.M.F., insigne canonista che fu mio indimenticabile insegnante di diritto canonico quando studiai a Roma alla Pontificia Università del Laterano. Della conoscenza di quest’opera, che è di vivissima attualità, siamo grati all’associazione “Tradizione, Famiglia, Proprietà” e ad Alleanza Cattolica. Sono associazioni che svolgono fecondo lavoro per risvegliare nel popolo di Dio il fervido impegno di lottare per rendere sempre più salda la nostra fede e per aiutarci a vigilare con coralità di intenti, perché i grandi e intramontabili valori del messaggio cristiano siano studiati, amati, vissuti con coerenza, irradiati e difesi con determinazione. E sempre con l’incrollabile certezza che l’unica salvezza ha un nome solo: Cristo Gesù, che vive ed opera col Suo Spirito nella Chiesa e sempre La rende coraggiosa e La salva.

Questa certezza, carissimi, è dono speciale della nostra Santa Madre Maria, qui presente con la sua cara immagine della Madonna di Fatima. Maria, adombrata dallo spirito di Dio, concepì nel suo grembo verginale e generò al mondo Gesù, e con Lui il Suo Corpo Mistico, la Chiesa, cioè tutti noi. Chiesa che la Madonna sempre amò e ama, sempre sostenne e sostiene, sempre libera come ha liberato ieri, oggi, domani, sempre! Con questa certezza consolante diamo ora inizio a questo convegno sulla preziosa opera “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione” della quale celebriamo il cinquantesimo. È opera che sarà lumeggiata dagli autorevoli interventi di Nelson Fragelli, di Massimo Introvigne, di Giovanni Cantoni. Sin da ora li ringraziamo di cuore, come ringraziamo cordialmente il Don Bosco che ci ospita con evangelica disponibilità.

A me pare doveroso che all’inizio di questa assemblea, proclamiamo Maria Madre e Regina dei nostri lavori e dei nostri cuori, con la fiducia assoluta del Suo trionfo finale. A Fatima Lei stessa ha affermato con chiarezza “Il mio Cuore trionferà”.

“Ipsa conteret”! Lei, Maria, schiaccerà la testa al nemico infernale. Lo farà mobilitando tutti noi, uniti e forti, alla contro-rivoluzione: necessaria, doverosa, urgente.

Grazie!

(A fine Convegno) “Una Benedizione particolarmente larga e cordiale. Una benedizione carica di tanti, tanti auguri per la grande festa di Natale. Perché per voi, per noi tutti sia una festa insieme al festeggiato. Perché il pericolo per tante persone c’è, di festeggiare il Natale senza il festeggiato. Questa benedizione è larga ed è affettuosa anche perché è un ringraziamento a Dio per il dono di questo convegno.

Io me ne vado arricchito e ritornerò alla lettura del volume, e questa volta lo gusterò di più per le grandi luci che qui stasera mi hanno arricchito”.

Categoria: Elogi e apprezzamenti

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