Saggi di Plinio Corrêa de Oliveira

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Il Regno di Maria, realizzazione del Mondo Migliore

 

di Plinio Correa de Oliveira

 

[Plinio Corrêa de Oliveira, O Reino de Maria, realização do Mundo Melhor, in Catolicismo, anno V, n. 55, Campos (Rio de Janeiro) luglio 1955. Trad. it., Giovanni Cantoni, Il Regno di Maria, realizzazione del Mondo Migliore, in Id. Plinio Corrêa de Oliveira e il giudizio sul Concilio Ecumenico Vaticano II, Alleanza Cattolica, pubblicazione extracommerciale, Roma 2003, pp. 47-52.]

 

Il XXVI Congresso Eucaristico Internazionale, che si terrà in questo mese [luglio del 1955] a Rio de Janeiro, costituirà una mirabile espressione di vigore religioso. È quanto si può prevedere fin da ora sulla base del successo straordinario dei Congressi locali che, per iniziativa dei rispettivi presuli, hanno avuto luogo nelle diverse diocesi del nostro immenso territorio.

 Sono stati di proporzioni identiche a quelle previste per il prossimo Congresso quelli che l’hanno preceduto in altri paesi. Il XXV Congresso Eucaristico Internazionale di Barcellona [in Spagna, del 1952], per esempio, è stato un’apoteosi che ha entusiasmato tutto il mondo cattolico.

 Questo prova che nelle profondità delle masse umane del Brasile e del mondo intero soffia oggi un forte desiderio di un’esistenza più spirituale, più degna, più ordinata. I cattolici sanno che questo desiderio può essere realizzato solamente con il Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. E perciò si volgono al Santissimo Sacramento con tutto lo slancio dei loro aneliti, della loro speranza, della loro adorazione.

 Ma la devozione al Santissimo Sacramento non può essere dissociata da due altri elementi essenziali della pietà cristiana, cioè la devozione alla Madonna e alla sacra Gerarchia.

 La basilica nazionale della Madonna Aparecida  sarà molto visitata in questa occasione, ed è naturale. Infatti l’Eucaristia accende in tutti i cuori la fiamma della devozione mariana. E la sacra Gerarchia sarà oggetto delle più vive manifestazioni di rispetto e di amore. Infatti, se Gesù è realmente presente nel Sacramento dell’Altare, è rappresentato sulla terra dalla sacra Gerarchia. Perciò, gli sguardi dei fedeli si volgono in questi giorni con un amore tutto particolare verso i loro Pastori, verso l’intero venerando episcopato nazionale, verso i tre eminenti Porporati che nelle sue file rifulgono, le Loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali Carlos Carmelo de Vasconcellos Motta, arcivescovo di San Paolo, Jaime de Barros Camara [1894-1971], arcivescovo di Rio de Janeiro, sotto la cui egida e grazie al cui impulso efficace e fecondo si realizzerà il Congresso, e Augusto Álvaro da Silva [1876-1968], arcivescovo di São Salvador da Bahia e primate del Brasile.

 Ma la sacra Gerarchia sarà fra noi rappresentata ancor più ampiamente con la presenza di tanti cardinali, arcivescovi e vescovi. A tutti si volgerà il calore del nostro entusiasmo e l’omaggio della nostra venerazione.

 Tuttavia, questi sentimenti troveranno il loro culmine in una persona, cioè in S. Em. Rev.ma il Signor Cardinale Legato Benedetto Aloisi Masella [1879-1970], augusto e generoso amico del Brasile, che rappresenterà fra noi la sacra persona, l’autorità somma, l’ascendente morale incomparabile del Vicario di Gesù Cristo, il Santo Padre Pio XII, gloriosamente regnante.

 Il Sommo Pontefice ha ascoltato in profondità gli aneliti delle moltitudini, ha colto puntualmente quanto aspirino a un nuovo ordine e le ha chiamate a raccolta per la realizzazione di questo nuovo ordine, il Mondo Migliore.

 Ebbene, l’essenza dell’idea del Mondo Migliore è la Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. E la Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo è la Regalità di Maria.

