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Saggi di Plinio Corrêa de Oliveira

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Dottore, profeta e apostolo nella crisi contemporanea

 

di Plinio Correa de Oliveira

 

[Plinio Corrêa de Oliveira, Doutor, Profeta e Apostolo na crise contemporanea, in Catolicismo, anno V, n. 53. Trad. it., Giovanni Cantoni, Dottore, profeta e apostolo della crisi contemporanea, in Id. Plinio Corrêa de Oliveira e il giudizio sul Concilio Ecumenico Vaticano II, Alleanza Cattolica, pubblicazione extracommerciale, Roma 2003, pp. 41-46.] 

 

Se qualcuno mi chiedesse d’indicare un apostolo tipo per i nostri tempi, risponderei senza incertezza facendo il nome di un missionario... morto precisamente 239 anni fa! E, dando una risposta così sconcertante, avrei la sensazione di far qualcosa di assolutamente naturale. Infatti certi uomini, posti nella linea del profetico, sovrastano le circostanze naturali.

Basta esemplificare con Elia. Fra cent’anni, noi che viviamo oggi saremo stati superati dalla marcia del tempo, come oggi li sono gli uomini di cent’anni fa. Saremo arretrati, anacronistici, ammuffiti. Fra duecento, fra trecento anni saremo più o meno incrostati nel regno della morte, delle ombre e della storia, quanto le mummie egiziane che aspettano il giorno del Giudizio Universale nelle sale del British Museum. E che cosa dire della nostra «situazione» fra mille anni?

Infatti vi è qualcuno che è vivo, vivissimo, e che sarà l’ultima parola dell’apostolato moderno, non oggi, ma alla fine del mondo, quando noi saremo immersi nella più totale anacronicità. Qualcuno che ha visto giorni molto precedenti a quelli di don Pedro II [di Bragança (1825-1891)], di Pio IX [beato (1846-1878)] e di Napoleone III [Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873)]. Precedenti perfino a san Luigi, a Carlo Magno [768-814], ad Attila [m. 453], dirò pure ad Augusto [Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C.-14 d.C.)] e a Gesù Cristo. È il profeta Elia! Sì, apostolo moderno, e modernissimo, non perché sia scritto di lui che sarà partecipe dello spirito e delle tendenze degli uomini che vivranno allora, ma perché sarà mandato da Dio come uomo forte, idealmente adeguato a combattere la corruzione del secolo nel quale tornerà su questa terra. Elia sarà moderno non per aver assunto lo spirito e la forma degli ultimi anni della storia — non conformatevi a questo secolo, ammonisce san Paolo  —, ma perché sarà adatto e adeguato al tempo. Adatto nel senso che sarà «atto» a fare il bene. Inoltre, adeguato nel senso che disporrà dei mezzi adeguati per punirlo. E perciò stesso modernissimo. Infatti essere moderno non equivale necessariamente ad adeguarsi ai tempi, e spesso può perfino essere il contrario. Ma, per un apostolo, essere moderno consiste nell’essere in grado di fare il bene nel secolo in cui vive...

 Senza paragonare a Elia, profeta incaricato di una missione pubblica, san Luigi Maria Grignion da Montfort, nei cui scritti vi sono lumi profetici impressionanti, ma di un valore puramente privato, fra i due esiste una certa analogia. E proprio nei termini di questa analogia il santo francese è un modello di apostolo per i nostri giorni e per i secoli venturi.

 *   *   *

 San Luigi Maria Grignion nacque a Montfort-la-Canne, in Francia, nel 1673. Di famiglia povera, gli mancavano i mezzi per pagare gli studi necessari per il sacerdozio, al quale aspirava fin da giovane. Si recò a Parigi, dove per mestiere vegliò defunti nella parrocchia di San Sulpice, in determinate notti della settimana, per pagarsi la retta in seminario. Dopo un corso brillante, fu ordinato sacerdote nel 1700.

