Pubblicazioni Varie

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Povertà e disuguaglianze, cosa pensarne?

di Julio Loredo

 

         Chi ha conosciuto il mondo comunista sa che esso è contrassegnato, oltre che dal carattere dittatoriale dei regimi, dal grigiore della vita quotidiana: scarsa illuminazione, manutenzione inesistente, palazzi fatiscenti, alimentazione scadente, scaffali vuoti, abbigliamento scialbo, poca scelta di divertimenti, assenza di beni superflui e via dicendo.

         Questo grigiore è conseguenza ovvia del fallimento economico dei regimi comunisti. Ma ubbidisce anche a un preciso disegno filosofico. Il sistema comunista è fatto per indurre all’indolenza. Fuori dai pochi privilegiati della nomenklatura, nessuno ha il diritto di assicurarsi un maggiore benessere in conformità al sistematico aumento quantitativo e qualitativo del proprio impegno. Ciò per il principio totalitario dell’uguaglianza, il nucleo dell’ideologia comunista e socialista: nessuno può avere più dell’altro, affinché non ci sia nessuna “alienazione”. E l’unico modo perché tutti siano uguali è che tutti siano poveri. Poveri tutti, appunto. Poveri e uguali.

         Questo egualitarismo è la chiave per comprendere l’ultima enciclica di Papa Francesco e, presumibilmente, l’evento internazionale “The Economy of Francesco” che partirà domani, giovedì 19 novembre. La povertà è il mezzo. L’obiettivo è l’uguaglianza.

         Secondo il famigerato teologo della liberazione, ora autoproclamatosi “ecoteologo” Leonardo Boff, relatore di “The Economy of Francesco”, il nucleo dell’enciclica Fratelli tutti è il passaggio dal concetto di “dominus” a quello di “frater”. In un saggio che anticipa la sua relazione, Boff afferma che Papa Francesco vuole cambiare l’attuale paradigma mondiale - basato su “disuguaglianze in ogni campo” - introducendo un nuovo paradigma basato su una “fraternità universale”, cioè una “fraternità di uguali”.

         Questo egualitarismo è così profondo che, sempre secondo Boff, anche le leggi della natura dovrebbero recedere, poiché riflettono il potere travolgente di un Dio che governa, che, in questa logica, sarebbe la fonte di tutte le “alienazioni” e, quindi, la realtà suprema che deve essere cancellata.

         Naturalmente, cancellare Dio sarebbe un po’ scioccante. Quindi, iniziano dissolvendo la sua natura trascendentale, trattandolo piuttosto come un’energia o un fluido che circola nella creazione. La percezione immediata, sensoriale di questa energia, secondo Boff, genererebbe la “fraternità universale” proposta da Papa Francesco. In un altro saggio, il teologo brasiliano della liberazione spiega che questo cambio di paradigma è caratterizzato dal passaggio dall’“egemonia del logos” a quella dell’“eros”.

         Inoltre, proporre l’ideale di povertà per tutti - al fine di indurre l’uguaglianza - sarebbe pure un po’ scioccante. Quindi, iniziano per manipolare il concetto di consumo al fine di promuovere il pauperismo. Questa manipolazione è iniziata ben prima di Papa Francesco.

         Come spiega Padre Luigi Taparelli d’Azeglio nel suo Saggio Teoretico di Diritto Naturale, Dio ha creato l’uomo con delle facoltà e delle tendenze che la stessa natura umana è portata a voler appagare. Questo costituisce il suo bene. Questo impulso è consustanziale alla sua natura e lo conduce verso lo scopo per cui è stato creato. Scopo materiale – conservazione e sviluppo del suo corpo – e scopo spirituale – sviluppo del suo intelletto e della sua anima, che deve tendere verso il bene assoluto: “Un essere sarà perfetto quando si condurrà al termine prefissogli dalla sua natura – materiale e spirituale – colle facoltà dategli dalla natura medesima”.

         Per raggiungere il suo scopo – sia materiale che spirituale – l’uomo ha bisogno di consumare. Lungi dall’essere una parolaccia, come affermano certe scuole moderne, perfino in campo cattolico, il consumismo temperato è conditio sine qua non perché l’uomo possa raggiungere lo scopo per cui è stato creato da Dio. E, come ogni cosa creata da Dio, facendo bene all’uomo si fa bene anche all’economia.

         Che cosa significa consumare? La prima idea che viene in mente è quella del mangiare, significato certamente compreso nel concetto di consumo. Tuttavia, significa anche avere nella vita altre soddisfazioni che danno all’uomo un benessere rapportato alle appetenze della sua natura. Il concetto di consumo abbraccia l’insieme delle appetenze proprie della natura umana.

         Per esempio, nell’ambito del consumo possono esserci dei beni che in nessun modo sono indispensabili a saziare la fame, né a rigore sono indispensabili per vivere: teatri, musei, bei monumenti, biblioteche e via dicendo. Il concetto di consumo include tutto ciò che è indispensabile alla sopravvivenza, ma anche tutto ciò che è conveniente, e perfino superfluo, e che rende la vita gradevole.

         Se una casalinga acquista un soprammobile di porcellana, avrà fatto un consumo. E anche una coppia di sposi che va alla Prima della Scala per godersi un’opera avrà fatto un consumo. E un fedele cha assiste a una bella Messa cantata in rito romano antico, avrà pure fatto un consumo.

         Oggi, invece, si fa strada una nuova tesi che, se osservata da vicino, appare caratterizzata da un’evidente impronta socialista. Troviamo questa tesi, ahimè, anche in recenti documenti pontifici.

         Posto che alcuni hanno molto e altri hanno poco, è necessario che i primi rimangano soltanto con l’indispensabile e lascino il superfluo ai secondi. Secondo l’anticonsumismo, l’uomo non deve possedere ciò che non è indispensabile alla vita. Nessuno deve spendere in beni di lusso e nemmeno di conforto.

         Quale è il risultato di un simile ragionamento? In una società in cui nessuno trae vantaggio dal lavorare più degli altri… nessuno lavorerà più degli altri! Sarà una società organizzata a beneficio dei pigri e a scapito dei buoni lavoratori. In una tale società scompare prima l’abbondanza, poi anche il conveniente, e alla fine pure il necessario…

         Per stimolare chi lavora di più bisogna dargli il dovuto compenso. Così la società trae beneficio dai più capaci, dai più efficienti, dai più produttivi, in una parola dai migliori. Diversamente, la società deperisce, cade nell’anticonsumismo preconcetto, scivola nella povertà cronica, tende in ultima analisi alla barbarie.

         Questa tesi si applica non solo ai rapporti fra le classi sociali, che vanno appiattite verso il basso, ma anche alla scena internazionale. Si dice che ci sono Paesi “consumisti”, gli Stati Uniti e l’Europa in primis, e Paesi cui manca il conveniente e a volte anche il necessario. Le nazioni ricche, secondo questa visione, sfruttano e opprimono quelle povere. Le nazioni sfruttate dovrebbero sferrare una controffensiva ai danni del mondo consumista, costringendolo ad abbassare il livello dei suoi consumi e ad appiattirsi sui livelli del mondo povero. Di nuovo: Poveri Tutti. Uguali tutti.

         La glorificazione dell’indolenza e dell’accidia è propria del socialismo e del comunismo, non della civiltà cristiana e della dottrina sociale della Chiesa.

 

           (Intervento nel convegno online "Poveri Tutti", organizzato dalla TFP italiana, la Nuova Bussola Quotidiana e l'Osservatorio Van Thuân, 18 novembre 2020)

Categoria: Pubblicazioni varie