In questo numero, dunque, vogliamo continuare a studiare la figura di un santo, elevato da Pio XII agli onori degli altari, che fu, nello stesso tempo, profeta del Regno di Maria e, in un certo senso, martire per questo Regno. Si tratta di san Luigi Maria Grignion da Montfort.

 *   *   *

 San Luigi Maria Grignion da Montfort nacque nel 1673 e morì nel 1716. Durante i 43 anni della sua esistenza l’Europa ha vissuto l’ultima fase di una delle sue epoche più brillanti. L’Ancien Régime attraversava un periodo di grande stabilità, rotto solamente nel 1789 con la Rivoluzione scoppiata «improvvisamente» in Francia. Osservando le cose solo in modo superficiale, sembrava che soprattutto due forze godessero della sicurezza di un avvenire tranquillo e glorioso: la religione e la monarchia, garantite l’una e l’altra dal polso fermo dei Borboni e degli Asburgo, che allora governavano quasi tutto l’orbe cattolico. Questa sensazione di splendida sicurezza era condivisa non solo da re, principi e nobili, ma anche da molti vescovi, teologi e superiori religiosi. Un’atmosfera di distensione trionfante aveva conquistato soprattutto la Francia, certamente provata dai rovesci militari del tramonto di Luigi XIV, ma largamente compensata dalla stabilità delle istituzioni, dalla naturale ricchezza del paese, dalla brillante atmosfera culturale e sociale, e dalla «douceur de vivre»  nella quale era, in un certo senso, immersa l’esistenza quotidiana.

 Perciò si deve immaginare la sorpresa, la meraviglia e il disagio provati da certe alte personalità venendo a sapere che laggiù nella Bretagna, nel Poitou e nell’Aunis un sacerdote sconosciuto, chiamato Luigi Maria Grignion da Montfort, con un’eloquenza trascinante ma popolare, agitava i centri abitati e le campagne predicendo per la Francia un terribile e straordinario futuro. Eco significativa di queste predicazioni la troviamo nelle parole di fuoco della sua preghiera per chiedere a Dio missionari per la sua Compagnia.

 «Hanno violato la tua legge [Sal. 119, 126], è stato abbandonato il tuo vangelo, torrenti di iniquità dilagano sulla terra e travolgono perfino i tuoi servi. Tutta la terra si trova in uno stato deplorevole, l’empietà siede in trono, il tuo santuario è profanato e l’abominio è giunto nel luogo santo.

 «Signore, Dio giusto, lascerai nel tuo zelo, che tutto vada in rovina? Tutto diverrà alla fine come Sodoma e Gomorra? Continuerai sempre a tacere e sempre pazienterai?».

 «Guarda, Signore Dio degli eserciti! I capitani mobilitano intere compagnie, i sovrani arruolano armate numerose, i navigatori formano flotte complete, i mercanti si affollano nei mercati e nelle fiere. Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si raggruppano in gran numero ogni giorno con tanta facilità e prontezza contro di te! Basta dare un fischio, battere un tamburo, mostrare la punta smussata di una spada, promettere un ramo secco di alloro, offrire un pezzo di terra gialla o bianca! Basta insomma prospettare una voluta di fumo d’onore, un interesse da nulla e un misero piacere animalesco... e in un istante si riuniscono i ladri, si ammassano i soldati, si congiungono i battaglioni, si assembrano i mercanti, si riempiono le case e le fiere, e si coprono la terra e il mare di una innumerevole moltitudine di perversi! Benché divisi fra loro a causa della distanza di luogo o della differenza di carattere o della diversità d’interesse, si uniscono tutti insieme fino alla morte per muoverti guerra sotto la bandiera e la guida del demonio!».

 «Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!... Aiuto! aiuto! aiuto!... C’è fuoco nella casa di Dio! C’è fuoco nelle anime! C’è fuoco perfino nel santuario... Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!... Aiuto! stanno uccidendo i nostri figli!... Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon padre!...».