 Data la mole delle difficoltà che si presentavano davanti al suo apostolato in Francia, e mosso dal desiderio di annunciare il Vangelo alle genti, san Luigi Maria si recò a Roma per chiedere una direttiva a Papa Clemente XI [1700-1721]. Questi decise che tornasse in patria per dedicarsi alla predicazione alla popolazione cattolica bisognosa di catechesi e di edificazione. Dandosi completamente a questa attività durante i dieci anni in cui visse ancora, il santo insisteva in modo particolare sulla rinuncia alla sensualità e alla mondanità, sull’amore alla mortificazione e alla Croce, e sulla devozione filiale alla Madonna. Da terziario domenicano diffuse ampiamente il rosario.

 Vittima degli attacchi furiosi dei calvinisti e dei giansenisti, fu oggetto di severe misure da parte di un numero non piccolo di vescovi francesi, che non lo volevano come missionario nelle loro diocesi.

 La morte lo colse nel 1716, quando aveva solo 43 anni.

 Fondò due congregazioni religiose: la Compagnia di Maria e le Figlie della Sapienza.

 Fra i suoi scritti si segnala il Trattato della vera devozione a Maria, una delle più elevate opere di mariologia di tutti i tempi e forse la più elevata di tutte. Quest’opera mirabile fu lasciata da lui manoscritta e scomparve misteriosamente dopo la sua morte, ricomparendo in modo provvidenziale ai nostri tempi.

 Leone XIII lo beatificò nel 1888, Pio XII, gloriosamente regnante, lo iscrisse nel catalogo dei santi.

 Ecco una visione a volo d’uccello della vita di questo grande santo.

 Quanta ricchezza ci si presenta facendo un esame più accurato dei principali aspetti di questa vita!

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 Il Rinascimento ha scatenato in Europa una sete di divertimenti, di opulenza, di piaceri sensuali, che ha spinto con forza gli spiriti a sottovalutare le cose del Cielo per occuparsi molto di più di quelle della terra. Da ciò, nei secoli XV e XVI un declino sensibile dell’influenza della religione sulla mentalità degl’individui e delle società. A questo indifferentismo nascente si è sommato non di rado un’antipatia contro la Chiesa, discreta e appena percepibile in alcuni, più pronunciata in altri e portata in qualcuno all’estremo di un’ostilità militante. Questo stato di spirito ha concorso in modo sensibile alla comparsa del protestantesimo e alle manifestazioni di razionalismo e di scetticismo così frequenti fra gli umanisti. Dall’indifferentismo nasceva naturalmente il libero pensiero.

 Ma questi fermenti non hanno attaccato immediatamente tutta la società. All’inizio si sono impadroniti solamente di certi elementi molto influenti nella vita intellettuale, nella nobiltà e nel clero, con l’appoggio di un certo numero di sovrani. Tuttavia, a poco a poco, sono stati raggiunti i tessuti più profondi del corpo sociale, Si può affermare che, al tempo di san Luigi Maria, la loro influenza si notava in tutti i campi: la politica si era laicizzata, la vecchia società organica e cristiana era stata inghiottita dall’assolutismo dello Stato neo-cesarista e neo-pagano, era diminuita l’influenza della religione nella vita di tutte le classi sociali, soprattutto nelle élite, una tendenza generale verso costumi più rilassati, più «liberi», più facili guadagnava tutti gli ambienti, la sete di piacere e di guadagno cresceva, la mondanità era ostentata perfino in un certo numero di case religiose, il mercantilismo stendeva i suoi tentacoli per dominare tutta l’esistenza. In linea generale, il quadro era abbastanza simile a quello dei nostri giorni.

 

 

Differenze considerevoli

Tuttavia, se l’analogia è profonda, evidente, indiscutibile, sarebbe impossibile passare da essa a un’equiparazione assoluta. Il corpo nel quale i fermenti operavano nei secoli XV, XVI e anche XVII era ancora il corpo robusto della vecchia Cristianità generata dal Medioevo. Un gran numero d’istituzioni, di abiti mentali, di tradizioni, di usi, di leggi rifletteva ancora lo spirito della società organica e cristiana di altri tempi. Se la monarchia assoluta lasciava presagire il socialismo attuale, era però personificata nei re per grazia di Dio, che si consideravano ancora Padri dei loro popoli, nel buono e vecchio stile di san Luigi IX. Se la vita internazionale era stata secolarizzata con i trattati di Vestfalia [1648], esistevano ancora certe vestigia della Cristianità, una famiglia di re e di popoli cristiani consapevoli di costituire un tutto a parte di fronte al mondo dei gentili. Se la società era mondana, le dispute religiose — come quelle che si combattevano fra gesuiti e giansenisti — trovavano in essa una risonanza che non avrebbero assolutamente ai nostri tempi. Se i costumi erano rilassati a corte e nelle città, questo fatto contava eccezioni numerose e clamorose.

