Sinodo Pan-Amazzonico

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Il Sinodo sull’Amazzonia e la sovranità nazionale

 

di Fernando Oliveira Diniz

 

Alla fine è successo. Nonostante il Brasile sia uno Stato dichiaratamente laico, si trova adesso coinvolto in un vortice internazionale a sfondo religioso che potrebbe costargli la sovranità sull’Amazzonia.

E chi brandisce la minaccia non sono le potenze militari di Russia o Cina, ma la forza istituzionale di uno Stato con 0,44 km² e una popolazione approssimativamente di 1.000 abitanti.

Ci fu un tempo in cui il Brasile non aveva nulla da temere dal Vaticano. Ma ora soffiano da quelle parti venti della più sofisticata e virulenta sinistra del pianeta, la quale possiede l’arma più mortifera sinora scoperta: la capacità di mobilitare le coscienze.

E il fatto è compiuto. Sotto l’egida di Francesco, si svolgerà a Roma, fra il 6 e il 29 ottobre prossimi, il Sinodo sull’Amazzonia.

Quale orientamento avrà questo Sinodo? Scorrendo l’agenda dei suoi organizzatori, pare che a predominare sarà la Teologia della Liberazione. E con questo punto di partenza, un’orchestrazione internazionale che coinvolge il Vaticano, l’ONU, l’Unione Europea e le ONG di tutto il mondo, rivendicherebbe l’internazionalizzazione dell’Amazzonia.

Si tratterebbe del lancio di un nuovo insegnamento, secondo il quale catechizzare sarebbe secondario e persino superfluo, perché gli indios già vivono nella beatitudine: essi non conoscono la proprietà privata, il profitto, la concorrenza. Allora che bisogno c’è della Patria, se quello che conta è l’apologia del collettivismo tribale?

Ci troveremmo, dunque, di fronte a una “Chiesa-Nuova” di ispirazione comunista, in cui la proprietà è l’eresia e il proprietario l’eretico, e la vita selvaggia la piena realizzazione dell’ideale umano.

Chi volesse conoscere i disegni di questa teologia indigenista, dovrebbe leggere il libro Tribalismo indigeno, ideale comunista-missionario per il secolo XXI. Scritto nel 1977 dal noto presidente della TFP, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, il libro previde l’offensiva di questa nuova missiologia, denunciando le tesi che, ancora più radicalmente, verranno probabilmente difese al Sinodo dell’ottobre 2019, aprendo la strada alla richiesta di internazionalizzazione dell’Amazzonia.

A suo tempo, il libro fu un successo editoriale. Ebbe nove edizioni, per un totale di 82 mila copie vendute. Carovane di propagandisti della TFP lo diffusero in 2.963 città, in tutti gli angoli del Brasile.

Ristampato nel 2008, vi è stata aggiunta una seconda parte, in cui i giornalisti Nelson Ramos Barretto e Paulo Henrique Chaves raccontano ciò che hanno visto nella riserva Raposa-Serra do Sol, nello Stato di Roraima, e le loro ricerche nel Mato Grosso e in Santa Catarina. Essi hanno trascritto interviste significative con diverse personalità, che confermano in tutto le tesi sostenute dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel 1977.

Un’espressiva ripercussione di questo libro è giunta dal Ministro Marco Aurélio de Mello, del Supremo Tribunale Federale, che nella sua dichiarazione di voto durante il giudizio relativo alla polemica per la definizione dei confini delle terre indigene della riserva Raposa-Serra do Sol, ha affermato:

“Vale la pena registrare che il professore Plinio Corrêa de Oliveira, autore di ‘Tribalismo Indigeno — Ideale Comunista-Missionario per il Brasile nel Secolo XXI’, davanti ai lavori di discussione della Carta Costituzionale del 1988, aveva avvertito: ‘Il Progetto di Costituzione, adottando una concezione così ipertrofica dei diritti degli indios, apre la strada al riconoscimento di una sorta di sovranità diminutae rationis ai vari raggruppamenti indigeni. Un’autodeterminazione, secondo l’espressione consacrata (Progetto di Costituzione angoscia il Paese, Editora Vera Cruz, São Paulo, 1987, p. 182; e p. 119 dell’opera citata). Parole profetiche tenendo persino in conto del fatto che il Brasile, nel settembre 2007, ha preso parte all’Assemblea Generale delle Organizzazioni delle Nazioni Unite per l’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti degli Indigeni” (cfr. Catolicismo n° 700, aprile 2009).

Il Brasile, quindi, è stato avvertito. Si aspetta adesso che la diplomazia brasiliana sappia - con tutto il rispetto dovuto alle autorità ecclesiastiche, ma anche con tutta la fermezza necessaria - far notare al Vaticano e ai padri sinodali che il Brasile non accetterà pressioni sul Governo da parte di nessun organismo internazionale, ovvero nessuna inopportuna interferenza nella gestione del suo territorio.

Secondo la dottrina cattolica non appartiene alla missione della Chiesa difendere — come ha fatto mons. Erwin Kräutler (cfr. “O Estado de S. Paulo, 10-2-19), vescovo emerito di Xingu, nel Pará — il bioma minacciato, né definire se sia superfluo o meno sorvegliare le ONG o sapere se il governo ha cambiato o meno i confini delle aree indigene. Neppure ai vescovi spetta vigilare se il governo adempia o meno la Costituzione.

E soprattutto lo Stato brasiliano non potrà in nessun modo accettare una rinuncia di sovranità sull’Amazzonia, perché ha tutto il diritto e il dovere di garantire la sua integrità territoriale.

Per finire, una riflessione si impone.

Dall’attuale governo possiamo attenderci una politica efficace di difesa dell’integrità del nostro territorio. Cosa impensabile se al potere ci fosse ancora il Partito dei Lavoratori, che aiuterebbe il Sinodo sull’Amazzonia nello smantellamento del Brasile…

Categoria: Sinodo Pan-Amazzonico

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