 *   *   *

 Ebbene, fra tanti uomini di Stato trionfanti, fra tanti prelati ottimisti, nessuno ebbe la chiara e profonda visione di san Luigi Maria. Dietro le apparenze di splendida tranquillità del mondo di allora una sete di piaceri divoratrice, un naturalismo crescente, una tendenza sempre più accentuata di dominio dello Stato sulla Chiesa, del profano sul religioso, il fermentare del gallicanesimo, del giansenismo, l’azione corrosiva del cartesianesimo, preparavano gli spiriti per enormi trasformazioni. Voltaire e Rousseau [Jean-Jacques (1712-1778)] erano nati quando san Luigi Maria era ancora in vita. Prima della fine del secolo, in Francia, gli ordini religiosi venivano chiusi, i vescovi fedeli a Roma espulsi, un’attrice veniva adorata come Dea Ragione in Notre Dame. Sulla ghigliottina correva abbondante il sangue dei martiri. E se la storia non può smettere di essere severa con quanti non hanno previsto la tormenta, non può rifiutarsi di onorare l’uomo di Dio che si è mostrato tanto chiaroveggente.

 Quali sono le virtù alla base di una tanto eccezionale chiaroveggenza?

 Anzitutto un grande zelo, un implacabile amore per la verità.

 Quando si ama la fede, quando si desidera tenere i piedi ben saldi nella realtà oggettiva, quando si odiano le illusioni e le chimere, l’intelligenza non si sazia di vedere le cose da lontano, o frammentariamente, e la volontà non si accontenta di sforzi sporadici in momenti di fervore. Un cattolico che ama veramente la Chiesa vuol sapere quali ne sono i grandi interessi essenziali e li distingue dagl’interessi secondari. Il livello della moralità pubblica e privata, la conformità delle leggi, delle istituzioni e dei costumi con la dottrina cattolica, le tendenze implicite o esplicite del pensiero nelle diverse categorie sociali, e specialmente nella classe colta, l’intensità della vita religiosa, la devozione dei fedeli alla sacra Eucaristia, alla Madonna e al Papa, il loro amore alla dottrina ortodossa, il loro odio alle eresie, alle sètte, a tutto quanto possa da lontano macchiare la purezza della fede e dei costumi: ecco alcune delle cose più importanti per la vita religiosa di un popolo. Per la sua vita religiosa e, quindi, per la sua vita morale. Per la sua vita morale e, di conseguenza, per tutta la sua vita temporale. Ebbene, il progresso o il declino in queste materie si manifesta raramente attraverso fatti ampiamente coglibili. In genere, si traduce in sintomi discreti ma tipici, che abbisognano di molta attenzione per venire percepiti, di molto discernimento per essere interpretati, di molto tatto per incentivarli oppure per reprimerli.

 

 

Quanto gli spiriti senza zelo non vedevano

Al tempo di san Luigi Maria gli spiriti superficiali, in tutta Europa, vedevano le cose in altro modo. Le vocazioni sacerdotali e religiose erano numerose: questo bastava loro e si curavano poco della formazione e della selezione. Le chiese erano molte e ricche, le feste religiose brillanti: poco importava loro sapere se l’arte religiosa, in queste chiese, era infettata da ispirazioni profane, tanto caratteristiche del secolo, se queste feste erano solamente esteriorità o se, di fatto, elevavano le anime a Dio. I detentori del potere ostentavano fede: si curavano poco di sapere se questa fede era attiva e informava il modo con cui tenevano le redini dello Stato e della società. Esisteva una censura contro i libri immorali o eretici e, di principio, tutto l’insegnamento era strettamente cattolico: a loro importava poco sapere se la censura faceva da filtro reale all’eresia o se, nelle pieghe di quanto veniva stampato oppure s’insegnava nelle università, vi era implicito qualche germe di errore.

 

Il proprio comodo, fonte di cecità

Guardare tutto questo è molto faticoso, suppone molta serietà spirituale, esige dedizione, espone a lotte, crea il rischio di sacrificare amicizie.