Sui gradini del trono, sullo stesso trono, lo scandalo di un Luigi XIV [di Borbone (1638-1715)], per esempio, era in qualche modo riparato dal suo pentimento e dalla vita esemplare dopo il matrimonio con madame di Maintenon [Françoise d’Aubigné, marchesa di (1635-1719)], e la caduta di mademoiselle di La Vallière [Louise-Françoise de La Baume-le-Blanc, duchessa di (1644-1710)] la era dalla sua penitenza esemplare nel Carmelo. Dal canto suo, madame di Montespan [Françoise-Athénaise de Rochechouart de Mortemart, marchesa di (1640-1707)] moriva cristianamente e il duca di Borgogna [Luigi di Borbone (1682-1712)], nipote di Luigi XIV, risaltava per la sua devozione, e la famiglia reale aveva ancora, nel secolo XVIII, accanto alla vergogna costituita dalla vita di Luigi XV [di Borbone (1710-1774)], il lustro delle virtù poco comuni del Delfino Luigi [di Borbone (1729-1765)], della carmelitana madame Louise de France [di Borbone (1737-1787)] e della principessa Clotilde di Savoia [1759-1802], entrambe figlie di re e morte in odore di santità. Così, per quanto corrette siano le analogie fra il secolo XVI e il secolo XX, sarebbe palesemente esagerato affermare che già allora la vita politica e sociale si trovava completamente, o qua¬si completamente, laicizzata e paganizzata.

Tuttavia, nella storia dell’Evo Moderno, cioè nei secoli XVI, XVII e XVIII, è indubbio che i fermenti nati dal neopaganesimo rinascimentale si erano rivelati sempre più vigorosi e che questo portò all’enorme esplosione del 1789.

 

 

 

Tempi precorritori dei nostri

Prendendo in considerazione questi fatti dal punto di vista del Santo Padre Leone XIII nella lettera apostolica Annum ingressi , la Rivoluzione Francese fu una conseguenza del protestantesimo. E, a sua volta, produsse il comunismo. All’ugualitarismo e al liberalismo religioso del frate apostata di Wittenberg [Martin Lutero] succedettero l’ugualitarismo e il liberalismo politico-sociale degli utopisti, dei cospiratori e dei facinorosi del 1789. E a questo segue l’ugualitarismo totalitario, sociale ed economico di Marx.

 La rivoluzione protestante è stata una forma ancestrale della Rivoluzione Francese, come questa l’è stata del comunismo attuale. E ciascuna di queste forme ancestrali conteneva già in sé tutte le tossine di quella che l’ha seguita. Sono tre malattie, successivamente più gravi, provocate dal medesimo virus. O sono tre fasi, successivamente più gravi, della stessa malattia. Oppure tre tappe di una Rivoluzione totale e universale.

 
 
Nel corso della Rivoluzione appare un profeta

Ebbene, san Luigi Maria Grignion da Montfort è stato, in questo processus storico, un autentico profeta. Nel momento in cui tanti spiriti illustri si sentivano completamente tranquilli quanto alla situazione della Chiesa, cullati in un ottimismo noncurante, indolente, sistematico, egli ha scandagliato con sguardo d’aquila le profondità del presente e ha predetto una futura crisi religiosa, in termini che fanno pensare alle disgrazie che la Chiesa ha sofferto durante la Rivoluzione, cioè l’instaurazione del laicismo di Stato, l’erezione della Chiesa Costituzionale, la proscrizione del culto cattolico, l’adorazione della Dea Ragione, la prigionia e la morte di Papa Pio VI, i massacri o le deportazioni di sacerdoti e di religiose, l’introduzione del divorzio, la confisca dei beni ecclesiastici e così via. Ancora di più. Per entusiasmo e gioia nostre, il santo ha profetizzato una grande e universale vittoria della religione cattolica nei giorni venturi.

 

 

Martello della Rivoluzione

Ma, oltre che profeta, san Luigi Maria Grignion da Montfort è stato un missionario e un guerriero. Missionario, ha cauterizzato implacabilmente lo spirito neopagano facendo quanto era in suo potere per allontanare il popolo fedele dalla mondanità e da tutto quanto costituiva il cattivo spirito nato dal Rinascimento. La regione da lui evangelizzata fu tanto immunizzata in profondità contro il virus della Rivoluzione da sollevarsi in armi contro il governo repubblicano e anticattolico di Parigi. Fu la Chouannerie [1791-1800] . Se san Luigi Maria Grignion da Montfort avesse esteso la sua azione missionaria a tutta la Francia probabilmente la sua storia sarebbe stata diversa e diversa la storia del mondo.

Ebbene, perché non la evangelizzò tutta?

Oratore sacro efficacissimo, predicava la parola di Dio con straordinaria franchezza. Questo gli valse l’odio non solo dei calvinisti, ma di una delle sètte più detestabili e più influenti fino a oggi esistite, infiltrate nella Chiesa, cioè quella dei giansenisti. Sarebbe lungo enunciare le molteplici e complesse ragioni per cui il giansenismo, benché con le sue apparenze di austerità, è prodotto legittimo della crisi religiosa del secolo XVI. Per certo questa setta, godendo di una deplorevole influenza su molti fedeli, sacerdoti e perfino vescovi, arcivescovi, cardinali, seguiva una linea di pensiero e d’azione nociva per ogni restaurazione della vita religiosa, allontanava le anime dai sacramenti e combatteva con accanimento la devozione alla Madonna.

San Luigi Maria Grignion da Montfort, al contrario, nutriva per la santissima Vergine la devozione più ardente e compose perfino a sua lode il Trattato della vera devozione a Maria, che oggi costituisce il fondamento più robusto di tutta la pietà mariana profonda. D’altro canto, con le sue missioni, avvicinava il popolo ai sacramenti, l’infervorava al rosario, in una parola svolgeva un’opera diametralmente opposta agl’intenti dei giansenisti.

Questo comportò per lui, negli stessi ambienti cattolici, un’aperta persecuzione, che gli valse le più grandi umiliazioni. Causa turbamento il fatto che, mentre tanti prelati, chierici e laici, in nome della carità si mostravano irritati o preoccupati per la giusta severità della Santa Sede verso i giansenisti, non vi fossero sufficienti punizioni, gesti di ostilità né umiliazioni contro san Luigi Maria. Si può dire che è stato uno dei santi più disprezzati e umiliati nei venti secoli di vita della Chiesa. Insomma, gli fu permesso di esercitare il suo ministero solo in due diocesi. Ma, nuovo Ignazio di Loyola, non si turbò percependo con serenità l’aggressione contro la sua persona dei marosi dell’odio anticattolico travestito con arie di pietà. E, umiliato fino alla fine, lottò fino alla fine.

Ebbene, questo santo straordinario ha lasciato una preghiera mirabile, con insegnamenti e lumi particolari per la nostra epoca. La compose per chiedere missionari per la sua Congregazione. In questo mese di maggio ci è utile ricordare la figura angelica di questo sommo paladino della Vergine. Nel mese di giugno, consacrato al Cuore di Gesù, pensiamo di esporre e commentare la sua mirabile preghiera.

In questa preghiera, come speriamo di mostrare nel prossimo numero , si vedrà che, per san Luigi Maria, i suoi tempi erano precorritori di un’enorme crisi che si estende fino a oggi e durerà fino all’instaurazione del Regno di Maria. E lui stesso ci si presenta come un modello, la prefigurazione degli apostoli suscitati per lottare in questa crisi e vincere la battaglia per Maria Santissima. Questa è la sublime e profonda attualità di san Luigi Maria Grignion da Montfort per gli apostoli dei nostri giorni.

Tema di meditazione fecondo in questo mese in cui la santa Chiesa celebrerà per la prima volta — il giorno 31  — la festività, così gradita alle anime forti e profondamente devote, della Regalità di Maria.

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