Quanto più felice è la posizione degli spiriti superficiali! Hanno il «diritto» di dormire bene, di vivere allegramente, in armonia con tutti. I cattolici ci applaudono perché siamo dei loro. I non cattolici ci applaudono perché non creiamo nessun ostacolo alle loro trame e ai loro progressi. E così passano le generazioni di quanti sono esenti da problemi, mentre i problemi si aggravano, le crisi aumentano e le catastrofi si avvicinano. Gli uni muoiono nel lo¬ro letto e provano un terribile spavento quando vedono che il Cielo non appartiene a quelli del loro genere. Altri sono sorpresi da una Rivoluzione come quella del 1789.

 

Feroce intransigenza degl’imprevidenti

Se vi è un uomo che non ha commesso il peccato di trascuratezza, questo è stato san Luigi Maria. Ha visto tutto. Le sue parole, che abbiamo trascritto, sono un quadro completo delle realtà religioso-morali della Francia e dell’Europa del suo tempo. Chiaramente non fu l’unico a vedere questi problemi. Non sappiamo chi, nel suo paese, li abbia visti così completamente. Meno rari sono quanti li hanno visti in modo soltanto frammentario. Ma la maggior parte — e fra questi la maggioranza delle persone con responsabilità — non ha visto nulla. Nel 1789 la crisi era ormai irrimediabile. Questi sono i frutti dell’imprevidenza...

L’imprevidente ha un punto dolente nell’anima. È come il sibarita sdraiato su un letto di rose, ma terribilmente disturbato da un petalo fuori posto. Questo punto dolente è la convinzione che lo assale di quando in quando, ma in profondità, che nella vita lui svolge una parte, ma non compie una missione.

Chi s’imbatte in questo punto dolente è un uomo previdente. Infatti deve mettere in guardia, scuotere, risvegliare. Egli comunque previene in tutti i modi, con il suo atteggiamento fermo, con il suo ragionamento ferreo, con il suo portamento grave. E perciò l’imprevidente lo odia. Lo odia e lo combatte. Lo combatte in due modi. Anzitutto con l’isolamento. Ma gli uomini previdenti attirano e non v’è chi li isoli. Allora viene la diffamazione, l’ostraci¬smo, la persecuzione dichiarata. Contro san Luigi Maria queste armi sono state tutte usate. Il terribile è che, per questo, egli assunse un’aureola di martire, salì la scala della santità e divenne invincibile.

Quando, nel 1789, l’alluvione trascinava tutto vorticosamente e gl’impre¬videnti piangevano, venivano a patti, fuggivano o morivano, essa trovò davanti a sé solo un ostacolo. Fu la Chouannerie, fiore cavalleresco e santo, nato dall’apostolato di san Luigi Maria. Questi sono i premi della previdenza.

 

Previdenza non è pessimismo

Ebbene, questo santo mirabilmente previdente e che ha previsto accadimenti tanto terribili, era ben lungi dall’essere pessimista, intendendo il termine nel senso di un’ostinazione morbosa nel vedere le cose solo dal lato cattivo.

Ecco i giorni previsti nella sua preghiera, dopo la grande crisi giunta oggi al suo parossismo: «Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che devi accendere su tutta la terra in modo così dolce e veemente da infiammare e convertire perfino i musulmani, i pagani e gli ebrei? Nulla si sottrae al suo calore. Si accenda dunque questo divin fuoco, che Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello della tua ira che ri¬durrà in cenere tutta la terra.

«Mandi il tuo Spirito e tutti sono creati, e rinnovi la faccia della terra [cfr. Sal. 104, 30]. Invia sulla terra questo Spirito tutto fuoco e crea sacerdoti tutto fuoco! Dal loro ministero sia rinnovato il volto della terra e riformata la tua Chiesa».

Per affrettare la venuta di questi giorni, nel corso di questo Congresso dobbiamo pregare ardentemente il Santissimo Sacramento, in unione con Colei che è l’onnipotenza supplicante, la Beata Vergine Maria. Vedremo in un altro articolo gli orizzonti aperti dalla preghiera di san Luigi Maria per quanti vivono nel desiderio del Regno della Madonna .

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